E’ finita la social democrazia?

Così ha fatto, recentemente, dichiarando che i concetti di socialdemocrazia e di egualitarismo sarebbero storicamente superati. Come se non vivessimo in una società sempre più caratterizzata dall’inegualitarismo, ossia dalla sempre maggiore distanza tra ricchi e poveri.
L’affermazione di Rutelli, anche se successivamente corretta con vari giochi di parole che non hanno convinto nessuno, ha dell’incredibile. Leggendola, abbiamo rivissuto in un attimo la storia del ‘900, il secolo che ha visto tralignare in feroce capitalismo di Stato e di partito la nobile utopia leniniana di un mondo senza più guerre perché senza più capitalismo, ma che ha visto anche la continuazione della lotta per la giustizia sociale nella libertà di quanti, da Turati a Willy Brandt ai laburisti inglesi, hanno rifiutato la scorciatoia comunista-staliniana, e i cui eredi, compresi gli ex comunisti italiani, hanno dato vita nell’Unione europea alla famiglia del socialismo democratico. Giacché questo significa socialdemocrazia: aspirazione alla maggiore eguaglianza possibile nella libertà. Era ben prevedibile la sacrosanta risposta polemica di D’Alema e Fassino!
Perché, dunque, questa ennesima pensata del leader della Margherita? E’ questo il modo di tentare di guadagnare voti moderati e/o cattolici da parte di un partito di centro alleato con la sinistra? L’uscita di Rutelli ci ricorda un’altra maldestra decisione del Rutelli: quella di dichiararsi personalmente favorevole alla legge sulla fecondazione assistita, definita “infame” nientemeno che dal maggiore oncologo italiano, il prof. Veronesi. Se era una questione di coscienza, che bisogno c’era di annunciare quella scelta, per di più all’indomani dell’appoggio del governo italiano alla suddetta legge? In tal modo Rutelli si è trovato a fianco degli atei-clericali della Casa della libertà (come il Ferrara e tanti altri) in cerca di voti cattolici.
Francamente appare disgustoso questo fare a gara a chi è più bravo nell’arte di portare il Vaticano dalla propria parte, tirandolo per la giacca: la religione non già servita, ma usata. Si tratta per di più di un errore di prospettiva. Gli italiani, che hanno già votato a favore del divorzio e dell’aborto nonostante il veto delle gerarchie ecclesiastiche, voterebbero domani, se il referendum supererà il quorum del 50% dei votanti, per una profonda revisione della legge sulla fecondazione assistita, ossia per la difesa della donna e della libertà della ricerca scientifica. Lo sa tanto bene il presidente della Conferenza episcopale italiana Camillo Ruini, da intervenire pesantemente nella politica italiana per invitare tra le righe all’astensione dal voto referendario. A questo si è ridotto, consapevole di essere in minoranza, l’episcopato italiano: a sperare che il referendum fallisca in virtù non già della vittoria dei “no”, bensì dell’astensione dal voto.
Altro che prendersela con la socialdemocrazia e l’egualitarismo, per assicurare una rendita di posizione ad un partito, la Margherita, formato prevalentemente da ex democristiani ed ex popolari! Rutelli dovrebbe invece sottolineare con forza le ragioni di pace del suo partito e del pontefice quali sono emerse in occasione della condanna della guerra all’Iraq, e cercare di portare al voto per il centrosinistra quei cattolici che nel 2003, dinanzi al conflitto tra Berlusconi e Giovanni Paolo II, hanno preferito il primo e il suo servilismo verso gli Usa. A meno che essi ancora oggi non ritengano giusto avere appoggiato il massacro di centomila iracheni per mettere in piedi un protettorato statunitense!
*Professore di Storia contemporanea all’Università di Ferrara

di Alessandro Roveri*




Regione, ecco le cose che vogliamo

– Vasco Errani, presidente della Regione Emilia-Romagna, ha lanciato la campagna elettorale per le elezioni regionali del prossimo aprile, con un tour nel Riminese lo scorso 2 febbraio. Turismo, mobilità, sanità, infrastrutture, i temi degli incontri con imprenditori, sindacati, amministratori.
E la mobilità è il problema numero uno della provincia di Rimini. Viene messo in testa regioni rosse più che ad amministrare bene pensano a conservare il consenso; gli interventi sono a pioggia, mentre andrebbero indirizzati a seconda delle vocazioni delle varie zone; il turismo non può avere la stessa valenza per la pianura reggiana”.
Tete Venturini, Confcommercio provinciale: “Parto del presupposto che si viene snobbati quando ci si fa sentire poco. A Bologna più che lamentale dobbiamo sottoporre progetti. Invece, a Rimini abbiamo decantato fin troppo le nostre difficoltà; va anche ricordato però che abbiamo fatto molto negli ultimi anni. A Bologna chiediamo interventi robusti sulla viabilità ed un impegno economico capace di coinvolgere pubblico-privato per strutture vitali per tutta la provincia: aeroporto, terza corsia dell’autostrada, parcheggi”.
Mirco Pari, Confesercenti: “Il nostro nodo è la mobilità. Ma messo in ordine per noi e perché siamo la cerniera tra il nord ed il sud. A Bologna si chiede un intervento forte in favore dell’ambiente e della qualità urbana.
Un altro aspetto, è una comunicazione più efficace, cioè scegliere alcuni mercati, coinvolgere gli operatori economici, ed investire.
Se ne parla da anni, ma ancora non è stato fatto nulla. La regione dovrebbe intervenire per aiutare gli albergatori ad acquistare la struttura. Nel comune di Rimini gli affittuari sono oltre il 50 per cento. E’ una realtà che costituisce un elemento di debolezza: non cresce la qualità e manca anche la passione tipica del proprietario.
Poi abbiamo un’emergenza ambientale: il mare. Per scaramanzia nessuno lo tocca e lo cita, ma è fondamentale. Va combattuto anche il nemico numero uno del turismo: la globalizzazione. Regione e Provincia devono scommettere sulla filologia ambientale, sulle suggestioni della nostra cultura, per attirare giovani ed appassionati che hanno attenzioni e capacità di spesa. Insomma, ci vorrebbe una certificazione da un punto di vista ambientale. Bologna dovrebbe puntare ad una politica fieristica ed aeroportuale unitaria, a livello regionale, altrimenti è impossibile andare a competere sui mercati esteri”.
Giuseppe Chicchi, grande capo del turismo regionale, ex sindaco di Rimini ed ex assessore regionale ad Ambiente e Turismo: “Essere dimenticati dalla Regione è un ritornello che va avanti dal ’70, anno di costituzione delle regioni. I dati invece dicono l’esatto contrario. Sul turismo Bologna ha investito moltissimo. Nel 2004 dice che per l’Apt ci sono 10 milioni di euro, 4 per le Unione di prodotto e ci sono 20 milioni della Legge 40, quella delle manutenzioni. L’Enit (Ente nazionale per il turismo) ha un budget di 25 milioni per l’Italia ed il mondo. Il nostro problema è una realtà che si rivolge a tutti i target turistici, dall’infanzia alla vecchiaia, con 3.700 strutture ricettive.
Dobbiamo sottoporre le strutture pubbliche e private ad una innovazione continua. E’ una cosa che consente onori (invidiata da tutto il mondo) ma anche oneri ed investimenti continui. Ecco perché i fondi ci appaiono insufficienti. Va detto che i soldi delle Leggi Quadro sul turismo risalgono alla Finanziaria 2001; da allora non ci sono più soldi, con la Regione che soffre della carenza di risorse statali.
I problemi della provincia sono le grandi infrastrutture; il passante di Bologna è un imbuto che ci penalizza. A questo va aggiunto il problema dei collegamenti ferroviari: la dorsale Adriatica è stata tagliata fuori dall’alta velocità. L’aeroporto va male. Ci vorrebbe un coordinamento regionale per uniformare i servizi ed abbattere le spese. E questo è un tema nel programma elettorale di Errani”.

di Francesco Toti




La bellezza del bene

– La bellezza del bene è il “Progetto Sofia” di Mauro Ciaroni. Sofia è una bambina mora di 5 anni. Racconta il babbo: “Chiacchierando con lei c’è stato uno scambio: i suoi piccoli pensierini si sono intrecciati con i miei. Lei ha un salvadanaio per i bambini poveri. Ed è un fatto tranquillo, senza forzature. E’ una fiammellina dentro che ti dice che si può fare qualcosa per gli altri. E forse è anche un modo per ringraziare la gioia che mi dà la piccolina”.
Lo scorso ottobre, l’idea viene raccontata ad un amico. Si parte. Viene costruito un volantino e con questo Mauro Ciaroni si colloca in alcuni spazi pubblici e privati per raccogliere donazioni. Puntava ad un migliaio di euro. Ma Mauro è una persona bella, speciale, dagli occhi puliti.
Raggiunge una cifra ragguardevole, dieci volte tanto: circa 11.000 euro. Racconta: “La mia idea è molto semplice: basta un nulla per creare un bel pensiero. E questo nulla è diventato tantissimo ed ha rispecchiato un bel pensiero di Madre Teresa: ‘Possiamo fare tutti qualcosa di piccolo con grande amore. Ma insieme possiamo fare qualcosa di meraviglioso’. Per trasformare i fondi nel bene vero ho pensato di acquistare materiale direttamente in loco”.
La scelta del Mali e dello Yemen non è casuale, ma appartiene alla sfera delle passioni private di Mauro Ciaroni: viaggiare per scoprire popoli ed etnie. “Ho scelto il Mali e lo Yemen – continua Ciaroni – perché la conoscenza di questi grandi popoli, forti, fieri, mi mancavano”.
In novembre va in Mali. Visita tre orfanotrofi e lascia loro: quaderni, matite, penne, libri, giocattoli, coperte, cibo, speranza. Uno è stato fondata dalla signora Kadiatou Sanogho, che ha avuto due figli con problemi. L’associazione che se ne occupa si chiama Amaldema (Associazione del Mali contro la lotta dei problemi mentali dei bambini). E’ un autentico gioiellino d’accoglienza (curiosità: visitato anche Nelson Mandela).
La cartolina malese che Mauro si è portata nel cuore: ‘Ho trovato un’attenzione notevole verso i bambini. Lavorano per la loro salvaguardia. L’accoglienza ricevuta mi stimola a continuare ad aiutarli. Ho avvertito un sentimento vero. Mai avuto l’impressione di essere nel vuoto. Sensazione ricevuta in un orfanotrofio nello Yemen; fortunatamente ce ne siamo accorti e non abbiamo sciupato il nostro piccolo gesto. Dal Mali ho ricevuto sensazioni bellissime”.
Il secondo viaggio di Ciaroni, destinazione gli orfanotrofi dello Yemen, è avvenuto in gennaio. Qui ha fatto due tappe nei luoghi d’accoglienza. Ciaroni: “Gli arabi sono meno aperti, più diffidenti; però quando si aprono riescono a dirti molto. In un paesino del sud dello Yemen, a Mukala, c’è stata una vera e propri festa. Ed è davvero affascinante trovarsi in mezzo alle donne completamente velate che si aprono e si avvicinano quando, normalmente, fuori, ti schivano. Sono stati momenti di grande accomunamento. Segno che le culture possono convivere; insomma, è stata una bellissima finestra di dialogo, reciproco”.
Oltre agli orfanotrofi, Ciaroni ha consegnato viveri a 140 nuclei di profughi somali con 280 bambini: olio, latte, zucchero, riso, vestiti.
Una bella mano a Mauro Ciaroni è stata dato dall’amico Luca Bernesi, che a Pesaro, attraverso i bambini, ha raccolto quaderni e matite che sono stati regali ad altri bambini. “Quando in villaggi sperduti e deserto, regalavamo quaderni e matite i bambini ringraziavano con occhi felici: una sensazione unica. Ringrazio tutti coloro che mi hanno permesso di portare un po’ di felicità a bambini meno fortunati”.
Il progetto Sofia si è allargato anche ai bambini asiatici colpiti dal maremoto.
Ciaroni: “Il progetto avrà un seguito. L’esperienza mi ha fatto crescere. Tutte le volte che farò un viaggio ci sarà un aspetto d’aiuto verso i bambini. Intanto grazie agli amici, alle persone sensibili, aziende, enti pubblici (Banca Popolare dell’Adriatico e Comune di Misano Adriatico), il ‘Progetto Sofia’ è stato un piccolo grande miracolo di umanità e gioia”.

di Giovanni Cioria




Provincia, il ritorno della Margherita

– La Margherita è tornata nel governo della Provincia. Uscita con le ossa rotte alle elezioni amministrative dello scorso giugno, si era presa, ufficialmente, un momento di riflessione, restando fuori dalla stanza dei bottoni del Riminese, per un gioco di equilibri tutti interni. E’ rientrata nella squadra di Nando Fabbri con le vacanze di Natale.
Il nuovo ingresso in giunta è con Maurizio Taormina, al quale Fabbri ha affidato la vice-presidenza e gli assessorati alla Formazione, Scuola e Lavoro. Un uomo Taormina che quando arriva in ritardo si scusa, non solo per cortesia. Dati i tempi, non proprio robettina. Anzi.
Quarantadue anni, sposato, un figlio, origini siciliane (di Palermo), vive a Rimini da 20 anni; e riminese è la consorte. Ha una miriade di passioni: il mare (“senza il cui orizzonte non saprei vivere”), il cinema, letture (un onnivoro), la scrittura (mette giù poesie e racconti brevi). Molto attivo, fin da ragazzo, nel volontariato; in gennaio è partito, con altri 12 amici per una missione in Tanzania di una ventina di giorni. L’affezione per la politica gliel’hanno trasmesso i Gesuiti, presso i quali ha studitao. Ricorda: “Pensano, i Gesuiti, la politica come scienza dello Stato”. Passione coltivata fino all’Università per trasferirla poi nella piazza dell’impegno-scontro di idee e non solo.
Politico di vertice, è partito dai movimenti. Negli anni ottanta Taormina ha animato il Movimento per la Pace. A Rimini è stato uno dei promotori di “Salviamo Rimini”, che nacque per aprire riflessoni sul Prg (Piano regolatore generale) disegnato da Leonardo Benevolo. E su questa base fu costruita Città Aperta (insieme ad Arrigo Albini fu uno dei coordinatori del movimento), che si presentò alle elezioni riminesi del ’95; ottenne un risultato importante: il 5 per cento. Il suo primo incarico amministrativo è con quel fuoriclasse di Giuseppe Chicchi. Sindaco di Rimini lo chiama come assessore. Taormina a livello nazionale segue la strada di Prodi. Cinque anni fa, come Lista Asinello, sostiene Nando Fabbri. Grazie al bottino elettorale diventa vice-presidente della Provincia.
Questo il suo pensiero forte: “Il Ptcp (Piano territoriale di coordinamento provinciale) è uno strumento straordinario, ma dovrà ribadire alcune questioni: la salvaguardia dei beni ambientali. Si è sempre parlato di sostenibiltià ambientale, invece dobbiamo soffermarci sulla sostenibilità umana. Altro punto: il nostro territorio deve cooperare competendo. Con il sostegno all’infanzia che diventa un forte sostegno alla famiglia”.




Ambiente: “Grande forza economica”

– Continua la battaglia del Comune di Riccione, Misano e Coriano, sul Piano provinciale dei rifiuti adottato lo scorso dicembre dal Consiglio provinciale con i voti di Forza Italia, che prevede la costruzione del quarto forno all’inceneritore di Raibano (senza la sicurezza di spegnere gli altri due) e con una raccolta differenziata affossata dal comune di Rimini, dalla Provincia e da Hera, l’azienda pubblica che gestisce il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti della Romagna e della provincia di Bologna.
Il grande tessitore è Mario Galasso, Verdi, assessore all’Ambiente. Esordisce secco, dagli orizzonti alti: “Purtroppo a Riccione e provincia ci manca la convinzione che l’ambiente è prima di tutto una scelta economica forte. La nostra routine è il cemento, la costruzione degli immobili. Costruire, anzi mantenere, la natura, significa la costruzione di qualcosa di molto più solido. L’ambiente non deve essere vissuto come una spesa ma come un valore. Una bella natura significa un bello sviluppo sociale, turistico, economico. Ed è su questa barricata che dobbiamo fare il salto culturale. Altrimenti ci riempiamo la bocca di belle parole. Riccione vorrebbe lanciare un tavolo dove altre all’ambiente si parlasse di trasporto pubblico urbano e risparmio energetico”.
Forti voci dentro i diessini affermano che l’approvazione finale del piano sarà molto diversa rispetto all’adozione che ha portato Rifondazione, Verdi e Comunisti italiani alla raccolta delle firme.
Ma qual è la posizione del problema al momento?
Galasso: “Come Comune di Riccione abbiamo chiesto all’Ato (Ambito territoriale ottimale) un altro progetto che possa prevedere un forte impegno nella raccolta differenziata. Un progetto sia da un punto di vista tecnico, sia per quanto riguarda i costi. Questo poi deve essere confrontato con quello di Hera, su basi oggettive avendo di mira il massimo beneficio possibile per i cittadini”.
“Fermo restando – continua l’assessore – tre cose: la gestione deve essere di Hera, un’azienda pubblica; l’autosufficienza per lo smaltimento dei rifiuti e sicurezza sull’impiantistica, al momento non c’è nessuna assicurazione che costruito il quarto forno i vecchi vengano dismessi. Dunque, la nostra speranza è che da qui al momento dell’approvazione il Piano possa essere modificato”.
“Poi c’è un altro risvolto – argomenta Galasso – noi con Misano e Riccione vogliamo sperimentare, credendoci, la raccolta differenziata, per estenderla poi, in caso di successo, a tutta la provincia”.
Come si muove Riccione sullo scacchiere politico?
Galasso: “Abbiamo avuto molti contatti con San Giovanni in Marignano e con Mondaino”.

di Francesco Toti




“Rilanciare Cattolica partendo dal mare”

– Rilanciare il turismo di Cattolica partendo dal mare. La prima idea forte è ricreare uno spicchio di mare naturale, una specie di parco dove la natura si possa riproporre in tutto il suo splendore. Insomma, un ritorno al passato.
La presentazione dello speciale progetto è avvenuto lo scorso 29 gennaio al Circolo nautico. Sono stati invitati gruppi di cattolichini che hanno l’ambizione di credere in progetti che possano far crescere la città sia da un punto di vista economico, sia ambientale, sia culturale.
L’idea del tavolo è dell’assessorato provinciale all’Ambiente, retto da Cesarino Romani, un cattolichino, all’interno di Agenda 21, una sigla che significa affrontare i temi dello sviluppo sostenibile e la sua concretizzazione insieme a tutte le associazioni del territorio. Un esempio concreto, ad esempio, è l’operazione bagnino sostenibile che ha come avanguardia Riccione.
L’idea cattolichina è stata germogliata sotto le feste di Natale con delle discussioni informali. Piano piano attorno all’idea si è raccolto un gruppo di persone che è andato poi a rafforzarsi.
“In una serie di incontri informali – dice Cesarino Romani – sono emersi meglio i pensieri. Così si è pensato di annunciare alla città il nostro percorso: rilancio di Cattolica attorno al mare. Ed il primo soggetto da coinvolgere è l’amministrazione comunale, insieme a tutte le altre componenti economiche ed istituzionali della città, dai bagnini, ai pescatori, passando per gli albergatori”.
“Mare come punto di partenza – continua Romani – e Cattolica come teatro sperimentale. Proteggere un tratto di mare, che potrebbe essere quello delimitato dalle boe, potrebbe essere una buona partenza; in profondità 500 metri. L’uomo che va a rinaturalizzare l’area attraverso però la condivisione ed una domanda: quale sacrifici siamo disposti a fare? E con l’archeologia si potrebbe compiere un altro percorso. E se ci sarà partecipazione vuol dire che siamo pronti per pensare uno sviluppo diverso da quello attuale ma non per questo meno interessante. Dato su cui riflettere. Nel ’96, il 70 per cento del territorio di Cattolica era urbanizzato. Oggi, molto di più. Non ci resta che il mare come natura vera”.
Maurizio Cecchini sottolinea la duplice importanza del progetto: quella naturalistica, per riscattare un tratto di mare che ha bisogno di maggiore tutela, e quella dell’immagine turistica, perché di fatto “il mare è la nostra cartolina. Ci vorrà il sostegno di tutta la città – dice Cecchini -, compreso il mondo della pesca, oltre alle istituzioni provinciali e regionali. Il progetto di oasi marina sommersa potrebbe inserirsi nel percorso di Agenda 21 portato avanti dall’assessorato provinciale all’Ambiente”. Ora il Comitato promotore pensa al supporto di un comitato scientifico per valutare il progetto in tutta la sua validità.

Cecchini portavoce

– Il Comitato promotore è composto da Maurizio Cecchini, nominato anche come portavoce (presidente albergatori), Giancarlo Leopardi, Mario Prioli (associazione albergatori), Tullio Badioli, Mauro Villa, Alberto Magnani, Alessandro Ricci (Circolo Nautico), Ivano Maltoni (Coop. Bagnini La Regina), Fabio Pini (coop. chioschisti Le Sirene).