Fnap Cna, Leo Polverelli nuovo presidente

Polverelli è molto noto in CNA per la sua attitudine e capacità di trasmettere il suo sapere ai giovani.
Polverelli fa parte infatti del gruppo degli “Imprenditori che formano” coordinati da BuonLavoro/CNA Rimini, che si recano nelle scuole per far conoscere i mestieri ai ragazzi e ospitano spesso nelle loro imprese intere scolaresche interessate a conoscere il mando dell’artigianato e della piccola impresa.
Per quanto riguarda il suo nuovo incarico di Presidente FNAP/CNA Rimini, Polverelli ha già detto che insisterà molto sul tema della trasmissione dei saperi ai giovani, oltre a continuare a dare impulso all’attività dei pensionati FNAP che in questi anni hanno realizzato tantissime iniziative nel campo dello sport, della cultura e del tempo libero.

Consiglio, 10 persone

– L’Assemblea ha provveduto a nominare anche il nuovo Consiglio Provinciale FNAP/CNA Rimini così composto:Duilio Zammarchi, Lazzaro Magnani, Franco Leardini, Elio Protti, Guerrino Giannotti, Romeo Guerra, Gino Clementi, Francesco Bianchi, Luigi Buresta, Orazio Gambuti.




Morciano, domeniche sotto i portici

MORCIANO – Già definite come la naturale prosecuzione della storica Fiera di San Gregorio, “Le Domeniche dei Portici” sono il nuovo appuntamento del calendario morcianese. Dal prossimo 10 aprile, ogni seconda domenica dei mesi di aprile, maggio, giugno, settembre, ottobre, novembre e dicembre, la centrale piazza del Popolo e suoi portici, restaurati solo qualche mese fa, diverranno palcoscenico di questo evento.
Organizzate da CNA della Provincia di Rimini e dal Comune di Morciano, “Le Domeniche dei Portici” si collocano nel circuito di appuntamenti dedicati al mondo dell’antiquariato, modernariato, collezionismo e artigianato artistico che si svolgono durante l’anno nella nostra provincia. Saranno almeno 50 gli espositori partecipanti, di comprovata serietà e professionalità, che proporranno una vasta gamma di pezzi per accontentare anche il collezionista più esigente: mobili, dipinti, ceramiche, cose antiche ed usate, orologi d’epoca, gioielli e tanto altro ancora. Oggetti di un tempo, per respirare il fascino del passato sotto il “padajòn”, cioè il loggiato, costruito ad inizio ‘900, proprio come luogo di mercati e commercio.




Cna, arrivano i nuovi presidenti

RIMINI – CNA di Rimini e le Associazioni di Comparto/mestiere stanno per svolgere le assemblee congressuali che dovranno portare all’elezione dei nuovi organismi dirigenti dell’Associazione Provinciale e dei delegati alle assemblee regionale e nazionale.
Per la norma statutaria che limita a due i mandati delle massime cariche, in questa occasione saranno effettuate numerose nuove nomine. In particolare, saranno eletti il nuovo Presidente Provinciale ed i Presidenti delle sedi di Rimini, Cattolica, San Giovanni in Marignano, Santarcangelo. Inoltre saranno eletti nuovi Presidenti anche a Verucchio, Misano e Morciano.
Ma ecco il calendario ed i luoghi delle Assemblee:
Rimini lunedì 11 aprile CNA Via C. di Marzabotto ore 21; Riccione lunedì 9 maggio CNA Via Ceccarini 163 ore 21; Cattolica martedì 12 aprile Teatro Snaporaz ore 21; S.Giovanni lunedì 18 aprile Sala Consiliare ore 21; Bellaria giovedì 7 aprile Palazzo del turismo ore 21; Santarcangelo martedì 5 aprile Hotel Della Porta ore 21; Morciano lunedì 11 aprile Sala ex Lavatoio ore 21; Misano martedì 19 aprile Hotel Imperial 21; Verucchio giovedì 14 aprile Ristorante Zanni 18. Assemblee Congressuali comparti/mestieri: Serv.e prof lunedì 7 marzo CNA Via C. di Marzabotto, Rimini ore 21; Trasporti sabato 12 marzo CNA Via C. do Marzabotto, Rimini ore 09,30; Costruzioni Giovedì 17 marzo CNA Via C. di Marzabotto, Rimini ore 21; Produzione lunedì 21 marzo CNA Via C. di Marzabotto, Rimini ore 21,00.




Cattolica e Misano, l’impresa a scuola

“Le visite guidate sono state per i ragazzi quasi sorprendenti : non si aspettavano di vedere come la progettazione e lo studio del modello di una scarpa viene realizzato attraverso computer, con tecnici che sono attenti anche ai minimi dettagli?e che per farlo devono essere altamente preparati” riportano le insegnanti.
L’Istituto comprensivo di Cattolica ha partecipato con tre classi: la IIIA con la prof.ssa Lucia Valentini, la IIIB con la prof.ssa Maria Anita Fantazzini e la IIID con la prof.ssa Wanda Talamelli. La IIIA ha visitato l’azienda dei F.lli Bartoli che hanno potuto vedere dal vivo come si svolge il lavoro del fabbro e quali sono tutti gli strumenti utilizzati, dalla troncatrice alla punzonatrice; i ragazzi della IIIB, che hanno incontrato Gian Battista della Santina della Meeting srl, si sono resi conto che gli imprenditori sono il fulcro dell’impresa artigiana e che all’occorrenza partecipano anche alle varie fasi della lavorazione del prodotto; invece I ragazzi della IIID, durante la visita presso la RTE Elettronica, guidati da Mirco Galeazzi, si sono trovati fin da subito catapultati in un ambiente di televisori, tubi catodici, antenne paraboliche, microchips e tanti altri strumenti complessi, che hanno suscitato grande curiosità e interesse.




CURIOSITA’

1*. Singapore (2**)
2. Islanda (10)
3. Finlandia (3)
4. Danimarca (5)
5. Usa (1)
6. Svezia (4)
7. Hong Kong (18)
8. Giappone (12)
9. Svizzera (7)
10. Canada (6)
11. Australia (9)
12. Regno Unito (15)
13. Norvegia (8)
14. Germania (11)
15. Taiwan (17)
16. Olanda (13)
17. Lussemburgo (14)
18. Israele (16)
19. Austria (21)
20. Francia (19)
21. Nuova Zelanda (23)
22. Irlanda (22)
23. Emirati Arabi (-)
24. Corea (20)
25. Estonia (25)
26. Belgio (24)
27. Malaysia (26)
28. Malta (27)
29. Spagna (29)
30. Portogallo (31)
31. Tunisia (40)
32. Slovenia (30)
33. Bahrein (-)
34. Sudafrica (37)
35. Cile (32)
36. Thailandia (38)
37. Cipro (-)
38. Ungheria (36)
39. India (45)
40. Repubblica Ceca (33)
41. Cina (51)
42. Grecia (34)
43. Lituania (42)
44. Giordania (46)
45. ITALIA (28)

*2004 **2003




“Nella crisi, c’√® chi va bene e chi va male”

– Roberto Brolli, segretario generale delle Confcooperative della provincia di Rimini: “Va fatto un distinguo tra il movimento cooperativo e l’impresa classica. Anche se non abbiamo tutti i bilanci, eccetto qualche settore, il nostro 2004 è stato positivo, con un aumento degli occupati nei servizi, nel sociale ed agroalimentare. Al nostro interno dati in controtendenza li abbiamo nell’edilizia, nel manifatturiero e nel metalmeccanico. Come componente della giunta della Camera di commercio le preoccupazioni del rapporto sono veritiere, anche se la nostra piccola e media impresa riesce ancora a difendersi. Nella moda forse i momenti bui devono ancora arrivare; credo che il 2005 possa essere più preoccupante. Il comparto edilizia per la prima casa tiene ancora; in leggera crisi quelle per i redditi medio alti”.

Alberto Brighi, presidente Api (Associazione della piccola e media industria) provincia di Rimini: “Siamo in un momento di passaggio e di trasformazione, con gli indicatori del rapporto economico che non fanno vedere l’ottimismo. La nostra provincia è caratterizzata dal turismo che ha il bisogno di rinnovare e cambiare le proposte. Soffriamo della concorrenza dei paesi in via di sviluppo che si sono anche ben attrezzati. L’offerta turistica, come richiede il mercato globale, deve reinventarsi; deve pensarsi più impresa; deve investire.
Il nostro manifatturiero risente dell’economia mondiale. Ciò impone di dare fondo alle energie che abbiamo. Per carattere, per appartenenza, le abbiamo sempre avute. Gli imprenditori, i lavoratori, il compito della politica è scommettere sulla qualità. L’euro ci penalizza, non possiamo più svalutare per essere concorrenziali, ora la decisione è se continuare a competere e fare impresa o tirare giù la serranda. Le 30.000 imprese del Riminese sono la base sufficiente per poter continuare ad affermarsi. Mi rendo conto che per la piccola impresa sarà più difficile. Tuttavia con lo sforzo della politica, delle banche, ci sono i presupposti per uscire. Un esempio a cui rifarsi sono le imprese che in tale contesto riescono a crescere in modo importante. Chi ha capito che il mondo sta cambiando, e si è attrezzato va meglio. E non credo che l’andare meglio per la piccola e la media impresa si possa passare per la delocalizzazione. Penso che queste possano affrontare i mercati presentandosi insieme all’estero. Non è più pensabile al motto: faccio tutto io.
Se riusciamo a ragionare come territorio credo che ce la possiamo fare; abbiamo bisogno di una burocrazia leggera e vicina, di formazione continua per imprenditori e lavoratori, di collegamenti veloci; per le strade perdiamo un sacco di tempo ed energie”.
Mauro Gardenghi, segretario provinciale di Confartigianato: “Come Chicchi e Maggioli, sono tra coloro che credono che la nostra è una situazione di grande difficoltà e da molto tempo. C’è un turismo in crisi e non da ieri; le imprese non sono competitive; con il territorio in ritardo sulle grandi infrastrutture. Non è stato fatto niente per il turismo balneare, per l’ambiente, la spiaggia, la viabilità, i parcheggi. E tutto questo non favorisce la ripresa. C’è una crisi generale, d’accordo, ma noi viviamo qui. Nella nostra provincia escono molte aziende dal mercato, mentre quelle che entrano sono poche e piccole. Abbiamo il settore tessile-abbigliamento che sta sparendo in silenzio. A nostro sfavore abbiamo anche che il costo del lavoro è 20 volte più alto di quello cinese; è difficile stare sul mercato quando le regole non sono uguali per tutti. Nonostante il quadro, non vuol dire che non ci siano i motivi per pensare ad un nuovo sviluppo”.
Salvatore Bugli, direttore della Cna: “La situazione economica provinciale non è facile, ma va letta in modo articolato. Abbiamo settori senza crescita e contrazione, come nel turismo, ma in altri settori assistiamo a notevoli dinamismi. Ad esempio è in crisi il tessile ma non l’abbigliamento. Il territorio ha in sé le idee, le idee, punte di eccellenze in grado di tirarsi fuori dalle secche. Siamo la terra con punte avanzate: parchi, fiera, congressi, anche il turismo. Soprattutto, si vuole continuare ad investire. In sintesi si potrebbe dire che la nostra è una provincia in chiaroscuro. Dobbiamo continuare ad essere noi stessi ed avere la voglia di intraprendere, di rischiare. Il nostro problema principale sono gli accessi: sia in entrata, sia in uscita. Abbiamo bisogno di strade, ferrovie, aeroporti efficienti in grado di contribuire allo sviluppo”.
Giancarlo Ciaroni, presidente provinciale della Legacoop: “Il dato preoccupante è che l’Europa è in ritardo e l’Italia ancora di più; anzi non cresce. Siamo di certo nella stagnazione, se non nella recessione. Gli indicatori economici nazionali affermano che c’è un calo dell’esportazione, ed un abbassamento della nostra capacità di competere. Rimini non è tra le peggiori nel nostro Paese. Ed il concetto cardine è che non ci possiamo salvare da soli. Oggi, la competizione è a livello di sistema paese. E’ questo che ti dà la capacità di farcela. La Legacoop ha segnali di preoccupazione in alcuni settori; c’è un calo di redditività, c’è un aumento della competizione, c’è una riduzione dei volumi e del portafogli. Dunque: il quadro non è dei migliori. L’agroalimentare ed il turismo sono in difficoltà, con segnali negativi nei servizi alla persona e nelle attività legate al pubblico. Al di là delle affermazioni di principio, al sociale sono destinate meno risorse. Sulla riduzione dei consumi, le cooperative propongono sconti e promozione. C’è qualche buontempone che non sa quello che dice: nessuno tende di dimagrire”.

Adriano Aureli, presidente di Assindustria della provincia di Rimini: “Quando si analizza l’andamento economico del territorio riminese emerge una valutazione a macchia di leopardo. Ci sono, infatti, industrie che grazie ad un impegno costante stanno attraversando un buon momento e che sono riuscite a superare con successo il difficile periodo congiunturale. Ma ci sono anche imprese, che nonostante i grandi sforzi, soffrono ancora.
Non bisogna dimenticare che sono stati anni difficili e impegnativi, ma nello stesso tempo ricchi di stimoli per reagire. Infatti, è proprio nel momento in cui si presentano le maggiori difficoltà che gli imprenditori devono tirare fuori il colpo di reni vincente. Devono essere pronti ad innovare, puntando sulla ricerca e sulla formazione. Solo così si potrà essere più competitivi con nuovi processi, con nuovi prodotti e con un marketing innovativo che abbia il mercato mondiale come punto di riferimento”.




Imprenditore, impresa e Responsabilità sociale

– Quando parliamo di responsabilità dell’imprenditore intendiamo anche responsabilità del dirigente e/o del professionista, a seconda ovviamente, delle circostanze e dei livelli di coinvolgimento decisionale.
Seconda sottolineatura, la responsabilità è sempre un fatto individuale e personale.
E’ la singola persona che è responsabile delle sue azioni.
Oggi, è vero, parliamo anche di responsabilità dell’impresa, ma che cosa è l’impresa?
Una definizione abbastanza diffusa, ma incompleta e parziale di impresa, è quella di: un insieme (astratto) di persone e cose che interagiscono fra loro e con il mondo esterno, per produrre beni o servizi (o profitto).
Più correttamente io direi che: sono alcune persone (concrete) che, utilizzando i mezzi di cui dispongono, con le loro decisioni ed i loro comportamenti, determinano e guidano l’attività dell’impresa.
E’ facile dire, quando succede un fatto negativo: è colpa del governo, è colpa delle multinazionali, è colpa del comune, è colpa dei sindacati, è colpa della chiesa, ecc. sono affermazioni che non vanno in profondità, hanno ovviamente una loro giustificazione corrente, ma non affrontano realmente e concretamente il problema.
Dietro ogni decisione, politica o aziendale che sia, c’è una persona o un gruppo di persone, questi sono i responsabili, del bene o del male compiuti. Trasferire le responsabilità dalle persone alle strutture significa deresponsabilizzare le persone. Significa fare sparire e nascondere i responsabili effettivi.
Ecco perché a me sembra più corretto parlare prima di responsabilità dell’imprenditore poi dell’impresa.
A monte della responsabilità sta l’etica.
Il 17 ottobre del 2003 a Roma in un convegno su: “Etica ed Eonomia- Norme, comportamenti e valori” – Antonio Baldassare – presidente emerito della Corte Cosituzionale – ci dà una sua definizione di etica: “In ogni sua manifestazione, l’etica non significa altro che consapevolezza e pratica dei limiti dettati dall’esigenza di rispettare l’altro uomo. Quando imprenditori e politici avranno introiettato questa convinzione, allora il mondo si aprirà alla speranza che l’uomo cessi di essere un lupo per l’altro uomo per diventare, uomo per l’uomo”.
Francesco Merloni – ex ministro – a mio avviso, fa un passo avanti e sottolinea che: “?etica è un concetto astratto che ha il suo corrispondente concreto nella responsabilità personale, quella responsabilità che è uno dei fondamenti della morale cristiana. Responsabilità significa assumere nella sua interezza l’onere di decidere il nostro comportamento, indirizzarlo al bene, accettarne le conseguenze? (etica) responsabilità significa non solo non fare il male, ma significa fare il bene”.
Merloni, introduce e sottolinea il concetto di “bene comune” e spiega che non fare il male, rispettare le leggi non basta, occorre fare il bene, e la differenza non è marginale.
Paolo Casavola – altro presidente emerito della Corte Costituzionale – ricorda che: “Socialismo e liberismo hanno storicamente prodotto pratiche di collettivismo e di individualismo egualmente irrispettose del legame vitale tra la persona umana e la comunità umana??è sintomatico che (oggi) si scopra un vincolo tra etica ed economia, etica e diritto,etica e scienza?.”.
E continua: “La coscienza civile non esce dai suoi dilemmi con modelli di ingegneria costituzionale, non traduce in termini etici i problemi politici (ed economici n.d.r.) se trascura la stella polare di questa parte del cielo del mondo civile che è il bene comune. Bene comune non è quanto è percepibile come vantaggioso per tutti, ma quanto è giusto che sia”. Mi sembra a questo punto abbastanza chiaro che ci sia un accordo generale sul fatto che fra ETICA ed ECONOMIA deve esistere un rapporto molto stretto e che l’economia non è un qualcosa che può andare per conto suo senza alcuna regola.
Baldassarre, infatti, ricorda che : “Etica e politica non sono e non possono essere separati. La politica senza etica diventa sterile lotta per il potere??la stessa cosa vale per i rapporti fra etica ed economia questa (l’economia) senza quella (l’etica) rischia di diventare contraria alla dignità umana?.”.
Partendo da questi presupposti:
– la responsabilità è un fatto personale,
– etica liberista: non fare il male e rispetta le leggi,
– etica cristiana, ma anche profondamente umana: non solo non devi fare il male, devi preoccuparti del “bene comune” ,
– etica ed economia non possono essere disgiunte.
Attività dell’impresa, svolta in una economia di mercato, e con il fine di produrre un profitto. Mercato e profitto sono due concetti importanti e che meritano molta attenzione.
Anche la dottrina sociale della Chiesa: “?riconosce la positività del mercato e dell’impresa, ma indica, nello stesso tempo, la necessità che questi siano orientati al bene comune”. Ecco di nuovo il bene comune.
Il bene comune ci porta a considerare che: il profitto, che è un fondamentale misuratore l’efficienza dell’impresa, dal quale non si può prescindere quando si parla di validità dell’attività imprenditoriale, non può essere l’unico e esclusivo fine dell’impresa. Una visione incentrata unicamente sul profitto individuale o anche aziendale o di categoria, potrebbe condurre anche alla distruzione di valore e dei fondamenti stessi della società.
Non bisogna dimenticare, come spesso oggi si fa, che il fine fondamentale dell’economia in generale e dell’impresa in particolare deve essere quello di servire l’uomo, e quindi: l’imprenditore, gli azionisti, i lavoratori, i clienti, i fornitori, ecc. ma salvaguardando i beni preziosi della verità, della libertà, della dignità, della solidarietà e dell’ambiente circostante.
Allora in concreto verso chi e che cosa dobbiamo sentirci responsabili nella nostra azione quotidiana? Innanzitutto verso noi stessi e la nostra famiglia, dobbiamo poterci sentire persone a posto con la propria coscienza, operatori economici che si fanno guidare dalla verità, dalla correttezza e dal rispetto degli altri. Che operano per il profitto, sapendo però, che il profitto non è un valore assoluto, ma solo relativo.
Poi verso tutto l’ambiente circostante che è costituito da:
– soci, azionisti, comproprietari,
– dipendenti, prestatori d’opera, collaboratori di ogni genere,
– clienti,
– fornitori, comprese le banche che possono essere considerate fornitrici di mezzi finanziari,
– istituzioni, da quelle più lontane (Roma, Bruxelles) a quelle più vicine (Comune),
– ambiente naturale: terra, aria, natura, ecc.

di Gianfranco Vanzini




Teddy, con l’etica si cresce forte

– “Il sogno è costruire un’azienda dove ogni cinque persone cosiddette normali possa lavorare una persona che ha dei problemi e che le cinque persone cosiddette normali aiutino quelle meno fortunate ad inserirsi nel lavoro e che le aiutino a vivere una vita normale, poiché è solo attraverso il lavoro che una persona acquisisce dignità”.
Questo si legge nel fascicolo che raccoglie l’abc del gruppo Terranova, una delle maggiori aziende del pronto moda della provincia di Rimini che dall’88 ad oggi è cresciuta a balzi medi del 25 per cento l’anno. Nel 2004, non proprio un’annata costellata da rose e fiori per le fortune del tessile del made in Italy per la concorrenza sempre più serrata, a cui va aggiunta la crisi dei mercati mondiali, l’azienda riminese è cresciuta del 30 per cento rispetto all’anno precedente.
Dietro tali prestazioni positive c’è una persona, Vittorio Tadei, che parla di etica della responabilità, con un forte impegno nel sociale e che l’anno scorso insieme ad un gruppo di amici è stato uno dei fondatori della Banca etica a Rimini.
Insomma, è possibile coniugare la morale con la capacità di stare sul mercato e fare affari da reinvestire in azienda per crescere, creare occupazione, aiutare i più deboli.
Ma qual è la lezione imprenditoriale della Teddy? La chiave di lettura da andare a copiare, oltre la forza delle idee e la capacità degli uomini?
Forse lo si può leggere sempre nel famoso fascicolo che racchiude lo spirirto del gruppo. Si legge: “Oggi – e siamo nella primavera del 2002 – la Teddy è un’impresa focalizzata soprattutto sulla distribuzione, producendo ormai solo il 12 per cento dei capi venduti; eppure anche se tale percentuale scenderà in futuro, la produzione di capi di abbigliamento continuerà ad essere un’attività strategica in quanto permetterà di continuare ad acquisire, mantenere e sviluppare le competenze”.
L’altro punto forte è rappresentato dal numero dei negozi: sparsi in 35 nazioni (mentre i capi sono venduti in 84 nazioni). Sono 360 i negozi; la metà in Italia.
La storia imprenditoriale di Vittorio Tadei va ad incominciare nel lontano 1961. Tadei tra la professione di commercialista e vendere maglie nel negozio delle sorelle a Riccione, sceglie l’arte del commercio. Poi, inizia a produrre capi, venduti nel negozio di Riccione.
Negli anni Settanta c’è la prima espansione; ne vengono aperti una decina nelle Marche e parte con la distribuzione all’ingrosso di maglieria ed abbigliamento; con la Germania che diventa un mercato importante.
Un altro scalino forte è l’88 nasce il marchio Terranova e si decide di aprire una rete di negozi. Ed è in questo decennio che si assumono i collaboratori di oggi e che hanno permesso l’impetuosa crescita. Nell’88, la Teddy ha un giro d’affari di quasi 15,5 miliardi e 38 dipendenti.
Negli anni ’90, l’impresa si espande sui mercati esteri.
Oggi, i marchi Terranova fatturano circa 250 milioni di euro; impiegano direttamente circa 300 persone; con un indotto attorno alle 1.500 unità.
E la massima parte della produzione avviene in Italia: Carpi, Prato, Verona.
I marchi: Kitana, l’abbigliamento femminile elegante e raffinato; Urban Babe la moda studiata per i giovanissimi; HP creazioni per la linea maschile; Calliope, marchio rivolto esclusivamente alla maglieria. Terranova è il marchio esclusivo per i punti vendita.

IL PROFILO

Tadei, schietto, pulito, senza peli sulla lingua

“Giovani non fatevi fregare da tutte le proposte false che vi fa la società odierna, ma spendetevi per ideali forti quali la Giustizia di Dio, la Solidarietà, la Fratellanza”

– Mi è stato chiesto di scrivere due righe su Vittorio Tadei.
La prima risposta è stata: è una parola!!
Vittorio Tadei lo conosco da qualche anno, non è una vecchia amicizia, sul tipo di quelle che nascono sui banchi di scuola o nell’infanzia.
Questi pochi anni però mi sono bastati per capire il personaggio: schietto, pulito, senza peli sulla lingua, dinamico, imprenditore lungimirante e coraggioso e soprattutto, anzi prima di tutto, un cattolico convinto che non si vergogna di dichiararlo apertamente.
Qualche tempo fa insieme alla famiglia Gemmani ha acquistato una colonia la “Comasca ” a Bellariva e l’hanno data in comodato gratuito per trenta anni alla Karis Foundation (organizzazione promossa da Comunione e Liberazione), per gestire una Scuola Media ed un Liceo Classico.
All’inaugurazione della struttura si è augurato che: “In essa si possano formare dei giovani, degli uomini, impregnati di tutti quegli ideali quali, la Giustizia, la Solidarietà, l’Onestà e il Senso di Responsabilità indispensabili per una vita serena e fruttuosa”.
E, rivolto agli studenti, ha concluso: “Ragazzi, ricordatevi di camminare sempre con Dio, poiché se camminate con Lui, se seguite Lui, sarete sempre contenti.
Non fatevi fregare da tutte le proposte false che vi fa la società odierna, ma spendetevi per ideali forti quali la Giustizia di Dio, la Solidarietà, la Fratellanza.
Lottate con forza per ottenerli, più duro lotterete più sarete contenti”.
Questo è l’uomo. Quanto all’azienda che guida basta citare alcuni dati desunti dai bilanci e in particolare il suo “sogno” che giorno dopo giorno cerca di realizzare.

di Gianfranco Vanzini




L’unica difesa √® l’innovazione

– L’entusiasmo del fanciullo con la riflessione degli adulti, perché i successi mietuti non ti assicurano il futuro. Insomma direbbero i contadini, acqua passata non macina più.
Con questo spirito la Steelmobil di San Giovanni in Marignano, azienda leader per la produzione medio-alta di sedie per bar, alberghi, locali, va ad affrontare la propria sfida con il mercato ed il proprio avvenire. Opera in un settore impervio, dove la concorrenza del prezzo che arriva dall’Estremo Oriente significa una corsa impari, dove l’unica difesa possibile si affronta sulla bontà del prodotto a 360 gradi: progettazione, bellezza, comfort, materiali, durata.
Allora che cosa fare per stare sul mercato? Dice Gianfranco Tonti, cattolichino, direttore generale di Ifi Industrie, gruppo leader europeo per l’arredo bar (banchi, sedie e tavoli) delle quali Steelemobil ne è uno dei rami: “Nel segno di fatiche nuove, in scenari nuovi, mettiamo in campo idee e prodotti per affrontare il mercato globale e la nuova concorrenza fatta di prezzi aggressivi e non solo. Noi stiamo investendo per affrontare gli scenari prossimi. Abbiamo rivisto il nostro marchio ed abbiamo puntato su prodotti ad alto contenuto di idee”. L’ultima idea è Denis Santachiara, uno tra i maggiori designer italiani, un maestro capace di sintetizzare progettazione ed esecuzione nel segno dei migliori artigiani, con l’intento di trasmettere suggestioni poetiche attraverso gli oggetti.
Questo andare a ricominciare della Steelmobil è avvenuto lo scorso 24 marzo a Milano. In uno spazio scenico ha presentato la poltroncina di Santachiara, “Scoop” (mestolo), ad 80 giornalisti. In sala le sedie, sul palco i cronisti, la voce recitante di Matteo Giardini, per approfondire una seduta-sfida. Scocca in “Hirek”, un polimero resistente agli urti, ai detergenti, all’alcool, alloggiato su gambe in acciaio inox; anche questo un materiale in grado di resistere ad ogni condizione atmosferica.
Progettista di interni ed esterni, Santachiara ha pezzi esposti in musei d’arte moderna notevoli: Moma a New York, Musée des Arts Decoratifs del Louvre, National Museum of Modern Art di Tokio, Triennale di Milano.
Da anni, la progettazione Steelmobil è legata alla tecnologia, ai materiali, non meno che alle conoscenze degli artigiani. Si è affidata alle idee di importanti progettisti: Carlo Bimbi, Emilio Nanni, Egidio Panzera, Studio Simonetti, Studio Progettisti Associati.
Tonti: “Seguire i concorrenti sul prezzo significa chiudere. Oltre alla qualità, puntiamo al servizio. Con i nostri prodotti tentiamo di dare le risposte alle necessità del cliente: al primo posto nei nostri pensieri”.

I NUMERI

Ifi Industrie, gruppo da 53 milioni di euro

– Sede a Tavullia, Ifi Industrie sono un gioiellino di aziende. Leader a livello europeo per la costruzione di banchi bar: sia artigianali, sia industriali. Leader nelle produzione delle sedie. Leader nelle produzione di tecnologia. La filosofia produttiva va alla ricerca della qualità tecnica e della bellezza senza fronzoli, all’interno di relazioni umane basate sul rispetto reciproco. Le quattro aziende e gli 11 marchi impiegano 380 persone. Nel suo settore è sempre stata all’avanguardia. Alcuni marchi: Ifi Arredi Bar, Steelmobil, Metalmobilarredo, L&R, Coletti, Lai, Rossi Dimension.




Prioli, l’ultimo dei gessaroli

– Ricordo la mia prima esperienza di lavoro presso la ditta Italo e Marco Tomasetti, gessaroli in Fratte di Sassofeltrio. Era l’anno 1959 ed ancora la rudimentale fornace del gesso veniva alimentata a carbone, mentre si era dato inizio tra mille difficoltà finanziarie al primo moderno gessificio in Sassofeltrio. Negli anni ’64-’66 veniva realizzato un altro gessificio quello dei fratelli Alfonso e Lino Prioli in Fratte e nel ’70 nasceva un altro gessificio “Italgessi” di Italo Tomasetti, a seguito dell’estinzione della società Fratelli Tomasetti. Negli stessi anni era nata la Montegesso Spa, proprietaria dell’enorme giacimento di gessite sito in località Gesso, Sassofeltrio.
Ma il Marco Tomasetti, principale produttore, aveva iniziato la scalata all’interno della Spa Montegesso mosso da un doppio interesse: appropriarsi della materia prima ed eliminare un concorrente e così fu, con la conseguente chiusura dello stabilimento di Gesso. Siamo ancora negli anni ’80 e nel boom della scagliola (gesso fine per intonaci interni) ottenuta solamente con la macinazione del gesso. In questi anni, per lo meno in Italia, avviene una modifica dei prodotti: l’introduzione della chimica. Nascono così i premiscelati; la materia prima diventa meno importante in quantità ma lo rimane strategicamente: appropriarsene per eliminare la concorrenza. Con questa filosofia Bpb Italia (una multinazionale inglese) liquida gli eredi della Marco Tomasetti, dell’Italgessi di Italo Tomasetti e si appropria delle cave e chiude gli stabilimenti.
Fine della storia del gesso, salvo Alfonso e Lino Prioli che hanno resistito. Lino ha generato due figli dinamici. Filippo, 24 anni, con la voglia di spaccare il mondo e Federico, 23, che non ne vogliono di sapere di smettere di insaccare il gesso. Con entusiasmo vivono l’azienda con determinazione totale, sicuramente si sentono i terminali di antiche radici: il bisnonno faceva lo stesso mestiere. E la tradizione orale ci riporta almeno fino agli inizi del secolo scorso quando a far gesso nella piccola fornace familiare, magari, andando a rubare legna.
Erano in tanti e per tanti far gesso era la sopravvivenza. A Fratte: Grani Domenico, Monti, Tomasetti Settimio (padre di Marco ed Italo), Bonifazi Marino, Prioli Antonio, Ticchi, Prioli Domenico, Prioli Lorenzo, Pasquale Vito, Tomasetti Aldo, Tomasetti Giuseppe (Ciuflet), Tomasetti Matteo. A Sassofeltrio: Cenci, Silvagni. A Gesso: Sarti, Magnani, Campanel, Giubaca, Piligren. A Onferno: Fabbri Antonio (Rell). A Osteria Nuova: Ticchi. A Faetano (San Marino): Castagna. A Montegiardino (San Marino): Pasquali.
La fornace, per cuocere la gessite, un tempo era una nicchia di forma circolare, costruita con le pietre del fiume Conca. La legna, o il carbone, veniva posizionata al centro della fornace e sopra si posavano con cura manuale i sassi di gesso, fino a 80 centimetri circa. Per cuocere 100 quintali di pietra ci volevano 3 quintali di carbone. Il carbone bruciava lentamente eliminava l’acqua nelle pietre del gesso, trasformandolo; il ciclo di cottura durava 48 ore. Al termine, il gesso cotto, tolto dalla fornace, veniva sbriciolato con macine di pietra, trainate da animali da tiro bendati (in genere un asino). E confezionato in sacchi già usati (che i muratori conservavano per i gessaroli in cambio di qualche spicciolo) e portato a destinazione dagli animali.
I mezzi per trasportarlo sui mercati erano la “brocia” (carro a due ruote trainato da due muli), ed “e cara” (a quattro ruote e sempre guidato da due muli).
Il prodotto raggiungeva Rimini, Pesaro, Fano, Cattolica, Riccione. Si effettuavano due viaggi alla settimana. I carri partivano muniti di telo da pioggia per il carico (l’uomo e l’animale erano in second’ordine), lampada a petrolio, balla di fieno per i muli ed una campanella per segnalare la richiesta di soccorso nei tratti in salita (dove contadini convenzionati attaccavo altri animali in aiuto) e l’arrivo ai magazzini. Il ritorno si faceva col carbone; ad eccezione del periodo di guerra: senza la materia prima si rubava la legna. Curiosità: i gessaroli rischiavano la multa per maltrattamenti dei muli: un’altra Italia.
A Rimini c’era la borsa del gesso, dove si riunivano i gessaroli: un punto di ritrovo per i muratori, che sceglievano e contrattavano il materiale.
C’era concorrenza? No: Erano una grande famiglia, con il massimo rispetto della reciproca clientela; anche qui un’altra Italia.

di Giuliano Volpinari