Saludecio Ottocento Festival atmosfere spensierate

Il borgo è un grande palcoscenico in cui gli spettatori oltre al teatro potranno godere di ottimi cibi e ammirare le mercanzie di tantissimi espositori: e così osti e ostesse, in abiti ottocenteschi, con profumi e aromi di menù appetitosi daranno loro il benvenuto nei punti di ristoro dislocati nelle vie più caratteristiche del centro storico, per deliziare il palato con i sapori delle ricette tradizionali del territorio

– Un 800 Festival da incorniciare: per una settimana, dal 4 al 10 agosto, il centro storico di Saludecio, uno dei borghi malatestiani più caratteristici dell’entroterra riminese, volge lo sguardo a quella che fu l’epoca di suo maggior splendore e si veste a festa per celebrare l’800, con i suoi colori, usi, costumi e profumi.
Giunto alla XXIII edizione, Ottocento Festival cambia volto e si appresta ad accogliere il suo pubblico con un allestimento scenografico che, alla stregua di una macchina del tempo, catapulterà tutti i visitatori in un caratteristico paese del XIX secolo.
Il fascino del gran ballo, l’euforia del Moulin Rouge, le suggestioni dei caffè viennesi, rivivono nel borgo che nell’800 si meritò l’appellativo di “capitale della Valconca”.
Entrando nel paese si avrà così la sensazione di percorrere un vero corso ottocentesco che mette in mostra i suoi palazzi più prestigiosi e dove si potranno ammirare la bottega del farmacista e quella del ciarlatano, l’atelier fotografico, il caffè in cui degustare il rosolio; e ancora parate di bicicli, gendarmi e soldataglie, graziose signore in crinoline.
Un’atmosfera che punta a ricreare la bella epoque di un borgo arroccato sulle colline della Valconca: quest’anno la formula sarà completamente rinnovata con una cura particolare rivolta alla ricostruzione degli ambienti, alla scelta di spettacoli a tema ottocentesco, così come di un mercato del XIX secolo.
Un’attenzione filologica che riguarderà anche l’aspetto gastronomico, con osterie e tanti piccoli punti di ristoro che offriranno menù a tema ottocentesco.
Palcoscenico privilegiato per gli spettacoli sarà costituito dalle vie e i vicoli del centro storico, a cui si aggiungono le bellissime piazze, in primis piazza Beato Amato dove ogni sera si potrà assistere a spettacoli no stop, dai valzer viennesi all’operetta al gran ballo, inframmezzati da performance di giocoleria ed equilibrismi ad alta spettacolarità? dalle 21.00 fino a tarda notte, con un’offerta adatta a grandi e piccini.
Non resta dunque che partire e prepararsi a compiere questo viaggio nel passato, pronti ad immergersi in un’atmosfera d’altri tempi, autentica, frizzante e vivace che si sviluppa in 7 giorni, 7 notti e? 7 percorsi: dei fatti e delle cose, delle invenzioni e dei muri dipinti, delle arti e dei mestieri, delle merci e degli scambi, dei gusti e dei sapori, degli astri e delle stelle, dei divertimenti e degli intrattenimenti.

Rievocazioni
L’Associazione Italiana Musica Meccanica di Cesena porterà nel borgo malatestiano la magia dell’antica giostra a cavalli trainata dalla macchina a vapore e accompagnata dalla melodia dell’organo, mentre numerose saranno le città di rievocazione ottocentesca ospiti del Festival: il “Gran Ballo” da Cingoli (MC), il “Biciclo ottocentesco” da Fermignano (PU), i giocatori del “Bracciale” da Treia (MC), la “Banda Garibaldina” da Umbertine (PG), i “i soldati austriaci” da Medola (MN), l'”accampamento militare” da Savona.

Mostre
I murales – “le invenzioni dell’800” uniscono le genialita’ di tutte le nazioni a cura di genius/arperc
Storia, tradizione e cucina attraverso il libro
Bijou – “le rose” . Argenti e pietre preziose
Dalla memoria di un garibaldino
Appunti e cimeli del Risorgimento italiano
Percorso degli astri e delle stelle
La seduzione nell’ottocento – Fruscìo, più di 100 negozi di abbigliamento intimo e moda in Italia e all’estero, portando anche pezzi unici, mai presentati fin’ora.

Gli spettacoli
Ottocento Festival è soprattutto spettacolo, divertimento e intrattenimento. Ogni sera, entrando nel borgo, si rivivono le atmosfere della belle époque e di un giorno di festa fra uomini in frac ed eleganti signore a passeggio, popolani e ambulanti, gendarmi e soldataglie, saltimbanchi e ciarlatani.
Con una scenografia da salotto la piazza aggiunge un tocco di romanticismo al fascino dei valzer viennesi, dell’operetta e del gran ballo, per lasciare poi ogni sera il posto a un Ottocento più intrigante.
Con la mezzanotte, infatti, prendono definitivamente il sopravvento sul palco di Piazza Beato Amato, l’euforia del can can e del Moulin Rouge, i virtuosi funambolismi e i numeri di varietà del Café Chantant, le sfilate di moda di ballerine in giarrettiera (per la regia di Rita Giancola).
Un’attenzione particolare quest’anno è rivolta al teatro di figura con l’Opera dei Pupi (4, 5, 6 agosto), ovvero la storia dei Paladini di Francia.




Sagra della Patata e degli Gnocchi

– Un meraviglioso angolo di storia, arte, natura a pochi passi dal mare. Montescudo è famoso anche per le sue patate che, per la particolare natura dei terreni, hanno acquisito caratteristiche del tutto speciali. Sono infatti più consistenti e saporite e si prestano magnificamente per la preparazione degli gnocchi, tanto che questo prodotto locale è ritenuto uno dei migliori di tutta l’Emilia Romagna.
La Sagra, 33^ edizione, organizzata dalla Pro Loco, dall’amministrazione comunale e dalla Coldiretti di Montescudo, con il contributo della Provincia di Rimini e Camera di Commercio di Rimini, si svolge il 6 e 7 agosto.
Gli stand culinari presenteranno specialità quali gnocchi di patate nostrane rigorosamente fatti a mano al momento dalle donne montescudesi e serviti in due varianti (al ragù e alle verdure), baccalà con patate, patatine fritte, dolci di patate e gelato di patate. Nonché la piadina a più varianti.

CURIOSITA’

I segreti della patata di Montescudo

– Il seme di patata è lo stesso per tutti: arriva dall’Olanda.
Le terre montescudesi ne favoriscono la crescita perché è sabbioso e friabile.
Fondamentale è la caratteristica che non hanno bisogno di trattamenti antiparassitari, il fungo della patata ad una certa altezza sul livello del mare non si genera.
La patata di Montescudo si conserva per tutto l’inverno se tenuta in ambiente buio ed appoggiata sulla terra (mai sul cemento), cosa che non avviene con quelle coltivate in pianura che fanno acqua, germogliano ed infine marciscono.
Molti a Montescudo le tengono nelle grotte e lì le conservano in strati di terra e sabbia divise dalla paglia.

Trentasei quintali

– In due giorni si servono circa 35 quintali di patate. Ecco come: 25 per gli gnocchi, 5 fritte, 2 per il baccalà, 2 per il gelato. Inoltre, si spillano 16 quintali di vino.

Che cosa c’è da vedere

TORRE CIVICA
Risale al XIII secolo; seppur rivisitata ha mantenuto la struttura medievale

GHIACCIAIA
Di epoca malatestiana, si trova sul lato mare della piazza sulla quale si affaccia il palazzo comunale. Di pregio la sua tecnica costruttiva

CUNICOLI SOTTERRANEI
Congiungevano la rocca con la torre di avvistamento

MURA
Sono i resti delle fortificazioni malatestiane, erette sotto il governo di Sigismondo, che ebbe come consigliere anche Filippo Brunelleschi. Caratteristiche: alte ed inclinate

CHIESA TRARIVI
Un’antica pieve. Distrutta dalla ferocia della Seconda guerra mondiale. A suo modo è stata recuperata ed è stata denominata la Chiesa della Pace. A ricordo del passaggio del fronte, è stato creato il Museo della Linea Gotica Orientale; raccoglie reperti e materiale delle battaglie avvenute nella zona

VALLIANO SANTUARIO
Appena restaurato, il pezzo notevole sono gli affreschi del Quattrocento della scuola del Ghirlandaio. Bella la posizione, bello l’edificio. Nella canonica alloggia il Museo della Civiltà contadina

CASTELLO DI ALBERETO
Bel borgo fortificato di epoca medievale. Vista sontuosa sull’Adriatico e sull’Appennino

CARTELLONE

Bobby Solo

SABATO, 6 AGOSTO
Ore 18 – Apertura stand gastronomici
Ore 21 – Concerto Bobby Solo (ingresso 5 euro)

DOMENICA 7 AGOSTO
Ore 9 – Fiera dei prodotti agricoli ed artigianali di Montescudo
17 – Apertura stand gastronomici
17 – Degustazione dei prodotti tipici con le musiche folcloristiche del “Caffè concerto”
19.30 – Concerto degli Amici della De Filippi: Irene Guiglielmi, Gianni De Martini, Monica Hill (ingresso gratuito)
22.30 – Fuochi d’artificio




Campi elettromagnetici, il rischio tecnologico

– Una volta fu chiesto ad Einstein cosa ne pensasse di una sottoscrizione che era stata pubblicata da cento fisici, fra i più autorevoli all’epoca, contro la sua rivoluzionaria teoria della Relatività. La risposta, semplice e saggia al contempo, fu che se avessero avuto ragione ne sarebbe bastato uno solo, a dimostrazione del fatto che non è il numero che fa la verità, ma semmai il contrario.
I tempi passano, ma gli errori restano: molti tecnici, solo perchè alcuni di scienziati di fama internazionale hanno escluso possibili rischi cancerogeni per la salute umana derivanti dall’esposizione a radiofrequenze e microonde, sono convinti dell’inesistenza di un dibattito scientifico in materia.
Gli unici effetti riconosciuti sono i cosiddetti effetti acuti, ossia quegli effetti a breve termine dall’esposizione riconducibili all’eccessivo riscaldamento dei tessuti (effetto termico). In questo caso esiste una relazione quantitativa con l’intensità di esposizione, cioè un vero e proprio rapporto tra dose assorbita ed effetto per cui, superata una determinata soglia, l’effetto si manifesta e si aggrava via via che la dose aumenta. Per tale motivo la normativa vigente in Italia prevede l’esistenza di un limite di esposizione che non deve mai essere superato, al di sotto del quale l’effetto indesiderato dovrebbe essere nullo.
Difficile invece trovare una condivisione di opinioni circa i possibi effetti a lungo termine (effetti cronici), in particolare quelli genetici e cancerogenetici, per i quali esiste un’ampia letteratura scientifica sviluppatasi negli ultimi 30 anni, a volte emarginata o addirittura strumentalmente alterata nei contenuti, certo non conclusiva dal punto di vista del nesso di causalità, ma fortemente indiziaria a favore della documentazione di effetti biologici, alcuni dei quali sarebbero indicatori di possibili danni alla salute, definiti “non termici” perché indotti da esposizioni a livelli di campo elettromagnetico inferiori a quelli che producono un eccessivo riscaldamento. Gli effetti cronici vengono indotti secondo una relazione puramente probabilistica della dose: ogni dose, per quanto minima ha una reale probabilità di produrre un danno biologico, probabilità che decresce al diminuire della dose, ma la cui gravità è indipendente dall’entità della dose stessa.
Un semplice esempio di effetto non termico è la capacità di una luce, che lampeggi con una frequenza di circa 15 segnali al secondo, di provocare crisi convulsive in persone che soffrono di fotoepilessia. Non è la luminosità (intensità) della luce a generare la patologia, ma piuttosto il fatto che il cervello riconosce e, a sua volta, risponde alla frequenza del lampeggiamento: in altri termini l’effetto riguarda più l’informazione (frequenza) contenuta nel segnale che non la sua intensità, anche se la luce deve ovviamente essere abbastanza intensa da essere visibile e deve esistere, in questo caso specifico, una predisposizione neurologica della persona esposta.
Le tecnologie da cui siamo circondati (ripetitori radio, TV e cellulari, elettrodotti, cabine di trasformazione, la maggior parte degli elettrodomestici di uso comune, il telefono cellulare ecc.) lampeggiano in modo analogo, con varie intensità e frequenze a seconda dell’utilizzo a cui sono destinate. Alcune di queste frequenze ricadono nella gamma di certi bioritmi elettrici del corpo umano che quindi possono essere esposti a vere proprie interferenze.
Negli ultimi 100 anni il nostro ambiente si è arricchito di radiazioni dotate di frequenze in origine inesistenti con le quali l’essere umano non si era mai confrontato, nè geneticamente selezionato come invece è avvenuto per certi campi elettromagnetici di origine naturale, aumentando, al contempo, l’intensità del valore del fondo complessivo di 100.000 volte e in alcuni casi di 1.000.000 di volte.
Tuttavia mentre la possibile nocività delle interferenze elettromagnetiche viene riconosciuta nel caso dei sistemi di controllo elettronico quali quelli di aerei ed ospedali, al punto di vietarne l’uso in certe situazioni, i possibili danni generati dalle interferenze sui sistemi di controllo bioelettrici del corpo umano non sono riconosciuti. A livello normativo la legge prevede, in questi casi, un valore di attenzione, destinato ai luoghi a lunga permanenza, che non deve essere superato al fine di tutelare le persone dai possibili effetti cronici, un valore misurabile sulla base di criteri che sarebbero più coerentemente adeguati agli effetti acuti che a quelli cronici, per non parlare poi del fatto che l’Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza del Lavoro (ISPESL), in varie occasioni alla fine degli anni ’90, aveva assunto una posizione decisamente cautelativa suggerendo valori nettamente inferiori rispetto a quelli recepiti dalla normativa, segnalando effetti neurologici, nel caso di neonati, ad intensità di campo elettrico 10 volte inferiori al valore di attenzione. Ad ogni modo questo valore, ancorchè inidoneo, esiste e deve essere rispettato così come il limite di esposizione.
Passiamo ora ad analizzare rapidamente lo stato di fatto della nostra provincia.
In alcuni siti come Montescudo o Covignano, ricchi di ripetitori radio televisivi, esistono postazioni in cui i parametri di legge, come ho anche personalmente verificato attraverso monitoraggi, non vengono rispettati. Per questo motivo è in fase di realizzazione il Piano di Localizzazione delle Emittenti Radio Televisive (PLERT) il quale dovrebbe formulare ipotesi adeguate al risanamento. Ritengo che, data la conformazione dell’orografia locale, non esistano molte soluzioni efficacemente praticabili al di fuori dell’innalzamento dei tralicci che ospitano le vari emittenti, operazione che richiede un impatto paesaggistico-ambientale molto forte, ma inevitabile se si vogliono perseguire obiettivi minimi di tutela sanitaria, laddove una semplice delocalizzazione degli impianti risultasse insufficiente.
Sul fronte della telefonia cellulare, contrariamente a ciò che alcuni ritengono, non esistono margini per un regolamento tipo replicabile, a livello provinciale, da ogni ente locale, poichè ogni realtà ha proprie caratteristiche. I regolamenti comunali, previsti dalla Legge Quadro (36/2001), si devono articolare su obiettivi di qualità eterogeni, come ebbe già modo di precisare la Corte Costituzionale, basati su istruttorie tecnico-scientifiche atte dimostrarne le motivazioni e la ragionevolezza. La normativa suggerisce l’adozione di criteri localizzativi ed urbanistici, opportunamente calibrati sulla singola realtà locale, volti a minimizzare le esposizioni della popolazione ai campi elettromagnetici. Il problema non lo si risolve con la semplice moltiplicazione del numero degli impianti che, come qualcuno sostiene, ridurrebbe la potenza delle singole antenne diminuendo al contempo il valore del fondo medio. Questa ipotesi viene smentita dai fatti: se prendessimo in esame le nove provincie della nostra regione vedremmo che, a fronte di una certa variabilità nel numero degli impianti per unità di superficie, la potenza media delle varie stazioni radio base rimane, al contrario, pressochè costante, a dimostrazione del fatto che il gestore cautela la qualità del proprio servizio utilizzando potenze superiori a quelle necessarie ad avere un segnale ottimale. Il criterio dell’aumento del numero degli impianti sarebbe efficace solo se le singole potenze risultassero al di sotto di certe soglie.
Un altro problema consiste nel controllare se le altezze degli edifici presenti in un intorno di una stazione radio base, autocertificate dai gestori, sono conformi alla realtà, operazione attribuibile solo all’ammnistrazione comunale, visto che non spetta nè all’ARPA, nè all’AUSL. Errori in tal senso non sono inusuali e possono comportare un superamento dei parametri di legge, come peraltro si è già verificato.
Tuttavia la situazione peggiore si ricontra nel caso delle sorgenti in bassa frequenza (elettrodotti, cabine di trasformazione …). Infatti la normativa nazionale, totalmente dissociata dalla realtà scientifica, prevede parametri di esposizione per la tutela dagli effetti cronici, fino a 50 volte superiori a quanto suggerito, a livello epidemiologico, in numerose pubblicazioni ed indicato nella legge regionale dell’Emilia-Romagna (30/2000 e 197/2001) per le nuove linee elettriche o le nuove edificazioni. Nella nostra provincia esistono contenziosi penali in itinere per danni biologici lamentati da soggetti molestati da campi magnetici in bassa frequenza le cui sentenze vengono riportate anche nei testi di giurisprudenza. Sono coinvolte importanti linee elettriche ed anche cabine di trasformazione, molte delle quali, pericolosamente confinanti con ambienti abitativi.
Mi limito a segnalare che recentemente, nel caso di Radio Vaticana, per la prima volta è stato applicato l’articolo 674 del codice penale per punire il reato corrispondente al “getto pericoloso di cose”, equiparando, in modo del tutto corretto dal punto di vista fisico, l’energia del campo elettromagnetico alla materia, uno sviluppo giuridico che potrebbe aprire una svolta positiva nel caso di esposizioni indebite.
Rimane comunque difficile prevedere quali saranno gli sviluppi futuri in un settore dove l’aspetto scientifico non è l’unico ad incidere, come è avvenuto con altri noti inquinanti ambientali riconosciuti tali solo dopo se ne era fatto largo uso per anni. Ritengo utile concludere riportando quanto affermato da Terracini, uno dei più autorevoli epidemiologi italiani, il quale, di fronte alla presunzione e alla pericolosità di certi atteggiamenti rassicuranti, ricorda che …gli scienziati … che accusano di oscurantismo chi guarda con prudenza certe tecnologie non si sono accorti che la nostra capacità di prevedere le conseguenze di certe innovazioni è terribilmente indietro rispetto alla nostra capacità di innovare…

di Fausto Bersani Greggio – Collaboratore CSAAE (Centro sistemi audio visivi acustici elettromagnetici – Università Urbino




Gemmano, Sagra della Pappardella al cinghiale

– La Sagra delle pappardelle al cinghiale rappresentano la forza, la semplicità delle idee vincenti. Nata sulla proposta di Luciano Tasini, allora attivo presidente della Pro Loco (uomo dinamico ed attivo anche nella vita), grazie al lavoro, all’organizzazione, riesce a far salire sulla torre naturale della Valconca anche i giovani che vanno alla ricerca di profumi e sensazioni particolari.

SPETTACOLI E GASTRONOMIA

PROGRAMMA

Venerdi 12 agosto
ore 18 – Apertura stand gastronomici;
ore 19 – Orchestra “Roberta Cappelletti”

Sabato13 agosto
ore 18 – Apertura stand gastronomici;
ore 19 – Orchestra “Luca Bergamini”

Domenica 14 agosto
ore 18 – apertura stand gastronimici
ore 19 – Orchestra “Grande evento”

Lunedì 15 agosto
ore 12 e 18 – apertura stand gastronomici
ore 19 – Orchestra spettacolo “Gabriele e Milva”




Pinon, quel prodigioso ed amaro salvataggio del ’64

– Arcurdand un amig. Che la vu tre amdai d’argent al valor civil. Dmenga dop mez dì a sera dré marena e ho vest un bagnin ad salvatag chi mudern e am so arcord ad Pinon.
Un bagnino vecchio stile, un om gros, grand e bon com un pez ad ciamblon.
Era uno di noi, dla Catolga. Da giovane in un momento molto difficile della nostra storia, aveva fatto una scelta coraggiosa ma giusta per la libertà: era stato partigiano nella brigata del senatore Morbiducci. Un ragazzo senza tante pretese, ma con la voglia di un mondo nuovo, con gli ideali di uguaglianza e giuistizia, sperando in un domani migliore: dove tutti sono fratelli, senza distinzione di colore e di razza. Quando per fare il passaporto, ad un certo signor Einstein, fu chiesto di che razza era, rispose: umana.
Facendo il bagnino era conosciuto da tanti villeggianti, specialmente tedeschi. Qualcuno ne salvò, altre ne amò; era quello che si dice un don Giovanni, ma vero, ruspante, non come questo di oggi che si vanta di essere tanto bravo da far cambiare idea ad un primo ministro scandinavo. Sa chi do ciuf trapianted.
Altri tempi. E po amarcord che di dé l’ot ad giugn del 1964. Un giorno per chi lo ha vissuto da non scordarselo mai più: scuro il cielo, mare in tempesta, un inferno in terra; vento con raffiche micidiale, onde alte 10 metri, spiaggia devastata, capanni distrutti, tetti scoperchiati, palco dell’orchestra dell’Eden Rock, mitico night club dei favolosi anni sessanta di Gabicce Monte, truved ma la Bassa. El bar ad Tambur (Battista Pritelli) sul pontile di Cattolica sotto una muraglia d’acqua.
Gente rimasta intrappolata stavano rischiando di morire annegati. Si doveva cercare un modo per andarli a prendere non c’era un minuto da perdere. Si doveva prendere una decisione, ma era molto pericoloso. L’è ste alora che u se fat aventi Pinon, l’ha det : “Avag me”.
Fu trovata una corda, legata alla vita, un’altra sulle spalle; mare forza 8-9. U se but. Aggrappandosi alle balaustre del pontile e finalmente, lottando con tutte le sue forze, arrivò dove c’erano quattro persone nel bar. Erano spaventate a morte. Un ragazzo più degli altri; non voleva tentare di aggrapparsi a Pinon. Non c’era tempo da perdere. U se santì la voce ad Pinon che l’ha det: “Dai burdel che si no a murin tot”.
Stava per afferrare il giovane ma un’onda più forte delle altre lo portò via. Pinon lottò con tutte le sue forze disperatamente, cercando di riprenderlo; purtroppo non ci riuscì. Il giovane si chiamava Fernando Cermaria, di anni 16. Fu ritrovato dopo 20-30 giorni presso Fano. C’erano ancora tre persone da tirare in salvo. Con grande coraggio la squadra composta anche da Sergio Camagni, el tedesc Walter Forsten e del maresciallo dei carabinieri di Cattolica, Renato Amati.
Il caso vuole che una mattina facendo servizio volontario per ausilio della Coop Adriatica ho portato con Severino Bacchini la spesa alla mamma di Gino e mi ha raccontato un particolare di quel giorno. Essendo andata via la luce erano tutti al buio. Con molta preoccupazione per non veder arrivare il figlio a casa; senza notizie disse alla figlia di accendere una candela. Finalmente, verso mezzanotte bussarono alla porta dicendole di non preoccuparsi: il figlio era all’ospedale che stava bene e che aveva bisogno solo di panni asciutti.
Le altre ragazze salvate erano: Grazia Prioli, Maria Luisa Prioli ed il diciottenne Gino Silvagni.
Però l’anima dla squedra era Pinon. Perché Pinon l’era Pinon. Gli restò un grosso peso nel cuore per non aver salvato quel giovanotto. Fu decorato con tre medaglie d’argento a valor civile. Ma non si è mai gloriato per tutto quel che aveva fatto; nella sua carriera ne aveva salvato più di 50. Se ne andò senza clamore, ricordato da pochi amici. Non fu ricordato da nessun ente per cui lavorò. Forse perché i Pinon in nas piò tent spes. E i nè gnenca parent ad quii da ades.
Ah scusem, Pinon us ciameva Giuseppe Santoni (6.5.1923-11.2.2004), tre amdai d’argent al valor civil. E l’era dla Catolga.

di Alberto Prioli




Carrozzelle disabili, attacco ricarica gratis

– Nel triangolo Riccione-Cattolica-Montegridolfo ci sono una sessantina di carrozzelle elettriche per disabili. Per loro il Rotary Club Riccione-Cattolica ha realizzato il progetto “Una città per tutti”. Ha posizionato a Cattolica e Riccione delle colonnine “intelligenti” (in grado di leggere qualsiasi tipo di batteria e di erogarne la giusta quantità) per ricaricare la batteria. In modo tale che una volta in centro non esista il problema energetico del ritorno a casa. Per effettuare l’operazione ci vuole un connettore alla carrozzina. Finora soltanto una decina si sono presentati per il montaggio. Dice Giuliano Piccioni, rotariano, nonché titolare della Debar: “Sarebbe bello se altri venissero presso la nostra azienda per il montaggio della connessione”.
La colonnina è stata progettata dalla Debar di Misano Adriatico, azienda specializzata nella vendita di batterie. E’ esclusivista Magneti Marelli (trazione industriale) e Tudor (automobili) per la Romagna, Marche, Umbria e parte di Abruzzo. Tra i suoi clienti: Merloni, Rai, Telecom, Asa, Scm, Ferrovie dello Stato, numerosi ospedali. Nata nell’83, la sua forza è l’assistenza. Piccioni afferma che sarebbe un ottimo servizio per i disabili se anche ospedali e supermercati si dotassero delle colonnine per la ricarica per “Una città per tutti”.




Cari amici, che i sepolcri vi siano lievi

– Che triste giorno questo venerdì 29 di un luglio affocato di mezza estate! Avrebbe potuto essere una buona giornata del fine settimana lavorativo che pregusta il sabato di leopardiana memoria. Invece no! Due telefonate mi stroncano questa settimanale consuetudine annunciandomi la morte di due amici.
Affatto diversi tra loro e nemmeno si conoscevano.
Di buon mattino mi dicono che Pino (Giuseppe Giulietti), 81 anni, è morto e che domani ci sarà il suo funerale a Crevalcore, ove abitava e dove sarà sepolto. Aveva un anno più di me ed era nato e cresciuto a Cattolica per tutta l’età dell’adolescenza; mi ricordo le scorrazzate, le smarrite e le birichinate per la via della Stornara.
Il corso della vita con i suoi travagli lo aveva portato poi in giro per l’Italia ed anche per il mondo. Era stato in Libano con il contingente di pace italiano, quale responsabile del welfare, ed era poi andato in pensione col grado di colonnello dell’aviazione. Si era stabilito con la famiglia in quella città della cinta felsinea dove avrebbe potuto godere il piacere della vita nell’età del riposo, della lettura, dello studio per diletto, al di fuori di quella necessaria occupazione di lavoro per la patria, che aveva cominciato a diciotto anni.
Ma quel terribile male non è stato così clemente da fare sufficienti sconti. Potrà concedere delle proroghe e così è stato anche per Corrado Casanti, avvocato, il cui studio verrà portato avanti dai due figli. Aveva 68 anni; arriva a Cattolica, per matrimonio, 40 anni fa.
Sul tardi mi giunge infatti la seconda funesta telefonata.
Sembra perfino sorridente Corrado, nella serenità della morte. D’un colpo sono finite le nostre dispute giuridiche sulle interpretazioni dei diversi casi. Non mi racconterai più, con quella vena di ilarità che ti era congeniale, di quando scambiasti le mie scarpe per le tue dopo una improvvisata partita di calcio nell’aia.
Non ci potrai più mostrare con quanta abilità le tue mani, in perfetto sincronismo, facevano sfoggio dell’arte tua paterna appresa nell’età adolescenziale nella preparazione dei “pani”. Ora una bara con raso sul gelido marmo, è il letto. Composto con la nera barba ed i capelli folti appena stempiati, le mani incrociate in un rosario, nell’ultimo vestito scuro, che contrasta con il raso bianco, il mio amico Corrado, più giovane di me di un anno, si avvia a quello che è per tutti il lungo sonno della morte. Non era originario di Cattolica e domani andrà a riposare per sempre in quella sua magnifica terra urbinate che lui tanto amava e che fu patria del duca Federico e di quel Raffaello dal pennello divino.
E’ notte fonda, ma nella strada è ancora un brulicare di persone in questa calura estiva di voci balneanti. Pare che nessuno si accorga della vostra partenza, la vita vuole continuare come ogni giorno, come ogni notte, anche se voi non ci siete più cari amici. Ma io vi ricordo, Vi ricordo per dopo, con il vostro sorriso e la vostra voglia di vivere, di fare, di operare, come diceva il grande cantore iberico ed ancor prima di lui il nostro grande autore del sublime carme “I sepolcri”. Entrambi nella consapevole certezza che resta il ricordo; perché tutto muore. L’uno diceva nella sua lingua che: “Tambièn se muere el mar” = “Muore anche il mare” e l’altro “a egregie cose?. accendono l’urne dei forti”.
Un giorno verrò a trovarvi sui vostri rispettivi Sepolcri.

di Silvio Di Giovanni




GiĆ² Ross

Giovanni Rossi, in arte Giò Ross, nasce a Urbino il 5 aprile 1972. Affascinato dalla scenografia ideale di Urbino, dichiara di nutrire subito una “passione per i soggetti fiabeschi della storia della pittura, della letteratura e delle avanguardie storiche”.

Orario: 17.00 – 24.00.




Amarcord di Dorigo Vanzolini

[img align=left]http://www.lapiazza.rn.it/agosto05/amarcord.jpg[/img]

Costruito nel cantiere navale di Francesco Ubalducci “Franzchin dal Tiri”. In alto sullo sfondo le reti “sfogliare” o” caposfoglia” appese ad asciugare. Il motopeschereccio “Solferino” affondò nell’agosto del 1945 dopo avere urtato contro una mina. Da sinistra: Alessandro Lorenzi “Alissandre d’Giurmen” (capitano), Antonio Lorenzi “Maratona”, Elvino Medri “Gnon”, Primo Venerandi “S-cianton – Bevafora”, Mario di Rimini. (Archivio fotografico Centro Culturale Polivalente di Cattolica).




SAPORI E COLORI DEL NOSTRO DIALETTO di A.F.

– Uj mancheva sempre znov (diciannove) sold pri fè un frènch (1)
– An avimie un baoch da sbat sa cl’èlt (2)
– A so già straca (stanca) e sudéda a pansè par mé, fam bacilé (preoccupare) anche per leia! (3)
– Una bona facia la vèl più d’una pussion (podere) (4)
– T’è propria mnè (menato-colpito) tal palén, t’è inzchè in pin (5)
– La facenda (situazione) la s’imbrugla (complica), la sfa sempre più gnara (fosca) (6)
– A stagh s’un gran cul strett, fin c’an vègh cum la va fnì (7)
– L’è un bagion (furbastro) che al vò roba, quatrén e figh a la metà (8)
– Tla vita in ha fat èlt che mucé i sold, in ha da vé enca su pli budell (9)
– U la fa caschè da l’èlt (alto), u j dà trop culor (importanza) ma la pasticeda (pasticciata) (10)
– T’me lass t’un bèl pastrocc, an saveva cume cavè i zampétt (gambe) (11)
– U ma dè ‘na zacagnèda (rimbrotto) c’u m’ha fat santì cum un vermne (12)
– A simie una rifuleda ad fiol e la miséria la era a stuff. Nu cred che a fessme tènt smènie o smiricacule (capricci) quand l’era ora da magnè… (13)
– Am so buta da giagia (coricata) sora al lett ché a s’era straca s-centa. Am so svegia che l’era nota in pèzz (14)
– A so un gran luvacion, mé la zupa inglésa a la magnaria ènca sora la pènza (pancia) d’un mort (15)

– (1) Gli mancavano sempre 19 soldi per fare un franco
– (2) Non avevamo un soldo da sbattere l’uno contro l’altro
– (3) Sono già stanca e sudata per pensare a me stessa, non posso preoccuparmi per lei
– (4) Una faccia disinvolta, disinibita, vale più di un podere
– (5) Hai colpito nel segno
– (6) La situazione si complica, si fa sempre più offuscata
– (7) Sto in grande apprensione finché non vedo come va a finire
– (8) E’ un’approfittatore (furbastro) che vuole roba, soldi e fichi a metà prezzo
– (9) Nella vita non hanno fatto altro che accumulare soldi, ne devono avere anche nelle budella
– (10) La fa cadere dall’alto, gli dà troppo importanza
– (11) Lasciato in situazione di difficile soluzione
– (12) Rimbrotto, da farmi sentire un verme
– (13) Famiglia con molti figli e povera . Non si potevano fare capricci quando era ora di mangiare
– (14) Mi sono coricata perché ero molto stanca. Mi sono svegliata in piena notte
– (15) Sono molto goloso, la zuppa inglese la mangerei anche…