Quello strano monumento dell’arte culinaria

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– La gastronomia è un monumento come un’opera d’arte. Rappresenta sapere, conoscenze e la famosa triade: terra, territorio, tradizione. E’ un’espressione culturale dalle mille sfaccettature e con una bontà economica che l’Italia non riesce a sfruttare pienamente, purtroppo. Ed è davvero molto grave. Ad esempio, nonostante che il turismo mondiale sia aumentato del 6 per cento nel 2004, l’Italia, sul mercato mondiale, è arretrata del 7,2 negli arrivi e nel 4,1 negli incassi. Periodo di riferimento: i primi 6 mesi del 2005. Nello stesso arco di tempo i nostri vicini sono cresciuti ed anche poderosamente: Spagna (più 6 e più 8), Francia (più 1,7 e più 3,6), Gran Bretagna (più 11 e più 10,1).
Altri numeri, l’Italia sul palcoscenico del turismo internazionale ricava ricchezza per 35,7 miliardi di euro (quarto posto mondiale). Ci precedono la Francia con 40,8 miliardi, la Spagna con 45,2 e gli Stati Uniti con 74,5.
Dopo i libri dedicati all’arte ed alla natura della provincia di Rimini, la classica strenna natalizia della Banca Popolare Valconca racconta il sapere gastronomico. Titolo: “La cultura del cibo tra Romagna e Marche” (130 pagine, impreziosite da belle immagini). Lo ha scritto quella penna e mente raffinata che è Piero Meldini, per 25 anni direttore della Biblioteca Gambalunga e da più di 30 anni appassionato di storia dell’alimentazione. Presentato alla comunità lo scorso 7 dicembre. Il libro è composto da 5 capitoli: Costanzo Felici e l’antica cucina rurale, Il regime alimentare delle campagne nelle inchieste sociali dell’Ottocento, La cucina contadina feriale e dei giorni di festa, La cucina dei nobili e dei borghesi nelle lettere di Lancisi e nei ricettari domestici ottocenteschi, Microstoria di un’industria alimentare. Nell’appendice le ricette di un tempo: semplici e senza tempo.
Ha scritto nella presentazione Massimo Lazzarini, il presidente della Banca Popolare Valconca: “Scorrendo queste pagine pare di sentire aromi di una volta ma che, fortunatamente, sono stati in gran parte conservati: i ceci all’aglio e rosmarino, le piade dei morti, il vinello, i patacùc, i maltagliati, i passatelli, la pasticciata, i maritozzi e i sontuosi cappelletti in brodo”.
Ancora Lazzarini: “…trovo più profonda e pertinente l’osservazione del grande Beethoven: la cucina racconta di quegli alimenti che sono necessari alla bestia umana per produrre cose spirituali”.

di Francesco Toti

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