1

Millenaria Fiera di San Gregorio

1909: il manifesto che pubblicizzava la manifestazione. Si citava anche lo scalo ferroviario, segno della sua importanza

[img align=left]http://www.lapiazza.rn.it/marzo06/manifesto_1909_s-gregorio.gif[/img]

A Morciano dal 5 al 12 marzo si rinnova l’appuntamento. Uno tra i più sentiti in Romagna ed Alte Marche.. Attese almeno 200 mila persone. Quella che era la fiera del bestiame, è diventata la vetrina delle aziende artigianali della Valconca. Mostra degli animali: bovini, equini. Piante da giardino, fiori.
E ancora spettacoli, concerti, rappresentazioni.
Al taglio del nastro Flavio Delbono, vicepresidente della Regione Emilia Romagna e Mauro Del Bue, sottosegretario alle Infrastrutture e ai Trasporti

Fico, il frutto simbolo della fiera

– Il fico secco è (soprattutto era) una delle caratteristiche della tradizione della Fiera di SanGregorio, detta anche Fiera dei Fichi.
Un tempo tutti i visitatori li acquistavano; oggi la stragrande maggioranza degli avventori ne mangia almeno uno ed una confezione la porta a casa.
Durante gli 8 giorni della fiera se ne vendono circa 300 quintali. Una cifra che potrebbe sembrare alta, in realtà negli anni addietro se ne consumavano oltre 500 quintali.

– Originario dell’Asia Minore, Persia, il fico fu introdotto in Italia in tempi remoti; è ampiamente coltivato ma cresce anche spontaneamente sulle rupi e sui muri nelle zone calde. E’ un arbusto con la corteccia liscia di colore cenerino e contiene un latice bianco acre, amaro, bruciante e irritante che imbeve tronco, rami, foglie e persino il peduncolo dei frutti. Il lattice ha azione vermifuga e purgativa molto violenta e pericolosa. Esternamente invece è adoperato per far sparire le verruche e i porri. Le foglie di forma ovale cuoriforme hanno un lungo picciolo e sono divise in lobi con il margine dentato. Ottimo lassativo e digestivo.

Mercatino sotto i portici

Durante la settimana di San Gregorio (dal 5 al 12 marzo) i mercatini sotto i portici ci saranno tutti i giorni

Fotografia, a Morciano mostra di livello nazionale

L’anno scorso i partecipanti furono oltre 300 e le fotografie circa 2300. Mostra al Lavatoio. All’11^ edizione, quest’anno l’appuntamento è a maggio. Novità: il Premio Lions dedicato alla natura

– Una mostra fotografica di livello nazionale: per la qualità dei partecipanti, per il numero (l’anno scorso furono 326 e 2.355 fotografie) e l’importanza dei premi.
Le iscrizioni all’11° Concorso Fotografico Nazionale “Città Morciano di Romagna” si sono aperte; si chiudono il 29 aprile.
Afferma Giancarlo Pari, l’ideatore e l’anima, un uomo dagli interessi molteplici: “Questo atteso importante appuntamento artistico culturale ha raggiunto l’apice del prestigio nazionale. E’ considerato uno dei concorsi più importanti d’Italia”.
“Questo sviluppo – continua Pari – si deve ad una organizzazione attenta, a premi importanti, alla serietà ed alla professionalità della giuria internazionale, alla mostra delle foto selezionate di altissimo livello esposte in una sala decorosa; in merito, colgo l’occasione per ringraziare il Sindaco e l’Amministrazione Comunale di Morciano per il notevole sostegno profuso per questa manifestazione.
Un caloroso grazie pure alla ditta Galli Roberto di San Giovanni, alla Ceramica del Conca, alla Banca Popolare Valconca, all’assicurazione Ras agenzia di Morciano e Cattolica, alla ditta Medi Max Centro Atlante di San Marino, alla Cantina le Rocche, alla ditta Magnani Bruno rivendita vini e liquori”
Tema: libero bianco e nero, libero e colore.
Questa edizione del concorso, si pregia ed è onorata d’annoverare fra i sostenitori l’associazione Lions di Morciano e Cattolica, i quali, hanno dato vita al premio Lions, accreditato al tema fisso del concorso dal titolo “Vita degli Animali e Fenomeni Climatici” valido per la statistica della Federazione Italiana Associazioni Fotografiche (FIAF patrocinio 06H2).
La giuria si riunisce il 6 maggio; la mostra al Lavatoio (per favore non chiamatelo ex) è dal 21 al 28 maggio. Orario festivi: dalle 10 alle 12,30 dalle 15 alle 19,30. Feriali: dalle 15,30 alle 19,30. Inaugurazione e premiazione 21-maggio, ore 11,30 stessa sala.
PREMI
Tema Libero –Colore
1° – TV –LCD – TFT- 15″ + Monografia Regionale Emilia Romagna 2; 2° – DVD PLAYER+VCR – LG – Alta Fedeltà + Monografia La Regionale Emilia Romagna 2; 3° – Ricevitore Digitale Terrestre + Monografia Regionale L’Emilia Romagna 2. 1°Segnalato – Lettore DVD + premio KodaK; 2°Segnalato – Lettore DVD + premio Kodak.
Tema Libero – BN
1° Classificato – TV – LCD TFT 15″ + Monografia Regionale Emilia Romagna 2; 2° – DVD PLAYER+VCR – LG – Alta Fedeltà + Monografia Regionale Emilia Romagna 2; 3° –Ricevitore Digitale Terrestre+ Monografia Regionale Emilia Romagna 2. 1° Segnalato – Lettore DVD + premio KodaK; 2° – Lettore DVD + premio Kodak.
Tema Fisso: ” Vita degli Animali e fenomeni climatici” – Premio Lions – 1° – TV – LCD TFT 15″) + Monografia Regionale Emilia Romagna 2; 2° – DVD PLAYER+VCR – LG – Alta Fedeltà + Monografia Regionale Emilia Romagna 2; 3° – Ricevitore Digitale Terrestre+ Monografia Regionale Emilia Romagna 2; 1° Segnalato – Lettore DVD + premio KodaK; 2° – Lettore DVD + premio KodaK.
Premi speciali assegnati dalla giuria: Creativa, Ritratto, Paesaggio, Sportiva, Macro, Natura, Simpatia, Circolo con maggior numero di partecipanti e Giovani (premi fino al terzo classificato)
Per informazioni o ricevere il bando di concorso- rivolgersi a – Giancarlo Pari – Via dei Platani 9 – 47833 Morciano di Romagna – (RN) – e-mail: giancarlopari@libero.it oppure – cell. 335 5222857.

Giuria, presiede Rubboli

– La giuria è composta da 9 esperti: Veniero Rubboli (presidente), Albano Sgarbi, Lino Ghidoni, Conrad Mularoni, Andrea Angelini, Diana Moreno, Giampiero Tintori, Giancarlo Pari, Bruno Baffoni.

“Dai buoi al trattore”

“Quest’anno vivaisti ed attrezzature agricole dentro Morciano. Giostrai solo in piazza Risorgimento. Spettacoli per tutte le età: giovani (Raul Cremona), meno giovani (Ricchi e Poveri), commedie dialettali. Sono antipatico solo per chi non mi conosce.
E snobismo non vuol dire antipatia”

– “Un rinnovamento nella tradizione. Dall’aratro tirato dai buoi all’ultimo dei trattori. Insomma, dal biroccio con le ruote di legno al microchip. La Fiera di San Gregorio è fondamentalmente questa. Ed in questo solco lavoriamo”.
Il punto è di Danilo Ottaviani, da 25 anni consigliere comunale, da 20 grande orchestratore della Fiera di San Gregorio. Gli si rivolgevano per consigli, programmi, spettacoli, anche gli amministratori di centrosinistra, quando sedeva sugli scranni dell’opposizione. Insomma, sembra che senza Ottaviani San Gregorio possa essere diverso.
Ha nel suo speciale quadernino numeri preziosi: artisti, spettacoli ed armamentario vario.
Danilo Ottaviani è il potentissimo assessore della manifestazione più importante della Valconca. Sulla sua affilata competenza, dice con ironia ma neppure troppo: “Non si può insegnare il pesce a nuotare”. L’animale d’acqua sarebbe lui, naturalmente, Danilo Ottaviani.
Quale Fiera di San Gregorio quest’anno?
“La grande novità è che è tutta concentrata nel paese. Nella centrale piazza del popolo, dove si affaccia il palazzo comunale, ci sono i vivaisti con i fiori. Poi, sempre i vivaisti, partono dall’altezza della boutique Pironi e giungono fino al padiglione fieristico, allungandosi lungo via Serrata.
Quest’anno i trattori ritornano per tutta la durata della fiera, dal 5 al 12 marzo. Con questa disposizione si vuol far vivere tutte le strade di Morciano”.
Quantisono gli espositori?
“Più dell’anno scorso. Abbiamo 58 aziende che espongono al chiuso nel padiglione fieristico; dieci delle quali nuove. E siamo stati costretti a dire di no ad un’altra decina di richieste. Come sempre per le vie del paese abbiamo oltre 400 bancarelle”.
San Gregorio è capace di attirare migliaia di visitatori. E’ molto probabile che durante le 10 giornate giungano a Morciano circa 150.000 persone. Per l’immagine e l’economia della città è un numero capace di sviluppare molte centinaia di migliaia di euro. Inoltre, per le 100 e passa attività commerciali di Morciano è uno spot promozionale poco quantificabile; sicuramente importante.

CURIOSITA’

Manifesto, vince il sardo Carboni

Come tradizione vuole, anche per il 2006 c’è il manifesto ufficiale della Fiera di San Gregorio

– La giuria composta da Franca Fabbri, Rossano Guerra e Pino Parini hanno scelto il manifesto 2006 della Fiera di San Gregorio. Premio di 750 euro, è un giovane designer sardo, Gian Luca Carboni, residente a Macomer, Nuoro.
Gian Luca Carboni sarà premiato, come da tradizione, il 5 marzo in occasione dell’inaugurazione della Fiera.

Fiera, nacque attorno al castello di Morciano attorno al 1000

La prima documentazione scritta risale al 1061

– E’ molto probabile che la Fiera di San Gregorio risalga ai primi dell’anno mille; era normale che attorno all’abbazia avvenissero scambi commerciali.
Il primo documento che racconta dell’abbazia di San Gregorio in Conca è datato 1061, contenuto in un centinaio di pergamene conservate nel Fondo diplomatico dell’Archivio di stato di Rimini. Carte casualmente salvate da Luigi Tonini nel 1848; stavano per essere utilizzate come concime.
Ma torniamo al 1061. A fondare il monastero è il benedettino San Pier Damiani, grazie al lascito di Pietro Bennone, uno tra i maggiori possidenti della Valconca. Le sue terre da Morciano arrivavano fin verso Rimini per salire al Montefeltro, l’Urbinate ed il Pesarese. Dunque, il territorio legato a Morciano era immenso.
Nel 1070, San Pier Damiani affida le fortune della potente abbazia (la sua ricchezza economica lo si può leggere ancora oggi nella grandezza della chiesa e dal perimetro degli edifici conventuali) al vescovo di Rimini. In pochi lo sanno lontano da Morciano; l’abbazia si trova all’ingresso di morciano sulla destra. Si affaccia sul Conca ed una indicazione turistica gialla la indica.
Ma prima dell’Abbazia a Morciano nacque il castello, sempre per opera della famiglia Bennone. Siamo tra il 946 ed il 1014 e sembra che l’istituzione di un mercato (forum) fosse dovuta alla potente famiglia.
I ruderi raccontano di una abbazia a tre navate, di impianto romanico con l’altare sopraelevato; nonostante le numerose vicissitudini subite dal complesso, è possibile rintracciare ancora porzioni di muratura risalenti al primo impianto; bellissimo, anche se in pessime condizioni, è il prospetto rivolto verso il fiume in cui sono ben visibili, nonostante gli assalti delle erbacce, i sei archi a tutto sesto della navata centrale delimitati da ampie lesene in mattoni.
E’ ancora accessibile la cripta con volta a botte posta sotto l’area presbiteriale (oggi divenuto un deposito)
L’impianto, costruito secondo i dettami religiosi del suo fondatore, ispirati alla semplicità e alla vita meditativa, mutò la sua conformazione nei secoli fra il XIII e il XIV; venne ridotto lo spazio della chiesa con la eliminazione delle navate laterali, venne eretto un porticato sul fronte della chiesa. Sono ancora visibili i resti di tale ristrutturazione nei tre pilastri superstiti e nella ghiera in mattoni posta ad indicare l’accesso.
Di conseguenza la zona conventuale si ampliò con la costruzione di tutti gli spazi presenti nei monasteri benedettini.
Nel 1200 l’abbazia, grazie a cinque donazioni, diventa ancora più ricca ed importante. Poi, lentamente, inizia un lento declino. Con la venuta dei monaci di Scolca, l’Abbazia iniziò il suo declino, fino ad arrivare al suo definitivo abbandono il 4 luglio 1797 quando fu acquistata dal conte Luigi Baldini.

E fiöm e la su vala

Dedicata al fiume Conca, l’ha scritta Mario Foschi

Partend da la Carpegna per andè a marena
long ma la su vala e fiöm u s’incamena
saltand da un sas a clelt e per quasi che bala,
prima e va giò fort e pò pien pien e cala

Per andè me mer un’è una gran impresa
e viag un è tent long e pò la va in discesa
e lò sa tot la chelma e vò andè giò pien pien
perchè e vo veda i post e ui vo guardè bin ben

E ved Montcerignon e pò ma Montgrimen
poc dop ui è Sasfeltrie e pò l’ariva Gmen,
l’è i post da l’eria fena, l’è i post da l’aqua pura
l’è i post duvel che ancora us rispeta la natura

Ancora un pò piò aventi e nost fiom quasi u s’aresta
lo l’à vest sora te mont la roca ad Malatesta
che de paes ad Muntfior l’è l’antica sù furteza
e clà manten ancora tota intata la bellezza

Poc dop cl’à vest la roca c’la domina la vala
e nost fiom e tira aventi e vers e mer e cala
ormai la fnì al culenie ades l’è riv te pien
andò che trova, tla pianura, e bel paes ad Murcien

Pasand da sota e pont e ved so ma la streda
un moc ad genta cla è tota indafareda,
questa l’è una cittadena laburiosa e bela,
da sempre, dla su vala, l’è ste la capitela

E fiom che ades l’è arvat a te paes at Singian
e guerda i cambiament che lò là fat durenta a ian
quel che una volta l’era un borg antig e medievel
ades l’è dvent un bel paes muderne e industriel

Poc dop, quand l’è a Catolga, e guerda e pò s’inchenta
te veda al funtenie cal bala, cal sona, cal chenta
e lò che i lè da vsen, ad aqua un’ha una diga pina
e ciapa una gran cota per l’aqua catulghina.

Finalment l’è riv te mer, cu l’arcoi e ul porta via,
pien pianen u s’alluntena, ma l’è pin ad nostalgia
e lò fra un’onda e cl’elta, finché l’arvenza a gala
sl’ultma ucieda e corr fin in cima a la su vala.

Elio Mario Foschi

Monumenti, inno alla modernità

Da visitare due opere di Umberto Boccioni. I genitori erano morcianesi

Valgono la visita, magari approfittando delle osterie aperte per l’occasione

– Scoprire le bellezze di Morciano per San Gregorio: non andare solo per giostre e bancarelle ma alzare gli occhi ed osservare.
Questo tour storico-artistico non può che partire dall’abbazia di San Gregorio (informazioni a pagina 3 di questo inserto), all’ingresso del paese, da Cattolica verso Monte.
Dentro il paese, dopo la pasticceria “Garden” si trova un gruppo di case del ‘700: eleganti, belle. Borgo Mazzini: una testimonianza di valore.
Qualche metro dopo, sempre sulla destra, si trova l’oratorio del Sacro Cuore delle suore di don Masi. Di svettante bellezza il campanile fu costruito nel 1928. E’ solo, la chiesa, per mancanza di fondi, non venne mai costruita.
Qualche metro dopo l’oratorio, sulla sinistra si apre piazza del Popolo. Da ammirare: la statua del Mercurio, copia del Gianbologna. Davanti alla quale stanno il palazzo comunale: linee classiche. Accanto si trova quella che fu la casa del fascio. Costruita durante il fascismo, forme metafisiche, la facciata è impreziosita da un balcone il cui parapetto è un altorilievo di valore che racconta la civiltà contadina.
Dalla piazza si entra nella Morciano vecchia. Oggi, le abitazioni sono state ristrutturate quasi tutte. Il gioco dei colori e l’elegante semplicità fanno bene all’anima. L’edificio privato più importante è l’ex pastificio Ghigi, sui muri porta ancora le scritte aziendali.
Qui, da visitare: la parrocchiale di San Michele (ultimo ampliamento del 1840), la torre civica, l’oratorio della Beata Vergine delle Grazie, detta chiesina di don Ferrante (XVII secolo), la statua di Umberto Boccioni (colata da Umberto Corsucci).
Si lascia la Morciano vecchia attraverso un grande tunnel sotto le abitazioni, dove è posta una targa a ricordo del passaggio morcianese di Garibaldi. Fuori c’è la Morciano dalle strade larghe, simmetriche, di pianta romana. Sono nate dagli orizzonti alti di Diomede Forlani (vissuto a cavallo tra l’800 ed il ‘900), un geometra morcianese che prestò servizio a Torino, prima di ritornare a casa. E furono proprio le arterie torinesi, che si rifacevano a Parigi, ad essere catapultate a Morciano.
Sullo scacchiere forlaniano c’è Morciano: con tante abitazioni a due piani di notevole fattura, interrotte qua e là da un po’ di vetriolo negli anni Settanta ed Ottanta. L’edificio principe è la facciata ad angolo della filiale della Banca Popolare Valconca.
In via Diomede Forlani, si apre piazza Boccioni. Dove si trova un monumento di bronzo di Arnaldo Pomodoro. Ultima tappa potrebbe essere il parco pubblico della Panoramica. Pochi mesi fa è stata collocata una statua di bronzo di padre Pio. Opera a cera persa di Umberto Corsucci.

CARTELLONE SPETTACOLI

DOMENICA 5 MARZO

Ore 10.30 – Piazza del Popolo – Concerto della Banda Musicale di Morciano
Ore 11 – Inaugurazione. Presenti: Mauro Del Bue, sottosegretario alle Infrastrutture Trasporti e Flavio Delbono (vicepresidente Regione Emilia-Romagna)
Ore 21 – Teatro Tenda Commedia dialettale “Maza maza agli e’ tòtie dla stèsa ràza” della compagnia dialettale “I volontari di turno” di Morciano

LUNEDÌ 6 MARZO

Ore 21 – Teatro Tenda – Sfilata di moda e acconciature primavera-estate 2006

MARTEDÌ 7 MARZO

Ore 21 – Teatro Tenda – “Italian Saxophone Orchestra”

MERCOLEDÌ 8 MARZO

Ore 21 – Teatro Tenda – “La Plume” – saggio-spettacolo di danza classica e moderna

GIOVEDÌ’ 9 MARZO

Ore 16 – Sala Lavatoio – Presentazione libro: “Morciano: la riscoperta delle origini” (ai presenti sarà consegnata copia omaggio)
Ore 21 – Teatro Tenda – “Orchestra Grande Evento”; orchestra di musica romagnola, con gli ex componenti dell’Orchestra Casadei

VENERDÌ’ 10 MARZO

Ore 17.30 – Sala Lavatoio – Concerto di voci bianche, dirige Fabio Pecci
Ore 21 – Teatro Tenda – “Teatro Attimatti”: attori professionisti nell’improvvisazione che daranno vita ad uno spettacolo divertente e intenso dal titolo “Match professionistico d’improvvisazione teatrale”
Ore 23 – Teatro Tenda – Daniele Battaglia figlio di Dodi Battaglia degli immortali Pooh. Serata con lo spettacolo del dj di Video Italia per i giovani.

SABATO 11 MARZO

Ore 14.30 – Foro Boario – Battesimo a cavallo e Pony Games – Salto ostacoli
Ore 15 – Teatro Tenda – La grande boxe – riunione pugilistica organizzata dall’Accademia Pugilistica Valconca, con atleti di caratura nazionale ed internazionale
Ore 21 – Teatro Tenda – La Corrida. Dilettanti allo sbaraglio per una serata divertentissima tra il comico e il grottesco

DOMENICA 12 MARZO

Dalle ore 9 alle 18 – Bocciodromo via Stadio. Gara di bocce. Gara provinciale 13esimo trofeo S. Gregorio Comune di Morciano di Romagna.
Ore 9,30 – Foro Boario- 5^ Mostra Provinciale di Bovini di razza romagnola 14ª Mostra Mercato del Cavallo – Esposizione ovini
Ore 11 – Foro Boario – Trofeo Costante Colombari
Dalle ore 13 alle ore 19 – Padiglione Fieristico – Annullo Postale
Ore 21 – Teatro Tenda – Grande concerto. Serata con uno dei gruppi musicali più famosi d’Italia: gli Stadio

Visitate anche:
“Nella natura i misteri della terra”
Questa pagina ricorda la figura di Tullio Becci scomparso nel dicembre 2004 causa un incidente




Gli architetti del paesaggio

Architetti di formazione pratichiamo entrambe la professione di paesaggiste.
Il paesaggista è una figura professionale che si occupa nel caso di spazi urbani della progettazione di ciò che non è costruito: strade, piazze, vie, parchi, giardini, aree gioco; e nel caso di spazi extraurbani della pianificazione di opere che investono la trasformazione del paesaggio come ad esempio le valutazioni di impatto ambientale, il recupero di aree di paesaggio degradate (cave, discariche…), o ancora piani del verde, o piani paesaggistici.
Questo ambito operativo si è delineato, in Italia, solo recentissimamente come un ambito professionale specifico, mentre nel resto d’Europa lo è da molto tempo. Chi sceglie questa professione in Italia lo fa con la consapevolezza di dovere anche assumere il ruolo pionieristico di chi si avventura in territori non ancora tracciati. Fino a qualche anno fa in Italia non esisteva un corso di laurea in paesaggio, ma una specializzazione di tre anni accessibile solo ai laureati in architettura o ingegneria. Spesso chi voleva fare esperienze di lavoro doveva andare all’estero: così è successo a me (vissuto e lavorato per tre anni a Berlino) e così a Claudia (a Parigi per otto anni). Questo iter di formazione così lungo e a volte faticoso è sempre stato sostenuto dalla ferma convinzione di sviluppare un sapere importante per la salute sociale e civile. La forma urbana e le politiche di gestione del territorio influenzano e condizionano gli stili di vita e le possibilità di tutti.
Proprio perché il nostro lavoro comporta tante ingerenze con la vita quotidiana, ci piacerebbe vivere e gestire questa rubrica come un momento di confronto e di reciproco scambio di saperi. Preferiremmo occuparci di argomenti che attengono la realtà locale e che rappresentino dei quesiti collettivi. Ci auguriamo di trattare dei temi desunti dall’esperienza quotidiana del vivere e lavorare nella nostra provincia. Per cui se qualche lettore ha degli argomenti che riguardano il paesaggio su cui gradirebbe avviare una discussione è pregato di sottoporceli inviando una mail al giornale.

Marialuisa Cipriani




Rivoluzione rifiuti, si fa il porta a porta

– Alcuni comuni campione inizieranno la raccolta differenziata porta a porta. La data fatidica con la svolta, la rivoluzione, anche legata agli interessi, alle critiche, alle battaglie politiche, dell’inceneritore di Coriano, è quella del prossimo giugno.
“Il nostro obiettivo – dice Cesare Romani, Verdi, assessore provinciale all’Ambiente – è di raggiungere il 50-60 per cento di raccolta differenziata. Presentata ufficialmente lo scorso 24 febbraio, è solo una sperimentazione che sarà concretizzata da Hera Rimini.
Finanziato in parte dalla Regione nell’ambito del Piano di Azione Ambientale per un Futuro Sostenibile e per la restante parte dalla Provincia, il progetto coinvolge direttamente i cittadini e lo sviluppo “industriale” di Raibano ed il Piano provinciale dei rifiuti che è ancora nel cassetto e che il Consiglio provinciale deve approvare entro pochi mesi.
L’assurdità è che una delle terre più ricche d’Italia, Rimini ed il resto della provincia, che fanno del turismo, il punto di forza economico e sociale, ancora non è un modello per quanto concerne la tutela ambientale (una bella carta da giocare verso gli ospiti); anche se viene sventolato ai quattro venti il taccuino con progetti ambientali anche apprezzabili. Si veda, ad esempio, il bagnino sostenibile.
Negli ultimi anni, la raccolta differenziata è stata abbandonata dalle pubbliche amministrazioni, languendo tristemente a poco più del 20 per cento.
Non solo, dall’altra parte si vuole sviluppare a Raibano (comune di Coriano, ma di fatto territorio riccionese, a poche centinaia di metri dal mare) un inceneritore capace di “smaltire” 240-250.000 tonnellate di rifiuti l’anno e di affiancargli una centrale termo-elettrico.
Ora, c’è questa svolta di 180 gradi. Stanno battagliando con idee e statistiche per un inceneritore moderno ma non di dimensioni mostruose i Comuni di Riccione, Misano e Coriano, affiancati da quelli della Valconca. Rimini e Valmarecchia sembrano disinteressati. Ma le pericolose nanoparticelle, non proprio salubri, emesse durante l’incenerimento piovono anche sulle loro teste.




Ufo, incontri con gli extraterrestri

– Sembra che lo svizzero Eduard Albert (Billy) Meier abbia incontrato degli extraterrestri provenienti dalle Pleiadi. Ha scattato più di mille foto e girato anche un filmato. Sembra che altre 300 persone nei suoi dintorni, Zurigo, abbiamo visto i misteriosi oggetti. Inoltre, agli scienziati (tecnico Nasa ed Ibm) ha presentato campioni di una lega di metalli non rintracciabili sulla terra.
Di questo e di altro si parlerà a Riccione l’8 aprile, alle 20.45, Palazzo del Turismo nella conferenza dal titolo: “Messaggio dalle Pleiadi: il caso Billy Meier”. I relatori: Emilio Zandarin, Davide Turla, Irma Ausserhofer, Guenter Neugebauer e il gabiccese Andrea Bertuccioli. Fanno parte della Figu-Gdsni (Libera associazione per lo studio delle scienze di frontiera, delle scienze spirituali e gli studi ufologi).

Ingresso libero.




Italiani, quei fenomeni dei Ciotti

Nicola e Giulio ai campionati italiani indoor di atletica leggera che si sono disputati ad Ancona, hanno conquistato il primo ed il secondo posto.




“Ambiente, diminuire la produzione rifiuti”

– II Comitato Riccione per l’energia pulita chiede di integrare il Piano Provinciale dei rifiuti con l’introduzione di norme finalizzate alla loro riduzione e contenimento. Alla luce delle ricerche scientifiche sulle nanoparticelle esposte dal dottor Stefano Montanari nella conferenza tenuta recentemente a Riccione è risultato che “le migliori tecnologie possibili per incenerire i rifiuti” cui accenna il Piano non esistono perché anche se fosse dotata di filtri catalitici la nuova linea dell’inceneritore emetterebbe delle particelle piccolissime che proprio per le loro dimensioni infinitesime sarebbero ancor più pericolose.
Per tutelare la salute dei cittadini dai rischi derivanti dai processi di combustione ad alta temperatura come quelle che avvengono negli inceneritori, il Comitato chiede che si adotti un cambiamento di strategia prendendo in considerazione fin da ora soluzioni alternative all’ incenerimento proposto da Hera. Un piano bene fatto dovrebbe contenere non la previsione dell’aumento dei rifiuti ma quella della loro riduzione. Rivolgiamo perciò un appello ai Sindaci di tutti i comuni della Provincia e ai Consiglieri di tutti i partiti che dovranno approvare il Piano dei rifiuti perché si facciano carico delle istanze espresse dai cittadini loro elettori.
Chi parla di “sostenibilità” ambientale dovrebbe capire che per tre tonnellate di rifiuti bruciati gli inceneritori producono una tonnellata di rifiuti residui che vanno a finire in discarica. Gli inceneritori non eliminano le discariche anzi necessitano di discariche speciali. Ricordiamo che in altri paesi come New York, Seattle, Camberra, Hannover l’incenerimento dei rifiuti è considerato una soluzione tecnologica superata perché antieconomica e a forte impatto ambientale.

Comitato Riccione per l’Energia Pulita




Geat, l’unica azienda sopravvissuta ad Hera

– Riccione ha in bacheca un primato: possiede l’unica azienda pubblica dei servizi che è sopravvissuta al ciclone Hera. “Una scelta industriale azzeccata”, commenta Valeriano Fantini, il presidente, una delle menti più accorte ed affilate della provincia di Rimini.
Ben patrimonializzata, capitale sociale di 7-8 milioni di euro, la società si occupa della manutenzione degli edifici comunali (dalle palestre alle scuole) e del verde pubblico. Già fatto il suo ingresso nell’azienda Morciano (partecipare come soci è la condizione fondamentale), sono in lista di ingresso San Giovanni, Coriano, San Clemente e gli altri Comuni della Valconca. Escluso che possano confluire Rimini e le cittadine della Valmarecchia.
A chi chiede che cosa è oggi Geat, risponde Fantini, il presidente: “Si parte dal fatto che come società siamo già felici così come siamo. Geat è una ex municipalizzata. Dopo che la partita rifiuti ed illuminazione era finita in Hera, a noi era stato conferito il gas (che oggi ha una sua società e deve essere venduta), ci siamo trasformati nella manutenzione del patrimonio immobiliare pubblico e nel verde urbano. Diciamo che abbiamo effettuato la nostra traversata del deserto, con le attività marginali che sono diventate il nocciolo del nostro business. Abbiamo effettuato una riorganizzazione, attraverso la quale abbiamo tagliato i costi (avevamo 230 addetti, ora siamo in 50), diventando nell’agire più privati e meno pubblico. Nel senso che i nostri servizi vengono offerti a competitivi prezzi di mercato”.
Ma quali sono i vantaggi di stare in Geat? Fantini: “Si deve partire dal fatto che la legislazione dà la possibilità di affidare i servizi a società pubbliche sulle quali i Comuni esercitano un effettivo controllo. Controllo che vuol dire servizio diretto alla città. I Comuni hanno la tendenza a fare programmazione, coordinamento e sempre meno la gestione ordinaria. E’ un iter iniziato una quindicina di anni fa ed è inarrestabile. Noi abbiamo la caratteristica di essere la lunga mano dell’amministrazione nell’intervenire con velocità sulle manutenzioni, e lo facciamo cercando la soddisfazione del cliente (che poi sono i cittadini). In questi anni abbiamo costruito quel know how che ci dà reputazione e affidabilità: qualità superiore ad un costo più basso. Il nostro allargamento naturale è sui Comuni vicini, dove i costi-benefici sono alti. Se le cittadine sulle quali intervenire fossero lontane forse non ne varrebbe la pena. Diciamo che Geat è una società di ingegneria del patrimonio pubblico: coordina, programma, effettua e controlla le manutenzioni. Programmare gli interventi significa diminuire le urgenze e tamponare sempre meno. Un eventuale nostro allargamento progressivo e attento ci fa piacere, ma se gli enti fanno scelte diverse non ci sono problemi.
Geat si occupa dei servizi della vita quotidiana del cittadino, la famosa buca sotto casa o le piante da potare, dove tra pubblica amministrazione ed amministrato c’è un contatto diretto ed un interesse reciproco”.




VGS, una scelta di progresso o di regresso?

Quale sviluppo?
Si parla sempre più di sviluppo: soprattutto economico. Il percorso sembra essere questo: il progresso significa avere sempre di più. Crescita, crescita, crescita. Poi ci rendiamo conto che a livello globale, come a livello locale, questo tipo di crescita sia portatrice di distorsioni che non solo ne annullano i benefici, ma comporta alterazioni incontrollabili per la stessa sopravvivenza del Pianeta. Non è un caso che oggi gli scienziati e gli uomini di cultura più accorti e sensibili stiano elaborando teorie di decrescita. Maurizio Pallante, esperto di politiche energetiche, parla addirittura di “Decrescita felice”. Per felice s’intende, come minimo, evitare il suicidio. In questa forsennata corsa verso uno sviluppo di accumulazione, di sperpero, di consumo folle di materie prime e di territorio… c’è una idea distorta di progresso. Anzi, possiamo parlare di regresso. Ebbene sì, perché non solo stiamo alterando equilibri millenari dell’ecosistema, ma stiamo peggiorando la nostra qualità della vita quotidiana.
VGS, gli aspetti negativi
Nel nostro piccolo, Cattolica, il progetto del VGS (centro video – gioco – sport), che nonostante l’allettante nome, va verso una logica di regresso. Perché? Perché consuma territorio, azzera le ultime aree verdi utili per uno sviluppo di un polo scolastico-sportivo, porterà situazioni ambientali ancora più impattanti: più traffico, più rumore, più inquinamento, più caos. Il centro commerciale Le Befane non ha insegnato niente?
Opportunità economica?
I sostenitori dicono che è una opportunità economica. Se così fosse… a quale prezzo? Ma non lo è. Perché quella manciata di nuovi posti di lavoro saranno sottratti ad altre attività limitrofe e in città. Perché Cattolica già soffre di una ipertrofia di attività commerciali e direzionali (negozi e uffici). Questi stanno chiudendo proprio nel centro cittadino. Il turn over degli affittuari è velocissimo (un anno o due). Ciò significa impoverimento, significa dare spazio alla rendita parassitaria. Ancora questa amministrazione insiste coi motori immobiliari negli accordi pubblico-privato. In pratica significa che per difendere 100 mq di verde o avere pagata una strada o un piccolo parcheggio… devi dare come contropartita al privato la cementificazione (residenziale soprattutto) di migliaia di mq. Ci si chiede se il gioco vale la candela…
11.000 mq. di cemento incastrati tra quattro scuole
E’ difficile parlare di V.G.S. perché le contraddizioni e le preoccupazioni sono tante legate a questa ennesima speculazione edilizia che si andrà ad insediare sul nostro territorio. Prima di tutto il luogo: non è possibile pensare di cementificare per 11.000 mq. una delle ultime zone verdi a perimetro con quattro scuole, vicino l’ospedale, la Residenza sanitaria assistita per gli anziani, un centro commerciale (Diamante), la zona sportiva e residenziale.
L’iter burocratico
Il progetto che risale ai primi anni ’90, ha da sempre incontrato grandi difficoltà, vuoi per l’iter progettuale modificato diverse volte, sia per qualche mal di pancia di alcuni consiglieri di maggioranza. Questo ha allungato ulteriormente i normali tempi burocratici. Si arriva così ai giorni nostri dove questa amministrazione, fra i suoi primi atti, vota favorevolmente il Piano particolareggiato del VGS col voto contrario di tutta l’opposizione, dando così il via alla creazione del cosiddetto “mostro”.
Nasce il Comitato
In mezzo a tutto questo c’è però la nascita di un Comitato cittadino, che pur tra mille difficoltà, dovute principalmente alla mancanza di informazioni dovute dall’amministrazione, ma forte delle precedenti contestazioni avvenute anche a nome del Collegio docenti di Cattolica, inizia il suo percorso di critica sia sul valore morale di quello che si andrà ad offrire col progetto, sia per le preoccupazioni legate all’impatto ambientale. Ebbene nel giro di breve tempo il Comitato raccoglie 1.200 firme contro il VGS, un’opera che in pratica significa la distruzione di uno degli ultimi baluardi verdi della città, depositandole tramite ufficio protocollo al sindaco.
“Tireremo diritto”
Quale sia stata la presa in considerazione del primo cittadino è cosa ben nota: “Noi tireremo diritto”, ed è anche il motivo per cui oggi siamo ancora qui a lottare per la salute nostra e dei nostri figli. Sono circa 900 i bambini che frequentano le scuole dove sorgerà il VGS. L’articolo 32 della Costituzione recita: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”. Il garante della Costituzione nei comuni è il sindaco.
Le polveri sottili
Bene, qualcuno ci deve spiegare come si può pensare di tutelare la salute dei cittadini distruggendo aree verdi sostituendole con nuovi insediamenti commerciali (perché tale è il VGS) che alimentano il traffico veicolare, quindi aumentando l’inquinamento atmosferico PM10 (polveri sottili), che porta nei comuni a noi vicini (Rimini) al blocco del traffico cittadino, per tentare di far abbassare i valori nocivi dell’aria. Valori così nocivi che studi medici ci dicono aggredire l’apparato respiratorio, specialmente degli anziani e dei bambini, provocando nuove allergie e pericolose asme bronchiali.
Non solo, le nuove frontiere della ricerca scientifica ci dicono che oggi la misurazione del PM10 è superata, in quanto esistono nell’aria particelle molto più piccole (nanoparticelle – sostanze inorganiche, cioè non biodegradabili) che sono ancora più insidiose, che si formano nei processi di combustione ad alte temperature, provenienti dalle emissioni dei riscaldamenti civili e industriali, marmitte delle auto, ecc. Bene, e quale soluzione pensano di adottare i nostri amministratori che non sia diversa dal tutelare le poche aree verdi rimaste specie quelle collocate nei siti più sensibili (vicino scuole, ospedali, ecc.)? Ma soprattutto quella che si ritiene sia l’unica via percorribile per chi decide con la delega dei cittadini, ovvero quella della trasparenza, dell’informazione, della partecipazione alle scelte per una crescita urbanistica sostenibile.
Perché i comitati
La nascita continua di comitati cittadini dovrebbe far riflettere le nostre amministrazioni che forse è il momento di avere dei dubbi e di accettare il confronto con chi li ha votati per fare scelte politiche condivise. Ecco perché il Comitato contro il VGS dopo tante polemiche giornalistiche, mai ascoltato direttamente dal sindaco e dalla sua maggioranza, ma sostenuto nel suo percorso di accesso alle informazioni e da continue interpellanze in Consiglio comunale dai consiglieri dell’opposizione, in particolar modo dall’Arcobaleno, ha deciso di distribuire casa per casa un volantino per informare i cittadini sensibili sulla situazione attuale.
Il volantinaggio
Ecco i punti principali. Informazioni inattendibili sull’effettuazione di valutazione di impatto ambientale promessa dal sindaco e mai effettuata. Folgorazione improvvisa sulla necessità di una multisala cinematografica a Cattolica da parte del sindaco, dopo avere firmato, già come assessore, il cambio di destinazione da cinema in appartamenti e negozi dell’Ariston. Indifferenza per le sorti del polo scolastico e verso le preoccupazioni dei tanti cittadini contrari al progetto. Insensibilità per la salute dei frequentanti le scuole, nonché dei residenti. Le polveri sottili sono nocive. Menefreghismo totale per lo sforamento dei parametri di sostenibilità soprattutto per un Comune come Cattolica che ormai è un unico blocco di cemento.
Il Comitato anti VGS vuole mettere al centro la salute di tutti i cittadini ed in particolar modo quella dei più piccoli che hanno diritto, anche per il futuro, ad una città vivibile. Il teologo benedettino brasiliano padre Marcelo Barros rifletteva: “Che diranno di noi le generazioni future? Potrebbero considerarci ‘autentici barbari'”. Ne avranno tutte le ragioni.

di Enrico Del Prete Referente del Comitato cittadino contro il VGS




Ghigi, i lavoratori non si fidano

– I dirigenti della Ghigi affermano che forse il mulino ed il mangimificio non verranno costruiti nei 12 ettari in quel di San Clemente. Il sindacato si preoccupa e lancia forte il proprio allarme.
Nando Fabbri, presidente della Provincia, Giorgio Ciotti, sindaco di Morciano e Cristian D’Andrea, sindaco a San Clemente fanno capire che se la Ghigi non costruisce mulino e mangimificio la terra oggetto della disputa avrà un cambio di destinazione d’uso: a verde perenne.
Corrado Gaia, Rifondazione comunista, vice-sindaco a San Clemente, è categorico: quella terra resterà a pascolo, nessuna speculazione.
Questi i temi fondamentali che si sono discussi lo scorso 11 febbraio nella Sala Lavatoio di Morciano. Piena come si conviene alle grandi occasioni l’assemblea pubblica indetta dal sindacato, dopo lo sciopero Ghigi dell’8 febbraio. Per la proprietà presenti Paolo Foschi, esperto di relazioni sindacali e Alessandra Ascari, amministratore delegato.
Il contenzioso. Tra la Ghigi ed il pubblico è stato firmato il cosiddetto Accordo di Programma. Gli enti statali hanno messo sul piatto molti incentivi; in cambio hanno ricevuto l’assicurazione della costruzione a Sant’Andrea in Casale del pastificio, del mulino e del mangimificio.
Acque finanziarie non brillanti, al momento la dirigenza Ghigi è titubante. Ha detto Alessandra Ascari: “Il pastificio è tutto finanziato. Sul mulino vedremo. Mentre il mangimificio è un grosso problema. Sviluppo Italia dice che con lo zootecnico rischiamo l’osso del collo”.
Ma andiamo con ordine. Nando Fabbri, presidente della Provincia, è intervenuto tra i primi. Poi, la parola è passata a Foschi, dirigente Ghigi, che in 5 cartelle ha esposto la posizione dell’azienda: quella sintetizzata dalla signora Ascari; tuttavia con ampie aperture.
Dopo gli interventi, le domande: garbate, educate, di buon senso.
Enrico Brolli ha sollevato il tema mulino sì, mulino no. Che fare per acquisire semola di qualità a prezzi concorrenziali?
La risposta di Ascari: “Se non riusciremo a farlo, affronteremo il problema”.
Marco Bonetti: “Se tutto l’Accordo di Programma non viene realizzato allora c’è qualcosa che non torna. Io lavoro nel mangimificio e non mi risulta che il settore soffra la crisi. L’Associazione nazionale prodotti zootecnici dice che nell’ultimo anno il mercato ha marcato un più 4 per cento; invece noi da anni perdiamo quote di mercato”.
Ascari: “Un mangimificio è economico se produce un milione di quintali di quintali; noi siamo a quota 140.000”.
Sussurro dal fondo della sala di Atos Berardi, ex sindaco di Morciano, molto critico con l’amministrazione Ciotti e Fabbri sull’operazione Ghigi: “Mi sa che non ce la mettono più una pezza”.
Dopo sono saliti sul tavolo del palco si sindaci Giorgio Ciotti e Cristian D’Andrea.
Tirato a lucido come spesso gli capita a Ciotti e capace di toccare le corde giuste degli astanti. Ed una citazione molto colta, da Illuminismo: “La politica deve concorrere alla felicità del cittadino” (si riferiva a quella socio-economica, civile).
“Morciano – ha continuato – non può dare i tempi alla Ghigi. La premessa era la volontà e la necessità di preservare questa attività produttiva.
Se l’azienda ha bisogno di un anno in più per il trasloco, noi siamo a disposizione. E non ci può essere un velo tra i dirigenti ed i lavoratori. Sarebbe meglio che il sindacato entrasse in società in Consvagri e non in Rinnovamento Ghigi, che gestisce la partita immobiliare”.
Cristian D’Andrea, sindaco di San Clemente, ha dimostrato maturità e mediazione, quando ha risposto qual è la partita Ghigi a San Clemente. Non secco, secchissimo: “Il primo stralcio dell’Accordo di Programma prevede la costruzione del pastificio, del mulino e del mangimificio.
Il secondo, l’eventuale ampliamento della struttura. E’ chiaro che se l’Accordo non va in porto, il Comune farà una variante; allo scadere dei 18 mesi. Che non si pensi ad idee strane ed a speculazioni, che mi sembra non siano nelle intenzioni della società. A suo favore va detto che le opere di urbanizzazione, rotonda e bretella, le sta portando avanti”.
Marco Rinaldi, della Flai Cgil, ha chiuso: “Vedo che il dubbio del sindacato è condiviso dalle pubbliche amministrazioni. Aspettiamo le reali intenzioni nell’ottica della trasparenza, progetti realistici e piani finanziari”.
La Ghigi oggi occupa una settantina di addetti, una trentina di stagionali, ha ricevuto molti incentivi, ha una dirigenza nuova. Forse ha capacità e forze per rilanciarsi.

D’Andrea: “Il primo stralcio dell’Accordo di Programma prevede la costruzione del pastificio, del mulino e del mangimificio. Il secondo l’ampliamento”

Ciotti: “Non ci può essere un velo tra i dirigenti ed i lavoratori. Sarebbe meglio che il sindacato entrasse in società in Consvagri e non in Rinnovamento Ghigi, che gestisce la partita immobiliare”

Ascari: “Il pastificio è tutto finanziato. Sul mulino vedremo. Mentre il mangimificio è un grosso problema. Sviluppo Italia dice che con lo zootecnico rischiamo l’osso del collo”

IL PUNTO DI VISTA

Ghigi, dopo 150 anni i nodi arrivano al pettine

– Rivaleggiava con la Barilla a cavallo degli anni Sessanta, la Ghigi. Mise in piedi una squadra di ciclisti professionisti (tra cui Fausto Coppi) ed il suo marchio riluceva nel mitico Carosello della Rai. Dava lavoro direttamente ad un migliaio di addetti e la grande piazza Rinascimento era troppo piccola per accogliere tutti i mezzi: auto di rappresentanza e camion.
Poi la divisione-rottura tra i due fratelli, Emilio ed Angelo (che fonda l’Angelo Ghigi a Rimini, portando con sé molte maestranze ma vivacchia senza fare miracoli). Emilio che va in difficoltà nella gestione dell’azienda. La crisi. Il salvataggio da parte dello Stato. Infine, l’arrivo di una cooperativa forlivese vicino al Partito repubblicano.
Il lento vivacchiare. Negli ultimi anni un disavanzo di gestione di alcuni miliardi. E la direzione che punta il dito sullo stabilimento: troppo vecchio, costi troppo alti. Conseguenza: poco competitivi sui mercati.
Ora, la costruzione del nuovo impianto, moderno, efficiente, a Sant’Andrea in Casale. Si spera che sia questione di impianti. In ogni caso, la centenaria storia della Ghigi è al capolinea. Se la rinnovata dirigenza non riuscirà a stare sul mercato, mietere utili, a trovare altri clienti, ad aprire nuovi mercati, ad innovare, a comunicare, significa che il vecchio stabilimento era soltanto una scusa alle difficoltà del mercato ed alla pochezza delle qualità professionali.
Con molta onestà, nessuno ha la palla di vetro per scrutare se la Ghigi ha futuro. Con la concorrenza sempre più concorrenza, è difficile per marchi vivi e più dinamici, figurarsi per uno un po’ sbiadito.
Eppure qualche speranza è lecita. Enrico Piccari, imprenditore di Montefiore, insieme ad un gruppo di amici, era pronto ad acquistare tutto e partire col vascello per le aperte acque della competizione. L’attuale dirigenza ha detto: no grazie, facciamo noi.
La speranza è che questo giovane gruppo al vertice, attorno a quel vecchio signore di Foschi, sia sincero e che non dica una cosa per pensare l’esatto contrario. In ogni caso, tra tre anni vedremo se alla bontà del dire, corrisponda la capacità del fare. Buona navigazione; sarà un mare difficile da solcare. Ma in economia non esiste nulla di facile e nulla che possa assomigliare ad un pasto gratis.

CURIOSITA’

Pubblico-Ghigi, il famoso accordo di programma

Dai Comuni di Morciano, San Clemente, Provincia di Rimini e Regione Emilia Romagna una caterva di incentivi: molti milioni di euro. Si spera che possano servire a qualcosa

– L’operazione Ghigi rientra nel cosiddetto accordo di programma. I Comuni di Morciano, San Clemente, Provincia di Rimini e Regione Emilia Romagna si sono stracciati le vesti per dare un possibile futuro alla Ghigi.
Con ordine. Dalle ceneri del vecchio stabilimento morcianese sono stati messi sul piatto 20.000 metri quadrati di edificabile. Cinquemila di questi 20.000 li acquista il pubblico, che mette sul piatto circa 8 milioni di euro, lira più lira meno. Con i 5.000 metri si faranno una serie di sale e salette. Servono a Morciano ed alla Valconca?
Quanto valgono sul mercato immobiliare gli altri 15.000 metri quadrati? Facendo rapidi conti della serva, circa 25 milioni di euro.
Grazie alla sensibilità dei quattro enti, Comuni di Morciano e San Clemente, Provincia e Regione, l’azienda ha acquisito 12 ettari (120.000 metri quadrati) di terra a Sant’Andrea in casale ad un prezzo molto vantaggioso, mediamente 15 euro al metro quadrato. Quando i prezzi di mercato oscillano attorno ai 100 euro al metro quadrato. Grazie a questa terra, l’azienda può andare in banca ed ottenere affidi da investire nella sua struttura. Insomma, la dirigenza Ghigi non può assolutamente lamentare.