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Pro Loco, Festa sotto le Stelle

Quest’anno si tiene il 22 agosto in Piazza Silvagni, inizio dalle 8 di sera. Gli organizzatori hanno dato alla serata un titolo da alta narrativa: Festa sotto le Stelle. Il ricavato della manifestazione viene utilizzato per organizzare altri eventi e come contributo sociale.




“Un lungoporto con tavolini”

– Al nuovo sindaco di Gabicce Mare, Corrado Curti, professione geometra, si chiede: come affrontare il suo conflitto d’interessi?
“C’è un aspetto pratico: fare il sindaco mi dà poco tempo per la libera professione. In ogni caso, la mia attività sarà rivolta essenzialmente alla gestione dei condomini. Sto allestendo un ufficio nel quale mi trasferirò dopo le vacanze di Ferragosto”.
Che cosa ha fatto nei primi 60 giorni?
“Abbiamo aperto due parcheggi per cicli e motocicli nel centro turistico; abbiamo arredato con nuovi lampioni, nuove panchine e fiori, un tratto di lungoporto che va da via Veneto al molo. E questo potrebbe essere il primo esempio di come potrebbe essere il nostro lungoporto. Infatti, è nostra attenzione affidare il progetto ad un professionista. L’idea forte è di trasformare il nostro lungoporto nella prosecuzione delle passeggiate delle vie Veneto e Battisti, dove i nostri ristoratori potranno mettervi dei tavolini e servire. Spero che il tutto possa essere effettuato entro il 2005. Ritornando ai nostri primi atti di governo: abbiamo pedonalizzato via Battisti ed apportato piccole modifiche alla viabilità ed alla sosta a Gabicce Monte, con lo scopo di rivalutarlo. Inoltre, abbiamo arricchito il cartellone degli spettacoli ed organizzato il 10 agosto con la Pro Loco di Maiolo la loro Festa del Pane. In cambio, i gabiccesi, in settembre, lassù, faranno una rustida. Credo che tale scambio con l’entroterra possa essere allargato ad altre località”.
Acquisterebbe un’auto usata da Gian Franco Micucci?
“Sicuramente sì perché sarebbe super-accessoriata. Però farei fare una buona verifica al motore”.
Fosco Gasperi lamenta di essere lasciato fuori dal potere, che cosa dire?
“Non credo. Stiamo lavorando in perfetta sintonia con tutta l’amministrazioni ed il Consiglio. Le scelte sono state fatte insieme e comunicate prima di assumerle. Credo che gli assessori debbano avere autonomia assoluta, in modo tale d’avere un grosso contributo”.
Quale atteggiamento con l’ex sindaco Pritelli?
“Gli ho fatto i complimenti per il risultato elettorale: un grosso merito il suo. Al Consiglio comunale ho offerto la mia più ampia collaborazione, offrendo alle minoranze le presidenze di tutte le commissioni consiliari. Spero che il saldo rapporto d’amicizia con Pritelli possa avere forti ripercussioni nelle relazioni tra minoranza e maggioranza, con il fine di fare il bene della città”.




la Paleda di ‘Barbon’

Il riconoscimento – Il neo sindaco Corrado Curti ha organizzato una grande cerimonia per la consegna al comune di Gabicce del prestigioso riconoscimento della certificazione della qualità ambientale UNI EN ISO 14001. In verità il riconoscimento andrebbe alla memoria (politica) del sindaco uscente Domenico Pritelli…

Un sindaco per tre città – Curti, Pazzaglini, Micucci, tre città turistiche che vogliono collaborare per fare sistema. E’ bellissimo! Sinergie in tutti i campi, turismo, lavori pubblici, scelte urbanistiche ed economiche comuni. Tre sindaci ma un’unica cabina di regia. Tre città un solo sindaco. In fondo lassù, dall’alto del castello le cose si vedono meglio e l’aria è più leggera…

Feudalesimo – Finita la conferenza stampa, lassù a Gabicce Monte, nello splendido scenario del Posillipo, mentre Curti e Pazzaglini tornavano soli e soletti vicino agli invitati, il Micucci veniva assediato da telecamere, microfoni, giornalisti, vallette e quant’altro. La missione era compiuta! La consacrazione mediatica era riuscita. E’ “Lui” il condottiero! Ora Micucci vede realizzarsi il suo progetto. La contea si allarga (e potrebbe ampliarsi ancora). Costruito il feudo si ritornerà al feudalesimo? Il Signore, il Vassallo, il Valvassore e il Valvassino?…




Mussolini amava la spiaggia di Gabicce

Il libro del prof. Guido Paolucci, edito dal Credito Cooperativo di Gradara, sarà presentato presso il Teatro della Regina di Cattolica nei giorni precedenti le festività natalizie. Ho sentito parlare molto della signora Jachino dalla voce dei ricordi dei marinai di Cattolica e Gabicce, i quali l’hanno descritta come donna piena di fascino e gioia di vivere… “e quelle finestre di casa situate a ridosso delle squero quando si aprivano al nuovo giorno per respirare tutta l’aria di mare dava ai pescatori e calafati motivo di orgoglio e spensieratezza e le voci si univano agli sguardi tra un rammendo di rete e un battito di mazzuolo in lontananza, magari nella speranza di essere osservati anche per qualche istante”.
Siamo nel periodo in cui erano tanti i cantieri navali dislocati lungo il portocanale e la casa Jachino era lì, testimone di battesimi e gloriosi vari di motovelieri e motopescherecci avvenuti nel tempo, le cui vele variopinte dei casati contrastavano al vento l’azzurro del cielo. Fu naturale per un’anima gentile cristalizzare su tela quelle pennellate di luce. I quadri, opera di Luisa Mori madre di Silvana Jachino, sono stati donati al comune di Cattolica e sono in mostra permanente presso il Museo della Regina.
Silvana Jachino, classe 1916, è figlia di Luisa Mori e Carlo Jachino fratello di Angelo, allora Ammiraglio della Marina militare italiana. Il nonno materno, Robusto Mori (1829-1899), di origine cesenate fu il primo sindaco di Cattolica e abitava la villa Mori di sua proprietà, ora Hotel Villa Fulgida. Silvana Jachino con la mamma Luisa vissero per circa un anno a Gabicce nella casa di Francesco Della Biancia “Franzchìn- Scavlen” dove ora sorge l’Hotel Giovanna Regina.
Francesco era un abile cordaio e in particolare si distingueva per lo spiccato estro nei vari mestieri di terra e di mare, aveva dei vigneti lungo l’area che va dai giardini Unità d’Italia all’Hotel Losanna e qui coltivava anche il grano. Ricorda Enrico Filippini “Rico dla Giulia” suo allievo cordaio: “Iera l’uva, al gren, quand l’era al mument da coi l’uva us purteva a coi l’uva e l’andemie a pistè e quand l’era al mument da coi al gren us purteva a taiél”. Insieme ai figli Giuseppe “Pepo” e Alessandro, praticavano anche la pesca del cogollo e del saltarello “al saltarel”. I due furono per Silvana Jachino amici, un felice ricordo di gioventù trascorso a Gabicce tra mare e monte. La Jachino ricorda che Benito Mussolini amava trascorrere ore di relax a Gabicce, prediligendo la spiaggia della famiglia Della Biancia, che garantiva riservatezza e tranquillità, frequenti furono le gite in barca con alla guida “Pepo”, suo marinaio di fiducia.
Le memorie si susseguono come fotogrammi di una pellicola sul palcoscenico della vita, tra l’evanescente fumo denso di ricordi e citazioni a personaggi mancanti che hanno vissuto nella Gabicce di un tempo le cose semplici e modeste nella cultura della giornata. In seguito con gli anni Silvana Jachino divenne attrice di cinema e i frequenti impegni di lavoro a fianco di attori e registi famosi quali Macario, De Sica, Fellini, ecc. la costrinsero a trasferirsi a Roma. Ogni anno la signora Jachino ci onora della sua gradita ospitalità. A malincuore, forse si fatica a ritrovare i legami, i riferimenti del presente con il passato, ma siamo felici di averla ancora una volta tra noi.

di Dorigo Vanzolini




G. P. Gabicce Mare: la kermesse delle volate

– La volata: uno dei sapori più belli della bicicletta. Il 10 agosto, inizio alle 18, è un’autentica sagra della volata: un punteggio per ogni sprint, con l’ultimo che vale doppio. Infatti, si disputa il 2° G. P. Città di Gabicce Mare. Organizzato dal Gruppo Ciclistico Gabicce Mare, in collaborazione con il Velo Club Cattolica ed il patrocinio del Comune di Gabicce, le categorie in competizione sono 7: Giovanissimi G 5, Giovanissimi G 6, Esordienti 1° anno, Esordienti 2° anno, Allievi, Juniores, Elite under 23. Vengono premiati i primi 6 classificati per ogni categoria, con un ricchissimo montepremi extra Fci. L’anno scorso anche un vincitore locale: il cattolichino Raffaello Valcarenghi tra i G5.




Anedino Marziali, allevatore di struzzi

Infatti, da tempo ha raggiunto l’agognata pensione, ma anziché stare tutto il giorno senza fare nulla, il vulcanico Dino Marziali ha insediato un piccolo zoo ai confini del comune di Saludecio ed accudisce tutti i giorni i numerosi animali che lo compongono. Quando lo vediamo particolarmente stanco, sfinito, distrutto e gli chiediamo cosa lo faccia affaticare più di tutto, risponde che sono i cammelli che non vogliono farsi mungere: hanno molta paura di lui.

Gli Amici del Sabato




Calcio, Polverelli trionfa nell’Europeo Under 18

– “Ci vogliono le motivazioni. Meno superbia e meno arroganza. Meno parole e più fatti. Chi gioca a calcio è un fortunato; chi lavora in fabbrica non ha di certo alcuni atteggiamenti da primadonna. Prima viene la scuola e poi arriva il resto. Con il calcio che è una parentesi molto bella e qualche volta può essere anche drammatica. Se non si ha bene in mente questo, è tutto riduttivo. Quindi: concretezza”.
Queste parole potrebbero essere messe in bocca ad un educatore di coscienze, invece le racconta ai propri ragazzi un educatore dei piedi. Si tratta del riminese Roberto Polverelli, da un anno allenatore della Nazionale italiana Dilettanti Under 18.
Quest’anno ha preso parte a quattro tornei: quattro vittorie. Tra queste trionfo nel Campionato Europeo Under 18 Dilettanti, disputatosi a Salerno lo scorso giugno, battendo in finale l’Inghilterra: 4-2, il risultato. Dopo il risultato 10 dei 20 ragazzi sono stati ingaggiati da società di A e B.
Quarantatré anni, genitori morcianesi, Mario e Guerrina, sposato, riminese nato in via Roma, dove anche vi lavora (fa l’ottico), il sogno bambino di Polverelli era fare l’allenatore più che il calciatore. Perché? Risponde: “Mi sono sempre appassionato alle strategie. Alle vittorie fatte con lo spirito del gruppo, capaci di accomunare tutti. Mi piacciono gli sport di squadra in genere perché tutti si possono esprimere: i bassi, gli alti, i medi, i robusti, i longilinei. E’ il coinvolgimento delle motivazioni, sia fisico, sia psicologico. Credo che nel gruppo ci sia l’espressione più completa dell’individuo. Ed il gioco del calcio è un linguaggio universale bellissimo, al di là delle culture e delle religioni”.
Mezz’ala, a 28 anni appende le scarpe al fatidico chiodo. E da giocatore del Misano Monte del duo Signorini-Paolucci diventa allenatore della stessa società. Vi resta 4 anni e vince un campionato. Poi va ad allenare la Marignanese, il Fontanelle, l’Almas Rimini e l’Igea Marina. Le sue formazioni si piazzano sempre in zona medaglia. In totale ha vinto 3 campionati.
Collaboratore del Modena, del Gubbio, patentino di allenatore professionista preso a Coverciano nel 2001, quest’anno il salto: coach della Nazionale Under 18 Dilettanti. Nello sport di gruppo è più importante lo schema o il talento? Polverelli: “L’uno e l’altro. Il primo aspetto però è quello morale. I ragazzi li selezioni sugli atteggiamenti, sulla disciplina, sull’ordine. Con i giocatori instauro un rapporto fortissimo. Si sta insieme non per il compitino”.
Gli obiettivi? Polverelli: “Migliorarmi sempre: a livello professionale e nella vita. Vincere dà orgoglio. Guardo avanti con umiltà”.
Modelli? “In particolare no. Stimo allenatori come Zaccheroni, Sacchi, Ericsson, Paolo Dal Fiume (Ravenna). Gente che ha uno spiccato senso pratico. Io cerco di metterci del mio”.




Ghigi, pasticcieri dal 1861

– “Ho pensato ai sacrifici di mio babbo Luigi, morto nel 1970. Un premio simile consegnatomi da Sergio Zavoli mi inorgoglisce e ti dà la spinta per continuare a dare il meglio di sé. Come tutti coloro che hanno un’attività in proprio è sempre più difficile quanto avvincente”. Così Gianenrico (per tutti Gianni) Ghigi, 63 anni, ha vissuto il Premio della Bottega di Tradizione più Antica della provincia di Rimini ritirato lo scorso giugno a Rimini. “Commosso e contento. Quello che è stato fatto è tutto merito del babbo”, il commento di Carlo, 57 anni, il fratello di Gianni.
I due dal ’79, insieme alle mogli, Gabriella e Mina, sono gli eredi ed i depositari di una tradizione artigianale di pane e dolci che parte 144 anni fa: dal 1860. Il capostipite fu Luigi (nato nel 1834) che sposa Rosa Sabattini, una ragazza morcianese (il nome Luigi è vivo ancora oggi).
Cognome di prestigio, importante, riconosciuto, Ghigi a Morciano, in Valconca, nel Riminese ed in quel Pesarese che fa perno su Morciano, significa pane e pasta. Se il pastificio negli anni sessanta va in crisi e viene ceduto dalla famiglia, il forno pasticceria Ghigi (un altro ramo), grazie allo spirito di intraprendenza di Luigi ed ai suoi 5 figli, Gigliana, Tommaso, Amato, Gianni, e Carlo inizia una stagione di espansione ed investimenti. Il forno-pasticceria da via Ronci, nel cuore del borgo di Morciano, si sposta in via Roma, in una zona allora poco abitata. Siamo nel 1961. Doveva traslocare nella centrale via Bucci, ma poi non se ne fece nulla. Luigi (affettuosamente, Luisèn, Luigino) dal dopoguerra è uno degli uomini che ha caratterizzato la vita del paese. Svolge attività sociali a 360 gradi. Si occupa del Morciano Calcio (e tifa Bologna); è presidente del Teatro Ronci. Attivo nella combriccola che fa uscire l’Ape del Conca.
I figli continuano l’espansione. Nel ’70 aprono una pasticceria a Cattolica; pochi anni dopo altra apertura: Gabicce Mare. Dal ’79, il forno-pasticceria-gelateria è rilevato da Gianni e Carlo. Attenti alla tradizione e con un occhio vigile sul futuro, i due fratelli all’attività giornaliera di pasticceria, affiancano le tipicità delle ricorrenze: il pane di San Gregorio (marzo), la pagnotta e la colomba (a Pasqua), la pagnotta dei morti (novembre), il panettone (Natale). La morcianesità è un altro dei loro aspetti. Nell’ufficio, accanto alle foto dei familiari che non ci sono più, recano manifesti di San Gregorio, foto e documenti della città, il Mercurio alato. Sposato, due figli (Rinaldo e Gianluca, quest’ultimo è in laboratorio), ex calciatore di pregio (4 anni a Forlì, 2 a Senigallia), Gianni colleziona oggetti e documenti che raccontano la storia di Morciano.
Invece, Carlo, sposato, due figli (Daniele e Cecilia) continua la tradizione di famiglia, dando una mano al Morciano Calcio.
Nel bel marchio retrò di bottega del ’79, realizzato da Franco Casadei, c’è anche il Mercurio alato, il senso forte dell’appartenenza.
Il forno- pasticceria-gelateria non è stata l’unica attività morcianese ad essere stata premiata. Infatti, l’anno scorso il riconoscimento andò alla drogheria Mancini ed una menzione alla gioielleria Mancini ed alla profumeria Adriana Pecci Bastianelli. Mentre quest’anno menzione anche per il Lanificio Ceccolini.




Foro Boario – CON ALLEGRIA MA NON TROPPO

Biagi, custode della Madonnina – Benvenuto Biagi è un nonnino di 79 anni. Originario di Meldola, dove è nato il 5 agosto del ’25, è arrivato a Morciano una decina d’anni fa. Da allora, con la precisione di un metronomo accudisce la statua della Madonna delle Nevi alla Vallerina, vicino al monumento ai Caduti. La cura con la stessa dedizione della madre verso il suo bambino: con passione ed amorevole disinteresse. Si reca almeno due-tre volte al giorno: il mattino ed il pomeriggio. D’estate, poiché l’acqua “gelata” farebbe male alle piante, carica sulla bicicletta una decina di bottiglie con l’acqua tiepida per innaffiare. Oltre della statua bianca eretta nel ’54, cura con piacevole precisione il giardinetto attorno. Il Comune, per aiutarlo, qualche anno fa, gli ha messo a disposizione un rubinetto con l’acqua. In maggio, mese mariano, il signor Biagi diventa invisibile. Va a tenere in ordine nelle ore senza i fedeli. Alla sua bella “avventura” partecipano molti morcianesi che gli regalano piantine da mettere giù in onore della Madonna. Con queste due righe, intendono dirgli grazie e fargli gli auguri di compleanno.

I nonni ed il fresco – L’amministrazione di Morciano ha speso 40.000 euro (metà, finanziamento provinciale; bravissimo Ciotti ad andare a reperire fondi dagli enti superiori) per installare il sistema di aria condizionata al Lavatoio, dove gli anziani, in caso di afa, possono andare a trovare refrigerio. L’idea è buona, ma fa rimpiangere i giardinetti di piazza del Popolo, trasformati in un’autentica graticola (per giunta anche brutta) buona per cuocervi le uova. Il giardino distrutto con pochi spiccioli e tante idee poteva essere una frescura da fare invidia.




Terribile trio della Valconca assalta la Parigi-Roubaix

Il terzetto ha affrontato uno dei miti del ciclismo lo scorso 13 giugno, grazie all’appoggio dell’agenzia viaggi Blu Freccia di Cattolica, specializzata in viaggi per cicloturisti all’estero.
Partenza l’11 giugno alle 4 di mattina per Compiegne (in questa foresta venne firmato l’armistizio della Prima e Seconda guerra mondiale tra tedeschi e francesi), il 12 vanno a saggiare il pavè e ne saggiano la durezza e la storia grazie ad un violento temporale.
Il 13 giugno alle 6 del mattino partono per la grande avventura: devono affrontare 265 chilometri, 46 dei quali pavè. Alle 3 del pomeriggio entrano nel velodromo applauditi dagli sportivi francesi. Andreoni, Bartolini e Fraternali stanno già penando alla prossima avventura. Top-secret il percorso.