Tempera, accorto ed intelligente

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– Trattare gli altri con intelligenza. Questa era la caratteristica fondamentale di Paolo Tempera morto lo scorso 19 gennaio a soli 56 anni dopo una breve e dolorosa malattia. Intelligenza, si diceva. Un episodio che ben rende l’idea. Un’estate di un anno e mezzo fa, un capannello di amici e conoscenti sono davanti alla sala della giunta del palazzo comunale di Riccione. Uno della combriccola era Tempera. Con quel sorriso lesto raccontava il potere politico ed economico fatto dietro le quinte, senza la retorica ed il vogliamoci bene dei momenti ufficiali. Insomma, è così anche se non vi pare. Sposato due figli, fumatore incallito (una sessantina di sigarette al giorno), l’università mai terminata (un cruccio, questo), in gioventù è un socialista lombardiano (roba nobile, insomma). Poi diventa un craxiano di ferro (tra l’altro il destino lo ha fatto morire lo stesso giorno di Craxi).
Pessimo a gestire gli affari personali, Tempera negli ultimi 20 anni è stato uno dei protagonisti assoluti della politica riccionese e non solo. La sua apoteosi coincide con quello del suo partito. Alle elezioni del ’90, i socialisti riccionesi raccolgono il 15 per cento dei suffragi. Tempera incamera circa 1.200 voti.
Uomo di potere attento, abile a sfruttare ogni addentellato, ha ricoperto incarichi importanti: segretario Psi, assessore ai Lavori pubblici, vice-sindaco, presidente della Usl 41 (Unità sanitaria locale), presidente della Sis (la società che gestiva e gestisce l’acqua a Riccione e Valconca).
Così lo ricorda un dirigente Sis: “Abile, intelligente, lavorare con lui era sempre un piacere”.
L’avvocato Marzio Pecci è stato compagno ed avversario di partito (era vicino alla corrente di Luciano Tirincanti) oggi però vicino a Forza Italia. Dice: “Un uomo simpatico, di compagnia, ricco di aneddoti ed esperienze. Capace di intrattenere gli amici e gli ospiti. Come politico un opportunista di talento. Sempre lucido, sempre aggiornato sull’evoluzione dei rapporti di forza. Insieme a Pierani, forse il più capace a Riccione. Era sempre molto determinato, in funzione anche all’obiettivo da raggiungere. Fino al ’94 è stato di una straordinaria lucidità. Poi non è stato in grado di tenere uniti i socialisti. La creazione di Alleanza per Riccione è stato un errore politico grossolano”.
Lele Montanari: “Abbiamo fatto i bambini insieme. Come amico era fantastico.
Come politico, scaltro, furbo, con il piacere di arrivare ad ogni costo. Grazie all’esperienza aveva più potere fuori dalla giunta che quando era assessore. Aveva avuto anche la capacità di circondarsi di amici potenti”.

di Claudio Saponi

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