Sylos Labini, omaggio ad un galantuomo

– E’ morto a Roma il 7 dicembre scorso Paolo Sylos Labini, un gigante della storia novecentesca del pensiero economico, teorico dell’aumento contestuale dei salari e dei profitti grazie all’aumento della produttività reso possibile dalla ricerca scientifica e dalle conseguenti innovazioni tecnologiche.
Nato nel 1920, Sylos Labini non aveva ancora trent’anni quando ad Harvard, nella più prestigiosa Università degli Stati Uniti d’America, studiava con il grande economista Joseph Schumpeter, vero colosso della storia del pensiero economico. Alcuni anni fa Sylos Labini dimostrò, dati alla mano, che si era rivelata sbagliata la profezia di Marx circa la proletarizzazione e scomparsa dei ceti medi, i quali, al contrario, anche in Italia hanno rafforzato la loro consistenza, fino a costituire il nerbo del sistema produttivo.
Allievo di Salvemini e di Ernesto Rossi, Sylos Labini seppe conciliare, nel modo più serio e conseguente, rigore scientifico e passione civile democratica. Quest’ultima ne fece negli ultimi tre lustri un fiero avversario del berlusconismo.
Mi sembra doveroso rendergli omaggio facendo ascoltare al riguardo la sua voce. Nel volume Un paese a civiltà limitata (Laterza, Roma-Bari 2001), per esempio, Sylos Labini ha scritto tra l’altro: “Io considero l’avvento di Berlusconi una sciagura nazionale. Proprio quando l’Italia cessava di essere il terreno di scontro, combattuto senza esclusione di colpi fra comunisti e anticomunisti, col sostegno anche finanziario delle due superpotenze, e poteva avviarsi sul cammino della civiltà, si è invece affermata Forza Italia. Siamo ancora un paese anormale. Tre reti televisive nazionali ufficiali, più due ufficiose, più due case editrici del peso della Mondadori e dell’Einaudi e vasti organismi pubblicitari, dànno a chi li controlla, cioè a Berlusconi, un potere enorme di condizionamento dell’opinione pubblica”. E, scriverà in altre pagine, di delegittimazione dei migliori magistrati italiani, decisi a rispettare il principio dell’uguaglianza della legge per tutti.
Questo è il modesto omaggio che io gli rendo grazie all’ospitalità della “Piazza”, aperta a tutte le voci e a tutte le tendenze. Ma l’omaggio più grande e significativo gli sarà reso dagli elettori italiani, se alle elezioni politiche del prossimo aprile manderanno a casa Berlusconi e renderanno possibile il cambiamento richiesto dalla doverosa tutela della parte più viva della nostra Costituzione, dei diritti dei lavoratori e delle fasce più deboli del nostro popolo.

di Alessandro Roveri
Professore di Storia contemporanea all’Università di Ferrara




Turismo, Rimini e Pesaro insieme

– L’idea c’è e si chiama “Terre Malatestiane e del Montefeltro”. Hanno nel cassetto oltre 450.000 euro per produrre insieme materiale promozionale e pubblicità per portare nelle province di Rimini e Pesaro-Urbino quel turista di livello medio alto che parte per cultura: monumenti, paesaggi ed enogastronomia. E su questo punto Pesaro-Urbino di gran lunga sono più appetibili del Riminese. Dunque, ci sarebbe un perfetto intreccio di interessi.
L’ultimo esempio forte risale alla scorsa estate. Il settimanale americano “Time” in una'”inchiesta” allegra ma neppure troppo individuava le 30 perle artistiche mondiali assolutamente da non perdere. Apriva il lungo servizio con Urbino ed una foto del centro storico su ben due pagine. Il periodico vende, copia più, copia meno, circa 6 milioni di copie.
La concretizzazione dell’idea è affidata all’assessorato al Turismo della Provincia di Rimini in collaborazione con il Sistema turistico locale Urbino e Montefeltro e sfrutta una legge nazionale, fatta propria dalla Regione Emilia Romagna che ha girato il finanziamento al territorio provinciale.
Il progetto è l’allargamento della Signoria dei Malatesta, cioè la valorizzazione dell’entroterra Riminese.
I comuni romagnoli coinvolti sono 15 (mancano all’appello quelli della riviera, Cattolica, Misano, Riccione, Rimini e Bellaria), i comuni della Comunità montana dell’Alto e Medio Metauro, quelli dell’Alta Valmarecchia e quelli del Catria e Nerone. Ed anche nel Pesarese mancano i comuni della costa, Gabicce Mare e Pesaro in testa. Magari gli aggiustamenti giungeranno in corsa. Non si capisce per quali ragioni centri importanti siano rimasti fuori.
Guida Touring Club Italiano
Uno dei fiori culturali all’occhiello senza dubbio è la guida territoriale targata Touring Club Italiano. Presentata alla Bit (Borsa italiana del turismo) di Milano, sarà nelle librerie italiane dal prossimo febbraio. Il Touring Club è una delle istituzioni culturali più importanti del nostro paese. Conta una rivista con circa 600.000 abbonati; mentre le pubblicazioni attirano un numero di estimatori ben più numeroso. I libri racchiudono rigore, sapere e bellezza.
La pubblicazione è un intreccio tra le due realtà, Rimini-Pesaro-Urbino che da sempre si sono combattute e scambiato conoscenze, saperi, sapori ed abitanti. La prima parte è dedicata al Riminese; solo che gli itinerari iniziano nelle vallate romagnole e salgano fino a quelle marchigiane. Per certi versi, è una specie di unificazione culturale di territori separati.
Massimo Gottifredi, assessore al turismo della Provincia di Rimini fino ad un anno e mezzo fa, grande protagonista del progetto, afferma: “Insieme le due realtà possono costruire grandi cose. Al momento promozionale vanno ideati eventi in grado di chiamare nelle nostre zone appassionati della cultura e di enogastronomia”.
Il turismo è in una fase d’innovazione, come qualsiasi altro comparto economico. Gli analisti rilevano che i “Viaggi più frequenti, di durata sempre più breve, hanno cambiato il tradizionale concetto di vacanza sul quale era nato il Sistema Italia. Sebbene i quindici giorni estivi continuino ad essere una pratica diffusa, emergono nuovi modelli di fruizione desincronizzata. Oltre al “dove stare”, per il turista diventa decisivo il “cosa fare”. Dunque bisogna entrare in altri segmenti. Quello d’istruzione è il più ricco ed interessante. Purtroppo l’Italia nonostante il partrimonio artistico mondiale (il 60 per cento dice l’Unesco) sta scivolando indietro. Trent’anni fa per presenze era in capo al mondo; oggi soltanto quinta e superata anche dalla cugina spagnola.

Che cosa produrre

– Promosso dalle Regioni Emilia Romagna (capofila) e Marche, con il finanziamento del ministero alle Attività produttive, il progetto ha messo in programma una serie di inziative promozionali comuni.

Le maggiori:

1) materiale promozionale di carattere locale;
2) materiale promozionale comune;
3) una guida redatta dal prestigioso Touring Club Italiano (circa 600.000 abbonati) sui due territori;
4) organizzazione di eventi sui territori capaci di attirare appassionati;
5) sostegno alle iniziative in loco già programmate;
6) tour promozionali a giornalisti e ad operatori della comunicazione;
7) pubblicità sui mezzi di comunicazione;
8) caccia al tesoro con premi.

Gottifredi: “Oltre alla promozione, dobbiamo creare degli eventi sul territorio per portare i culturi di arte ed enogastronomia”




Voto Rimini, meno 90 all’alba

– Novanta giorni in cui darci sotto. Lo ha scritto Riziero Santi, il segretario provinciale dei Ds, sul sito del partito. Darci sotto in vista delle elezioni. Ovviamente, come sempre avviene in questi casi, su due piani paralleli. Quello ufficiale, dell’impegno nella costruzione dei programmi, e quello ufficioso, o sotterraneo, che è il gioco delle candidature. O delle poltrone, a voler essere più maligni. E sul Cencelli alla riminese ce ne sono da sistemare parecchie, ma sempre troppo poche.
Le prime elezioni in ordine di tempo sono le Politiche, per le quali, con la nuova legge elettorale, il compito è solo apparentemente più semplice. E’ infatti il regionale che individua delle liste chiuse per il proporzionale, nelle quali chi sta sopra ha più possibilità di essere eletto. Ragion per cui se un territorio mette più uomini “in alto” avrà (verosimilmente) più rappresentanti a Roma, e viceversa.
A Rimini sono tutti consapevoli che è quasi impossibile bissare il risultato di quattro rappresentanti della provincia: due deputati di centro-sinistra, così come un senatore, e un altro senatore di centro-destra. L’obiettivo è un deputato e un senatore (di centro-sinistra). Ma anche per ottenere questo bisogna fare i conti con Bologna. Ed è ovvio che per quei conti si ha più forza se ci si presenta, come territorio, con voce univoca. Cosa sulla quale Rimini non è mai stato un granchè. E infatti anche adesso non vi è ancora certezza sul nome principale da proporre. Tra i Ds gira da un bel po’ quello di Giuseppe Chicchi, uno che di politica si intende, e ancora una mente assai lucida. Ma non sarà semplicissimo. L’uscente, Sergio Gambini, a dispetto di quanto dice, gradirebbe eccome un terzo mandato, anche perché, in caso di vittoria (probabile nonostante tutto) del centro-sinistra, quello sarebbe il trampolino di lancio per un sottosegretariato, magari al turismo, tema sul quale è già stato relatore della legge quadro in Senato. Ma c’è anche un altro uscente, e di peso: Sergio Zavoli. Non che abbia brillato nell’attivismo per Rimini, in questi cinque anni, ma si dice che abbia fatto una cosa ugualmente importante, che abbia preso la tessera dei Ds di Rimini. Come farà Santi a dire che una simile risorsa per le mani è più dannosa che utile? Senza contare, infine, che i riminesi a Bologna son visti peggio di un gatto attaccato ai cosiddetti. La storia dell’assessore regionale insegna.
Su questa non facile partita si innesta quella delle candidature per le comunali di Rimini. Ormai Ravaioli dovrebbe essere praticamente a posto, anche il suo acerrimo nemico interno, Ermanno Vichi, pare essersi arreso, probabilmente dopo aver ottenuto la sicurezza di una sistemazione nonostante la grande difficoltà ad essere eletto in uno dei seggi parlamentari che, prima del neo-proporzionale parevano (appunto) più numerosi. Ma ora ci si mettono altri alleati.
I Comunisti Italiani non da ora esprimono dubbi, specie sulla politica urbanistica. A loro si affiancano adesso i Verdi, che non ne possono più dell’ambiente che passa in second’ordine mentre l’urbanistica sta sempre sopra. Ragion per cui hanno iniziato una consultazione interna. Vi sono i “rivoluzionari”, capeggiati da Luigino Garattoni, che non se la sentono di andare avanti nella continuità. E stanno pensando ad una lista Arcobaleno, sul modello di quella che ha ben figurato a Cattolica nel ’99 , con Comunisti Italiani, Italia dei Valori, cittadini e magari movimenti e liste civiche (senza Rifondazione).
Lo Sdi, affiancato dall’ex diessino (fortissimo a nord) Massimo Lugaresi, sono al lavoro, e cavalcherà a sua volta lo scontento urbanistico soprattutto nelle ali (settentrionale e meridionale) della città. Quindi la lista capeggiata da Renato Capacci, i Riformisti (beffardamente definiti ritornisti dai Ds), con molti personaggi noti, anche se non proprio popolarissimi, in città. Insomma, lo scenario di un centro-sinistra frammentato in tre al primo turno, non è poi così fuori dal mondo: Ds, Margherita e probabilmente Rifondazione da subito con Ravaioli, Verdi e forse Lista Arcobaleno per conto loro, così come lo Sdi.
Sicchè Ravaioli, in caso di non elezione al primo turno, dovrebbe fare i conti con tre soggetti, comprendendo anche i Riformisti. E non sarebbe cosa facile. Anche se, va detto, non è che nel centro-destra si ammazzino per lastricargli la strada di ostacoli. Il coordinatore provinciale di FI, Giuliano Giulianini, è assai preso dalle problematiche della Provincia, in cui è consigliere. Marco Lombardi è assorbito a Bologna. Insomma nomi credibili non sono ancora emersi. L’attesa potrebbe derivare dal fatto che, si attende di conoscere, appunto, gli assetti degli avversari, ma qualche dubbio che ci sia anche un po’ di difficoltà è legittimo. Anche perché con An, come da sempre, i rapporti non è che siano idilliaci. Con chi stringerli, tra l’altro? Col presidente Gioenzo Renzi, che è anche consigliere regionale, o con lo storico Oronzo Zilli? E sulla compattezza del partito di destra al voto, al momento attuale, chi ci metterebbe la mano sul fuoco?
Insomma se Ravaioli non ride i suoi avversari potrebbero dover versare varie lacrimucce. Sullo sfondo una Rimini, e una provincia, che da tempo ormai hanno bisogno di leader che ne riscoprano l’identità, facendola valere anche fuori dai confini: a Bologna in primis e poi a Roma. Senza tanti discorsi, ma con fatti concreti e programmi. Magari, dopo aver scelto (o sistemato) i candidati, si potrà parlare anche di quelli.

di Francesco Pagnini




Quel papa santarcangiolese

Nel 1740 divenne consulente del Santo Uffizio e capo del convento di san Bonaventura. Fu nominato cardinale da Clemente XIII e alla sua morte divenne papa. Si distinse per la sua lotta all’eresia, abolì i Gesuiti, ma si distinse: lasciò grandi opere umanistiche ed artistiche: i tentativi di riavere i possedimenti tolti alla Chiesa; l’avvio del prosciugamento delle Paludi Pontine; il documento in difesa degli ebrei; la fondazione del Museo Vaticano.
I francobolli illustrano in modo sintetico la sua vita religiosa con particolare attenzione ai luoghi che riguardano la Romagna e San Marino. Nel francobollo da 0,80 il papa è ritratto col saio francescano, a significare le origini religiose e poi da cardinale. Sullo sfondo la sua città, Santarcangelo di Romagna e San Marino.
Nel secondo, è già papa in atto di benedire. Accanto l’arco trionfale di Clemente XIV (a Santarcangelo) che fu voluto, su progetto di Cosimo Morelli. I ritratti di Clemente XIV sono frutto di una attenta ricerca iconografica su opere di artisti a lui contemporanei, primo fra tutti lo scultore Christopher Hewetson, e poi il ritratto a olio di Porta, le incisioni di Tillard, oltre a quadri di autori anonimi e al celebratissimo ritratto scultoreo di Canova.
Sempre il 17 novembre le poste sammarinesi hanno anche emesso un francobollo autoadesivo, “definito per i grandi utenti”, senza valore ma valido per affrancare la corrispondenza fino a 20 grammi.

Valerio Benelli




Ifi: democrazia nelle gelaterie e nei bar

– Umberto Cardinali ha 97 anni. Si emoziona davanti alla tomba della madre con il candore di un adolescente. Negli anni Sessanta, a quasi 60 anni, un’età in cui si pensa più alla pensione che alle cose da fare, prende nelle mani l’Ifi e la fa diventare la più importante azienda europea nella costruzione dei banchi bar, gelateria e pasticceria.
“Spicciamoci con questi nuovi prodotti: che io non ho molto tempo da perdere”. La frase l’ha pronunciata alla presentazione della quarta rivoluzione tecnologica della sua azienda. Una rivoluzione che gli osservatori hanno denominato “Democrazia nei locali pubblici”, capace di sintetizzare tecnologia, stile e bellezza. E dove per mettere a proprio agio l’ospite si consiglia di togliere la pedana: tutti alla pari.
Le novità vengono portate al pubblico durante il Sigep, la Fiera del gelato e della pasticceria, a Rimini, 21-25 gennaio. E tutte portano la firma di Makio Hasuike, uno tra i massimi designer mondiali e lo studio di sviluppo e ricerca interno all’azienda di Tavullia. Andiamoli a vedere questi prodotti.
Progettazione partita 5 anni fa e denominata “Ifi Platinum”, il gioiello è il banco gelato a forma circolare, capace di contenere fino a 18 gusti diversi; coniuga estetica, tecnologia e funzionalità.
Estetica: lineare, avvolgente, di acciaio inox, alluminio e vetro temperato.
Tecnologia: grazie alla serpentina circolare del freddo la temperatura è uniforme (conservazione ottimale del prodotto e risparmio energetico). La vetrina gira grazie ad una pedaliera.
Funzionalità: il cliente ha i gusti vicinissimi, a portata di occhi e fantasia; mentre il gelatiere riesce a spatolare i gusti con comodità, senza contorsioni da circo.
Gli altri prodotti di “Ifi Platinum” sono un dispensatore di ghiaccio automatico; è sufficiente mettere il bicchiere sotto per far scendere il numero di cubetti desiderato: bella igiene.
Una vetrina refrigerata completamente a vista, che grazie alla forma geometrica è più capiente, più vicina al cliente ed allo stesso tempo più igienica.
L’innovazione targata Ifi si chiude con un banco bar le cui ante e cassetti sono di vetro temperato curvato. In questo modo il cliente può osservare ordine e pulizia. Essere rassicurato e trovarsi come a casa. Ad esempio, si è stati così attenti nel tenere in considerazione la pulizia, che la cremagliera reggi mensole è completamente chiusa, per evitare che le cibarie si possano annidare e causare “inquinamento”.
Dietro questa “nuova democrazia” nei locali pubblici, oltre alla notevole quantità di tempo, 5 anni, c’è uno sforzo economico importante. Il gruppo industriale di Tavullia ha investito 3,5 milioni di euro (senza contare i fattori promozionali). Il progetto è stato considerato tanto innovativo da meritarsi il finanziamento del ministero delle Attività produttive. Insomma, rappresenta quell’Italia che va, che investe, che fa ricerca, che punta ad essere competitiva anche negli anni a venire. Un bell’attestato alla sua leadership europea.
“L’innovazione – argomenta Gianfranco Tonti, cattolichino, direttore generale – è l’unica strada per difendere quello che un’azienda ha costruito nel tempo. La nostra ha questa filosofia: il passato non garantisce il futuro”.
“Con l’idea forte di non disorientarsi davanti ai cambiamenti – continua ad argomentare Tonti -, ‘Ifi Platinum’ vuol cogliere gli interessi e le necessità di migliaia di piccoli imprenditori. Con la nostra tecnologia, le nostre soluzioni, il nostro design, la nostra idea di locale, si vogliono mettere gli imprenditori della ristorazione nella condizione di difendrsi dagli attacchi che stanno arrivando dalle catene straniere, in Europa ed in Italia”.
In gennaio il marchio Ifi sbarca a Shanghai; si apre una gelateria.

di Giovanni Cioria

Hasuike, tecnologia e bellezza

– Il progettista dell’Ifi è Makio Hasuike, un giapponese di “cultura” italiana. Dal ’68, ha aperto lo studio di design industriale a Milano. Nel suo bel curriculum il Compasso d’oro (il Nobel dei designer). Di sé ha scritto: “Il lavoro di Makio Hasuike rifugge da nostalgici rito autocelebrativi: egli persegue l’innovazione attraverso la proiezione verso il futuro e l’anticipazione di risposte ai bisogni reali o che tali diventeranno”.

I NUMERI

Gruppo da 57 milioni di euro

Produce anche sedie, tecnologia per conto terzi. Acquisita la Coletti (azienda veneta leader in Germania). Nel ’05 crescita del 7%

– Crescita dei ricavi del 7% nel 2005 (57 milioni di euro, il 22 per cento all’estero), 372 addetti, acquisizione della Coletti (azienda veneta leader in Germania negli arredi per gelateria). Questi sono i numeri di Ifi Industrie di Tavullia. La sua storia è stata contrassegnata dalla ricerca e dall’innovazione: una svolta ogni 10 anni.
La prima è alla fine degli anni Sessanta: portano sui mercati il banco bar industriale, fino ad allora ad appannaggio degli artigiani: più tecnolgia e meno costi.
La seconda tappa è alla metà degli anni ’70: il banco bar componibile, modulare.
Altra data fondamentale il ’91 e questa volta si traccia soclhi tecnologici fondamentali: angoli interni arrotondati, refrigerazione ventilata, strutture portanti in acciaio trattato con polveri epossidiche (per evitare la corrosione passante, sportelli con chiusure magnetizzate). Tutte le tecnologie Industrie Ifi rispondono ai dettami della normativa europea.




I libri delle banche

BANCA MARCHE

‘Nel segno di Barocci’

– “Nel segno dei Barocci – Allievi e seguaci tra Marche, Umbria e Siena”. Federico Motta Editore, curato da Anna Maria Ambrosini e Marina Cellini, presentazione di Andrea Emiliani.
“La pubblicazione intende fornire un panorama ampio e approfondito di un fenomeno artistico sul quale manca uno studio d’insieme, per comprendere l’incidenza del ruolo magistrale di Barocci su una vera e propria scuola di pittura marchigiana e non solo, puntando a diventare un insostituibile strumento per qualunque futura ricerca nel settore e per la storia dell’arte marchigiana.
La personalità artistica e il ruolo magistrale di Federico Fiori detto il Barocci sono andati progressivamente chiarendosi negli ultimi decenni. Tappe fondamentali di questo processo sono state la grande esposizione tenutasi a Bologna nel 1975 e la successiva monografia (1985), entrambe curate da Andrea Emiliani. All’artista urbinate è stato riconosciuto il contributo decisivo nell’innovare il panorama artistico sul volgere del XVI secolo, prima della riforma dei Carracci e della proposta radicale di Caravaggio. Non vi è oggi manuale che non dedichi attenzione alla pittura del Barocci, al suo stile coinvolgente nel quale l’alto rovello formale legato alla lezione di Raffaello si coniuga con lo studio del colore e dello sfumato di Correggio.
In parallelo l’indagine critica è stata rivolta anche a tutti gli allievi che hanno frequentato la sua bottega e, in generale, a quegli artisti che hanno in qualche modo seguito il suo insegnamento, anche se manca uno studio che affronti nella sua globalità il fenomeno del ‘baroccismo’.
Il volume conta numerose schede e testimonianze, si rivolge all’approfondimento di questo fenomeno restando in un raggio di influenze prossimo, anche cronologicamente, al maestro, partendo dallo studio del metodo di lavoro, cioè dalla lunga fase progettuale che lo portava a realizzare non solo decine di disegni, di studi d’insieme o di dettagli, ma soprattutto di bozzetti, che in seguito venivano utilizzati anche dagli allievi.
Il lavoro è composto da una serie di saggi volti a ricostruire e definire i vari aspetti del fenomeno, cui seguono le monografie degli artisti, con relativo elenco delle opere disperse, e un’ultima sezione che raccoglie le testimonianze delle fonti sul tema e i protagonisti.

CASSA DEI RISPARMI DI FORLI’

‘I Borgia’

– “I Borgia”. Mondadori Electa S.p.A. Milano, coordinamento editoriale Cristina Garbagna, redazione Rossella Savio, coordinamento tecnico Paolo Verri e Andrea Panozzo.
Scrive nella presentazione Renato Ascari Raccagni, presidente Cassa dei Risparmi di Forlì: “Nel 1890 quando Gaetano Previati, pensando al crudele figlio di papa Alessandro VI Cesare Borgia detto il ‘Valentino’, dipinse il Sacco di Capua – un olio su tela, cm 283 x 580 – a tutto può aver pensato, ma non certo che la sua opera avrebbe trovato collocazione nella Sala delle Assemblee della Cassa dei Risparmi di Forlì; e non poteva neppure figurarsi che, dopo oltre centodieci anni, il suo dipinto sarebbe stato scelto per la copertina del volume che, anche quest’anno, la Cassa ha voluto realizzare, rinnovando la consuetudine di pubblicare un’opera di grande valore culturale: un volume dedicato a I Borgia.
…Risalgono agli anni 1499 e 1500 le vicende che l’amico avv. Natale Graziani ha magistralmente focalizzato con il suo apporto su Cesare Borgia in Romagna alla conquista dello stato di Caterina Sforza che ha dato al presente volume, uno stimolante riferimento anche locale, un viaggio nel tempo, nell’arte e nella memoria della nostra città”.
Il volume, corredato da bellissime illustrazioni di opere d’arte, soprattutto dipinti, si articola in diversi capitoli: “Cesare Borgia in Romagna alla conquista dello stato di Caterina Sforza” (Natale Graziani), “Le origini della famiglia Borgia” (Miquel Batllori), “Nell’Italia dei Borgia tra Quattrocento e Cinquecento” (Claudio Strinati), “I Borgia: dal mondo gotico all’universo rinascimentale” (Eduardo Mira).
Seguono tre capitoli su Alessandro VI, due su Cesare, due su Lucrezia. Infine un dettagliato riepilogo “Il secolo dei Borgia: crocevia dell’arte e della storia” (Carla Alfano), una ricca bibliografia e saggi e un elenco delle esposizioni allestite nel mondo riguardanti la famiglia Borgia.

CASSA DI RISPARMIO DI CESENA – UNIBANCA

‘Storie d’Italia’

– “Storie d’Italia – Dalla Belle Epoque agli Anni Sessanta”. Editore Touring Club Italiano (2003), prefazione di Giuseppe Galasso, testi di Francesca Bonazzoli, progetto grafico di Toshihiro Miki.
E’ il nostro Paese, vecchio e nuovo, quello che scorre nelle oltre 500 immagini tratte dall’Archivio Fotografico del Touring Club Italiano. Le Storie d’Italia sono raccontate attraverso tre epoche fondamentali: Il progresso e la Belle Epoque (dal 1894 al 1920), Luci e ombre tra le due guerre (dal 1921 al 1945), Verso un Paese nuovo (dal 1946 al 1969).
Nella prefazione, Giuseppe Galasso, dopo avere descritto la crescita umana, sociale ed economica dell’Italia dalla fine del 1800, conclude: “…Questa bella favola ha avuto, peraltro, il suo risvolto negativo o insoddisfacente. Il progresso distribuito in modo ineguale sul territorio e la questione meridionale non è stata risolta che parzialmente. La modernizzazione del Paese ha comportato perdite vistose, a cominciare dallo spreco delle risorse ambientali e paesistiche… Il progresso economico non è stato accompagnato da una soddisfacente promozione generale di tutta la vita civile. …Il senso della Stato, della solidarietà e dell’identità nazionale appaiono ancora precari o deboli. La forza propulsiva della società civile nella vita politica e nel costume amministrativo appare per un verso troppo debole e subalterna, per altri eccessiva e fuorviante. Questo bilancio potrebbe proseguire. Non ne uscirebbe però mutato il dato di fondo: pur tra molte negatività e incompiutezze, in meno di un secolo l’Italia è uscita da un vero e proprio stato di minorità rispetto all’Europa avanzata e ne è diventata una parte cospicua e imprescindibile. …Come, forse meglio che in altri modi, si legge bene nei volti, negli ambienti, negli episodi, nei documenti e nelle scene di vita che decenni di fotografie, testimoniate qui dalle immagini del Touring, hanno consegnato agli archivi della memoria italiana e più generalmente del mondo contemporaneo”.

BANCA CARIM Cassa di Risparmio di Rimini

‘Dal Trecento al Novecento’

– “Dal Trecento al Novecento – Opere d’arte della Fondazione e della Cassa di Risparmio di Rimini”. Panozzo Editore, a cura di Pier Giorgio Pasini, introduzione di Andrea Emiliani, schede di Angelo Mazza e Pier Giorgio Pasini.
Scrivono nella presentazione Luciano Chicchi (presidente della Fondazione) e Fernando Pelliccioni (presidente Banca Carim): “La collezione di opere d’arte che è stata minuziosamente catalogata e commentata in questo volume, rappresenta molto di più che una semplice raccolta di cose belle e preziose. Ogni dipinto su tavola o tela, ogni ceramica, ogni manufatto d’arte incarna la tappa di una storia lunga e coerente che ha radici lontane ma che ha manifestato i suoi frutti migliori in quest’ultimo ventennio. E’ difatti dall’inizio degli anni Ottanta che la Cassa di Risparmio di Rimini ha iniziato una precisa politica nel campo dell’acquisizione di beni artistici e culturali di cui la Fondazione attuale ha ereditato e potenziato l’attività.
D’altro canto, gli ideali che ispirano e sostengono ogni progetto della Fondazione trovano la loro realizzazione non solo nei gesti della solidarietà sociale propriamente detta, ma anche nell’incremento del sapere e nel contributo dato al rispristino ed alla conservazione dei beni artistici ed ambientali. …Il fatto che gran parte della raccolta della Fondazione Cassa di Risparmio e di Banca Carim sia esposta presso le gallerie dei Musei Comunali, mette in luce l’ideale di pubblica utilità che ci ha sostenuto in questi anni e che nutrirà i nostri futuri progetti”.
Il volume presenta, tra le altre, opere di: Giuliano da Rimini, Pietro da Rimini, Matteo de’ Pasti, Giovanni Francesco da Rimini, Marco Palmezzano, Francesco e Bernardino di Bosio Zaganelli, Lattanzio di Ambrogio da Rimini, Guido Reni, Guido Cagnacci, Francesco L’Ange, Giuseppe Taurini, Guglielmo Bilancioni, Gino Ravaioli, Luigi Pasquini, Andrea e Guido Baldini, Elio Morri, Armido Della Bartola.




Bicifestival, la casa dei mini ciclisti

– Sprigiona entusiamo da tutte le parti il Bicifestival di Riccione che ha celebrato i suoi primi cinque anni di attività con i giovanissimi in una entusiasmante serata al ristorante i “Due Fratelli” di Misano. Tanti, per cominciare, i premi assegnati a tutti i 52 mini ciclisti protagonisti della stagione 2005 con oltre sessanta vittorie.
Questi alcuni dei plurivittoriosi: Andrea Semprini, Michael Galuzzi, Martina Giorgio, Alex Maroni, Federica Tonelli, Laura Agostini, Alberto Buono, Veronica Satta, Alessandro Tonti, Filippo Tonelli, il capitano uscente della squadra Matteo Squadrani e Asia Casadei, promossa sul campo nuova capitana del sodalizio.
Inoltre, il team giallogrigio ha partecipato per la seconda volta al Meeting nazionale svoltosi quest’anno a Santa Croce sull’Arno, dove ha figurato in maniera più che dignitosa. Fra le vittorie più importanti spiccano i titoli dei campionati provinciali e regionali su strada per società.
Però, al di là dei risultati, che sono sempre molto graditi, ciò che però conta per i dirigenti è di aver creato fra tutti i tesserati, maschi e femmine (età 7 – 12 anni), uno spirito di socializzazione e amicizia veramente fantastici.
In questi ultimi anni il Bicicifestival ha avviato allo sport ciclistico diverse centinaia di giovanissimi, molti dei quali sono passati alla categoria Esordienti. Nel 2006, a beneficiare di sei nuovi esordienti, sarà il Velo Club Cattolica. Sono passati nelle file del gruppo sportivo giallorosso i seguenti ciclisti: Matteo Squadrani, Samuele Scarponi, Massimiliano Bordoni, Lorenzo Jacov, Filippo Tonelli e Giada Pantone.
Il Bicifestival ha in programma di riprendere gli allenamenti a fine gennaio. Avranno luogo, come sempre, presso il collaudato parcheggio di Oltremare, accanto all’uscita del casello della A14 di Riccione. Chi è interessato ad iniziare a praticare il ciclismo, per puro divertimento, deve telefonare al 328.4811798 o al 347.1257963. Tesseramento e vestiario sono gratuiti.
Se in pochi anni si è creato tanto interesse ed entusiasmo, è merito di molte persone, genitori compresi, ma in particolare dei direttori sportivi: Francesco Satta, “Macio” Casadei, del segretario Mario Giorgio e del “vulcanico” presidente William Pesaresi.

di Bruno Achilli




Spigolature degli Scrondi

Andate e moltiplicatevi… – Nel numero di ottobre del ’98 sono uscite le prime spigolature dello Scrondo; quello che è stato scritto in tutti questi mesi ha evidentemente interessato i nostri lettori al punto tale che lo Scrondo ha generato alcuni piccoli Scrondini che nel frattempo sono cresciuti e che sono pronti per collaborare a questa rubrica. Perciò a partire da questo numero, questo spazio sarà un lavoro collettivo, a più mani e voci, a garanzia di una pluralità e libertà di opinioni che questo giornale ha sempre garantito a collaboratori e lettori. Auguri Scrondini!!!

Sacro (Natale), profano (preservativi).. Clamorosa l’iniziativa dei militanti dell’Arcigay di Riccione durante la notte di Natale; alla fine delle tradizionali messe di mezzanotte hanno distribuito gratuitamente dei preservativi e degli opuscoli per la prevenzione dall’Aids. A giudicare da come abbiano fatto presto a fare il giro delle chiese di Riccione, il dono natalizio deve essere stato ben accolto dai fedeli (visti i prezzi), meno dai sacerdoti. Prima il solito don Giorgio, poi anche gli altri sacerdoti hanno tuonato contro questa iniziativa con gli abituali toni da crociata; evidentemente davanti alle chiese si possono distribuire opuscoli contro i referendum sulla fecondazione assistita e quello che vuole santa romana chiesa, non altro che disturbi i pensieri dei propri parrocchiani. Oppure si sentono liberi di andare a fare veglie di fronte agli ospedali dove si praticano gli aborti senza alcun rispetto per chi in quel momento sta vivendo una situazione estremamente difficile. A quando un po’ più di tolleranza? Imola ed altri ci sono subito cascati, una polemica tra Arcigay e preti, è diventata una polemica che ha coinvolto oramai tutti i partiti.

FinColor, chi non festeggia… – Anno nuovo, vita nuova; speriamo che sia veramente così. Non festeggiano quei 74 lavoratori riccionesi della FinColor che dalla sera alla mattina, tra Natale e Capodanno, si sono ritrovati la lettera di licenziamento. E’ l’ingloriosa fine di una impresa che a Riccione dava lavoro a 180 persone; in questi casi dovrebbero essere verificate le responsabilità della proprietà, cercare di capire dove si è sbagliato, invece abbiamo assistito alle lacrime di coccodrillo di chi prima “ha assunto uno per uno” i dipendenti e poi li ha licenziati. I lavoratori hanno il diritto di conoscere lo stato dell’azienda della quale sono stati parte integrante per tanti anni o pochi mesi e non conoscere il proprio destino da un cartello affisso al cancello. Nascondersi dietro il sentimentalismo per negare le responsabilità? Forse l’azienda era la più grossa di Riccione, almeno per numero di dipendenti, non parliamo di piccoli numeri. Fortunati i 104 lavoratori riassunti dalla nuova azienda, ma gli altri, chi devono ringraziare?




Dialetto: “Done e amor gran brusor”

L’ultima si intitola “Done e amor… gran brusor!”. Quelli de “I Arciunis” sono in cartellone in gennaio al Teatro del Mare, con inizio alle 21.

Gli appuntamenti: 12, 13, 18, 19 e 26




Dottoressa Piccari complimenti e in bocca al lupo

Riccionese, 22 anni, alla discussione della tesi c’erano gli orgogliosi genitori (con in testa il commosso babbo, Emilio) e gli amici più cari. Passione per la palestra, d’estate ha sempre lavorato; le ultime stagioni le ha fatte all’Aquafan. Ora, l’attende un’altra bella prova: il lavoro. In bocca al lupo, con le migliori fortune da parte della Piazza.