Per la ‘rivoluzione’ 139 voti

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ELEZIONI

Terremoto politico
Il 12 e 13 giugno a Cattolica è accaduto un terremoto politico. Equilibri ritenuti inamovibili sono stati scossi alla radice. Il dopo Micucci (ma la sua presenza continua…) ha fatto deflagrare la politica cittadina. La situazione politica a Cattolica non sarà più quella di prima. Il ballottaggio, che di per sè rappresenta già una ‘rivoluzione’, non è stato altro che la certificazione della rottura di quegli equilibri.
Il vincitore morale
C’è un solo grande vincitore morale, come lo hanno riconosciuto anche gli avversari politici, e si tratta di Alessandro Bondi e la sua coalizione Arcobaleno. Alcuni dati: 16,67% i voti ottenuti dalla coalizione, 23,59% di preferenze personali. Circa mille voti in più ottenuti dal voto disgiunto sottratti agli avversari candidati a sindaco: -3,92% Pazzaglini, -1,27% Bulletti, -1% Tonti, -0,44% Cenci, -0,31% Pierani. Insomma, una grande affermazione personale.
Una vittoria dimezzata
Pietro Pazzaglini alla fine ha vinto (66,73%) su Carlo Bulletti (33,27%), ma politicamente è da ritenersi una vittoria dimezzata, mentre per i partiti della sua coalizione possiamo parlare di tracollo. Ha avuto la fortuna di trovarsi al ballottaggio il candidato del centrodestra, e questo lo ha favorito grazie alla tradizione democratica e di sinistra della città. Ma alla fine ha prevalso più la paura di consegnare il comune alla destra, che il ‘progetto Pazzaglini’, e in tanti, pur con la molletta al naso lo hanno votato. Lo hanno fatto, con coerenza ai valori della sinistra, almeno 1.200 elettori dell’Arcobaleno. Ma la storia sarebbe finita diversamente se lo scontro finale fosse stato col nuovo centrosinistra di Bondi, che sulla scia del successo e dell’entusiasmo, difficilmente la logora compagine di Pazzaglini avrebbe potuto contrastare. La vittoria dimezzata di Pazzaglini si misura sulla ‘ribellione’ della città ad una candidatura non gradita, con i dissidi nei partiti che lo sostenevano e nel crollo elettorale di Ds (-20,6% rispetto le comunali del 1999 e -1,33% rispetto alle catastrofiche politiche del 2001), Margherita (-7,91%) e Sdi (-1,04%).
No al guazzalochismo
Pienamente sconfitta la proposta guazzalochiana di Bulletti, di un centrodestra che si occulta dietro ad un personaggio della società civile. La base elettorale del centrodestra arretra di un 10% circa e la lista civica di Bulletti raccoglie appena 333 voti. Sono stati trascinati al ballottaggio grazie al lavoro di rottura degli equilibri provocati dalla coalizione Arcobaleno.
Il ballottaggio ideale
Il ballottaggio ideale, suffragato anche dai voti, doveva essere tra il vecchio e nuovo centrosinistra. Sono mancati 139 preferenze; ma se consideriamo le 688 date a Paolo Tonti di Rifondazione, alle 282 ad Alberto Cenci e alle 250 a Giorgio Pierani, ‘imbalsamate’ solo sul candidato senza disgiunzione di voto, c’è da mangiarsi le mani e da insinuare forti riflessioni a tanti, per la grande storica occasione di cambiamento che la città si è trovata tra le mani.
Ds e nuova sinistra
I Ds hanno avuto una sonora lezione. Oggi a Cattolica rappresentano solo il 27,60%, e alla sua sinistra (Arcobaleno più Rifondazione) c’è una forza del 24,34%, che se saprà costruire un progetto credibile e unitario, ha le carte in regola per diventare sinistra di governo. I Ds in queste elezioni hanno portato sulle loro, uniche spalle, la croce. Si sono abbarbicati sul loro uomo, quel Massimo Gottifredi, ormai uno dei pochi diessini con una immagine ancora spendibile. Si prevede ora una resa dei conti, che non è detto che porti al cambiamento: passata la paura, la restaurazione potrebbe essere dietro l’angolo. La Margherita è divisa e ridotta all’osso. Infine aleggia l’ombra della lista Micucci con i suoi due consiglieri determinanti nella maggioranza. Il cielo non è sereno, per niente!
Le liste civiche
Le liste civiche, ovunque, fanno fatica ad imporsi rispetto a simboli di partito più affermati e rappresentativi di lunghe storie politiche. Anche a Cattolica hanno fallito: quella di Bulletti (333 voti), di Cenci (281), di Pierani (242). Un discorso a parte merita quella di Micucci (583 voti), che se in apparenza potrebbe ritenersi soddisfacente, alla luce del personaggio, di un mega-sindaco uscente con 14 anni di governo, il risultato è assai misero. Altra riflessione per il risultato deludente di ‘Cattolica città per la pace’ (307 voti), qui il movimento che ha saputo costruire si è speso unicamente per l’insieme della coalizione e del candidato a sindaco Alessandro Bondi. Da questo punto di vista il risultato, alla fine, è stato ampiamente positivo.
Il voto disgiunto
Il voto disgiunto è stata la grande novità di queste elezioni. Questo ha permesso a tanti cittadini di mandare segnali ben precisi: manifestare la propria fedeltà al partito del cuore, e nello stesso tempo segnalare un disagio e una protesta per un candidato non gradito. Massiccio è stato il voto disgiunto di diessini e margheritini. Ma c’è stato anche il messaggio che indicava il candidato a sindaco ideale, Bondi, che più rappresentava l’esigenza di cambiamento, partecipazione e trasparenza di tantissimi cittadini. Nella fase finale della campagna elettorale questo fenomeno si stava delineando in maniera tangibile. Appare inspiegabile, e politicamente miope, che dalle teste pensanti delle liste civiche (Cenci e Pierani), ma soprattutto di Rifondazione comunista, non ci sia stata una precisa indicazione, magari sussurrata, per fare scivolare qualche punto in percentuale di preferenze sul nome di Bondi. Non avrebbe sottratto voti di lista per i loro partiti e avrebbe aperto una partita storica per la città. Alla fine dei conti, loro malgrado, sono stati i migliori alleati della continuità, ampiamente dichiarata, di Pazzaglini e Micucci.
Le cause del terremoto
Alzando lo sguardo dell’analisi, dobbiamo capire che quello che è successo a Cattolica, oltre a peculiarità locali, è il frutto di una situazione più generale e complessa. E’ l’effetto di una coscienza politica cresciuta con le grandi manifestazioni pacifiste e contro la globalizzazione selvaggia, è l’effetto della ribellione alla politica di un governo di destra guidato da Berlusconi, è il frutto di tante battaglie sindacali, sulla scuola, la libertà dell’informazione, la giustizia… insomma una radicalizzazione della lotta politica e sociale che ha modificato le coscienze dei cittadini e che pretendeva dal centrosinistra risposte di unità e più incisive. Dove è stato fatto, il centrosinistra ha vinto in maniera limpida e senza traumi. A Cattolica, invece, i dirigenti locali hanno subìto l’umiliazione dei ricatti e delle imposizioni, non hanno avuto coraggio… e quello che è accaduto ne è la conseguenza.
Cosa accadrà?
Pazzaglini risulta un sindaco “dimezzato” per diversi motivi: non ha avuto la piena adesione dei suoi partiti, non è stato molto gradito dal popolo della sinistra, ha condotto una campagna elettorale debole. Dovrà lavorare molto e bene anche per scrollarsi di dosso il tutoraggio di Micucci e la diffidenza che lo circonda. Già dalla nomina degli assessori si capirà se si vuole dare un segno di discontinuità e di autonomia. In questo caso i nomi possono essere anche segnale di dialogo… o di sfida. Ma il problema più grosso per Pazzaglini e la nuova maggioranza è uno solo: dopo l’estenuante campagna elettorale, i pesanti problemi politici, sociali e finanziari sono ancora tutti lì da risolvere. E, ahinoi! sono stati proprio quelli a determinare tutto il patatrak cattolichino.
L’Arcobaleno
Cosa dovrà fare l’Arcobaleno? Attraverso i suoi rappresentanti in consiglio comunale e nella mobilitazione e partecipazione dei cittadini, dovrà impegnarsi per continuare la sua battaglia democratica affinché a Cattolica si affermi una politica trasparente, partecipata, solidale e caratterizzata da uno sviluppo sostenibile. Dovrà continuare il dialogo già intrapreso con le categorie economiche, il mondo dell’associazionismo e con quelle forze e gruppi politici che non hanno capito la grande occasione storica per il cambiamento e il rinnovo radicale della classe politica che la città ha perso per soli 139 voti. Un nuovo centrosinistra fatto di cittadini ha iniziato il suo cammino, è diventato soggetto politico autorevole e di massa. Si sono aperti grandi spazi, possibilità, entusiasmi e nuove energie umane, alla ribalta sono saliti nuovi personaggi come Alessandro Bondi. Nel dialogo possibile, o nella opposizione più tenace, l’Arcobaleno dovrà impegnarsi affinché siano i cittadini a diventare i controllori e i critici più implacabili contro ogni scelta lesiva degli interessi generali della città, che la nuova amministrazione comunale potrebbe perseguire.

di Enzo Cecchini

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