Colonia, aspettando l’incontro col papa

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Con queste parole Dieter Heck saluta Andrea e Nicola, i suoi due giovani ospiti riminesi, in partenza per la Giornata Mondiale dei Giovani di Colonia. Dieter, pensionato residente a Surth, paese a sud di Colonia, è, assieme a sua moglie, solo uno delle migliaia di tedeschi che, nello scorso agosto, hanno ospitato gli oltre ottocentomila giovani pellegrini provenienti da tutto il mondo per la settimana di preparazione alla giornata mondiale della gioventù, culminata con la veglia e con la messa celebrata da Benedetto XVI nella grande spianata di Marienfeld, il 21 agosto.
Dalla diocesi di Rimini, per l’occasione, è partito un gruppo di 150 persone, tra giovani ed educatori, provenienti da differenti realtà locali: Morciano, Rimini, Vergiano e Spadarolo, San Mauro Pascoli, Riccione. Senza contare i seminaristi, i religiosi e i singoli aggregati al gruppo e provenienti da Viserba a Cattolica, dalla Valconca alla Valmarecchia. Tra i partecipanti, l’intero clan scout Rimini 8 di Corpolò, composto da nove ragazzi e due capi.
“Si tratta di un pellegrinaggio, non di una gita né tanto meno di una vacanza – ha ribadito più volte don Andrea Turchini, responsabile della pastorale giovanile per la diocesi di Rimini e coordinatore del viaggio -. Per questo lo spirito con cui affrontare la settimana di preparazione è quello di accoglienza e di essenzialità”. Lo stesso concetto era stato chiarito poche settimane prima da don Aldo Amati, vicario del vescovo di Rimini: “La giornata mondiale dei giovani non è solo un happening dove si incontrano tanti giovani, ma un momento vero di preghiera, di fede”.
“La giornata è stata voluta da Giovanni Paolo II nell’85 e a Colonia è giunta alla XX edizione – confessa Andrea, uno degli scout del gruppo Rimini 8 – e ricordo che nel 1997 guardai con stupore la Giornata di Parigi. Da allora desideravo partecipare, soprattutto per conoscere realtà tanto diverse dalla nostra. Così, arrivati a Colonia, le occasioni non sono mancate: abbiamo conosciuto gruppi provenienti dalle Filippine e dal Brasile. I ragazzi di Cuba allietavano le vie di Colonia con i loro balli, mentre non era raro vedere sventolare a pochi metri le bandiere di Egitto, Israele, Pakistan e Messico”.
Nella settimana di preparazione all’appuntamento col papa, il gruppo di Rimini ha vissuto diversi momenti di incontro, riflessione e, naturalmente, di preghiera. Ma non solo. Se lunedì 15 agosto è stata la giornata dell’accoglienza, il giorno successivo è stato dedicato alla messa inaugurale nello stadio di Colonia, gremito di giovani.
“E alla fine della messa – raccontano alcuni pellegrini di Vergano e Spadarolo – è persino venuto il presidente tedesco per darci il suo messaggio di benvenuto ed è stato accolto dallo sventolio di bandiere di tutto il mondo. Tante, tantissime, quelle italiane”.
C’è stato poi l’incontro fra tutti gli italiani con i giovani tedeschi di origine italiana. “Lo stadio di Colonia era pieno – ricordano Alice e Martina di Corpolò – con oltre cinquantamila persone. Abbiamo pregato ed è venuto addirittura Ruini. Poi abbiamo anche cantato ‘Romagna mia’, e quando un gruppo di alpini ha intonato ‘Fratelli d’Italia’ ci siamo uniti al coro e tutte le bandiere sventolavano!”.
Non sono mancate le opportunità di approfondimento. Andrea, spiega che “il giovedì è stato dedicato al pellegrinaggio alla cattedrale: l’imponente chiesa, che conserva un prezioso reliquiario d’oro, secondo la tradizione coi resti dei Magi. E’ stata costruita incessantemente dal Medioevo fino all’Ottocento ed è sopravvissuta ai terribili bombardamenti della Seconda guerra mondiale”.
C’è poi chi ha fatto incontri davvero eccezionali. Infatti, proprio per le vie di Colonia, Donatella e Antonietta, scout del Rimini 8, sono riuscite a vedere passare il papa a pochissima distanza. “Passeggiavamo per le vie della città -raccontano – quando alcuni poliziotti ci hanno sbarrato la strada. Abbiamo chiesto, in inglese, cosa stava succedendo e ci hanno spiegato che sarebbe passato il papa. Lo abbiamo visto veramente da vicino, non come a Marienfeld, dove eravamo a vari chilometri di distanza dal palco?”.
Per la grande veglia del sabato e la messa della domenica, il gruppo di pellegrini di Rimini si è dovuto accontentare di una sistemazione lontana dal palco.
“Abbiamo seguito il papa dai maxischermi e con le radio – racconta Enrico, dei ragazzi del clan di Corpolò – ma quello che conta era l’ambiente, tutte quelle persone riunite nel campo di Marienfeld, per pregare ma anche per conoscersi e, perché no, per fare festa assieme”. E la notte all’aperto? “E’ stata un’emozione addormentarsi tra quasi un milione di sacchi a pelo sotto il cielo stellato. E al risveglio non finivamo di guardare fino a dove arrivava il numero delle persone, delle bandiere, mentre davanti a noi sulla collina c’era il tendone bianco dove si celebrava la messa”.
Poi, è venuto il momento del rientro in Italia. Ma se si chiede ai giovani di Rimini cosa hanno portato a casa, per tutti la risposta è: “Tanti ricordi, qualche foto, e soprattutto il pensiero che ci sentiremo pellegrini per tanto tempo”.

di Andrea Parato

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