Centrosinistra, successo con 4 nei

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– Il centrosinistra travolge il centrodestra nelle urne delle amministrative dello scorso 12-13 giugno. Un centrodestra diviso che arretra clamorosamente, ma la colpa oltre che a Rimini va ricercata a Roma: casa Silvio Berlusconi, che ha perso il fascino dell’incantatore. Calo leggero dei Ds e cospicuo della Margherita, l’alleato forte. Verso l’alto la sinistra: Rifondazione comunista, Verdi, Comunisti italiani, Lista Di Pietro-Occhetto. Daniele Imola (a Riccione) e Nando Fabbri (Provincia di Rimini) stravincono ma ne escono con meno potere personale. I Ds che riscoprono il piacere della campagna elettorale e di scendere in mezzo alla gente, pratica di cui si erano in parte scordati. Vittoria in affanno quella di Pietro Pazzaglini a Cattolica, sindaco imposto dall’alto e maldigerito dalla Margherita e Ds. Vittoria sofferta al ballottaggio per Gianni Scenna a Bellaria. Queste sono le chiavi di lettura fondamentali di questa per certi versi rivoluzionaria tornata elettorale.
Il centrosinistra. Dove va unito fa il pieno dei voti. I casi-modello sono la coalizione della Provincia e a Riccione. Nando Fabbri e Daniele Imola, per umiltà e non meno che paura di perdere non hanno perso neppure un suffragio, intruppando tutti: dai mastelliani fino ai bertinottiani.
Tuttavia la Provincia e Riccione non devono trarre in inganno. Infatti, i due leader hanno vinto facile ma perdendo parte del proprio potere personale. Cosa che non potrà che giovare, sia a loro stessi, sia alla comunità. Basta con i fenomeni. Come nello sport si vince col gruppo e non col campione capriccioso.
Nel centrosinistra però i due alleati per la pelle, Ds e Margherita, hanno perso consenso. A livello provinciale, i Ds hanno portato a casa il 30,4 per cento; nel ’99 la percentuale fu del 31,80.
La Margherita è scivolata ancora più indietro. Lo scorso giugno ha raccolto il 7,5 per cento dei voti. Nel ’99 erano del 10,49 (mietuti in due liste Democratici e Quadrifoglio). La Margherita in questi 5 anni non è riuscita ad allargare la propria base, a coinvolgere il proprio elettorato potenziale. E’ sempre stata arroccata sulle dispute tra i generali. Risultato: l’elettorato non ha gradito. L’autolesionismo dentro la Margherita si è celebrato lo scorso inverno quando Massimo Foschi, assessore provinciale, uno degli uomini di spicco di Rimini, l’abbandona e dà corpo all’Udeur riminese. Senza contatti col territorio, l’Udeur ha ottenuto ottimi risultati in Alta Valconca (Saludecio e Mondaino), dove ha messo in campo delle belle figure. Due nomi: Giuseppe (Pino) Sanchini e Marcello Mainardi.
Per la sguaiataggine dei riminesi, Pino Sanchini, sostenuto dal centrodestra, è diventato sindaco a Saludecio, spedendo la sinistra nell’angolo del castigo: 5 anni all’opposizione non aiuterà che a riflettere.
Di converso i partiti di sinistra hanno mietuto un successo di ampie proporzioni, andando così a rompere gli schemi di Ds e Margherita nei giochi della spartizione delle poltrone, ovvero assessorati ed enti secondari ed anche degli indirizzi programmatici. Rifondazione dal 5,42 per cento del ’99 è balzata al 6,9, risultato che ne fa il quinto partito della provincia, a poche lunghezze dalla Margherita. I Verdi dal 2,79 al 4,3. I Comunisti italiani dal 2,77 al 3,2. Infine i dipietristi: 4,5%.
I piccoli di sinistra hanno in Consiglio provinciale 5 consiglieri su 14 della maggioranza (in tutto, gli scranni sono 24). Da un punto di vista politico il significato è forte: Nando Fabbri non potrà più minacciare il ritiro delle deleghe ed alzare la voce, come spesso gli è capitato negli ultimi 5 anni. Atteggiamento che poca si confà ad un personaggio del suo acume e scaltrezza politica, anche se questa è un’altra storia.
Centrodestra. Il vaso del centrodestra è andato in cocci. La colpa principale però non è da cercar a Rimini. Il capo indiscusso, Silvio Berlusconi, ha perso seguito. Non riesce più a convincere gli italiani. La ragione è molto semplice: ha perso di credibilità. Ha sempre raccontato cose irrealizzabili, sintetizzabile nello slogan: meno tasse e più servizi. Come dire al figlio: dall’anno prossimo meno lavoro e più vacanze. O: poco studio e preparazione alle stelle.
Va detto che i problemi del Paese non sono tecnici, ma di coscienze, direbbe Enrico Berlinguer. Se un allenatore ha alle sue dipendenze calciatori brocchi, potrà adottare tutti gli schemi tecnici possibili, immaginabili ed impossibili. Lo scudetto, il buongoverno dei politici, non si vince. Anzi, si commettono danni che richiedono poi anni di duri sacrifici. Berlusconi è come quel venditore che ha voce in gola per urlare il proprio prodotto, solo che non ha merce di qualità da offrire.
Così i partiti della Casa delle libertà sono naufragati, anche se avevano adottato la tattitca di gara giusta. Si sono presentati alle elezioni provinciali tutti divisi per raccogliere più consenso possibile, per apparentarsi in un ipotizzabile ballottaggio. Invece, i cittadini della provincia di Rimini hanno premiato lo schema di Fabbri.
Forza Italia ha messo nelle proprie bisacce il 20,5 per cento, rispetto al 23,14 del ’99. Stessa sorte per Alleanza nazionale passata dal 12,93 al 9,7.
L’Udc si è difeso. Non ha raggiunto il livello del resto d’Italia. Risultato: 3,1 per cento.
Ci si aspettava di più dal Nuovo Psi capitanato da Franco Albanesi. Egli stesso si è detto insoddisfatto ed ha ammesso con molta onestà la sconfitta. Troppo poco il 2,5 per cento; le sue aspettative erano almeno del doppio.
Immutato invece è rimasto il consenso della Lega nord: dal 2,61 al 2,5.
Eppure, nonostante l’arretramento, il centrodestra ha mantenuto le posizioni a Morciano e Montescudo e messo la propria bandierina a Saludecio e Montefiore.
Un fatto importante uscite da questa rivoluzionaria tornata elettorale è avvenuto in casa diessina; i nipotini del Pci hanno riscoperto il piacere della campagna elettorale, dell’impegno, di stringere le mani, soprattutto di ascoltare i cittadini. Se ne erano dimenticati; con molti dei dirigenti con atteggiamenti da pavoni, con qualcuno diventato addirittura arrogante. Dove c’è stata tale riscoperta, autentico segreto di Pulcinella, le urne sono state generose: Riccione, Misano, San Giovanni in Marignano e la stessa Provincia. Sono stati battuti i culti della personalità. Un esempio è il micuccismo a Cattolica: un castello politico ed amministrativo senza sostanza, fatto spesso di battute. Quando Micucci è stato chiamato davvero a dar prova di amministratore con i talenti, Parco Navi ed ospedale, si è tristemente sciolto come neve al sole, lasciando dietro di sé solo rovine.
In economia, come in politica, è vero che ci vogliono le idee, ma come concretizzarle è senza dubbio più importante. Dire facciamo un parco di divertimenti è facilissimo. Nel realizzare un’impresa vincente sta la vera scommessa.
Ora tali energie, a sinistra, non dovrebbero essere disperse. Presentarsi agli elettori solo tra 4 anni e mezzo sarebbe un gioco che i cittadini fischieranno sonoramente.
Dalla destra ci si aspetta una classe dirigente che possa essere un contraltare di valore alle amministrazioni.

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