Imprenditore, impresa e Responsabilità sociale

– Quando parliamo di responsabilità dell’imprenditore intendiamo anche responsabilità del dirigente e/o del professionista, a seconda ovviamente, delle circostanze e dei livelli di coinvolgimento decisionale.
Seconda sottolineatura, la responsabilità è sempre un fatto individuale e personale.
E’ la singola persona che è responsabile delle sue azioni.
Oggi, è vero, parliamo anche di responsabilità dell’impresa, ma che cosa è l’impresa?
Una definizione abbastanza diffusa, ma incompleta e parziale di impresa, è quella di: un insieme (astratto) di persone e cose che interagiscono fra loro e con il mondo esterno, per produrre beni o servizi (o profitto).
Più correttamente io direi che: sono alcune persone (concrete) che, utilizzando i mezzi di cui dispongono, con le loro decisioni ed i loro comportamenti, determinano e guidano l’attività dell’impresa.
E’ facile dire, quando succede un fatto negativo: è colpa del governo, è colpa delle multinazionali, è colpa del comune, è colpa dei sindacati, è colpa della chiesa, ecc. sono affermazioni che non vanno in profondità, hanno ovviamente una loro giustificazione corrente, ma non affrontano realmente e concretamente il problema.
Dietro ogni decisione, politica o aziendale che sia, c’è una persona o un gruppo di persone, questi sono i responsabili, del bene o del male compiuti. Trasferire le responsabilità dalle persone alle strutture significa deresponsabilizzare le persone. Significa fare sparire e nascondere i responsabili effettivi.
Ecco perché a me sembra più corretto parlare prima di responsabilità dell’imprenditore poi dell’impresa.
A monte della responsabilità sta l’etica.
Il 17 ottobre del 2003 a Roma in un convegno su: “Etica ed Eonomia- Norme, comportamenti e valori” – Antonio Baldassare – presidente emerito della Corte Cosituzionale – ci dà una sua definizione di etica: “In ogni sua manifestazione, l’etica non significa altro che consapevolezza e pratica dei limiti dettati dall’esigenza di rispettare l’altro uomo. Quando imprenditori e politici avranno introiettato questa convinzione, allora il mondo si aprirà alla speranza che l’uomo cessi di essere un lupo per l’altro uomo per diventare, uomo per l’uomo”.
Francesco Merloni – ex ministro – a mio avviso, fa un passo avanti e sottolinea che: “?etica è un concetto astratto che ha il suo corrispondente concreto nella responsabilità personale, quella responsabilità che è uno dei fondamenti della morale cristiana. Responsabilità significa assumere nella sua interezza l’onere di decidere il nostro comportamento, indirizzarlo al bene, accettarne le conseguenze? (etica) responsabilità significa non solo non fare il male, ma significa fare il bene”.
Merloni, introduce e sottolinea il concetto di “bene comune” e spiega che non fare il male, rispettare le leggi non basta, occorre fare il bene, e la differenza non è marginale.
Paolo Casavola – altro presidente emerito della Corte Costituzionale – ricorda che: “Socialismo e liberismo hanno storicamente prodotto pratiche di collettivismo e di individualismo egualmente irrispettose del legame vitale tra la persona umana e la comunità umana??è sintomatico che (oggi) si scopra un vincolo tra etica ed economia, etica e diritto,etica e scienza?.”.
E continua: “La coscienza civile non esce dai suoi dilemmi con modelli di ingegneria costituzionale, non traduce in termini etici i problemi politici (ed economici n.d.r.) se trascura la stella polare di questa parte del cielo del mondo civile che è il bene comune. Bene comune non è quanto è percepibile come vantaggioso per tutti, ma quanto è giusto che sia”. Mi sembra a questo punto abbastanza chiaro che ci sia un accordo generale sul fatto che fra ETICA ed ECONOMIA deve esistere un rapporto molto stretto e che l’economia non è un qualcosa che può andare per conto suo senza alcuna regola.
Baldassarre, infatti, ricorda che : “Etica e politica non sono e non possono essere separati. La politica senza etica diventa sterile lotta per il potere??la stessa cosa vale per i rapporti fra etica ed economia questa (l’economia) senza quella (l’etica) rischia di diventare contraria alla dignità umana?.”.
Partendo da questi presupposti:
– la responsabilità è un fatto personale,
– etica liberista: non fare il male e rispetta le leggi,
– etica cristiana, ma anche profondamente umana: non solo non devi fare il male, devi preoccuparti del “bene comune” ,
– etica ed economia non possono essere disgiunte.
Attività dell’impresa, svolta in una economia di mercato, e con il fine di produrre un profitto. Mercato e profitto sono due concetti importanti e che meritano molta attenzione.
Anche la dottrina sociale della Chiesa: “?riconosce la positività del mercato e dell’impresa, ma indica, nello stesso tempo, la necessità che questi siano orientati al bene comune”. Ecco di nuovo il bene comune.
Il bene comune ci porta a considerare che: il profitto, che è un fondamentale misuratore l’efficienza dell’impresa, dal quale non si può prescindere quando si parla di validità dell’attività imprenditoriale, non può essere l’unico e esclusivo fine dell’impresa. Una visione incentrata unicamente sul profitto individuale o anche aziendale o di categoria, potrebbe condurre anche alla distruzione di valore e dei fondamenti stessi della società.
Non bisogna dimenticare, come spesso oggi si fa, che il fine fondamentale dell’economia in generale e dell’impresa in particolare deve essere quello di servire l’uomo, e quindi: l’imprenditore, gli azionisti, i lavoratori, i clienti, i fornitori, ecc. ma salvaguardando i beni preziosi della verità, della libertà, della dignità, della solidarietà e dell’ambiente circostante.
Allora in concreto verso chi e che cosa dobbiamo sentirci responsabili nella nostra azione quotidiana? Innanzitutto verso noi stessi e la nostra famiglia, dobbiamo poterci sentire persone a posto con la propria coscienza, operatori economici che si fanno guidare dalla verità, dalla correttezza e dal rispetto degli altri. Che operano per il profitto, sapendo però, che il profitto non è un valore assoluto, ma solo relativo.
Poi verso tutto l’ambiente circostante che è costituito da:
– soci, azionisti, comproprietari,
– dipendenti, prestatori d’opera, collaboratori di ogni genere,
– clienti,
– fornitori, comprese le banche che possono essere considerate fornitrici di mezzi finanziari,
– istituzioni, da quelle più lontane (Roma, Bruxelles) a quelle più vicine (Comune),
– ambiente naturale: terra, aria, natura, ecc.

di Gianfranco Vanzini