Storie di uomini, donne, bambini divorati dalla follia

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– Dalla piccola Repubblica di San Marino arriva nelle librerie italiane un libro destinato a lasciare il segno. Carne, racconta – Storie di donne e bambine divorate è l’eloquente titolo della sconvolgente opera prima del riminese Riccardo Geminiani, giornalista e apprezzato autore per bambini (i suoi libri hanno venduto decine di migliaia di copie e sono tradotti in tutto il mondo), che esordisce nella narrativa “per adulti” con un libro dai contenuti drammatici e inquietanti: “Da far arrossire Melissa P. e i suoi cento colpi di spazzola?” enfatizza una nota di presentazione apparsa su “L’Indice” di aprile. Il libro, che ha già ispirato uno spettacolo teatrale, sarà presentato ufficialmente a maggio alla Fiera del Libro di Torino. L’uscita nelle librerie italiane è fissata per il 19 aprile.
In Carne, racconta l’autore affronta vicende legate da un unico filo conduttore: la violenza sessuale. Tre storie di abusi nelle quali il confine tra realtà e finzione si mescola così sapientemente da lasciare il lettore senza fiato.
“Lo spunto di queste storie arriva direttamente dalla cronaca – spiega Riccardo Geminiani – dalle tante vicende di violenza e abusi che la quotidianità puntualmente ci consegna. Il primo dei tre racconti che compongono il libro descrive uno stupro di gruppo consumato in un bar di un piccolo paese e scandito dalle malinconiche e struggenti note de ‘La canzone di Marinella’ di Fabrizio De André”. Nella seconda storia, l’autore narra in modo singolare le vicende di una donna matura alle prese con un inquietante ‘nodo’ del proprio passato. La terza, invece, è una tragica rivisitazione della fiaba di Cappuccetto Rosso, ambientata ai giorni nostri con un epilogo mozzafiato. “Una rivisitazione che farà sicuramente discutere – avverta l’autore – e che riapre il dibattito sul ‘dimenticato’ monito contenuto nella versione originale della fiaba scritta da Charles Perrault”. Oltre trecento anni fa, lo scrittore francese ha composto l’opera con il dichiarato intento di mettere in guardia i bambini dai pedofili, ma purtroppo nel tempo la fiaba ha subito mutazioni determinanti e il suo messaggio e la sua morale originale sono spariti.
“Questi di Riccardo Geminiani – annota il giornalista e critico televisivo Roberto Levi (il Giornale) – si definiscono, tradizionalmente, racconti. Ma è come se fossero fiabe, fiabe sui generis, naturalmente. Fiabe struggenti, inquietanti, dure. Fiabe che se ce le raccontassero svelandocene subito la fine, che non è mai un lieto fine, non vorremmo probabilmente ascoltare. Sono storie di violenza, di fiducia tradita, di innocenza rubata descritte con il polso fermo di chi sta fotografando istantanee drammatiche…”.

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