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Banca Popolare Valconca, sbarco a Pesaro

– La Banca Popolare Valconca ha aperto un altro sportello: il 20°, a Pesaro. L’inaugurazione operativa c’è stata lo scorso 29 dicembre (l’ufficiale prevista in gennaio). Lo sbarco pesarese ha un significato particolare: agli inizi degli anni novanta una banca di Pesaro si doveva annettere l’istituto di credito morcianese.
La crescita 2004 della BPV continuerà in primavera con il 21° sportello. Questa volta a Rimini, nello storico quartiere di San Giuliano Mare, a pochi metri dalla nuova darsena. Nata nel 1911, lo sviluppo di una delle maggiori “aziende” della Val conca ha gli orizzonti alti. L’obiettivo di questo consiglio d’amministrazione è di giungere ad una trentina di filiali nell’arco di pochi anni. Il ruolo della banca locale, grazie alla conoscenza delle persone ed allo storico legame col territorio, non dovrebbe essere penalizzato dai grandi colossi. Anzi.




Lucia, auguri nonna cent’anni

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– Lucia Vanni sposata Zangheri ha compiuto 100 anni lo scorso 30 novembre, a Muggiò (Milano), dove abita dal ’75. E’ nata a San Giovanni nel 1903. La famiglia aveva un podere dove oggi c’è il punto vendita “Diffusione Tessile”, sullo stradone che porta a Cattolica.
La signora è a Milano dalla figlia dal ’75. I due figli si trasferirono in Lombardia per lavoro nel ’57. Nel ’63 perde il marito, Gino.
Famiglia di piccoli proprietari terrieri, il babbo, insieme ad un socio, acquista una delle prime trebbiatrici nella Valconca. Di quegli anni ricorda: “Allora i tempi erano difficili; i compaesani più poveri, le vedove dei caduti in guerra, o chi scendeva dalla montagna, a casa nostra trovava sempre un boccone, un aiuto. Si dava loro un pezzo di pane, della legna”. La signora Lucia aveva 7 fratelli (4 femmine e tre maschi), tutti morti ultra novantenni. Ha frequentato fino alla quinta elementare dalle Maestre Pie. Ricorda ancora: “Allora ci si divertiva con niente; era sufficiente andare sulla strada a vedere le prime biciclette o le prime automobili”. Il segreto? “Mangiare, bere e zappare fino a 90 anni”. Il figlio Silvano è ritornato da Milano e vive a Cattolica.




Ettore Vichi, “Una vita contro se stesso”

– Ettore Vichi è morto lo scorso 20 dicembre. Aveva 80 anni; era nato a Gradara il 6 agosto del 1923. Lascia la moglie e due figli. Era il consigliere anziano del consiglio d’amministrazione della Banca di Credito Cooperativo di Gradara (ne faveca parte dal l’aprile del ’77), nonché uno tra i più importanti imprenditori del Pesarese.
Intelligente, non meno che elegante, fascino naturale, di umili origini, era diventato il figlioccio della contessa Alberta Natale Porta.
La sua avventura imprenditoriale inizia nel commercio. Per 10 anni si occupa di macchine per la lavorazione del legno e parallelamente si dedica alla costruzione di piccole attrezzature meccaniche per artigiani.
Nel 1953 fonda la ditta Viet (dalle sillabe iniziali del nome e cognome Vichi Ettore).
Oggi tra le aziende leader per l’industria del legno in Italia, si afferma subito per gli innovativi macchinari, trainando così l’indotto pesarese ed italiano.
L’attenzione del Cavalier Ufficiale Ettore Vichi è sempre stata protesa allo sviluppo ed all’innovazione, alla qualità ed alla cura dei particolari.
La sua corsa era sempre contro se stesso. Doveva continuamente superarsi nell’evoluzione e nello studio di tecnologie affinché le realizzazioni risultassero uniche e all’avanguardia.
Numerosi sono i brevetti in campo meccanico, molti dei quali ancora in vita. Basti citare per tutti il brevetto mondiale del 1953: una “macchina levigatrice automatica a nastro trasversale a tampone elettronico gonfiabile”.
Uomo estremamente amabile e di compagnia, ha dimostrato disponibilità ed attenzione nei confronti di Gradara e dei suoi abitanti.
La passione per l’arte, che da sempre lo ha accompagnato, lo ha spinto nel corso degli anni ad intraprendere anche piccole realtà di produzioni artistiche di ceramica e di ferro.
Da non dimenticare poi l’acquisizione del convento dei Cappuccini di Gradara, dove ha riversato dal 1976 le massime attenzioni, rendendolo il suo personale fiore all’occhiello e nella cui cappella gli è stato tributato l’ultimo caloroso saluto da parte di una folla di persone commosse per la pedita di un “grande Amico”.




Cattolica, “Una marina dell’Adriatico”

– Dai villini estivi per le famiglie borghesi alle pensioni a gestione familiare, ovvero dal turismo d’élite fino all’inizio di quello di massa: da metà Ottocento agli anni trenta del secolo scorso. Con un racconto chiaro, piacevole e curioso grazie a centinaia di immagini.
E’ il tema affrontato da Maria Lucia De Nicolò nel suo ultimo libro: “Una marina dell’Adriatico”. Sottotitolo: “Lido, arenili, bonifiche, verso la città giardino”. Edito dalla Banca di Credito Cooperativo di Gradara, che ne ha fatto il proprio prezioso libro strenna 2003, è stato presentato lo scorso 21 dicembre al Teatro della Regina di Cattolica.
Benvenuto portato dalle note allegre, spensierate ed emozionanti della Banda di Gradara, la sala è stata affollata come si conviene alle grandi occasioni. Sul palco ospiti di prestigio: l’autrice Maria Lucia De Nicolò, l’oncologo di rango mondiale ed appassionato di storia cattolichina Guido Paolucci (presto sarà pubblicato un suo libro su Cattolica), il sindaco Gian Franco Micucci ed i padroni di casa, Fausto Caldari e Luigi D’Annibale (rispettivamente, presidente e direttore generale dell’istituto di credito).
“Come BCC di Gradara – ha sottolineato Caldari – siamo orgogliosi di regalare questa opera alle generazioni future e di continuare ad operare per l’ulteriore riscoperta e valorizzazione dei nostri luoghi, delle usanze e dei costumi. Per noi, recuperare il passato significa guardare con maggior attenzione il futuro”.
Le 168 pagine, partono da una sicurezza intellettuale forte, seria, brillante: Maria Lucia De Nicolò, uno storico rigoroso che ha spulciato e respirato le polveri degli archivi con competenza appassionata. E’ una rarità nei suoi testi, ma questo termina con una lunga citazione letteraria, un frammento di Italo Calvino, tratto da “Le città invisibili”.
C’è molta Cattolica e tanta grande storia. La De Nicolò porta gli orizzonti locali in territori mondiali. Ad esempio racconta il mare nella storia dell’uomo contemporaneo: “Il desiderio delle rive e l’invenzione della spiaggia”. Rive e spiagge che prima di diventare industria turistica sono luoghi di cura. Era il medico che prescriveva di trascorrere del tempo. Una “terapia” lanciata dagli inglesi, che è diventata successivamente divertimento e gioia.
Il libro rappresenta anche il luogo di riflessione per capire dove dovrebbe andare il turismo cattolichino: “Il sogno della città giardino”. Un pensiero elaborato agli inizi del ‘900.




Alice nel mare di Anteprima

– Il 2 dicembre scorso presso l’Hotel Carducci 76 è stato presentato il DVD “Alice nel mare delle meraviglie”, presenti autorità regionali e locali. Il DVD è stato realizzato da Anteprima srl, casa di produzione cinetelevisiva con sede a San Giovanni in Marignano. Dietro ci sono 14 ragazzi, età media 30 anni, tutti residenti nella zona. Il titolare è Francesco Faroni, 33 anni cattolichino, che definisce il gruppo “una bella famiglia animata da grande passione”. Nella sede, ubicata nella zona artigianale (via Malpasso 1265), sono state ricavate diverse sale di registrazione, montaggio, di ripresa, di videografica… completamente computerizzate, piene di apparecchiature all’avanguardia. Sito Internet: www.anteprimasrl.com
Quando avete iniziato e di che cosa si occupa Anteprima?
“L’inizio dell’attività risale al 1997 a casa mia – dice Francesco Faroni -. Dal settembre 2001 siamo venuti nella nuova sede che abbiamo strutturato e arredato secondo le nostre esigenze. Generalmente giriamo documentari ed eventi , come ad esempio ‘la Notte delle Streghe’, spot pubblicitari che vanno in onda anche sulle reti nazionali (Rai, Mediaset, La7). Siamo anche service per produzioni cinematografiche, per esempio ‘Un amore perfetto’ con Cesare Cremonini dei Lunapop. Realizziamo anche filmati aziendali per imprese locali, sviluppando DVD che attualmente è il supporto più all’avanguardia sul quale riversare i video. Abbiamo un’attrezzatura di prim’ordine che ci permette di realizzare prodotti qualitativamente elevati. Quest’anno, come divertissement, ci siamo ‘seduti in cattedra’ e abbiamo tenute un corso di video ripresa e montaggio per la Civica Università”.
Di cosa tratta Alice nel mare delle meraviglie?
“E’ un progetto scolastico del Comune di Cattolica in collaborazione con Regione e Provincia – argomenta Roberto Romani, cattolichino 33 anni, ideatore e coordinatore del progetto e responsabile commerciale di Anteprima -. E’ dedicato all’educazione alimentare degli alunni delle classi elementari. Il progetto nasce dall’esigenza dei bambini, come degli adulti, di conoscere l’alimento pesce che, pur essendo osannato dai nutrizionisti, non è abbastanza conosciuto e non viene consumato con la giusta frequenza anche nell’ambito famigliare. In sostanza si tratta di un manuale DVD interattivo che insegna a riconoscere, pulire e cucinare in tante ricette il pesce del Mare Adriatico. Le persone coinvolte sono diverse, la regia è di Francesco Faroni, i disegni e animazione grafica di Mauro Caramanica. Siamo lieti di aver potuto lavorare a questo progetto perchè riguarda la nostra città, il nostro mare, i nostri bambini. Così molte immagini sono state calamitate dalla bellezza nei nostri luoghi e da chi vive quotidianamente”.
I vostri progetti futuri?
“Abbiamo da poco terminato un cortometraggio che sarà presentato al Festival del Cinema di Venezia – conclude Francesco Faroni -. Stiamo lavorando ad un cartone animato educativo commissionatoci dalla Tv austriaca. Cureremo le registrazioni e i montaggi dei concerti della stagione 2004 del Conservatorio Rossini di Pesaro. Da tempo, in collaborazione con il cattolichino Gianluca Magi, docente all’Università di Urbino, stiamo approntando un coinvolgente progetto per una serie di documentari dedicati al mondo orientale. Parallelamente continuiamo a sviluppare i consueti video commerciali che le aziende ci commissionano, studiando e valorizzando l’aspetto comunicativo e d’immagine per rendere gli spot sempre più incisivi ed efficaci”.

di Claudio Saponi




Ubalducci e Antonioni

– Giuseppe ‘Pino’ Ubalducci, famoso imprenditore, scomparso nel 1985, negli anni ’60 diresse i suoi interessi verso il mondo del cinema. Non di rado artisti e registi erano ospiti dell’Hotel Negresco di Cattolica di cui era proprietario.
Il film “Deserto Rosso”, del quale era produttore, venne girato in Romagna e il regista Michelangelo Antonioni lavorò alla scenografia proprio nell’hotel cattolichino, dove si svolsero numerose e importanti riunioni di lavoro.
Ad una di queste parteciparono, oltreché Antonioni e Ubalducci, anche la protagnista del film, Monica Vitti, l’aiuto regista Flavio Nicolini, lo sceneggiatore Tonino Guerra. Inoltre Bruno Matteucci, Deschi, Giuseppe Rossi e Fucci, il pittore Terziari e l’architetto Luigi Filippini.

di Sergio Tomassoli




Maurizio, un amico per autista

– E’ una delle silenziose istituzioni del Real Misano. In grado di farsi voler bene dai ragazzini, dai genitori e dai dirigenti della società, una delle più belle realtà del Riminese.
Quarantacinque anni, milanese, sposato, un figlio (giovane giocatore del Real), si chiama Maurizio Calegari. Da 10 anni è l’amico-autista dei ragazzi del Real Misano. Va a prendere e riportare coloro i quali abitano lontano: Morciano, Santa Maria del Monte, San Giovanni in Marignano, Cattolica. Afferma Calegari: “Stare insieme ai ragazzi significa stare vicino al cambiamento, alle mode. Tutte cose difficile da spiegare. Sono riconoscente ai genitori che me li affidano. Normalmente cerco di essere molto attento alla guida; con loro cerco di esserlo ancora di più”.
Da giovane calciatore, è arrivato a Misano grazie alla moglie, una Marchetti, conosciuta in riviera durante un’uscita per San Silvestro. Nel Misano Calcio dall’89, è stato allenatore in seconda del settore giovanile, e da 10 anni ricopre il delicato incarico. Perché durante la mattina è autista delle Poste, mansione che gli lascia libero il pomeriggio. Calegari: “Devo dire grazie a Maria, una persona del mio ambiente, sensibile e piena di umanità, che con un ciao ed un sorriso ti aiuta e ti stimola a far sempre meglio”.




‘Misanese’ tra i massimi cuochi mondiali

– Renato Gualandi è stato tra i massimi cuochi italiani nel secolo scorso. Luigi Carnacina, uno tra i massimi studiosi di gastronomia ha scritto: “Uno dei più valenti chef europei”.
Bolognese di nascita, 83 anni, una figlia, è sposato con Berardi, una misanese di Ca’ Rastelli. E Gualandi è a Misano dalla fine degli anni trenta, quando conobbe la moglie.
Ha cucinato per i grandi della terra. Qualche nome: Beatrice (la regina d’Olanda), Charles De Gaulle, Enzo Ferrari (sempre accompagnato da avvenenti signore), Giovanni Spadolini (grande degustatore), Palmiro Togliatti, Giancarlo Pajetta, Pietro Secchia, Terracini, Giorgio Almirante, Azeglio Ciampi, Giovanni Malagodi, Jacques Chirac, McMillan, Indro Montanelli (“non un mangiatore, prediligeva le carni ai ferri”), Cesare Zavattini, Giorgio Bassani, Enrico Mattei (“dinamico, un vero terremoto”), Serafino Ferruzzi, Attilio Monti (consumava in piedi vicino allo spiedo), Raul Gardini.
Ma qual è il segreto per diventare un bravo cuoco. Gualandi: “La grande passione. Mia madre nelle vene non mi ha messo il sangue, ma le salse”.
L’incontro tra Gualandi e la cucina è del tutto casuale, quanto fatidico. Figlio di un sarto, il babbo desiderava che il figlio studiasse, ma a 12 anni diventa garzone in una macelleria di Bologna. Tra i clienti della bottega c’è Giuseppe Palmirani, uno tra i più prestigiosi ristoratori di Bologna.
Ricorda il signor Gualandi: “Un giorno mi sorride e dice: ‘Devi essere un ragazzino con l’occhio avanti. Ti piacerebbe fare il rosticciere?”. Mi dà 80 lire al mese. Senza figli, mi prende a benvolere. Mi dà le direttive, mi fa partecipare a corsi e concorsi. Il suo locale si trovava tra le vie Bassi e Belvedere. Tra i clienti avevamo anche Guglielmo Marconi, che servivamo direttamente anche a casa”.
Attraverso il percorso gastronomico del prestigioso cuoco misanese-bolognese si rievoca la storia italiana. Gualandi nel ’39 parte per la guerra. L’armistizio dell’estate del ’43 lo coglie ai confini della Jugoslavia. Insieme ad altri 4 compagni scappa. Tre compagni vengono uccisi dai partigiani titini. Insieme al riccionese Bruno Polverelli raggiunge Ferrara. Impossibilitato a far ritorno a Bologna, con Polverelli, via Ravenna, in treno giunge a Rimini. A Misano lo aspettava Lucia Berardi, la morosa conosciuta a metà anni trenta. Lavora per conto dei tedeschi al rafforzamento della Linea Gotica.
La memoria: “Un ufficiale delle SS, la mattina, prima della ritirata paga me ed i miei compagni. Poteva non farlo. Una lezione di vita”.
Arrivano gli alleati, Gualandi diventa il segretario del primo sindaco di Misano del dopoguerra, Armando Ramenghi, un bolognese. Chiede ad un riccionese, un certo Bagli di fare il cuoco per il comando alleato di stanza all’albergo “Domus Mea di Riccione. Ma gli viene detto di no: “Sei un comunista”. Ma poi viene assunto. Gualandi cucina per i generali Alexander, Clarck. E forse crea il suo piatto più famoso: gli spaghetti alla carbonara. “Fu la necessità – rammenta -. Avevamo pancetta in abbondanza ed tuorli d’uova in polvere”. Casualmente associa gli ingredienti. Per gli alleati lavora dal settembre del ’44 all’aprile del 45. Gli alleati lo chiamano a preparare all’hotel Baglioni (il più importante di Bologna ancora oggi) il banchetto in onore del generale polacco Anders, il liberatore di Bologna. Prepara un pranzo polacco. “A Bologna prima della guerra si faceva molta cucina degli zar, dell’est”.
Dal dopoguerra (fino a 5 anni fa) inizia la sua prestigiosa carriera. Per 23 anni, dal ’52 al ’75 è stato il titolare del ristorante “3G” di Bologna, uno tra i maggiori della città. Ha inaugurato moltissimi grandi alberghi. Ha lavorato per famiglie e casati di prestigio: Marsili, Maccaferri, Babina, Baldassani, Giovanni Nuvoletti (cognato di Gianni Agnelli), il visconte di Modrone.
In questi anni ha scritto molti libri di cucina: “Il desco di Dionysos”, “Dizionario gastronomico”, “Apologia della mortadella”, “Alimentiamoci di legumi e frutta” (quest’ultimo, il più importante).
E’ presente nel dizionario che raccoglie i personaggi che hanno fatto grande Bologna. Il giudizio di Carnacina: “Del bagaglio di cognizioni accumulate con passione, con saggezza e con metodo, Renato non fa motivo di presunzione, anzi si trasforma e da raffinato gastronomo in maestro che espone in forma piana e semplice la difficile arte di cucinare”.
Renato Gualandi ha acquistato casa a Misano Monte nel ’68. Vi abita dal ’69 e fisso dal ’96. Ancora oggi, da tutt’Italia, gli amici più cari lo vengono a trovare, a Misano, per degustazioni da mandare a memoria e raccontarle ai nipotini.




Divertimentificio? Molti dubbi

– “In vacanza, è logico, ci si va per divertirsi. Però il divertimentificio, come viene definito quello riminese, nella sua esasperazione e artificializzazione, alla lunga può portare ad uno stravolgimento di quello che è la peculiarità del nostro territorio e della nostra offerta turistica più tradizionale (quella spesso vincente). Non a caso spesso il nuovo pesca nel vecchio, nella tradizione della nostra cultura, nelle risorse artistiche e architettoniche, della enogastronomia”.
– “Ormai il mito della riviera del divertimento sta attenuandosi, il vero divertimento è Grecia, Spagna ed altre mete. Cattolica non offre nulla ai giovani. Riccione campa di week-end e non tutti i locali se la passano bene.
Forse voi non avete idea di cosa si possa fare in Spagna, infatti di giovani nordeuropei non se ne vedono più”.
– “Le nostre località turistiche sono sempre più invivibili. Traffico caotico sulle strade, masse di persone accalcate ovunque, spiaggia super-affollata dove si convive a decine in pochi metri quadrati… La gente fugge da una vita metropolitana claustrofobica per “tuffarsi” in una ancora più soffocante, in più pagando a peso d’oro. Quanto può durare?”.
– “La fabbrica del divertimento è una risorsa in più per il nostro turismo”.
– “Non esageriamo, se volessero la pace andrebbero da un’altra parte, l’Italia offre molte alternative, se vengono è perché trovano ciò che cercano, che poi si debba cercare di migliorare la vivibilità, la viabilità stradale, la possibilità di parcheggiare è indubbio, ma se ti arrivano migliaia di persone in un colpo un po’ di disagio è inevitabile”.
– “Pare ormai inesorabile: l’immagine (il mito?) della riviera romagnola è ormai legato al divertimento. Una mole di iniziative private e pubbliche incredibile, una quantità pazzesca di locali di ogni genere, da soddisfare la più variegata e fantasiosa delle domande di divertimento. Però non bisogna esagerare, perché c’è il rischio di trascurare la domanda più naturale di vacanza, quella che chiede riposo, mare pulito, e soprattutto una condizione che non sia la stessa di quella vissuta in città per tutto l’anno”.
– “Ma per la vacanza tradizionale c’è ancora spazio sulle nostre spiagge? La famiglia con i bambini sono ancora la maggioranza dei bagnanti”.
– “La maggioranza delle persone è un po’ pecora, nel senso che segue la massa, e nonostante i disagi, va dove c’è la calca. Insomma la gente va dove c’è molta gente. Allora sulle nostre spiagge che sono diventate di moda, stanno affollati, ma non rinunciano. Così va il mondo”.
– “Divertimentificio o no, quello che conta poi alla fine sono le possibilità economiche della gente. Quest’anno il turismo segna una flessione, molto forte per gli stranieri (soprattutto tedeschi), perché c’è crisi e le famiglie non hanno soldi da spendere”.

di Cecco




Pulcinelli: “Obiettivo vittoria”

– Paride Pulcinelli parte con un primato: è il primo candidato a sindaco ufficiale della provincia di Rimini. L’investitura è stata presentata lo scorso 12 dicembre nella biblioteca comunale. La sua lista civica si chiama “Uniti per Coriano” e nel simbolo tre soggetti: la sovranità di Coriano con la stilizzazione delle tre torri, la bandiera della pace (un simbolo forte della sinistra) e la bandiera tricolore (un simbolo significativo della destra).
Sposato, due figli (più due nipoti) è arrivato a Coriano nel ’62 come tecnico comunale. Dove ha lavorato fino all’89. Dal ’90 svolge la libera professione (architetto) a San Marino. Sessantacinque anni, originario di Alatri (provincia di Frosinone), vicino ad An, non ha mai fatto politica. Dal ’70 al ’90, a suo modo, ha avuto un ruolo pubblico. Nel ’70 fonda “Radio Tre Coriano” (la terza della provincia ad essere nata). Nell’80 prende Radio Rimini, che vende nel ’90. Tre le su passioni: il giornalismo, la musica classica e la lettura (Verga, Scarpetta e Eduardo De Filippo, gli autori preferiti).
Architetto, la sua lista è civica, con una preponderanza però di uomini di An e Forza Italia, che cosa dice?
“Assolutamente no. E’ una lista civica dove si riconoscono uomini per un programma comune, sul quale abbiamo gettato le basi. Diciamo che è composta da cittadini, con l’impegno anche di An, Forza Italia e uomini della sinistra moderata. Tuttavia non si escludono l’ingresso di altre forze politiche. Escluso i diessini, abbiamo incontrato tutti i partirti: Verdi, Rifondazione, Udc, Margherita, Sdi, Lega. Con alcuni c’è un discorso aperto, altri stanno trattando con questa amministrazione. La lista per i 4/5 sarà composta da persone lontane dai partiti. Nella lista avremo un solo candidato di An e due di Forza Italia”.
Quali sono le vostre aspettative per le amministrative della prossima primavera?
“Noi speriamo di vincerle. Si parte da questo presupposto. Chi amministra Coriano lo fa da più di 50 anni. Ha un vecchio modo di fare politica ed è seduto sugli allori ed ha perso ogni stimolo. Noi chiediamo il voto per metterci alla prova. Promettiamo le giuste aspirazioni e non i lotti. Al centro del nostro programma collochiamo il cittadino”.
Quali sono i punti forti del programma?
“Ne abbiamo messi sulla carta 8. I maggiori: aiuto alle piccole attività economiche e la riqualificazione di tutti i centri urbani delle frazioni”.