La cultura della vite e del vino nel Riminese

L’iniziativa, riservata ai produttori vitivinicoli provinciali, oltre ad essere finalizzata ad accrescere la conoscenza della nuova DOC, ha stimolato la crescita del livello qualitativo del prodotto. Per aderire al progetto infatti i viticoltori riminesi devono garantire un livello minimo di qualità del vino commercializzato con il predetto marchio.
Sulla strada intrapresa, nell’intento di elevare ulteriormente la qualità del vino doc “Colli di Rimini, la Provincia ha avviato, parallelamente ai “Felliniani”, un ulteriore progetto denominato “Castel Sismondo”, finalizzato a legare al territorio, un tempo culla dei Malatesta, un vino di assoluta eccellenza.
Il progetto, partito a livello sperimentale con la campagna 2002, è stato attivato dalla Cooperativa Valbruna che ha prodotto 12.000 bottiglie presentate nell’edizione 2004 del Vinitaly. Attualmente il vino prodotto nelle annate 2003 e 2004 sta completando la fase di affinamento, prima in barriques e poi in bottiglia.
Con la campagna 2005 si intende passare alla fase operativa in cui il progetto sarà aperto a tutte le aziende vitivinicole singole o associate, ai produttori vinicoli e agli imbottigliatori interessati all’uso del marchio “Castel Sismondo”. La concessione del marchio sarà vincolata al rispetto di un piano di controllo previsto da un apposito disciplinare, in fase di definizione, realizzato con la collaborazione di esperti indicati dal Tavolo di Consultazione Provinciale (Tavolo Verde), il cui campo di applicazione riguarda esclusivamente la DOC Colli di Rimini Rosso.
Per ottenere l’eccellenza qualitativa non c’è altra strada che codificare in un rigoroso protocollo di interventi le operazioni colturali che il produttore vitivinicolo deve attuare.
Per realizzare il vino “Castel Sismondo” si ipotizza di utilizzare i vitigni Sangiovese e Cabernet Sauvignon i cui vigneti siano ubicati in zone collinari ed esposti su versanti soleggiati, con vigneti allevati con metodi che esaltino la qualità della produzione che non dovrà superare, per unità di superficie, gli 80 quintali per ettaro. Il viticoltore, a seconda delle annate, dovrà attivare accorgimenti che evitino di superare le produzioni ammesse.
L’epoca di raccolta sarà determinata rilevando alcuni parametri chimici dell’uva sulla base dei quali si elabora una curva di maturazione ottimale per ogni vitigno utilizzato.
Se in campagna non si trascura nulla che possa pregiudicare la qualità della materia prima, in cantina il rigore non è certo inferiore.
Il vino prima di essere immesso al commercio dovrà trascorrere un periodo di maturazione in piccole botticelle di rovere (barriques) non inferiore a 12 mesi. Il successivo affinamento in bottiglia non sarà inferiore a 6 mesi. L’immissione al consumo può avvenire solo dopo 2 anni a partire dal primo di gennaio successivo alla vendemmia. Così il raccolto del 2005 non potrà essere commercializzato prima della fine del 2007.
Il vino “Castel Sismondo” oltre ad avere parametri chimici che garantiscano la massima qualità, deve possedere determinate caratteristiche a livello organolettico. Prima dell’imbottigliamento, sarà sottoposto al giudizio di Commissioni di degustazione qualificate in grado di accertare la conformità ai parametri organolettici previsti dal disciplinare.
Quando si pongono dei vincoli è necessario che ci sia un ente preposto a controllare il rispetto dei limiti imposti. Una ditta specializzata verrà incaricata ad effettuare tutti i controlli necessari a garantire il rispetto di quanto stabilito nel disciplinare di produzione.
La Provincia di Rimini provvederà a pubblicizzare un bando per la concessione del marchio e tramite la suddetta commissione tecnica, previa verifica dei requisiti di ammissione, iscriverà le aziende interessate e in possesso dei requisiti di idoneità, all’albo dei concessionari del marchio” Castel Sismondo”.
L’auspicio è che i vini di Rimini possano essere espressione di una tradizione e di una cultura che affondano le loro radici in un lontano passato, ma anche della capacità di rinnovarsi per potere affermarsi sui principali mercati nazionali ed esteri.




Vino, l’anima di un territorio

– Pur nel tempo breve che coincide con l’assunzione dell’incarico ad assessore all’Agricoltura della Provincia di Rimini, ho avuto conferma che il vino, soprattutto nella nostra realtà territoriale, non rappresenta solo un prodotto d’impresa ma anche uno stile (per non dire una filosofia) di vita. Un veicolo per comunicare il territorio ma anche per “vendere” il territorio: i suoi paesaggi, l’ambiente e gli altri prodotti che si abbinano particolarmente con il vino: i formaggi, la piada, il pesce azzurro e l’altro prodotto “principe” l’olio extravergine di oliva recentemente insignito della Denominazione di Origine Protetta “Colline di Romagna”.
Non a caso sul vino si snodano i percorsi turistici enogastronomici a partire dalla Strade de Vino ed i percorsi delle “Città del Vino” di cui fanno parte diversi Comuni della Valle del Conca e importanti manifestazioni: da Cantine Aperte al Capodanno del Vino alla partecipazione al MIA ed al Vinitaly.
Il rapporto Vino/Territorio, è l’obiettivo perseguito in maniera conclamata dall’amministrazione. Il Vino Castel Sismondo nasce da un’idea progettuale della Provincia proprio per rilanciare il territorio, nel suo insieme di mare e terra soprattutto nei messaggi destinati all’estero.
Oggi assistiamo ad una riscoperta di quelli che poteremmo definire i “valori” alimentari puntando alla qualità e tipicità dei prodotti sia per il gusto eccellente, sia per gli effetti sulla salute del “mangiar sano” e, non ultimo, per arricchire l’offerta turistica della provincia di Rimini con una nuova proposta dove i menù, la ristorazione siano competitivi per qualità e costi.
Di qui gli investimenti nei progetti di valorizzazione e promozione dei prodotti del territorio. Recentemente ci siamo ritrovati in Regione, coi colleghi delle altre province, per concordare modi e tempi per accelerare il raggiungimento dei marchi europei su una vasta gamma di prodotti romagnoli: dal formaggio di fossa allo squacquerone, dal salame di mora romagnola al castrato dalla tagliata alla piada? ma certamente il Vino è il prodotto “forte”, il primo a denominazione riconosciuta dalla CE, la DOC insieme all’olio extravergine DOP.
Ed i risultati si vedono. Non a caso, recentemente, nell’ambito della presentazione della Guida ai migliori vini di Romagna, guida elaborata dall’Associazione Italiana Sommerliers, ho avuto il piacere di premiare ben 4 vini riminesi classificatisi tra i vini eccellenti ovvero contrassegnati da 6 acini: mi riferisco al Sangiovese di Romagna Doc riserva 2002 prodotto dall’Azienda San Valentino d Rimini, al Montepirolo (Colli di Rimini cabernet 2001) e Avi (sangiovese di Romagna Riserva 2001) prodotti dall’Azienda San Patrignano, al Colli di Rimini Doc Rebola Passito 2001, prodotto dall’Azienda Torre del Poggio.
Lo stesso vino Castel Sismondo, nato sulla scia del progetto dei Vini DOC Felliniani, presentato al Vinitaly 2004, alla sua prima uscita, riferita all’annata 2002 (non certo delle migliori) ha ottenuto i Due Bicchieri ( sul massimo di tre) nella guida del Gambero Rosso e 5 acini (sul massimo di 6) nella Guida dell’Associazione Italiana dei Sommeliers.
Oggi il vino sta vivendo una grande stagione di successo, si riconoscono gli effetti positivi che il bere vino (ovviamente in quantità moderata) ha sulla salute, i giovani riscoprono, dopo anni di bibite varie, il gusto del vino e le atmosfere dello slow food contrapposto alla ricerca dello “sballo”.
Per questo stiamo studiando una campagna promozionale rivolta ai giovani con il linguaggio dei giovani che punti alla valorizzazione delle DOC locali e, comunque, del vero, buon vino.

Mauro Morri, assessore alle Attività produttive agricoltura della Provincia di Rimini




CURIOSITA’

Il Sangiovese è ancora il principe dei vitigni coltivati nella provincia.

Sangiovese 65%
Biancame 12%
Cabernet-Sauvignon 5%
Trebbiano 5%
Merlot 2%
Pagadebit 2%
Montepulciano 2%
Pignoletto (Rebola) 2%




Mille nuovi ettari

– Nel Riminese la viticoltura ha radici antichissime. Già in epoca Villanoviana (fra l’VIII e il VI secolo a.C.), come da studi e scavi condotti nell’area di Verucchio, vi sono testimonianze certe che la coltura della vite fosse diffusa nel nostro territorio, anche per ciò che attiene l’uso del vino, i sintonia con la contemporanea diffusione di vasi vinari largamente attestata fra le genti etrusche (O. Delucca, 1994).
La diffusione della coltura della vite e la trasformazione in vino è poi proseguita e ulteriormente sviluppata.
Attualmente, la viticoltura è diffusa in circa 2.500 aziende agricole e resta la più importante tra tutte le produzioni vegetali della provincia di Rimini, sia in termini di superfici (circa 3.250 ettari) che di valore della produzione (pari a circa 16 milioni di euro ogni anno). La superficie media a vigneto per azienda è attualmente pari a circa 1,50 ettari, ma negli ultimi anni si sta manifestando un rapido fenomeno di concentrazione di questa coltura in aziende specializzate. Mediamente si raccolgono alla vendemmia 300-350.000 quintali di uva, da cui si producono 200-250.000 ettolitri di vino. Questi dati acquisiscono maggiore importanza se si considera che la coltura della vite interessa l’area collinare della nostra provincia, dove rappresenta la principale fonte di reddito per le aziende agricole.
Negli ultimi anni la viticoltura ha fatto un significativo salto di qualità: il riconoscimento della D.O.C. Colli di Rimini, la realizzazione di un ampio piano di ristrutturazione dei vigneti, una generale crescita dei vini locali, gli autorevoli riconoscimenti che sono stati loro attribuiti. Per un verso si è verificata una progressiva riduzione delle superfici vitate, per altro il settore si sta qualificando in modo dinamico, come testimoniano gli importanti investimenti in nuovi vigneti realizzati nell’ambito del Piano regionale di ristrutturazione dei vigneti nel periodo 2000-2005.
Attraverso l’applicazione del Piano regionale per la ristrutturazione dei vigneti le aziende viticole hanno potuto utilizzare le risorse messe a disposizione dall’Unione Europea, sostituendo i vecchi impianti non più idonei alle esigenze del mercato con nuovi vigneti realizzati secondo moderni criteri volti al miglioramento qualitativo delle uve e al contenimento dei costi di produzione. Con l’applicazione delle nuove norme comunitarie e del Piano regionale di ristrutturazione sono stati messa a dimora negli ultimi 5-7 anni quasi 1.000 ettari di nuovi vigneti (in sostituzione di quelli obsoleti) e sono stati erogati contributi per 4,3 milioni di euro, a fronte di un investimento complessivo (da parte delle aziende agricole) di circa 15 milioni di euro. Abbiamo così ottenuto che circa il 30% della superficie viticola provinciale è stata rinnovato.




Meditazioni riminesi

– Carlo Vegetti, Remo Ruffini, Luigi Perissinotto, Guido Rossi. Sono alcuni dei fuoriclasse del pensiero che Marcello Di Bella, direttore della biblioteca Gambalunga, ha invitato a questo ciclo di “Meditazioni riminesi”. Tema conduttore della settima edizione: “Alle origini, brevi cenni di filosofia della natura nel tempo presente”. Appuntamenti al Teatro degli Atti, con inizio alle 9 di sera.
Il cartellone.
Mario Vegetti, il 4 febbraio, parla di “Caos e cosmo fra Esiodo e Platone”; conferenza preceduta dalla lettura scenica di brani tratti dalla Teogonia di Esiodo.
Remo Ruffini, astrofisico di fama mondiale, l’11 febbraio con il “Big Bang e il Gamma-Ray Bursts”.
“Il problema dell’origine dell’uomo: biologia e cultura” è l’argomento di Alberto Piazza, professore ordinario di Genetica Umana, il 18 febbraio.
Il 25 febbraio, Luigi Perissinotto con “Le connessioni filosofiche, teologiche e scientifiche dell’origine del linguaggio”.
“Le regole frantumate: un ritorno alle origini?” è il tema del 4 marzo. Lo affronta l’economista, giurista e scrittore Guido Rossi.
Massimo Donà, filosofo, venerdì 11 marzo: “Arte e Natura: il problema dell’origine da Schelling a Beuys”.
Le divagazioni si concludono il 18 marzo con un omaggio a Marcuse Herbert Marcuse. Giovanni Jervis: “Eros e civiltà 50 anni dopo, preceduta dallo spettacolo di danza “Moto da luogo” a cura di Carbonio14evoluzioni.
Le conferenze sono farina dell’assessorato alla Cultura del Comune di Rimini e organizzate dalla Biblioteca Civica Gambalunga con il patrocinio della Provincia di Rimini e dell’Istituto italiano per gli studi filosofici e la partecipazione di Lancia.




Cristianesimo e cultura politica

– Sette incontri che vanno ad intrecciare “cristianesimo e cultura politica”: da Alcide De Gasperi e Giuseppe Dossetti fino a Maria Zambrano. Si tengono “All’oratorio degli artisti”, a Rimini, con inizio alle 20.45. Aprono, il 7 febbraio, Pietro Scoppola e Fulvio De Giorgi proprio sulle figure di De Gasperi e Dossetti.
Il 15, Guido Formigoni, porta in scena la figura di Luigi Sturzo.
Giorgio La Pira invece è il personaggio di Roberto Mancini il 22.
La settimana dopo, 2 marzo, un grande dell’imprenditoria: Adriano Olivetti raccontato da Stefano Semplici.
Il 7 tocca a don Primo Mazzolari. Lo racconta Maurilio Guasco.
Il professor Francesco d’Alessandro parla di Igino Giordani il 15 marzo. La rassegna si chiude il 22. Silvano Zucal ha come tema: “Maria Zambrano, parola, azione e persona: verità e menzogna in politica”.
Serate organizzate dall’Istituto di scienze religiose di Rimini, hanno come scopo è di “offrire un concreto sostegno formativo a tutti coloro che, pur provenendo da diverse esperienze ed orientamenti politici, intendono svolgere con matura consapevolezza cristiana e civile le proprie attività in campo sociale, politico, professionale ed ecclesiale”.




Cari lettori e caro professore scusateci

“Succede anche nelle migliori famiglie giornalistiche, di dover rimediare a qualche refuso o salto di righi. E’ quanto è accaduto al quarto capoverso del mio articolo di gennaio, che è divenuto incomprensibile e vorrei vedere ripristinato nella sua versione originale. Che è la seguente: < E' l'ideale dell'attuale maggioranza: più mercato, meno Stato. Stato significa anche potere giudiziario indipendente e autonomo, e ne sanno qualcosa, per esempio, le vittime delle truffe di Vanna Marchi: in caso di processo e di condanna avrebbero avuto immediato accesso al risarcimento come parti civili, ma ora, con la legge di accorciamento dei tempi di prescrizione congegnata per salvare Cesare Previti, non si faranno più né il processo di appello a Previti (condannato in prima istanza a 16 anni per corruzione in atti giudiziari per i casi Imi-Sir, Lodo Mondatori e Squillante) né il processo a Vanna Marchi e ad altre migliaia di truffatori e falsificatori di bilanci ("Corriere della Sera", 16 dicembre 2004)". Alessandro Roveri




Rovelli, qualità ed innovazione come crescita

– I ricavi della Dolciaria Rovelli crescono del 15 per cento quest’anno. Negli ultimi anni, invece, la linea positiva si è mantenuta tra il 5 ed il 10 per cento. Tradotti in miliardi significa che il fatturato si assesterà attorno ai 6 milioni di euro; vi lavorano una trentina di addetti in doppio turno, dalle quattro del mattino alle 8 di sera. Ogni giorno a Serbadone di Sotto (comune di Montefiore Conca), in macchinari all’avanguardia (le praline nel ciclo produttivo non vengono mai toccate dagli addetti) si producono 1,3 milioni di cioccolatini (capacità massima di 1,5 milioni), metà dei quali finiscono all’estero. Anche questo un primato di cui essere orgogliosi.
Il balzo in avanti del 15 per cento è dovuto ai mercati esteri, nei quali ci si arriva attraverso due canali: le fiere (Parma e Colonia) ed Internet (il fatturato effettuato attraverso la rete vale il 5 per cento del totale). Da decenni presenti in Grecia (dove il marchio è di prestigio assoluto), il primo importatore della Dolciaria Rovelli è israeliano. Ed i cioccolatini made in Montefiore si trovano anche in Sudafrica ed in Australia. In Italia, la presenza più forte è in Veneto ed Emilia; non la Romagna, vale il detto: “Nessuno è profeta in patria”.
Una delle pietre miliare del successo montefiorese è la qualità del prodotto. Si utilizza solo il cioccolato; banditi i grassi vegetali. “Così il cliente acquista anche una seconda volta”.
Dietro c’è la felice intuizione di Antonio Rovelli e la sua filosofia di lavoro. Rovelli è un commerciante di generi alimentari con una passione per il cioccolato. Con le pentole della moglie sperimenta. Dal tegame e dalla forchetta esce fuori il boero: un cioccolatino con al suo interno il liquore. Siamo agli inizi degli anni sessanta ed il dado imprenditoriale viene tratto. Uomo d’ingegno Rovelli; infatti, si studia e costruisce anche i macchinari per la produzione. Assembla componenti dismessi (come la pompa delle lavatrici, ad esempio). E certi suoi meccanismi si trovano ancora oggi in moderne attrezzature. Oltre al boero, nella nuova azienda si producono anche croccanti e torroni. Poi, arriva la produzione delle uova pasquali. Nei primi anni settanta le attenzioni sono tutte per il cioccolato; vengono abbandonati croccanti e torroni per concentrarsi sul cioccolato. Oggi, i prodotti sono una decina. E tutti gli anni ne presentano uno agli appassionati.
Dolciaria Rovelli rappresenta il modello di imprenditoria italiana: piccoli ma innovativi. Ad esempio, gli uffici subito sono stati dotati di computer, prima ancora che giungesse l’Olivetti M20. E nell’era Internet subito il sito ha assunto il suo ruolo: un’occasione in più per crescere.
I più grandi cioccolatai della Romagna, hanno appena messo a segno un bel colpo commerciale e d’immagine nel segno di Montefiore, dei Malatesta e del genius loci. Hanno creato una bellissima scatola di praline che reca la Rocca di Montefiore con la luna. La scatola, aperta, ti rimanda alla rosa dei Malatesta: quattro petali. La Ford Italia l’ha addottata come presente.
Inoltre, la confezione è una bella idea-regalo per i turisti: un souvenir da Montefiore e non solo. In casa Dolciaria Rovelli si sta trattando per un altro colpo commerciale, con una multinazionale del livello Ford.




Dal sottoscala alla leadership

– In 30 anni dal sottoscala alla leadership provinciale che in fatturato significa 10 milioni di euro. Questo è il lavoro realizzato dal misanese Marco Muccioli attraverso l’Elettromeccanica che ne porta il nome; perde il babbo a 14 anni e la madre a 20.
Scuola professionale al Leon Batista Alberti (come molti sei suoi ragazzi) tutto parte nel ’74, Muccioli ha 20 anni. Ricorda: “Senza disponibilità di danaro, ma con tanta voglia e necessità di crescere. Sono partito per quell’avventura fissando nella mia mente e nel mio cuore delle mete da raggiungere negli anni”.
Riparatore di pompe, motori elettrici, elettroutensili e gruppi elettrogeni, la sua intuizione è affiancare anche la commercializzazione degli utensili che ripara. E’ la svolta: cresce il fatturato, crescono i dipendenti, crescono gli utili, con i quali si possono creare altre attività. La prima diversificazione arriva nel ’94 ed è legata alle idee. Brevetta una macchina in grado di depurare i fumi dei forni a legna delle pizzerie. L’apparecchio serve, vince premi. Trova spazio oltre che in Italia in Europa e nel mondo. Oggi, “Smoki”, questo il nome, viene prodotto a Cattolica.
Altra data importante è il ’97. Elettromeccanica Muccioli si trasferisce da sotto casa in uno spazio più grande sulla Strada Statale, sempre a Misano.
La sua lampadina di imprenditore si accende ancora una volta nel 2000. Lo spunto gli viene dato da un incontro in Austria con colleghi noleggiatori e rivenditori di macchine ed attrezzature per l’edilizia. Acquista un’area di 4.000 metri quadrati con sopra una delle cascine più belle di Misano, sempre sulla Strada Statale, la vetrina commerciale di Misano ed intraprende la nuova attività, che si rivela un altro centro. Il fatturato fa un balzo in avanti del 40 per cento.
Sposato (la moglie in azienda), due figli (Erika e Matteo, sempre in azienda), impiega una trentina di addetti. Nel 2003 regala ai suoi 4 collaboratori più vecchi il 10 per cento dell’impresa. Un gesto che venne raccontato anche sulle pagine delle testate nazionali.
“Ringrazio – racconta Marco Muccioli – la vita per avermi dato tanto e, in alcuni casi, per avermi fatto raggiungere certi traguardi da me sognati e desiderati 30 anni fa”. Passioni per le auto ed i piatti dai sapori antichi in compagnia degli amici, Muccioli è impegnato anche nel sociale. E’ uno dei maggiori sponsor del Misano Calcio, stima nei confronti della famiglia Signorini, una delle anime della società sportiva. Voleva lasciare ma l’appassionato discorso di Andrea Signorini, che entrava nello spirito dietro il Misano, lo hanno convinto a continuare. Soprattutto Muccioli è attento alla ricerca sul cancro, ai portatori di handicap, agli anziani soli. Riflette: “Vorrei riservare quelle somme spese in sponsorizzazioni o eventi speciali (come quando invitai Panariello) a coloro che stanno peggio di me. E’ impensabile sapere che esistono famiglie che non riescono ad arrivare alla fine del mese”




Spigolature dello Scrondo

Che brutta aria… – E’ bastato un po’ di neve e subito le strade di Riccione assomigliavano a quelle di Madonna di Campiglio o Cortina; gipponi e Suv (vale a dire quei veicoli giganti) che affrontano strade e marciapiedi come fossero una tappa desertica della Parigi – Dakar o una pista innevata della tundra siberiana. Il risultato è che quei poveri sfigati che si muovono a piedi per il timore del ghiaccio si sono trovati inzaccherati dagli spruzzi sollevati da queste ruote gigantesche, ma soprattutto se si voleva respirare aria buona, visto che quando nevica l’aria si pulisce, gli sfigati di cui sopra, si sono respirati gli scarichi provenienti da marmittoni larghi più o meno come tromboni da orchestra.

Si respira? – Si potrebbe pensare a riservare ai pedoni Corso Fratelli Cervi, dalla vecchia chiesa di San Martino fino all’inizio di viale Lazio, chiudere il lungomare la domenica per restituirlo ai cittadini pedoni o ciclisti oppure pattinatori; sarebbero segnali importanti per rendere più respirabile l’aria della città. E’ vero che le giornate a targhe alterne non risolvono il problema dell’aria, e di conseguenza Riccione fa bene a non attuarle, ma qualche cosa bisognerà pur fare. In alcuni stati del nord Europa, Danimarca e Olanda, nonostante le condizioni climatiche siano peggiori delle nostre, il 30% del traffico è composto di biciclette, in Germania il 12%, in Svizzera il 10%, in Italia il 2%. Facilitiamo chi usa la bicicletta o i propri piedi per spostarsi, rendiamo più efficienti i mezzi pubblici; è il minimo che si può e dobbiamo fare, per noi e per quelli che verranno dopo di noi.

Cinzia Tura e Castellani – Il Demolitore: questo è il soprannome che qualcuno ha affibbiato all’assessore Castellani dopo che è stato “beccato” da un controllo eseguito sul cantiere della casa di sua proprietà in ristrutturazione a Cattolica. La giustificazione del crollo ha convinto ben poca gente. Dopo che i vigili hanno contestato una nuova violazione edilizia, il soprannome è diventato Widen Man, l’uomo che si allarga. Molto ostinato l’assessore a non voler mollare neanche per un attimo la poltrona, neanche un’autosospensione cautelativa nell’attesa di un giudizio definitivo sull’abuso commesso. Curioso come per una situazione analoga l’allora assessore al turismo Cinzia Tura, fu sospesa dall’incarico per richiesta del sindaco e dei Ds, per lo meno fino a quando la situazione non fu regolata, ma la Tura non era donna di partito e macchina da voti come lo è Castellani, quindi due pesi e due misure. L’etica della politica vorrebbe che in questi ruoli di responsabilità, una persona ci entri candida come la neve e ne esca bianca e profumata come un giglio. Di casi di malcostume, ne abbiamo già visti troppi.