Turismo, una “bella” estate

– “Da 20 anni siamo abituati a dire meno 5 per cento. A quest’ora dovremmo essere sottozero. In sintesi, si può affermare che è stata una stagione meno peggio di quanto tutti dicono. Va sottolineato che il turismo della provincia di Rimini arriva da 2-3 estati con presenze record. E, come si sa, i record è difficili batterli”. A parlare così è Mario Tebaldi, assessore al Turismo del Comune di Cattolica, nonché albergatore di talento sempre a Cattolica.
Il mese che ha fatto traballare un’estate altrimenti da record assoluti rispetto agli anni precedenti è stato luglio. Come si può osservare dalla tabella a fianco, le “colpe” sono degli stranieri, che non sono calati a frotte come ci si aspettava. La vera emorragia c’è stata a Riccione, che ha fatto segnare quasi un meno 15 per cento. Però Riccione, a luglio, non è stata tradita dagli italiani.
Un altro imprenditore che legge in positivo è Massimo Ricci, cattolichino, ex presidente degli albergatori della sua città, responsabile regionale per il turismo dell’Udc. Deciso: “Sotto, sotto, la stragrande maggioranza degli albergatori è contenta. Con serietà, è difficile che le cose sono andate male. Noi, nei nostri due alberghi, eccetto una settimana in luglio, non abbiamo mai avuto problemi. La stessa cosa è avvenuta ai miei vicini di albergo. E’ vero tuttavia che sono arrivati molto meno tedeschi, là c’è crisi. Come in ogni mestiere, credo che la differenza venga fatta dalla professionalità. Da come vengono trattati i clienti ed il personale. Posso dire che negli ultimi tre anni abbiamo investito molto nelle strutture”.
Marco Giovannini, presidente degli albergatori di Riccione: “A Riccione rispetto al passato le presenze più o meno sono agli stessi livelli. Quello che è calato sono i ricavi quantificabili in circa il 5 per cento in meno. Il turista ha speso meno. Abbiamo avuto la crisi del tedesco, non compensato dagli incrementi degli altri mercati: Svizzera, Olanda, Belgio, Francia. Inoltre, voglio rimarcare la fuga degli italiani tra i 25 ed i 40 anni, un fatto nuovo per Riccione. Sembra che ci sia un’inversione di tendenza: stiamo ridiventando una cittadina appetibile alle famiglie. Non è un caso che poi sia mancata la gente in giro la sera dopo una certa ora”.
Giovannini sposta la sua riflessione sul futuro: “Alla nostra amministrazione cerchiamo di far capire i cambiamenti, chiedendo concertazione nelle decisioni, ma gli enti non tengono conto di chi fa turismo. A Riccione uno decide da solo e per tutti. Non è assolutamente possibile. Altro fatto. Per stare sui mercati bisogna riqualificarsi. Ma quasi nessun nostro albergo, ad una e due stelle, è rientrato nella graduatoria regionale per le migliorie le strutturali. Quando poi nei finanziamenti sono entrati i bagni”.
Ma quale lettura dell’estate 2003 arriva dal vertice del turismo provinciale. Massimo Gottifredi, l’assessore: “I nostri risultati sono legati al non facile momento economico dell’Europa e del mondo, più in generale. E’ vero che anche alle Baleari i tedeschi sono arrivati il 10 per vento in meno rispetto al 2002, ma se ci fermassimo a questo livello di analisi, sbaglieremmo. Il Riminese per poter essere appetibile sui mercati nazionali ed internazionali deve puntare alla qualificazione. Il pubblico da parte sua sta spingendo verso la destagionalizzazione con investimenti forti. E’ sufficiente pensare alla fiera di Rimini. Questa oggi vale il 12 per cento delle presenze della nostra provincia ma ben il 30 per cento per quanto concerne i ricavi. Insomma, è un turismo più ricco”.
“Noi spingiamo in modo concreto verso la riqualificazione – continua Gottifredi -. Abbiamo concesso 4,5 milioni di euro di finanziamenti a chi ristruttura. Abbiamo premiato gli alberghi ecologici per portare un certo tipo di turismo. Stiamo spingendo nella promozione dell’entroterra nell’intento di fare del Riminese anche un mercato culturale eno-gastronomico”.
Un capo d’accusa sulla perdita di competitività sono i prezzi degli extra-alberghiero: bar, ristoranti, pizzerie. In un bar in spiaggia, nulla di eccezionale, una porzione di spiedini (due bastoncini di gamberi e due di calamari) sono stati pagati 14 euro, 28.000 lire. Ma si è davvero fuori mercato rispetto al resto dell’Italia e dell’Europa? Mirco Pari, segretario provinciale della Confesercenti: “E’ sufficiente girare un attimo per accorgersi che il nostro extra-alberghiero non è fuori mercato rispetto al resto dell’Italia. E se si va a confrontare la forbice tra le tariffe dei nostri alberghi e quelle degli extra, si scoprirà che la differenza, negli anni, è sempre stata la stessa. Penso che questa stagione venga archiviata come negativa perché al suo inizio c’erano troppe aspettative a noi favorevoli: problemi di sicurezza nel Mediterraneo, la Sars, gli strascichi dell’11 settembre. Invece, gli stranieri non sono arrivati. Quando va invece valutata positivamente, seppur con dei distinguo. Alcune categorie come l’abbigliamento, il calzaturiero non possono essere soddisfatte. Va tenuto presente che il turismo a Rimini è una vera e propria industria dell’ospitalità, con uno sviluppo maturo, dove le dinamiche sono per forza diverse. Da noi ci vogliono politiche del governo vere e proprie. Questa stagione deve far riflettere sul modo di fare promozione, sulle nostre strutture alberghiere, le infrastrutture, la qualità della vacanza, la sicurezza”.

di Francesco Toti




Mussolini, un po’ di storia

Benito Mussolini (1883-1945), prima di diventare il duce del fascismo, ossia il capo dell’estrema destra, è stato a lungo un uomo dell’estrema sinistra (sono cose che succedono ancora?). Più esattamente, Mussolini tra 1912 e 1914 fu, in qualità di capo della maggioritaria corrente rivoluzionaria del partito socialista italiano, il leader indiscusso del partito anche perché direttore del quotidiano “Avanti!”. Nel 1914, quando l’Italia restò inizialmente neutrale nella prima guerra mondiale, Mussolini passò dal neutralismo pacifista più intransigente all’interventismo rivoluzionario, trovando degli industriali che, dopo l’espulsione dal PSI, gli finanziarono il nuovo quotidiano “Il Popolo d’Italia”. Di esso Mussolini fu fondatore e direttore, e con i suoi articoli contribuì a spingere il governo verso la dichiarazione di guerra dell’Italia all’Austria (maggio 1915).
Nel 1917 Mussolini utilizzò il suo grande talento giornalistico per scrivere editoriali furibondi ed ingiuriosi contro il pontefice Benedetto XV, che si era permesso di definire la guerra come una «inutile strage» (un giudizio che coincideva in sostanza con quello del socialdemocratico bolscevico russo Lenin).
Dopo la Rivoluzione bolscevica del 1917 e dopo la guerra (1914-1918) il futuro duce si scagliò contro i suoi vecchi compagni “traditori della patria” e si presentò come il rivendicatore dei diritti dei combattenti, fondando per questo, nel marzo 1919, il movimento dei «Fasci di combattimento». Per fare concorrenza ai socialisti egli formulò per il suo movimento un programma di avanzate riforme sociali, ottenendo in tal modo l’adesione di uomini come il futuro socialista Pietro Nenni e il maestro Arturo Toscanini.
Disastrosamente sconfitto alle elezioni dell’autunno 1919, Mussolini, deciso a far carriera, cambiò linea: dimenticò le riforme sociali del programma dei Fasci e pose il suo movimento al servizio della reazione di destra in nome del nazionalismo più acceso. Abbandonò allora al suo destino il poeta D’Annunzio e la sua impresa di Fiume, e trasformò il movimento fascista, protetto dalle autorità, in squadrismo violento e bastonatore contro le leghe sindacali e la sinistra socialista e comunista. Uomini come Nenni e Toscanini non lo seguirono più; i fascisti-squadristi uccisero, incendiarono le case del popolo e si impadronirono con la forza di molti comuni.
Grazie alla viltà del re Vittorio Emanuele III, che si rifiutò di fermare i fascisti alle porte di Roma nell’ottobre 1922, Mussolini ottenne la nomina a presidente del Consiglio; poi, poco alla volta, trasformò il suo governo in regime, in dittatura. Ciò accadde dopo l’assassinio del deputato socialista Matteotti, che aveva denunciato le violenze elettorali fasciste del 1924. E il 3 gennaio 1925 il duce del fascismo si assunse la responsabilità politica e morale (non quella penale, osservò lo storico Salvemini) dei delitti del suo partito, compreso il delitto Matteotti.
Vennero allora affossate tutte le libertà, e gli oppositori del regime finirono in carcere o al confino (che non fu affatto la villeggiatura di cui ha parlato l’attuale presidente del Consiglio), mentre molti si salvarono fuggendo all’estero. Altri morirono, in seguito alle bastonature dei fascisti. Dopo il parroco di Argenta don Minzoni, già assassinato nel 1923, caddero così Piero Gobetti e il dirigente liberale Giovanni Amendola. Furono perseguitati con speciale accanimento i comunisti, i cui capi vennero condannati ad oltre vent’anni di reclusione per il solo reato di propaganda. Vittime dell’odio mussoliniano furono anche gli antifascisti appartenenti al ceto medio, particolarmente detestati dal duce proprio perché gli impedivano di dimostrare che solo i socialcomunisti lo avversavano: il leader del movimento socialista-liberale non marxista di Giustizia e Libertà, Carlo Rosselli, venne assassinato in Francia, insieme al fratello Nello, da scherani francesi del genero del duce Galeazzo Ciano, ministro degli Esteri e del suo capo di gabinetto Anfuso. «E’ assai difficile – ha scritto Gaetano Salvemini- per non dire impossibile, che Ciano e Anfuso abbiano agito di testa loro, e non per eseguire una volontà di Mussolini».
Con la vittoriosa guerra del 1935-1936 contro la debole Etiopia, Mussolini, che ordinò l’uso dei gas asfissianti contro gli abissini, conquistò l’impero d’Africa e permise al re di diventare imperatore d’Etiopia. Fu, quello, l’inizio dell’attuazione del programma di guerra al quale venne educata la gioventù italiana inquadrata nelle formazioni paramilitari del regime. Alleata della fascista Germania hitleriana, l’Italia entrò nel 1940 nella seconda guerra mondiale approfittando della disfatta della Francia ad opera delle truppe tedesche (la “pugnalata alla schiena”), e nel 1941 Mussolini dichiarò guerra alla Russia e agli Stati Uniti d’America. Tradito dai suoi camerati del Gran Consiglio e destituito dal re a guerra ormai persa nel luglio 1943, il duce fu liberato dai Tedeschi e si mise a capo della repubblica di Salò nella parte d’Italia non ancora conquistata dagli Anglo-americani, ponendosi al servizio dei nazisti. Tra i servigi resi alla Germania vi furono allora la sanguinosa repressione della Resistenza antitedesca dell’Italia settentrionale e la collaborazione alla cattura degli ebrei italiani da mandare a morire nei Lager. Questi erano infatti stati schedati fin dal 1938, ossia fin dall’approvazione delle leggi razziali contro di loro, fortemente volute da Mussolini.
Catturato dai partigiani nell’aprile 1945, il duce venne immediatamente fucilato per ordine del Comitato di Liberazione Nazionale. Chi detiene la carica di presidente del Consiglio dei ministri non è tenuto a conoscere la storia del suo paese. Sarebbe tuttavia bello essere governati da uomini dotati di un minimo di tale conoscenza. Ma per fortuna c’è Ciampi.
*Professore di Storia
del Risorgimento
all’Università di Ferrara

di Alessandro Roveri




Sigismondo, amori, complotti, opere, arte

– Sabato 13 settembre nel Teatro Comunale di Montefiore Conca l’editore Raffaelli di Rimini ha presentato lo splendido lavoro del riminese Moreno Neri che ha tradotto dal francese, l’opera compiuta dallo storico, giornalista ed intellettuale transalpino Charles Yriarte nel 1882.
Il volume ha per titolo: “Un condottiero del XV secolo – Studi sulle Lettere e le Arti alla Corte dei Malatesta”, (Raffaelli Editore, 430 pagine, 50 euro).
Inutile dire che il personaggio malatestiano su cui si concentra questa opera dello Yriarte è Sigismondo Pandolfo, con la sua vita, il suo Tempio e la sua Isotta.
Gli amori, i complotti, le vittorie militari e le sconfitte, la vita di corte, i nemici, l’influenza ed il condizionamento del potere ecclesiale, la statura di Sigismondo ed il suo apporto quale mecenate di artisti e letterati nell’abbellire Rimini con insigni monumenti, tra cui il famoso Tempio, opera dell’Alberti e di Matteo de’ Pasti; il tutto contribuisce a definire quest’opera dello Yriarte un misto tra la storiografia romantica, ancora in auge nel tardo ‘800, e l’influenza della corrente positivista che si diffondeva in tutta Europa negli ultimi decenni del XIX secolo in concomitanza con l’espansione della civiltà borghese-industriale e con l’apporto culturale di una mentalità con profonde ripercussioni anche nel campo storiografico.
Erano presenti nel teatrino montefiorese, oltre all’editore Raffaelli ed al traduttore Neri, la professoressa Silvia Ronchey, docente di Civiltà Bizantina all’Università di Siena ed autrice di varie pubblicazioni e volumi nel campo della cultura (tra cui l’ultima sua opera “Lo Stato Bizantino” – Einaudi 2002), la quale ha rimarcato il lavoro di Moreno Neri e la sua indomita attività di scopritore e traduttore di vari autori ed in particolare dell’umanista e filosofo di Costantinopoli Gemisto Pletone; il professor Giuseppe Scaraffia, docente di Letteratura Francese all’Università La Sapienza di Roma, autore di numerose opere nel campo letterario, conduttore di trasmissioni culturali televisive, ha pure portato il suo contributo critico all’incontro.
L’assessore alla Cultura del Comune di Montefiore Conca, Pietro Cipriani, ha salutato i presenti congratulandosi per questa iniziativa culturale che vede la sua terza edizione annuale.
Merita spendere due parole sul traduttore Moreno Neri, autore e promotore di numerose iniziative culturali a Rimini e nel circondario, presidente dell’Arci Provinciale di Rimini.
Ha curato e tradotto per l’editore Raffaelli -“Le raffigurazioni del Tempio Malatestiano” di Charles Mitchell (2000); -“Delle differenze fra Platone e Aristotele” di Giorgio Gemisto, detto Pletone, a cui ha accompagnato un suo saggio “De differentiis” (2000); -“Stones of Rimini” di Adrian Stokes (2002); -“Discorso in proposito di una orazione greca – Orazione di G. Gemisto Pletone in morte dell’Imperatrice Elena Paleologina” di Giacomo Leopardi, con in appendice la sua traduzione dell'”Epinomide” di Pletone (2003).
E’ inoltre autore di numerosi saggi di cui alcuni pubblicati sulle riviste Arkete, Hiram e L’Acacia.
Espleta anche l’attività di conferenziere ed è persona, seppur giovane, di profonda cultura e di proficua produzione.

di Silvio Di Giovanni




Del Bianco (Prc): ‘Non facile l’accordo con l’Ulivo’

ata con un figlio, contabile in una azienda privata, una passione per la musica, la lettura ed il cinema è consigliere per Rifondazione Comunista da due legislature. E’ iscritta al Prc dal 1991 ed è componente del collegio di garanzia della federazione provinciale del partito.
Qual è lo stato del suo partito a Riccione?
“Il nostro partito ha subito anche a livello locale le stesse vicende del livello nazionale, e ha quindi subito l’uscita di alcuni compagni che hanno dato vita al PDCI, fatto questo che ha rallentato la nostra crescita. Ma nonostante tutto, un pò grazie alla ripresa del movimento e anche grazie al fatto di avere resistito ed di essere rimasti come riferimento del PRC, la situazione sta migliorando e ci mette nelle condizioni di radicarci ulteriormente e al contempo rinnovarci”.
Che giudizio dà dell’amministrazione Imola?
“Per una volta tanto parto subito con la considerazione positiva, relativa alla gestione dei servizi sociali e del lavoro portato avanti dall’assessorato competente. Consideriamo positivo l’aiuto che viene dato alle persone bisognose e i vari progetti che vengono portati avanti anche se siamo convinti che sarebbero necessari più finanziamenti.
Negativo il giudizio sulla gestione del territorio, infatti penso che nella Amministrazione Imola si sono fatte il maggior numero di varianti andando in deroga al PRG.
Noi non accettiamo questo modo di gestire il territorio che porta di fatto alla Urbanistica contrattata. Altro punto negativo come viene gestito il rapporto con il privato, secondo noi troppo sbilanciato a suo favore.
Inoltre la programmazioni di grandi opere che a nostro avviso possono creare situazioni di sofferenza per la ricaduta sui cittadini a livello di tasse ma anche come impatto ambientale; infatti nella prossima legislatura si vedrà il rovescio della medaglia della piscina, di oltremare e del borgo delle noci dove cresceranno come funghi palazzine di residenziale”.
Le priorità di Rifondazione per la città di Riccione?
“La gestione del territorio e la salvaguardia ambientale, politica della casa e tutte le azioni necessarie per crearle, il lavoro, e soprattutto la battaglia contro quello nero per il quale è necessario attivare tutti i canali di contrasto. E poi la salvaguardia di tutti i servizi relativi alla persona (asili, scuole, casa serena), qualità dei servizi sociali e di assistenza alle persone in difficoltà. Inoltre un no deciso alle esternalizzazioni dei servizi ed alla privatizzazioni dei servizi al cittadino anche se purtroppo il più è stato fatto”.
Una considerazione sulle prossime elezioni amministrative: sono possibili alleanze con l’Ulivo?
“Al momento stiamo lavorando insieme a Verdi per creare un programma in comune e presentarci insieme alle prossime elezioni. Logicamente non precludiamo nessun confronto con il centro sinistra ma un accordo può essere solo raggiunto sulla base di punti programmatici importanti e non certamente sulle spartizioni di poltrone; e chi ci conosce lo sa benissimo!
In base a quali punti programmatici?
Per noi i punti programmatici sono i paletti che ho elencato nelle priorità”.

di Lorenzo Silvagni




Atletica 75, anno da incorniciare

– Un anno da incorniciare per l’Atletica 75 di Cattolica. Fondata 28 anni fa, per la prima volta nella sua storia ha vinto un campionato italiano. Il prestigioso risultato l’ha conquistato Viola Tecchi nel corpo libero lo scorso maggio a Cattolica.
Danza e atletica le discipline, 430 soci (150 adulti, i restanti vanno dai 4 ai 20 anni), la società si è ben distinta anche a livello regionale. La squadra ragazze di atletica è giunta seconda, dietro Ferrara. Maurizio Martoni, lancio del martello, con 45,84 metri, ha vinto (vittoria che gli ha consentito di partecipare il 27 settembre alle finali nazionali). Un piccolo fenomeno Margherita Bartolini, è tra le prime tre atlete dell’Emilia Romagna in tre specialità diverse: lungo, corsa e lancio). Un’altra atleta di punta è Arianna Adanti, quinta gli italiani di asta. La ragazza quest’anno è stata data ad una società di A, l’Atletica 2000 di Milano.
“E’ stata un’annata ottima – afferma Luca Ercolessi, il presidente. Al talento dei ragazzi, va riconosciuta la bravura dei nostri istruttori: otto, tutti diplomati Isef. Purtroppo a Cattolica manca la pista di atletica. Speriamo che ce la passa regalare la prossima amministrazione comunale. In genere ogni 15 anni è da rifare; la nostra è stata costruita nell’84”.
In ottobre, riprende l’attività della società. Che oltre che a fare sport, lo scorso maggio ha organizzato anche i campionati italiani di ginnastica, portando a Cattolica 1.200 atleti. Un manifestazione con valore turistico: circa 12.000 presenze.

Presidente
Luca Maria Ercolessi
Vice-presidenti
Armando Piva, Marta Mazzanti, Luigi Zavagnini
Consiglieri
Federica Benvenuti, Mauro Semprucci, Gianfranco Betti, Aristide Ercolessi, Liviano Lisotti, Renato Cerri, Gianfranco Zampini, Luciano Leardini, Marisa Gennari, Enzo Arduini, Sauro Ricci.

di Claudio Saponi




Bartolini (Ds): ‘Ciotti deve venire con noi’

– Bartolini, come presentarsi alle elezioni comunali dell’anno prossimo?
“Semplice: con una lista che possa essere l’espressione del centrosinistra. L’attuale sindaco Ciotti sè è della Margherita, come dice, oggi al governo con la destra, i problemi li ha lui e non certamente noi”.
Quale giudizio sul governo di Ciotti?
“Ha realizzato molte cose e non tutte sono riuscite. Mi riferisco a piazza del Popolo (l’avervi messo le mani spesso ne sono la prova) e la piazza davanti alla pizzeria da Filippo, brutta esteticamente e neppure funzionale”.
Più in generale come si devono presentare agli elettori i Ds?
“Credo che un ruolo fondamentale venga giocato dalla qualità e dal costo dei servizi erogato ai cittadini. Su questo le polemiche sono molto accese. Ci sono ragioni di parte, ma anche verità. Le aziende pubbliche accorpate, grandi, qualche volta realizzate per ragioni di legge e non per i bisogni dei cittadini, sono spesso meno tempestive negli interventi.
Credo che ci voglia un controllo sulla gestione. A mio parere andrebbe costituito un osservatorio di controllo, nominato dalle associazioni, disgiunto da partiti ed amministrazioni deputati a nominare il consiglio di amministrazione delle stesse. L’osservatorio dovrebbe essere attento soprattutto sugli investimenti effettuati dalle aziende pubbliche”.
I Ds di Morciano hanno spesso non condiviso le decisioni prese a Rimini, oggi quali sono i vostri rapporti?
“Buoni. Con il segretario Riziero Santi si fanno le cose insieme”.
E con Ennio Tagliaferi che vi ha abbandonato?
“Più di una volta gli abbiamo chiesto di ritornare nelle file del partito. Rimasto sulle sue posizioni, finora non lo ha mai fatto. Il dialogo e le porte sono sempre aperte”.
E la Ghigi, che cosa dire?
“Occorre procedere con prudenza. Il suo impatto urbanistico non deve sconvolgere gli attuali equilibri della città. La carta sarà stata ben giocata soltanto se il paese ne trarrà i benefici”.




Piadina, la tipicità alla conquista dell’Italia

– Piadina classica con i salumi o piadina con la Nutella? La piadina è di destra o di sinistra? Questo è stato uno dei tormentoni estivi della provincia di Rimini. La leggerezza ha funzionato perché i mezzi d’informazione, non sapendo che cosa fare, si sono divertiti a raccontare simili dispute. Insomma, la comunicazione (pubblicità?) c’è stata. Peccato che nella disputa siano intervenuti con forza anche i Ds. Ai partiti si richiede altro. Ma questo è un altro discorso.

LA STORIA

– Ma quali sono le origini delle parole piadina e testo?
Scrive Piero Meldini, scrittore di talento, già direttore della biblioteca Gambalunga di Rimini: “L’origine della parola è incerta: la maggior parte degli studiosi collega il romagnolo ‘piè’ ‘pieda’ (poi italianizzato in piada) al greco “plakous”, focaccia. Il termine, se non l’alimento, sarebbe quindi un relitto della dominazione bizantina.
Il ‘testo’ su cui viene cotta la piada deriva, invece, dal latino ‘testa’, coccio. Il che rimanda all’età romana. Al mondo latino sembra rinviare anche il famoso episodio del VII libro dell’Eneide: il segno celeste del sospirato approdo alla terra promessa è proprio quella specie di piada che il pio Enea e i suoi affamati compagni sono costretti a sgranocchiarsi in mancanza di meglio. Chi non ha dubbi sulla latinità della piada è Giovanni Pascoli, che chiama pane rude di Romagna”.




Turismo, nascerà il parco del benessere

pieno centro al servizio del turismo”. Così Sergio Morotti, ex sindaco di Misano, consulente della Cna e Massimiliano Zani, segretario della Cna di Misano, presentano il progetto che dovrebbe qualificare l’offerta della vacanza misanese.
Andiamo a vedere di che cosa si tratta. La zona interessata è di 50.000 metri quadrati e si trova accanto alla chiesa di Misano tra le vie Dante, Ferrovia ed acquedotto di Riccione.
Si dovrebbe costruire un sistema di piscine (una vasca grande, con vasche più piccole con un gioco di acquascivoli ed idromassaggio), uno spazio di ginnastica (sia al coperto, sia allo scoperto), un centro benesssere (massaggi, saune, bagni turchi, docce profumate, bagni termali, con il rifacimento di ambienti romani).
Oltre al benessere fisico, è stato pensato anche uno spazio per l’intrattenimento: polifunzionale, adatto anche per i convegni. Infine, prevista un’area per il ricovero e noleggio delle biciclette e mountain bike.
L’investimento previsto è di 23,4 milioni di euro (circa 40 miliardi di lire).
Ma come finanziare la costruzione del parco al servizio del turismo? Sfruttando le norme del Prg (Piano regolatore generale). Che dà la possibilità di costruire appartamenti e commerciale. Si possono utilizzare 6.030 metri quadrati per le abitazioni (da 69 a 91 metri quadrati) e 500 metri di commerciale (negozi con portici che vanno ad affacciarsi su via Dante). Ed è proprio attraverso la vendita degli immobili che si libereranno le energie per costruire i servizi per il turismo: piscine, centro benessere, centro polifunzionale.
Una parte importante del progetto sono anche i parcheggi: circa 650.
La progettazione sarà dell’architetto misanese Euro Maioli, una sicurezza: ne sono testimonianza le cose firmate.
L’idea invece è della Cna, che la intende concretizzare con una ventina di albergatori, circa l’80 per cento di questa zona di Misano.
Afferma Sergio Morotti, consulente della Cna, nonché titolare di un albergo: “L’operazione di riqualificazione turistico-ambientale va fatta da una società formata dagli albergatori misanesi. Questi hanno tutto l’interesse di concretizzarla, perché il parco va a sostituire i servizi che un singolo, per ragioni di spazi, non può assolutamente offrire. In più, il pool di operatori si presenterà alle fiere con un pacchetto promozionale unico. I benefici, per tutti, mi sembrano ovvi”.
“Crediamo – continua Morotti – che con tale offerta si possa anche allungare la stagione, aprendo prima e chiudendo più tardi. Abbiamo discusso dell’idea di progetto con gli operatori prima dell’estate. C’è stato molto interesse. E’ nostra intenzione riprendere i ragionamenti in ottobre”.
Se la proposta della Cna, ben accolta anche dall’amministrazione comunale, si dovesse concretizzare il tempo necessario per realizzarla andrà dai 3 ad i 5 anni.
Chiude Morotti: “Il parco non è innovativo solo per Misano, ma lo diventerebbe anche per tutta la provincia di Rimini, sul cui territorio non esiste ancora nulla di simile”.




Il ricordo: ‘Tigamo’, la memoria storica

[img align=left]http://www.lapiazza.rn.it/ottobre/marinai1.jpg[/img]Morto a 97 anni, era diventato la memoria storica della città, un archivio senza fine. Lo ricordo insieme ai suoi amici che nei racconti di mare, puntualmente, chiedevano il suo intervento: “L’è vera Guido?”. E lui annuiva, arricchiva il racconto, sentendosi coinvolto con occhi da bambino.
Quante ore ho passato insieme a lui “tormentandolo” con mille domande, la richiesta di nomi e soprannomi. Una volta nel raccontare un periodo della guerra arrivò a commuoversi fino alle lacrime. Era un bravo marinaio motorista, dedicando la sua vita ai motori che sapeva avviare con maestria, dai trabaccoli ai primi motoscafi, navigando per ogni mare. Se ne andato in silenzio con la fierezza e l’orgoglio del marinaio. La sua nobiltà d’animo e la sua storia lasciano un grande vuoto nella memoria storica della nostra città. Ciao Guido, che Dio ti benedica.

Taranto, 1926. Da sinistra: Guido Tomassini, Salvatore Grandicelli, Michele Bertozzi. Seduto: un marinaio di La Spezia