Libertà, cosa è giusto?

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L’immagine di sfondo al messaggio era un ragazzo che si accingeva a baciare un pesce (forse una sogliola).
A parte il disagio istintivo di vedere l’idea di libertà associata ad una situazione così grottesca ed insulsa, mi è venuta spontanea una considerazione: per quanto portato alle estreme (e assurde) conseguenze questo in fin dei conti è il concetto di libertà che oggi vige, e magari va per la maggiore.
Della serie: se una cosa ti va, falla! Se ti innamori di una sogliola, o di uno squalo… che male c’è? Quello che conta è sentirsi liberi.
Ma sentirsi liberi è anche essere liberi, oppure c’è una differenza sostanziale fra le due affermazioni?
Oggi sembra che alla libertà sia posta (quando viene posta) una unica condizione da rispettare, quella di non dare fastidio agli altri.
Si è praticamente oscurato ed eliminato il rapporto con la verità, in particolare con la verità sull’uomo, con la sua natura, con il suo destino, col perché è a questo mondo.
Alle domande di sempre: “Cosa è giusto? Cosa vale veramente? Cosa è bene che io faccia, oppure cosa è bene che io non faccia? A queste domande molti ritengono che non si debba rispondere nulla. Anzi, se qualcuno si “azzarda” a darti delle indicazioni, dei suggerimenti, alla larga! Potrebbe condizionarti.
Deve essere l’individuo da solo ad arrangiarsi; oggi si dice seguendo il cuore o l’istinto, o quello che più gli piace o gli sembra opportuno o comodo. Ma, attenzione, se l’uomo non cerca e non trova una risposta a queste domande la sua stessa vita gli sembrerà incomprensibile e priva di significato.
Un grande e, riconosciuto da tutti, maestro del nostro tempo: Giovanni Paolo II, ci ha recentemente ricordato che: ” Il vero umanesimo – e l’autentica libertà – riconosce che alcune verità sono insite nella condizione umana; pertanto l’umanità fiorisce solo se vive pienamente quelle verità. La libertà è preziosa e porta alla realizzazione della propria umanità se non è cieca, ma si orienta secondo le finalità e le esigenze intrinseche dell’essere umano”.
Partendo da questo richiamo, mi è venuta una domanda: come fa l’uomo, un giovane in particolare, a capire le finalità ultime e le esigenze vere del suo essere uomo o donna. Qualcuno ci ha dato le “istruzioni per l’uso” della vita che ci è stata concessa? A mio avviso: sì.
Intanto nasciamo piccoli e siamo affidati alle cure di due genitori: un padre ed una madre che hanno il diritto dovere di darci le prime indicazioni e di guidare i nostri primi passi.
In seguito i 10 comandamenti, oppure il Decalogo come li chiama qualcuno, potrebbero essere la risposta che stiamo cercando. Se ben letti e capiti non sono una serie di divieti, come qualcuno li percepisce, ma una “guida sicura” per un cammino di libertà effettiva e di felicità. Un po’ come i binari per il treno, sembra che limitino la sua libertà di movimento in realtà sono la condizione indispensabile.
Esaminandoli uno alla volta, i Comandamenti, ci accorgeremo che, credenti o non credenti, ci troveremo tutti d’accordo sul fatto che, se tutti li osservassimo anche solo in parte, la nostra vita e il mondo che ci circonda sarebbero sicuramente migliori.

Gianfranco Vanzini

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