Ettore Vichi, “Una vita contro se stesso”

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– Ettore Vichi è morto lo scorso 20 dicembre. Aveva 80 anni; era nato a Gradara il 6 agosto del 1923. Lascia la moglie e due figli. Era il consigliere anziano del consiglio d’amministrazione della Banca di Credito Cooperativo di Gradara (ne faveca parte dal l’aprile del ’77), nonché uno tra i più importanti imprenditori del Pesarese.
Intelligente, non meno che elegante, fascino naturale, di umili origini, era diventato il figlioccio della contessa Alberta Natale Porta.
La sua avventura imprenditoriale inizia nel commercio. Per 10 anni si occupa di macchine per la lavorazione del legno e parallelamente si dedica alla costruzione di piccole attrezzature meccaniche per artigiani.
Nel 1953 fonda la ditta Viet (dalle sillabe iniziali del nome e cognome Vichi Ettore).
Oggi tra le aziende leader per l’industria del legno in Italia, si afferma subito per gli innovativi macchinari, trainando così l’indotto pesarese ed italiano.
L’attenzione del Cavalier Ufficiale Ettore Vichi è sempre stata protesa allo sviluppo ed all’innovazione, alla qualità ed alla cura dei particolari.
La sua corsa era sempre contro se stesso. Doveva continuamente superarsi nell’evoluzione e nello studio di tecnologie affinché le realizzazioni risultassero uniche e all’avanguardia.
Numerosi sono i brevetti in campo meccanico, molti dei quali ancora in vita. Basti citare per tutti il brevetto mondiale del 1953: una “macchina levigatrice automatica a nastro trasversale a tampone elettronico gonfiabile”.
Uomo estremamente amabile e di compagnia, ha dimostrato disponibilità ed attenzione nei confronti di Gradara e dei suoi abitanti.
La passione per l’arte, che da sempre lo ha accompagnato, lo ha spinto nel corso degli anni ad intraprendere anche piccole realtà di produzioni artistiche di ceramica e di ferro.
Da non dimenticare poi l’acquisizione del convento dei Cappuccini di Gradara, dove ha riversato dal 1976 le massime attenzioni, rendendolo il suo personale fiore all’occhiello e nella cui cappella gli è stato tributato l’ultimo caloroso saluto da parte di una folla di persone commosse per la pedita di un “grande Amico”.

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