Paton, il mito Pattoni-Tonti

– Paton è la moto da corsa dalle iniziali dei due ideatori: Pattoni e Tonti. Il binomio si conobbe nel ’58 ai tempi della Mondial. Tonti progetta, mentre Pattoni è il capo-meccanico. Classi 250, 350 e 500, le moto vinceranno molte corse con piloti di pregio. Nel ’67 si trionfa nel campionato italiano con Bergamonti. Nel ’69 l’ungherese Masowszky fu secondo nel mondiale 500 dietro la MV di Agostini. Nel ’69 Pagani vinse il Nazioni.
Le moto uscite dalle matite di Tonti nel ’61 e ’64 conquistano l’italiano con la Bianchi 500 e piazzamenti di prestigio nel mondiale con McIntyre e King. Sua creatura è anche la Moto Guzzi da competizione V7 Sport, un telaio rosso molto ricercato dai collezionisti. Nel ’78 è consulente della Cagiva. Il suo telaio a tralicci in tubi è usato dalla 500 di Marco Lucchinelli.




Tonti, uno dei grandi cattolichini del ‘900

– Gazzetta dello Sport: “Addio Tonti, genio in moto”. Motociclismo: “Artista della moto. Pochi progettisti hanno affrontato con successo come lui temi tanto diversi. Dagli scooter alle Gran Premio attraverso i modelli cross, militari, sportivi. Dal cambio idraulico alla frenata integrale. L’ispirazione aeronautica e la sua immaginazione che andava oltre l’aspetto puramente tecnico”. Con questi titoli i due prestigiosi giornali hanno dato l’ultimo saluto a Lino Tonti, morto l’8 giugno del 2002 a Varese.
Primo di tre fratelli (Pio e Rosita), nasce a Cattolica il 16 settembre del ’20. E’ stato uno dei cittadini più importanti della storia della città e non solo. Per ciò che ha rappresentato e fatto, gli potrebbe essere dedicata una strada.
Ha scritto Enrico Minazzi sulla Gazzetta: “Perito aeronautico, Tonti è un personaggio che con discrezione, passione, competenza, ha attraversato il secolo scorso segnandolo in modo indelebile a livello progettuale”. Lo ha fatto “con il garbo e l’ironia dei romagnoli”.
Ha rappresentato il progettista vero, con un approccio più anglo-sassone che italiano: colui che ha la forza mentale e le competenze tecniche dello studio per creare ed anche la manualità per realizzare. Un binomio fantastico, quanto ammirevole, per non dire invidiabile. Infatti non c’è nulla di più intellettuale del pensare e del fare: unire il cervello alle mani. L’architetto Renzo Piano ha detto: “Sono un muratore che sa il latino”. Di Tonti si potrebbe dire: “Era l”ingegnere’ che sapeva fare il meccanico”. Sotto lo studio di casa, nello scantinato, c’era anche la sua officina personale.
La sua bella avventura inizia giovanissimo. A 17 anni, siamo nel ’37, è nell’ufficio tecnico della Benelli a Pesaro, reparto corse.
Perito aeronautico, la guerra forse gli alza gli orizzonti. E’ in aeronautica a Guidonia (Roma), dove “affina le conoscenze tecniche sui motori stellari ed i materiali”.
Finito il conflitto Tonti progetta moto da corsa che gli realizza l’officina riminese di Ludovico Pasolini, padre di Massimo (corridore) e nonno del compianto Renzo, morto in un incidente a Monza, nei primi anni settanta durante una prova mondiale.
Tra una moto da corsa e l’altra, il cattolichino progetta la sua creatura più bella: il Cigno. Un mezzo che rappresenta la sintesi della moto e dello scooter. Il duo Tonti-Pasolini lo presentano ad una Fiera campionaria che si tiene al Grand Hotel di Rimini, dove risiedono anche molti ufficiali alleati. In visita ai graduati arriva Eraldo Ilari, direttore della Aer Macchi, la prestigiosa fabbrica di aeroplani. Ilari si innamora del Cigno. Invita Tonti e Pasolini a Varese per stipulare il contratto. L’anno successivo, 1951, il Cigno (125 di cilindrata) viene presentato al salone di Milano.
Tonti non si sposterà più da Varese. Nel ’54 conosce in Svizzera Tommasina, un’impiegata dell’Aer Macchi. Sarà la compagna di tutta una vita, dalla quale avrà un figlio, Simone.
Nel ’57 lascia la Aer Macchi per la Mondial. L’anno dopo viene chiamato dal reparto corse Bianchi. Realizza esemplari da cross da 175 a 500 centimetri cubici e mezzi bicilindrici da Gran Premio: da 250 fino a 500. Le sue creature vincono una caterva di gare e molti titoli italiani.
Un altro anno di svolta è il ’64. Va alla Gilera per progettare moto da strada. Tre anni dopo lo chiama la Moto Guzzi, dove resta fino alla pensione. Si fa per dire perché fino a pochi mesi prima di morire ha sempre progettato e realizzato.
Le spoglie di Lino Tonti riposano nel cimitero di famiglia a Cattolica.

di Giovanni Cioria




Gabicce Mare, un poker di giovani

– “Più che una banca mi sembrate un mio socio”. Così un importante albergatore di Gabicce Mare si complimentò con Luca Agostini, il direttore, per come l’istituto di credito lo aveva consigliato nella soluzione del suo particolare problema.
Questa è la manifestazione di stima più importante ricevuta dal direttore della filiale di Gabicce Mare, dal ’99, da quando la dirige. Che continua: “Essere i partner del cliente è fondamentale. Cerchiamo di capire di che cosa ha effettivamente bisogno. Essere attenti alle sue esigenze è una questione di professionalità, di responsabilità verso se stessi, prima di tutto, verso la comunità più in generale e verso il cliente come persona”.
“Con la nostra clientela – continua Agostini – cerchiamo di instaurare rapporti prima di tutto interpersonali, quasi familiari, direi. La confidenza attenua tutte le difficoltà, da tutt’e due le parti, beninteso. Chi viene da noi può notare il saluto, la cordialità. Forse a qualcuno tale atteggiamento potrà sembrare forma, ma rappresentano dei particolari che fanno parte essenziale della sostanza”.
Quarantuno anni, sposato, due figli, originario di Fano, Agostini è arrivato a Cattolica una ventina di anni fa per matrimonio. Passione per il mare e gli sport, il direttore è entrato alla BCC di Gradara a metà anni novanta come promotore (il primo nella vita della banca). Per un anno direttore a Cattolica Mare, dal ’99 è a Gabicce. Lo attornia uno staff giovane (vice: Simone Cerri) e motivato: “Che ha la passione per il lavoro e la voglia di crescere”.




Castello di Natale, festa dei bimbi

– Sostenere la crescita culturale ed economica di una collettività. Partendo da questo valore la Banca di Credito Cooperativo ha dato il proprio contributo alla prima edizione di “Castello di Natale”, tenutasi a Gradara per le ultime festività, dal 28 dicembre al 4 gennaio. Organizzata dalla Pro Loco, con la collaborazione del Comune, dei commercianti e delle associazioni locali, è una manifestazione fatti di appuntamenti, spettacoli, intrattenimento, dedicata soprattutto ai più piccoli. L’accoglienza del pubblico è stata fantastica.




Bardeggia, che la terra sia lieve

– Guerrino Bardeggia è morto all’inizio dello scorso gennaio, dopo una lunga malattia. La Banca di Credito Cooperativo di Gradara aveva contribuito a pubblicare l’ultimo libro del pittore gabiccese: “L’inferno di Dante” (tra l’altro i disegni erano stato eseguiti sui fogli a quadretti del block notes della banca). Il volume doveva essere soltanto il primo di una trilogia. All’appella mancano il Purgatorio ed il Paradiso. Alla famiglia le più sentite condoglianze. Al maestro Bardeggia: che la terra gli sia leggera.




“Bilancio in crescita e responsabilit√† sociale”

– Raccolta più 14 per cento. Impieghi più 13. Più impegno nel sociale. Presto apertura di uno sportello a Pesaro. Così è andato ad incominciare il cammino economico-sociale 2004 della Banca di Credito Cooperativo di Gradara. L’andamento economico “Quello appena concluso – dice Luigi D’Annibale, il direttore generale – è stato un anno molto importante per la Bcc Gradara. Un anno che ci ha portato molte soddisfazioni, sia sotto il profilo puramente economico, che sociale”.
“Abbiamo conseguito – continua D’Annibale – un aumento negli impieghi (denaro prestato) di oltre il 13 per cento, mentre la raccolta ha superato del 14 cento il dato del dicembre 2002.
Risultati eccellenti in un periodo particolarmente difficile per il settore bancario, che hanno permesso di raggiungere un montante di oltre 537.000.000 euro”.
L’impegno sociale
“Il fatto che ci rende più orgogliosi però – argomenta Fausto Caldari, il presidente – è il contributo che la banca ha profuso nel sociale. Già nel 2002, come documentato ampiamente nel nostro primo bilancio sociale, abbiamo erogato, tra beneficenze e pubblicità, oltre 134.000 euro a scuole, enti religiosi, associazioni di volontariato, dello sport e della cultura, oltre ai comitati che organizzano sagre e feste. Gli ‘interventi’ sono stati circa 130”.
“Nel 2003 – prosegue Caldari – abbiamo ulteriormente aumentato il nostro impegno nel sociale, portando il numero degli interventi a circa 370 e gli importi erogati a 330.000 euro. Una somma notevole, per una banca piccola come la nostra, ma che per questo ci differenzia e ci avvicina ancora di più alle famiglie”.
“Ci terrei infine – chiude il presidente – a ricordare le iniziative lanciate nel 2003 che hanno ottenuto un elevato apprezzamento da parte dei nostri clienti. Abbiamo organizzato due gite, una in aprile, Napoli-Ischia e una a ottobre, Toscana, che hanno riscosso il tutto esaurito.
Abbiamo pubblicato un prestigioso libro a cura della dottoressa Maria Lucia De Nicolò, ‘Una marina dell’Adriatico’, e promosso l’ultima pubblicazione dell’artista Guerrino Bardeggia, l’Inferno di Dante.
Cambiata la gestione dell’Ospedale Civile Cervesi, dalla fondazione Regina Maris alla Ausl di Rimini, si è concordato una speciale convenzione per i nostri soci, esonerandali dal ticket per tutte le visite specialistiche ed esami effettuati presso la struttura ospedaliera cattolichina.
Dopo la consegna della tessera socio BCC Gradara, abbiamo dato ai nostri soci la Conad Card Gold, con lo scopo di agevolarli nella spesa; si ha diritto al 2% di sconto su ogni acquisto fatto presso i supermercati Conad.
Abbiamo infine lanciato tre nuovi prodotti dedicati ai bimbi, ai ragazzi ed ai giovani: una clientela che rappresenta il futuro della nostra comunità, e alla quale noi vogliamo essere sempre vicini nel rispondere con efficacia ad ogni loro esigenza.
Non abbiamo trascurato neanche le famiglie, il fulcro, il cuore del nostro istituto. Abbiamo incentivato i loro investimenti, accollandoci le commissioni di sottoscrizione di alcuni prodotti finanziari”.




San Valentino festa degli innamorati

– San Valentino nacque probabilmente a Roma, si ignora l’anno, dove operò per tutta la vita e morì nel 269. Fu medico e sacerdote; venne martirizzato sotto l’impero di Claudio il Goto. Il suo corpo è sepolto sulla via Flaminia, dove dal 350 esiste una chiesa che ne porta il nome.
L’usanza degli innamorati di scambiarsi dei doni per San Valentino, deriva da una credenza medioevale secondo la quale gli uccelli davano inizio alla stagione degli amori proprio in quel giorno.
Dal 1969 il suo culto è stato ristretto ai soli calendari locali. Nello stesso giorno si festeggia un altro San Valentino, vescovo di Terni anch’egli martirizzato sotto Claudio. Secondo alcuni storici i due sarebbero la stessa persona.




Gradara d’amare

– Gradara, castello medievale, è da sempre luogo di amori proibiti: in questo antico borgo storia e leggenda si fondono e creano il mito eternato da Dante nel V canto dell’Inferno della Divina Commedia. Qui, dove l’amore passionale di Paolo e Francesca sopravvive ancora tra le mura dell’antica dimora Malatestiana, si rende omaggio a San Valentino.
Per l’occasione la Pro Loco riserverà a chi giungerà nel borgo un accoglienza speciale: “Gradara d’Amare”.
Programma
– Sabato 14 ore 18 “?amor ch’a nullo amato amar perdona” – Lettura e interpretazione del Canto V dell’Inferno di Dante Alighieri, a cura di Matteo Giardini.
A partire dall’ingresso del borgo e percorrendo la trecentesca cinta muraria, tra romantici punti panoramici e suggestivi scorci della Rocca Malatestiana, si giungerà nella stanza di Francesca.
Domenica 15 ore 11 “Storie d’amore” – Visita guidata a tema. Percorso storico ed artistico nel castello con riferimenti a storie di passioni amorose relative a personaggi vissuti nella Rocca di Gradara.




“Imola sindaco e apertura a sinistra”

– Rafforzare l’attuale coalizione e apertura di questa ad altre forze politiche di centrosinistra; riconferma di Daniele Imola a candidato sindaco, attenzione per i quartieri e la qualità urbana. Sono i punti elencati dal segretario Ds Fabio Galli, 29 anni, laurea in scienze politiche, lavoro in Cna, buon cestista e discreto sciatore.
Come stanno i Ds prima di tutto? “Il partito sta bene. Stiamo lavorando su due versanti, uno interno ed uno esterno. Dal lato interno, abbiamo formato dei gruppi di lavoro anche con persone non iscritte al partito, che hanno lavorato con continuità e con entusiasmo, da questi gruppi verranno elaborate alcuni punti programmatici che saranno portati al tavolo della coalizione. Verso l’esterno, abbiamo fatto delle assemblee in tutti i quartieri con l’amministrazione, ma anche parlando di finanziaria 2004 e pensioni, ed in fine degli incontri con il mondo del volontariato, dell’associazionismo, della cultura, dello sport. Lo stesso dato del tesseramento registra una trentina di nuovi iscritti che sono andati a compensare il calo fisiologico, mantenendosi alla fine sul dato del 2002”.
Alle prossime elezioni è certo che il candidato sarà Imola?
“La nostra direzione comunale ha indicato in Daniele Imola all’unanimità come il candidato da proporre al tavolo del centrosinistra. Quindi per i Ds è Imola il candidato del 2004, ma è chiaro che però la decisione spetterà anche agli altri partiti della coalizione”: Alleanza come nel ’99 o ci saranno novità? “Prima di tutto puntiamo a confermare l’attuale maggioranza Ds Margherita-PdCi e Sdi, e ci sono tutte le condizioni favorevoli per farlo. Stiamo anche verificando la possibilità di allargare la coalizione attuale ad altre forze di centrosinistra, Arcobaleno e Di Pietro.
Con la Lista Di Pietro il dialogo fino ad ora è stato tranquillo e senza particolari problemi. Ma sarà sempre l’attuale coalizione a decidere. Inoltre, c’è anche il gruppo dei fuoriusciti dalla Margherita, che secondo noi fanno parte a tutti gli effetti della maggioranza di centrosinistra”.
Alcuni punti strategici per il prossimo programma amministrativo? “Alcune richieste sono venute proprio dai gruppi di lavoro.
In particolar modo, è sentita l’esigenza di mettere in rete e portarle a sistema città l’enorme mole di infrastrutture realizzate o in via di realizzazione in questa legislatura.
Di più è impossibile fare da questo punto di vista.
Sarà importante ora dare una impronta più forte alla qualità urbana, alla manutenzione dei quartieri, di ciò che è esistente”.
Si parla di Cesarini, Davide Imola e Pierani nella lista Arcobaleno al primo turno.
La spaventa una ipotesi del genere? “Prima di tutto con la Lista Arcobaleno ci stiamo confrontando sul programma, lavorando sui vari temi e lasciando da parte qualche schermaglia iniziale.
Credo che ci possano essere anche le condizioni per un accordo al primo turno.
Detto ciò, non vedo pericoli enormi se decidessero di presentarsi da soli.
Su alcuni nomi fatti non mi esprimo, credo invece che Pierani, che ha incarichi pubblici in quota Ds ed è tuttora iscritto al nostro partito, non farà parte di quella lista, non so nemmeno se collabori con loro”. Il suo ruolo rimarrà politico il prossimo anno o pensa di poter entrare anche in giunta?
“Il problema non si pone. Sono segretario da poco più di un anno e ho intenzione di portare avanti questa esperienza per poter concretizzare il progetto politico che ho presentato al partito, tra tutti un rinnovamento della classe dirigente.
Se le elezioni vanno bene quindi, ho intenzione di rimanere segretario”.

di Lorenzo Silvagni




Tempera, accorto ed intelligente

– Trattare gli altri con intelligenza. Questa era la caratteristica fondamentale di Paolo Tempera morto lo scorso 19 gennaio a soli 56 anni dopo una breve e dolorosa malattia. Intelligenza, si diceva. Un episodio che ben rende l’idea. Un’estate di un anno e mezzo fa, un capannello di amici e conoscenti sono davanti alla sala della giunta del palazzo comunale di Riccione. Uno della combriccola era Tempera. Con quel sorriso lesto raccontava il potere politico ed economico fatto dietro le quinte, senza la retorica ed il vogliamoci bene dei momenti ufficiali. Insomma, è così anche se non vi pare. Sposato due figli, fumatore incallito (una sessantina di sigarette al giorno), l’università mai terminata (un cruccio, questo), in gioventù è un socialista lombardiano (roba nobile, insomma). Poi diventa un craxiano di ferro (tra l’altro il destino lo ha fatto morire lo stesso giorno di Craxi).
Pessimo a gestire gli affari personali, Tempera negli ultimi 20 anni è stato uno dei protagonisti assoluti della politica riccionese e non solo. La sua apoteosi coincide con quello del suo partito. Alle elezioni del ’90, i socialisti riccionesi raccolgono il 15 per cento dei suffragi. Tempera incamera circa 1.200 voti.
Uomo di potere attento, abile a sfruttare ogni addentellato, ha ricoperto incarichi importanti: segretario Psi, assessore ai Lavori pubblici, vice-sindaco, presidente della Usl 41 (Unità sanitaria locale), presidente della Sis (la società che gestiva e gestisce l’acqua a Riccione e Valconca).
Così lo ricorda un dirigente Sis: “Abile, intelligente, lavorare con lui era sempre un piacere”.
L’avvocato Marzio Pecci è stato compagno ed avversario di partito (era vicino alla corrente di Luciano Tirincanti) oggi però vicino a Forza Italia. Dice: “Un uomo simpatico, di compagnia, ricco di aneddoti ed esperienze. Capace di intrattenere gli amici e gli ospiti. Come politico un opportunista di talento. Sempre lucido, sempre aggiornato sull’evoluzione dei rapporti di forza. Insieme a Pierani, forse il più capace a Riccione. Era sempre molto determinato, in funzione anche all’obiettivo da raggiungere. Fino al ’94 è stato di una straordinaria lucidità. Poi non è stato in grado di tenere uniti i socialisti. La creazione di Alleanza per Riccione è stato un errore politico grossolano”.
Lele Montanari: “Abbiamo fatto i bambini insieme. Come amico era fantastico.
Come politico, scaltro, furbo, con il piacere di arrivare ad ogni costo. Grazie all’esperienza aveva più potere fuori dalla giunta che quando era assessore. Aveva avuto anche la capacità di circondarsi di amici potenti”.

di Claudio Saponi