Voto, l’elogio delle primarie

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– Il 16 ottobre scorso 4.300.000 cittadini italiani hanno partecipato alle elezioni primarie indette dall’Ulivo di Prodi per la scelta del candidato leader in vista delle elezioni politiche del 2006. I seggi erano presidiati, in tutta Italia, da scrutatori volontari reclutati principalmente tra i giovani, e il risultato è stato a dir poco confortante.
Prima di tutto lo è stato per l’alto numero dei partecipanti al voto, di quattro volte superiore alle più ottimistiche previsioni. Chi sono costoro, che hanno sopportato lunghe attese e si sono messi pazientemente in coda? E’ presto detto: dato e non concesso che siano andati a votare tutti i novecentomila circa, iscritti ai partito di centro-sinistra, restano oltre 3.400.000 almeno, tra lavoratori e membri di quello che il mio collega Ginsborg definì il “ceto medio riflessivo”. Sì, le gocce d’acqua del fiume carsico dei girotondi, tanto inviso alla Casa delle libertà e ad Emilio Fede, un fiume che riemerge dal sottosuolo quando batte l’ora delle decisioni, e insieme ai girotondisti le folle che negli anni scorsi avevano riempito le strade e le piazze di Roma, sospinte da Cofferati e da Moretti. E’ tutta gente che il cloroformio della tv privata e pubblica non è evidentemente riuscito ad addormentare.
Ma, se si pensa alle percentuali di voto –vere e proprie frazioni di quello che sarà il tavolo da cui uscirà il programma elettorale finale dell’Unione–, quel risultato è stato confortante anche in sé stesso: in quel 74% di voti a Prodi, in quel 14 % a Bertinotti (che vuol dire uno spazio, cospicuo ma non esorbitante, alle istanze sociali del mondo giovanile di estrema sinistra), cui aggiungerei il 3% di Di Pietro, portatore della cultura della legalità e del rigore morale in questa società sempre più dominata dalla corruzione e dall’arroganza del denaro. Ma il dato di gran lunga più significativo è stato quel 74 % conseguito da un professore universitario senza partito alle spalle. Prodi ha ottenuto un vero trionfo, a dispetto dei suoi avversari della Casa delle libertà, che lo aspettavano al varco e fino all’ultimo hanno sperato in una affermazione di Bertinotti capace di oscurare il professore bolognese. Nel qual caso avevano già pronto lo slogan del pericolo comunista alle viste ?
E’ stato osservato, secondo me giustamente, che chi è andato a votare lo ha fatto principalmente per infliggere una lezione a Berlusconi. L’editto di Sofia che ha determinato l’espulsione dalla televisione pubblica del moderato Biagi, del professionalmente ben valido Santoro e del comico Luttazzi è stato un vero boomerang. Ha provocato la reazione di rigetto di moltissimi italiani, che sono andati ad aggiungersi ai pentiti di avere ingenuamente creduto a certe tante promesse e a coloro che non hanno digerito le leggi varate al solo scopo di salvare dai tribunali gli imputati più eccellenti. “La legge è uguale per tutti”, hanno ripetuto con i magistrati i quattro milioni e passa del 16 ottobre.

di Alessandro Roveri Professore di Storia contemporanea all’Università di Ferarra

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