Santuario di Valliano, restaurato un capolavoro

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– Come doveva essere il Riminese 100, 200, 300 anni fa? Lo si può ammirare nella vallata di Valliano, la frazione di Montescudo incastonata tra i crinali di Coriano e quello di Zollara. Bella, riposante, lavorato come un giardino, con in più, e qui al suo centro, il santuario della Madonna.
[img align=left]http://www.lapiazza.rn.it/novembre03/vallsan.jpg[/img]Ed il santuario di Valliano è stato riportato agli antichi sobri splendori da un restauro attento e preciso. In 10 anni di recuperi, sono stati spesi quasi un miliardo e mezzo. Ora non manca che il sagrato, che la Sovrintendenza di Ravenna consiglia che sia di pietra del Marecchia. Costo: circa 80 mila euro.

L’architetto che ne ha curato i lavori è stato Pierfrancesco Gasperi, originario di Croce, con studio a Morciano. Dice: “Il complesso presentava numerose lesioni, dovute al tempo, alle infiltrazioni d’acqua, ai terremoti ed alla Seconda guerra mondiale. Abbiamo effettuato un restauro di consolidamento strutturale e conservativo”.

L’ultimo stralcio dei lavori ha riguardato il campanile che per la sua possenza sembra una torre. In mattoni, di tre ordini suddivisi da un cornicione sporgenti sempre di mattoni, i lavori sono iniziati lo scorso ottobre e terminati ai primi di agosto. La ditta che li ha curati è la Frisoni di Coriano. Sulla vetta è stato collocata una croce in ferro battuto, opera di un giovane montescudese Marco Ceccoli. Il campanile risale al 1400 e ben si inserisce sia con la chiesa, sia col paesaggio. Al suo interno conserva anche 3 campane di bronzo degli anni ’50; in piena efficienza naturalmente. Se all’esterno si nota la pulizia della trama di mattoni, il grosso dell’intervento è stato effettuato sul livello strutturale. L’edificio è stato imbracato da 4 anelli di tiranti in acciaio inossidabile. Inoltre, è stato rifatto il tetto e messo in sicurezza le scale che portano fino alle campane sull’ultimo ordine.

Il cantiere per recuperare il santuario, dove fino a 40 anni fa, per devozione, si raggiungeva scalzi, è partito nel ’92. Venne tolto il pavimento di graniglia (per fortuna solo appoggiato) e scoperto il vecchio pavimento di laterizi del 1600. Altri passaggi: la deumidificazione delle pareti della chiesa con calce traspirante, il rifacimento della copertura. Venne trovato un semplice e “nobile” altare in pietra del mille, che oggi ha ripreso la sua funzione.

Nell’ultimo intervento, oltre ad operare sul campanile, si è messo mano alla canonica. In questi spazi troveranno posto gli oggetti della civiltà contadina di Montescudo, che diventeranno il nono museo della Provincia di Rimini.

di Claudio Saponi

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