Morciano, domeniche dei portici si parte

– Il meteo non è stato amico e il 10 aprile si è stati costretti a rinviare l’esordio. Ma ora Le Domeniche dei Portici di Morciano possono partire alla grande. Dal prossimo 8 maggio, ogni seconda domenica dei mesi di aprile, maggio, giugno, settembre, ottobre, novembre e dicembre, la centrale piazza del Popolo e suoi portici, restaurati solo qualche mese fa, diverranno palcoscenico di questo evento. Già definite come la naturale prosecuzione della storica Fiera di San Gregorio, “Le Domeniche dei Portici” sono il nuovo appuntamento del calendario morcianese.
Organizzate da CNA della Provincia di Rimini e dal Comune di Morciano, “Le Domeniche dei Portici” si collocano nel circuito di appuntamenti dedicati al mondo dell’antiquariato, modernariato, collezionismo e artigianato artistico che si svolgono durante l’anno nella nostra provincia. Saranno almeno 50 gli espositori partecipanti, di comprovata serietà e professionalità, che proporranno una vasta gamma di pezzi per accontentare anche il collezionista più esigente: mobili, dipinti, ceramiche, cose antiche ed usate, orologi d’epoca, gioielli e tanto altro ancora. Oggetti di un tempo, per respirare il fascino del passato sotto il “padajòn”, cioè il loggiato, costruito ad inizio ‘900, proprio come luogo di mercati e commercio.




Alternanza scuola-lavoro, a Rimini c’è già

BuonLavoro/CNA Rimini collabora a tre dei quattro progetti avviati in provincia: all’Itis, con la 4 A sez Eletrotecnica; Alternanza Classica e Best in Class dell’Ipc L.Einaudi, anch’essi rivolti alle quarte. In tutto oltre 70 studenti. Ma cosa si è sperimentato? In parole povere, per almeno un mese gli studenti si sono formati in azienda, a sua volta opportunamente preparata (dai pedagogisti del Cescot). Nel frattempo si è svolta anche la formazione degli insegnanti e dei referenti delle aziende per i ruoli di tutor didattico e aziendale.
Un primo bilancio? La maggior parte dei ragazzi dell’Itis è rimasta molto soddisfatta: “Mi sono trovato subito a mio agio”, dice Alex, “In azienda c’era un ottimo clima di collaborazione tra tutti e mi hanno trattato proprio come uno di loro”, aggiunge Cristian. Ma Pier lamenta: “Io ho fatto fatica ad inserirmi. Il mio tutor c’era solo sulla carta”. E uno studente cosa impara? Risponde Lorenzo, a nome di tutti: “Siamo più capaci di mettere pratica la teoria che studiamo. L’azienda è stata come un’estensione dei laboratori che svolgiamo a scuola. Abbiamo però visto cos’è un’azienda, come ci si muove in quell’ambiente, quali sono i comportamenti che vengono più apprezzati”. Suggerimenti? Tomas preferirebbe stage in estate, Alex vorrebbe tutor più informati sui singoli studenti, mentre secondo Mario, “è la scuola che deve prepararsi di più a queste novità”. Ma tutti sono d’accordo su questa sintesi: “Scuola e stage, uguale a futuro”
E gli insegnanti cosa pensano? Secondo Andrea Tonini e Paolo Mosconi, gli studenti si sono sentiti più responsabilizzati, le loro conoscenze si sono allargate, mentre l’apprendimento in azienda non sarà mai riproducibile a scuola. Punti deboli?
“I percorsi di alternanza non sono ancora ben definiti e regolamentati – dico i docenti – inoltre parte del consiglio di classe non sempre è d’accordo a considerare l’esperienza come parte integrante del processo didattico-formativo. Per quanto riguarda l’impresa, la capacità di impegnare gli studenti in un percorso di apprendimento è in generale positiva ma è diversa da situazione a situazione”.

Imprese partecipanti

– Ecco le imprese che hanno realizzato la sperimentazione dell’alternanza scuola-lavoro, in collaborazione con BuonLavoro e con il Consorzio Artigiani Romagnolo – C.A.R.: C.I.E. COSTRUZIONI Rimini, ELECTRON SNC Rimini, EUROTEC SRL Rimini, ELETTROCENTRO 2 Bellaria, FELICIANI MARCO Rimini, F.LLI FRANCHINI SRL Rimini, GUERRA E ZAVOLI e C. SRL Rimini, I TECNICI SRL Rimini, NUOVA CEI Santarcangelo, FULL MANAGEMENT SRL Rimini, RAIMONDI E MONTANARI SNC Riccione, SAMPAOLESI TULLIO SRL, Rimini, 3 MG Rimini.




Polo sulla spiaggia, un successo

Da sabato 23 aprile al lunedì successivo cavalli e cavalieri hanno giocato sulla spiaggia libera di piazzale Boscovich per aggiudicarsi il trofeo del primo torneo di polo giocato sulla sabbia.
Per la prima volta in Europa, a Rimini il “Re degli sport, lo sport dei Re” ha avuto un palcoscenico naturale dal fascino unico: il mare.
Vincitore della Polo Cup On The Beach 2005 è stato il team riminese BYBLOS (composto da Marco Semprini e Marco Felciani).
La conclusione si è avuta lunedì 25 aprile, con tutti i team e i meravigliosi ad alternarsi in coreografiche partite dimostrative sulla spiaggia, a pochi passi dalle onde.
Il torneo è stato organizzato da CNA Rimini con il patrocinio di: Assessorato alla Sport del Comune di Rimini, Assessorato al Turismo della Provincia di Rimini, Segreteria di Stato al Turismo della Repubblica di San Marino, OSLA, Federazione Ippica Sammarinese, Ass. Polo San Marino, Fise, Consorzio San Marino 2000.




Montanari, campione a Montecarlo?

– Quinto tempo nei test primaverili di Barcellona ma con solo mezza giornata di prova nella mente e nelle mani. Così va a cominciare l’assalto alla Formula 1 Cristian Montanari, il talentato pilota sammarinese che si sta togliendo molte soddisfazioni e concretizzando il sogno di pigiare sull’acceleratore delle monoposto più prestigiose.
Quest’anno corre nelle World Series by Renault; in pratica l’anticamera della Formula Uno: 420 cavalli, freni al carbonio e cambio al volante. In questa categoria hanno gareggiato e vinto Rubens Barrichello nel ’91 e lo spagnolo Felipe Massa nel 2001.
Montanari corre con i colori del Team Draco, una delle squadre più forti ed organizzate. E’ riuscito ad entrare in Draco tra un lotto di quattro piloti.
Quindici team per 30 piloti, la bandiera a scacchi del campionato si è aperta il 1° maggio a Zolder, Olanda. Il 22 maggio si corre a Montecarlo alle 11 del mattino per intrattenere gli appassionati prima del via della Formula 1. Il campionato si chiude il 23 ottobre sulle curve storiche di Monza.
Cristian Montanari ha alle spalle stagioni travolgenti, e forse molto del suo destino si gioca nel 2005.
“Il mio obiettivo afferma Montanari – è puntare a vincere il titolo per poi vedere se si spalancano le porte della Formula 1”.
Ventiquattro anni, determinato, preciso, Montanari ha una guida aggressiva, con un ingresso in curva veloce per aprire il gas prima possibile.
La sua storia sportiva è un crescendo impetuoso, degno del miglior Rossini. Da privato, inizia l’Europeo con la Formula Renault V6. Il suo team lo lascia a piedi.
Una chance gliela dà il Victory con il quale partecipa a 5 gare. Su una macchina completamente nuova al debutto giunge terzo, alla seconda secondo. Nelle altre 3 prove porta a casa due trionfi (Imola e Dubai) ed una quarta piazza. Niente male per uno ripescato all’ultimo secondo.
Ottimo anche il debutto 2003. Partecipa all’Italiano F3. Porta per la prima volta in pista una Lola; giunge secondo in campionato a 3 punti dal vincitore. Il suo anno indimenticabile risale al 2001; fa lo Schumacher della situazione. Nel Campionato Italiano Open fatto da 12 gare ne vince 10 e due volte arriva terzo. La marcia trionfale è completata da 11 pole ed un secondo posto in griglia.
La passione per i motori gliela attacca il babbo Alfio che da giovane ha fatto cross e kart. Kart messo a prender polvere nel garage di casa. Fino a quando non lo spolvera un giovane Montanari, assistito dall’amico Mario Francioni.
L’avventura del sammarinese è sorretta dalla sensibilità di alcuni sponsor locali: Universal Pack, Perfect Pack, Ceramica del Conca, Montechimica.




Bettamio ed una classe di fuoriclasse

– Dieci anni al Senato della Repubblica Giampaolo Bettamio, sottosegretario per gli affari esteri, li festeggia il prossimo anno. Nel nostro incontro parla subito di Rimini, perché no. “Quando ero giovanotto – dice sorridendo – qui ho frequentato le scuole medie, il ginnasio, il liceo e tutti i miei compagni di scuola adesso sono riminesi illustri, Roberto Ferrari ad esempio e Lorenzo Cagnoni, una classe fortunata”. Sposato, due figli, residente a Rimini, nato a Bologna il 7 giugno del 1939, laureato in Legge. Un passato da ginnasta (il suo maestro, Romeo Neri). Disciplina, sobrietà, nessuno stravizio, mai. Juventino, azzurro di Forza Italia, scoperto a Bologna dal cardinale Giacomo Lercaro (1891-1976) quando era ancora “pulcino del mondo cattolico”. Tra i più esperti di politica europea in foto compare con Giovanni Paolo II, Arafat e la Thatcher. Di cambiamenti nella vita ne ha fatti tanti e non esclude di poterne fare altri: ascolta, riflette, risponde.
Senatore, trent’anni a Bruxelles, l’Europa allora e oggi?
“Direi di aver visto tre fasi. La prima è stata quella dell’entusiasmo, dobbiamo costruire l’Europa. La seconda quando passò la legge sull’elezione diretta del Parlamento europeo quando finalmente si è sognato di costruire l’Europa. La terza è quell’attuale che detta in termini calcistici sarebbe quella di tirare in porta ma qui c’è uno stallo perché i vari governi dovrebbero fare un passo indietro nelle politiche nazionali ma ancora non se la sentono”.
Potrebbe definire il del sistema politico contemporaneo?
“Stiamo passando dal sistema precedente a quello nuovo che però non c’è ancora. Il partito ideologico non è più quello che la società vuole. Forza Italia stessa è crisalide che deve farsi farfalla, un partito ponte, non sarà certamente la struttura definitiva. Ci ispiriamo ad un modello che deve mettere la persona al centro, non lo Stato, quindi umanesimo cattolico e laico, federando questi due concetti perché la persona non può essere divisa, è una. Una politica che inizia con quella della famiglia. Se riusciamo a metterla al centro, viene da sé tutto il resto, dallo stato sociale alla politica estera”.
Venendo a casa nostra, dicono che Lei faccia poca “lobby” per i riminesi?
“Fare lobby come dice lei dipende che cosa si intende. Per me significa studiare il sistema riminese e cercare di portare alcuni scossoni e questo non lo si può fare da semplice parlamentare ma adesso che sono al governo si potrebbe dare qualche aiuto approfittando soprattutto della mia materia che è la politica estera. Quando sono arrivato a Rimini ho visto un sistema assolutamente bloccato e a parte quello che i giornali chiamano la politica del mattone il resto è rimasto immobile e la società si è mossa. Il turismo così com’era una volta le persone non lo vogliono più quindi vanno altrove”.
Rimini è tagliata fuori dalle grandi vie di comunicazione europee, perché?
“Non c’è per la posizione geografica ma è bene che sia così. Quello che non deve mancare invece sono i collegamenti con questi assi e che ancora ci mancano perché altrimenti si ferma tutto a Modena che sta già predisponendo la quarta corsia dell’autostrada”.
Dunque che cosa si può fare per Rimini?
“Rimini è la città degli incontri e ci sono molti eventi che funzionano ad esempio il Meeting, il Pio Manzù, il Fitness, milioni di persone che vengono e se ne vanno. E’ così perché qui l’accoglienza è buona, l’educazione è alta. La gente trova un clima bello, disteso. Vede che quando s’inventa qualcosa la gente viene? Così si deve fare, idee moderne che vanno incontro alle esigenze moderne”.
Progetti specifici?
“Con un gruppo di industriali abbiamo già portato a Rimini una banca etica, il presidente è Vittorio Tadei la sede sarà a ridosso del centro storico ed è stata presentata due mesi fa. Poi ci sono altre idee, vorrei portare molte cose, ad esempio qui non c’è nessun tipo di ambasciata o consolato”.
La Romagna può staccarsi dall’Emilia?
“Sono due aree completamente diverse. La Romagna si è formata per motivi di compromesso storico e prima di dire di no consiglio a qualche politico locale di andarsi a leggere gli atti. Rivendico alla Romagna il diritto e la possibilità di governarsi da sola. Il mio emendamento del 2001 sulla costituzione delle regioni autonome (non solo della Romagna ma qualunque territorio con almeno un milione di persone, ndr) è stato ripreso dal ministro Calderoli ed è nella riforma della Costituzione quindi lo strumento giuridico esiste”.

di Domenico Chiericozzi




Storie di uomini, donne, bambini divorati dalla follia

– Dalla piccola Repubblica di San Marino arriva nelle librerie italiane un libro destinato a lasciare il segno. Carne, racconta – Storie di donne e bambine divorate è l’eloquente titolo della sconvolgente opera prima del riminese Riccardo Geminiani, giornalista e apprezzato autore per bambini (i suoi libri hanno venduto decine di migliaia di copie e sono tradotti in tutto il mondo), che esordisce nella narrativa “per adulti” con un libro dai contenuti drammatici e inquietanti: “Da far arrossire Melissa P. e i suoi cento colpi di spazzola?” enfatizza una nota di presentazione apparsa su “L’Indice” di aprile. Il libro, che ha già ispirato uno spettacolo teatrale, sarà presentato ufficialmente a maggio alla Fiera del Libro di Torino. L’uscita nelle librerie italiane è fissata per il 19 aprile.
In Carne, racconta l’autore affronta vicende legate da un unico filo conduttore: la violenza sessuale. Tre storie di abusi nelle quali il confine tra realtà e finzione si mescola così sapientemente da lasciare il lettore senza fiato.
“Lo spunto di queste storie arriva direttamente dalla cronaca – spiega Riccardo Geminiani – dalle tante vicende di violenza e abusi che la quotidianità puntualmente ci consegna. Il primo dei tre racconti che compongono il libro descrive uno stupro di gruppo consumato in un bar di un piccolo paese e scandito dalle malinconiche e struggenti note de ‘La canzone di Marinella’ di Fabrizio De André”. Nella seconda storia, l’autore narra in modo singolare le vicende di una donna matura alle prese con un inquietante ‘nodo’ del proprio passato. La terza, invece, è una tragica rivisitazione della fiaba di Cappuccetto Rosso, ambientata ai giorni nostri con un epilogo mozzafiato. “Una rivisitazione che farà sicuramente discutere – avverta l’autore – e che riapre il dibattito sul ‘dimenticato’ monito contenuto nella versione originale della fiaba scritta da Charles Perrault”. Oltre trecento anni fa, lo scrittore francese ha composto l’opera con il dichiarato intento di mettere in guardia i bambini dai pedofili, ma purtroppo nel tempo la fiaba ha subito mutazioni determinanti e il suo messaggio e la sua morale originale sono spariti.
“Questi di Riccardo Geminiani – annota il giornalista e critico televisivo Roberto Levi (il Giornale) – si definiscono, tradizionalmente, racconti. Ma è come se fossero fiabe, fiabe sui generis, naturalmente. Fiabe struggenti, inquietanti, dure. Fiabe che se ce le raccontassero svelandocene subito la fine, che non è mai un lieto fine, non vorremmo probabilmente ascoltare. Sono storie di violenza, di fiducia tradita, di innocenza rubata descritte con il polso fermo di chi sta fotografando istantanee drammatiche…”.




Valconca-Valmarecchia, terre da olio

La pianta dell’olivo sin dai tempi antichi viene identificata come simbolo di generosità del terreno e associata a immagini di forza e di purezza. Mai pianta fu altrettanto venerata né fu così utile per i suoi preziosi prodotti: dalle olive al legno, dall’olio alle essenze medicinali e cosmetiche. Una pianta legata non solo alla simbologia, ma considerata una specie arborea di notevole rilevanza per le economie di molte civiltà, soprattutto del bacino mediterraneo.
Il primo di tutti gli alberi
Autori greci e romani, nei loro trattati di agronomia, soffermano l’attenzione su pratiche colturali consigliate per aumentare la quantità delle olive e sui metodi di estrazione dell’olio. Lo stesso Columella, nei suoi scritti, definisce l’olivo come la più importante essenza arborea: “olea prima omnium arborum est”. Una pianta che ha trovato una sua diffusione anche nell’areale di Rimini a partire dall’età villanoviana, come viene testimoniato da una ricca documentazione storica costituita da manoscritti e da reperti ritrovati a Coriano, Covignano, Vergiano e Corpolò. Forte quindi il radicamento dell’olivo nel Riminese, coltivato prevalentemente sui rilievi collinari in coltura promiscua con altre produzioni: “terra arativa cum cespitis olivarum”.
Una realtà olivicola cui corrisponde una diffusa presenza di molini da olio nei più importanti centri rurali (Monte Colombo, Saludecio, Mondaino, Misano, Montegridolfo, Montefiore, ecc.).
La tradizione storica e culturale dell’olivicoltura ha interessato l’intero territorio riminese, come emerge dal bollettino Notizie dell’anno 1900, che riporta 105 frantoi, tutti a forza di uomini o di animali, con 127 torchi e 531 lavoranti.
Un’olivicoltura in continua fase di “ammodernamento” – grazie anche all’azione svolta anni addietro dalla Cattedra Ambulante di Agricoltura – mediante l’introduzione di tecniche colturali che riguardano i sesti di impianto, la scelta delle varietà e i sistemi di potatura.
Contemporaneamente vengono sostituiti i vecchi molini con frantoi dotati di presse più potenti e a partire dagli anni ’60 vengono introdotti i separatori centrifughi al fine di garantire attraverso una spremitura ottimale un prodotto a elevato grado di finezza. Il prodotto riminese per la sua qualità e tipicità ha meritato il riconoscimento della Dop (Denominazione di Origine Protetta) “Colline di Romagna” da parte dell’Unione Europea, grazie alla capillare assistenza fornita dall’Associazione Regionale produttori Olivicoli (A.R.P.O.) e dall’amministrazione provinciale di Rimini, mediante specifici piani di intervento diretti a migliorare la qualità e la tipicità della produzione oleicola.
Le radici della tipicità
Il patrimonio varietale trova un proprio habitat naturale nella Valle del Marecchia e nelle colline del Conca, che rappresentano un’inestimabile fonte di produzione di olio di oliva limitata nella quantità, ma caratterizzata da proprietà organolettiche uniche che sono proprie delle cultivar locali.
La scelta delle varietà riveste un ruolo determinante sulle caratteristiche fisiche dei frutti (dimensioni, rapporto polpa-nocciolo, ecc.), sul processo di inolizione e sulla composizione chimica dell’olio (composizione acidica, rapporto fra le varie componenti della frazione lipidica, contenuto in polifenoli, vitamine e sostanze volatili).
Le maggiori differenze si riscontrano per l’acido oleico e linoleico, con sensibili variazioni nel rapporto tra acidi saturi e insaturi.
La scelta di varietà autoctone selezionate e certificate esalta, quindi, unitamente ai fattori pedoclimatici, le caratteristiche di tipicità che un olio può presentare, evidenziando peculiarità che contraddistinguono la produzione di una determinata area olivicola rispetto a un’altra.
I programmi di valorizzazione della produzione oleicola locale hanno rivolto particolare attenzione alle varietà autoctone diffuse soprattutto nella provincia di Rimini, garantendo una loro presenza per almeno il 60-70% nei nuovi impianti.




Spigolature dello Scrondo

Il dopo elezioni – Ottimo risultato elettorale della coalizione di centro sinistra che guida la città di Riccione; la candidatura di Massimo Pironi poteva risultare “ingombrante” per i partiti più piccoli, ma anche per la coalizione stessa Uniti per l’Ulivo, cioè DS, Margherita e socialisti dello Sdi. Pironi ha avuto un ottimo risultato personale, ma d’altra parte il “ragazzo dal ciuffo brizzolato” è nato, cresciuto e maturato tra i meandri della politica. Buono il risultato anche dei Comunisti Italiani, che hanno quasi raddoppiato i voti rispetto le ultime amministrative, non sarebbe male se questo risultato fosse loro riconosciuto con qualche incarico, visto che non avendo il consigliere comunale e neanche l’assessore, sostengono la giunta, ma dall’esterno. Buono anche il risultato dei Verdi per la Pace, nonostante non ci fosse una candidatura riccionese, e tenuta storica di Rifondazione, impegnata in una delicata fase di rinnovamento. Un buon viatico per le prossime politiche? Speriamo.

Rotatorie… – Anche Riccione subisce il fascino di San Patrignano. La nuova rotatoria a losanga su via Berlinguer è sponsorizzata (o sponsorizza?) la discussa comunità di Muccioli. In questo momento c’è una sorta di iddilio tra il sindaco e la comunità, ma non tutti i riccionesi sono convinti dell’utilità di questo abbinamento. Le scelte che il governo Berlusconi ha fatto in favore della privatizzazione dei servizi sociali, le posizioni proibizioniste di Muccioli, molto simile a quella di Fini, della Moratti ed altri, non piacciono a buona parte degli elettori del centro sinistra, e di conseguenza non c’è soddisfazione di questo rapporto aperto con San Patrignano. Ma al sindaco sono sembrate come il miele le parole che gli organizzatori del concorso ippico di San Patrignano hanno riservato per Riccione alla presentazione londinese dell’evento, quindi avanti tutta, anzi, tutti attorno alla rotatoria.

Battete un colpo… – Un anno fa si era in piena campagna elettorale per le amministrative, sedi elettorali aperte in città, oggi desolatamente chiuse, soprattutto quelle che facevano riferimento ai candidati del centro destra. I partiti di questo schieramento hanno sempre rinfacciato al centro sinistra di fare la politica nel palazzo e non tra la gente, cosa in parte anche vera, ma oggi sembra che siano proprio i partiti del centro destra ad essere spariti dalla città. Probabilmente anche loro si sono chiusi nel palazzo, ben rintanati fino alle prossime elezioni.

Auto, male oscuro – Per Pasqua le macchine hanno occupato tutta Riccione, da sotto la statale in giù; per il ponte del 25 aprile le macchine erano sopra e sotto la statale. Si procede per tentativi, ma il problema resta, le macchine sono troppe, se si provasse con qualche domenica senz’auto?




Il genio nel baule di famiglia

– Il genio nascosto in una scatola piena di carte apparentemente insignificanti che sta per essere buttata via. Siamo nel ’78, Marco Travaglini, a Riccione da 40 anni, professore all’istituto Fellini, va ad aiutare le due zie di Fermo che devono fare un trasloco. Nota una vecchia scatola da cassonetto. La prende con sé. E’ un vaso di Pandora: foto, articoli di giornali, documenti di Alberto Spadolini (1907-1972), il fratello della madre.
In famiglia hanno sempre pensato che il congiunto si fosse guadagnato di che campare in Francia e Svezia con la pittura. Invece, Spadolini è stato uno dei grandi animatori della vita parigina dagli anni Trenta fino alla sua morte. Ha ballato nei maggiori teatri del mondo: da Londra a New York (Metropolitan). Ha dipinto scenografie e manifesti pubblicitari per avvenimenti notevoli. Amico del principe russo Felix Yussupov (l’uccisore di Rasputin), del principe romano Dodo Ruspoli. Una storia tenera con l’immortale Joséphine Baker. Articoli sul prestigioso quotidiano “Le Monde”. Critiche firmate da Jean Cocteau, Maurice Ravel (l’autore del Bolero), Paul Valery. Gli disse l’attrice tedesca Marlene Dietrich: “Se ero una ballerina è voi che avrei scelto come partner!”. Considerato frivolo, come spesso capita, era uomo profondamente religioso e colto. La sua è stata una vita avventurosa da esempio per i giovani e buona per la sceneggiatura di un film.
Spadolini nasce ad Ancona nel 1907 da una famiglia molto religiosa e con pochi mezzi. A 14 anni lascia Ancona per Roma, dove studia scenografie al Teatro degli Indipendenti. A circa 20 anni va in Francia da clandestino; espulso vi fa ritorno e diventa Spadò, come sanno fare soltanto i francesi: si appropriano delle belli menti che capitano da quelle parti. Al rientro, grazie al talento, la stella gli arride. Paul Colin gli dà lavoro come decoratore di scenografie teatrali; disegna manifesti promozionali per ballerine come Joséphine Baker, Mistinguett. Durante le pause di un allestimento in una discoteca si mette a ballare; lo vede un impresario e dopo pochi giorni debutta. E’ l’inizio, poi i maggiori teatri del mondo. Si esercita in modo strano alla danza. Ascolta il pezzo sprofondato in poltrona e crea i passi nella propria mente.
Lo chiama il cinema; recita con un giovane Jean Marais. Continua a dipingere e scolpire. Nel dopoguerra affresca un castello della Loira, restaura ville nel Fermano. Si ferma anche a Rimini; dipinti sulle pareti della discoteca del Grand Hotel. Sembra che siano di Spadolini due quadri collocati all’ingresso dell’albergo amato da Fellini.
Tutto questo ed altro ancora lo ha scoperto con certosina pazienza Marco Travaglini, il nipote. Per onorarne la figura il Fellini, in collaborazione del Comune di Riccione ed il patrocinio delle ambasciate di Francia e Svezia, Fondazione Carim e Provincia di Rimini, ha organizzato una mostra con 200 pezzi. “Bolero-Spadò, il cinema, la danza, la musica, la pittura nella Parigi degli anni ’30” si tiene al castello degli Agolanti dal 7 al 29 maggio (16-19, l’orario, ingresso libero). La mostra nata a Riccione poi andrà a Fermo, Ancona, Parigi e Stoccolma. Riccione che esporta cultura e grazie all’istituto Fellini, ai giovani. La mostra ha ricevuto la medaglia d’oro.




Teatro, Dante fa il pieno

– A Riccione, Teatro del Mare, la sera del 16 aprile, ha fatto il pieno di pubblico, anche con molti giovani studenti, la recita di David Riondino e Sandro Lombardi sulla prima cantica della Commedia di Dante. E’ già alla quarta stagione teatrale l’esperienza di questi due bravissimi attori fiorentini con il loro recital-spettacolo sull’Inferno del Sommo Poeta.
La regia e la cura dell’opera è di Federico Tiezzi e questa recita inconsueta, accompagnata a tratti anche dalla chitarra, coglie per un’ora ininterrotta l’attenzione del pubblico e lo tiene incollato verso il palco da cui riecheggiano in maniera anche altisonante i versi in un buio interrotto solo da luci del tipo all’occhio di bue.
Lo spettacolo si compone di duetti, di recita in assolo, di stacchi musicali e non solo nella lingua “volgare” ma anche in commenti in lingua moderna. Sono Dante e Virgilio che parlano e commentano facendo esprimere i personaggi danteschi rendendoli anche attuali.
Sono introdotti anche i versi di Pier Paolo Pasolini, con tensione polemica, espressi nella sua “Divina Mimesis”, nonché quelli nelle “Ceneri di Gramsci” che segnano la sua svolta anticipatrice della poesia italiana del dopoguerra.
– Lo spettacolo, che risveglia nel pubblico la memoria, la curiosità e l’interesse della riscoperta, comincia con la descrizione della scena iniziale del primo canto ove rivivono le paure del poeta nella Selva Oscura con il suo voltarsi più volte indietro: …”che nel pensier rinnova la paura”.
Rivive poi il personaggio mitico di Minosse, re della sua Creta; la dolce Francesca che Dante, uomo del suo tempo, non può fare a meno di metterla tra i lussuriosi e che, circondata dalla continua presenza dell’ombra del suo amato, ricorda che: … “la bocca mi baciò tutto tremante”.
Abbiamo poi tra i golosi, il rimatore Ciacco d’Anguillaia tutto dedito in vita a soddisfar la gola alle varie corti dei ricchi gentiluomini ed ora anticipatore profetico delle discordie civili di Firenze.
Assistiamo allo scontro con Filippo Argenti dopo il grido minaccioso del nocchiero Flegiàs.
Emerge poi la figura di Pier delle Vigne, poeta, giurista e ministro di Federico II, caduto in disgrazia del Sovrano ed imprigionato che muore di morte oscura 16 anni prima della nascita di Dante; lo collocherà tra i suicidi.
L’incontro con il venerato maestro e uomo di cultura Ser Brunetto Latini: letterato e notaio in Firenze, collocato nei peccatori di sodomia, cui la religione cattolica li annoverava tra i più gravi ed infami peccati e riservava loro una dura punizione, il quale gli chiede: “Qual fortuna o destino – anzi l’ultimo di qua giù ti mena? – e chi è questi che mostra l’ cammino ?
Dante incontrerà poi gli usurai con le “maledette ricchezze”, perennemente tempestati dalle mosche, dalle pulci e dai tafani e quivi risuonano incalzanti i versi di Ezra Pound contro l’usura.
Nella ottava bolgia sono evocati i consiglieri di frode, colpevoli di adoperare a fin di male il proprio ingegno e qui abbiamo Ulisse che ricorda: “Quando – mi dipartii da Circe che sottrasse – me più d’un anno…” e poi ancora ricorda il suo discorso ai compagni per convincerli ad osare:…”Considerate la vostra semenza: – fatti non foste per viver come bruti, – ma per seguir virtute e conoscenza”.
Nel canto seguente, sempre nell’ottava bolgia, per i consigli fraudolenti dati al nemico di Dante; papa Bonifacio VIII che il 13 giugno 1299 fece distruggere per intero la città di Palestrina, radendola al suolo dopo che si era arresa; hanno evocato la figura del conte Guido da Montefeltro, condottiero di Urbino e capitano generale di Pisa, esponente del mondo degli intrighi e delle violenze nelle terre di Romagna, che chiede al Poeta: “Dimmi se Romaguoli han pace o guerra; – ch’io fui d’i monti là intra Orbino – e’l giogo di che Tevere si diserra”.
E Dante gli racconta i guai della Romagna.
Si chiude la macabra scena dei personaggi, nel cerchio dei traditori, con il Conte Ugolino che belluinamente rode in perpetuo il cranio dell’arcivescovo Ruggeri e racconta l’infamia del: “…traditor ch’i rodo” e la tremenda sorte riservata a lui ed ai suoi piccoli figli e nipoti, lasciati tutti a morir di fame, chiusi nella torre della muda in Pisa:…”Breve pertugio dentro dalla muda – la qual per me ha il titol della fame; – “e termina con una tremenda invettiva di Dante contro Pisa ed i pisani, auspicando, se nessuno rende giustizia di cotanto oltraggio: “…muovasi la Capraia e la Gorgona, – e faccian siepe ad Arno in su la foce, – si ch’elli annieghi in te ogne persona!” e così Dante diventa più spietato dei pisani.
Chiude la cantica l’ultimo canto che descrive i vessilli del re dell’inferno al centro della terra ove, Dante e Virgilio; accompagnati dalle parole di un famoso inno del vescovo di Poitiers del VI secolo che è stato assunto nella liturgia cattolica nel rito del Venerdì Santo e delle feste della Invenzione ed Esaltazione della Croce; i due poeti, passando per un foro, riusciranno a “…riveder le stelle”.
E’ stata una interessante carrellata espressiva dei caratteri e delle vite dei personaggi in un insieme speciale di ritratti consumati nel tempo.
Densa di applausi è stata la chiusura della inconsueta e mirabile messa in scena con la sublime interpretazione dei due attori che hanno trovato sintonia con un pubblico che è apparso competente e preparato al recepimento di un insieme di novità recitative, foderate su di un testo così classico come la Divina Commedia.

Silvio Di Giovanni