Falcinelli non molla

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– Occupa la scena politica sanclementese dal ’93, entrando da “politico” consumato nelle sale del potere ed insediandovicisi con caparbia volontà. Inizia così per Falcinelli una permanenza mai tranquilla. Ma le osservazioni negative e le polemiche di questi anni sono scivolate sempre sulla dura scorza del Pierino senza lasciare tracce apparenti. Se ne sono andate sia quando era un giovane assessore, sembrava studiasse da sindaco, sia nella fase in cui il suo declino politico sembrava non essere visibile che a se stesso.
Prima del ’93 Falcinelli non aveva mai fatto politica amministrativa. Ma al suo ingresso nella compagine della sua musa tutelare, la eclissata ex sindaco di San Clemente, Liviana Cannini, seppe mostrare subito le sue “capacità politiche” restando fuori in tutte le polemiche che seguirono l’affondamento del sindaco Antonio Semprini deciso e perpetuato all’interno degli ambienti Pci-Pds.
E mentre attorno cambiavano le facce, i personaggi e perdeva qualche amico, trovandone altri meno veri, Pierino novello Andreotti della Valconca, assumeva nuovi incarichi e nuove funzioni diventando un personaggio. Le sue posizioni e i suoi atteggiamenti non sempre sono stati apprezzati negli ambienti politici locali; un suo latente campanilismo è stato spesso mal digerito da colleghi e politici, anche del suo partito.
La più grande qualità di Pierino è stata, ed è, la caparbietà nel perseguire gli obbiettivi. Oggi Pierino vive la sua funzione di consigliere comunale con diligente operosità garantendo il suo impegno fino alla fine del mandato e proponendosi anche per il futuro “io sono qui e siccome amo il mio paese metto la mia esperienza al servizio di chiunque me lo chieda”, dice.
Fra tre o quattro mesi finirà la sua esperienza da consigliere ed alla domanda su che cosa gli lasci quello che sembra un tramonto, risponde: “Tante cose fatte e tanti progetti realizzati nei lavori pubblici e nello sport. E poi il segno indelebile di un rapporto con i cittadini, con i quali naturalmente ci sono stati spesso anche scontri e incomprensioni dovute a opinioni diverse sulle cose che si stavano realizzando. In fondo è stata una esperienza positiva e quella di amministratore è un’esperienza che auguro a tutti i cittadini”.
Ora in fase di bilancio ed analizzando questa esperienza che cosa cambierebbe delle cose fatte.
“Forse posso rimproverarmi – continua – una certa mancanza di accettazione del compromesso ed una assenza totale di ricerca del rapporto del partito a cui appartenevo con la base. Questo è un ingrediente della politica che va recuperato”.
La politica ha perso i partiti ed ha messo le persone al centro della gestione della cosa pubblica, scavalcando di fatto le organizzazioni politiche da molte decisioni, cosa ne pensa Falcinelli? “Questa situazione ha portato certamente ad una maggiore stabilità delle amministrazioni ed a una maggiore responsabilizzazione di sindaci e giunte comunali; di negativo ha portato sicuramente un accentramento eccessivo del potere ed a una relativa disaffezione della gente alla partecipazione, alle scelte anche importanti per il territorio”.
Questa è sicuramente una realtà che San Clemente ha vissuto recentemente e la memoria va filata alla nascente zona industriale, la causa ormai certa del declino politico di Falcinelli.
“L’ area industriale è solo l’ultimo di una serie di episodi che mi hanno messo in contrasto con i miei ex colleghi. Quella che la riguardava è stata una variante al Prg (Piano regolatore generale) troppo grande e non è normale farla passare nel silenzio senza mettere al corrente i cittadini. E’ stato fatta passare nel silenzio assoluto anche l’ultimo atto di questa vicenda. La sua approvazione venne discussa nel periodo natalizio ed anche in questo caso si è nascosto il mio contributo nel formulare osservazioni alle scelte iniziali per l’area industriale”.
Falcinelli continua la sua analisi senza fare nomi, senza entrare in maniera diretta negli argomenti, continuando nel suo stile soft che probabilmente nel suo volere tende a lasciare qualche porta aperta per un suo rientro in quella politica che lo ha isolato ma che lui ama e non riesce ad abbandonare.
“Quando mi sono dimesso dai miei incarichi in tanti, avversari e colleghi di partito, mi hanno manifestato pubblicamente e privatamente la propria solidarietà e questa cosa mi ha fatto capire che io non sono poi così lontano né da loro, né dalla politica”.

di Claudio Casadei

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