LA TERA IN CALOR di Mario Tonini (Riccione)

Sta palina che la gira mai la smet,
sta volta la è drè a fec un scarzet,
da sentamel’an quasi, un c’l’è poc fugos
la aspiteva che l’avnesa i qua, e muros,
un po’ da pres, per carità na a tuchela
che se suced lai ciapa gust, va te a stachela,
che Marte l’è un birbon, i dis c’l’è g-led
mo per la Tera fors l’è e su innamured
e se uj s’avsena Lea las met a scutè fort,
ad quest ultimament ognun us n’è incort.
Us dis: cumela che l’è un cheld che mai?
L’equatore u s’è spost, e mond l’è tut un sbai,
che us facia veda ancora la stason nurmela
sla piova d’ogni tent da arvì l’umbrela?
Comunque sia sta volta per amor,
la nosta Tera sigur la è andè in calor
e se ste Marte c’l’è ros, c’un è un difet,
s’un va più ad long a ne so cum las pò met,
piova, uragani, al più gren perturbazion
da un po’ al videm sol per television
che a la fen fra gragna, vent e trombe d’eria,
duv’è che al ciapa agl’è più disastrose dla miseria,
insema per ades un si ved la suluzion
de cheld se ma la Tera un gni pasa sta pasion.




Suicidi e cazzeggiamenti

di Enzo Cecchini

Nonostante la volontà di lavorare e una buona condotta, sentiva addosso quella parola che da noi suona come un’infamia: clandestino. Parola che riduce una persona allo stato di animale da braccare.Bella civiltà!
Ci si chiede se qualcuno poteva fare di più per evitare questa tragedia. Se il sindacato si è fatto carico dell’accaduto. Alla vigilia di Ferragosto, la notizia è appena comparsa su un paio di giornali, per poi sparire completamente. Silenzio! La giostra dalle mille luci della Riviera non poteva essere coinvolta, qui gli imperativi sembrano due: divertirsi e fare i soldi. Nel frattempo il gotha della classe politica nostrana “cazzeggiava” se la piadina sia di destra o di sinistra e se con la nutella sia uno schiaffo o un aggiornamento della tradizione. Peggio della zanzara tigre. Quanta ipocrisia!




Volontariato, la carica dei 10 mila

di Gino Muccioli

[img align=left]http://www.lapiazza.rn.it/settembre/rimini_volontariato.jpg[/img] Un esercito di oltre 10.000 persone in circa 300 associazioni, a cui si aggiungono altre 30.000 persone iscritte ad associazioni di volontariato o volontari occasionali. E’ questa la forza del volontariato nella provincia di Rimini. I numeri parlano chiaro: il cosiddetto terzo settore, quello che si colloca come funzioni tra il pubblico ed il privato, prendendo le finalità del pubblico e l’efficienza del privato, nella nostra Provincia è una realtà molto attiva che contribuisce a rispondere ai bisogni più esigenti e ramificati nei vari settori.
Si dice che il volontariato nasce per rispondere alle lacune del pubblico. Questo può valere per il volontariato di tipo sociale. Le statistiche dicono che mano a mano che una comunità cresce in termine di qualità della vita e benessere sociale il volontariato tende ad espandersi nelle forme legate alle risposte di bisogni culturali, ambientali, ricreativi. In Italia per esempio, sono circa 3 milioni le persone che fanno volontariato, nella vicina Svizzera, paese assai più piccolo del nostro, circa 1 milione di persone. Lo stesso vale per i paesi nordici, dove lo Stato è presente in modo evidente, almeno una persona su 5 fa attività di volontariato, addirittura una su 4 in Finlandia.
Più una comunità cresce, più il volontariato cresce per ampliare l’offerta e la tipologia dei servizi.
Molte le associazioni che operano con sedi distaccate su tutto il territorio provinciale: l’associazione Papa Giovanni XXIII, l’Arci, il Wwf, la Croce Rossa, l’Aido, l’Avis.
Una parte rilevante del volontariato appartiene al mondo cattolico, circa la metà delle associazioni è nato o agisce nelle parrocchie. Il volontariato di tipo laico è presente ma più frazionato e risponde più a bisogni di tipo ricreativo, ambientale e culturale rispetto a quello cattolico, più egato all’assistenza e al sociale.
Chi fa volontariato? Molto difficile dare un identikit del volontario riminese: ci sono uomini, donne, ragazzi, anziani, laureati e semplici cittadini. Rispetto ai ruoli politici o di associazioni di categoria, certamente sono molte di più in percentuale le donne che ricoprono cariche associative nella Provincia.
Anche il mondo giovanile è in fermento: la stessa provincia di Rimini ha messo ultimamente in rete dopo un censimento partito nel 2001 le associazioni di giovani o che si rivolgono ai giovani: ne è venuto fuori un quadro positivo, con 14 associazioni presenti, sia nella zona sud che nella zona nord.
Il rapporto tra volontariato e enti locali è molto complesso. Non esiste in tutta la provincia un censimento completo delle associazioni che operano sul territorio. Volontarimini, il centro servizi del volontariato della Provincia, ha compiuto un censimento nel 2000, ma molte associazioni locali sono ancora sconosciute, soprattutto per quel che rigurda l’offerta culturale e ricreativa. Gli stessi Comuni non sanno dare una risposta certa e precisa: non esiste una anagrafe delle associazioni e poi c’è tutto il mondo del volontariato dei singoli, una galassia che non è possibile quantificare, anche perchè lo spirito del che dovrebbe animare il volontario rifiuta la celebrità e la pubblicità.

INTERVISTE
Tre esperienze: Pacassoni, Papa Giovanni e Arci

– Anna Pedoni, del gruppo di volontariato per l’handicap Davide Pacassoni di San Giovanni in Marignano: “Il ruolo del volontario in un paese è importante. Dà un qualcosa in più e oltre i servizi che spesso i comuni non riescono a coprire al 100%. La nostra associazione si offre per dare ai ragazzi con handicap delle possibilità che magari i singoli comuni, per i costi molto alti che avrebbero, non riuscirebbero a garantire. I nostri volontari, in gran parte giovani, si preparano e si aggiornano, seguono i ragazzi non solo per fare puro assistenzialismo, ma cercando di inserirli in un contesto di comunità, facendo vivergli la città o il paese in cui vivono e non relegarli ai margini. I nostri volontari vanno nelle case, girano per la città e si offrono di aiutare i ragazzi nelle scuole. Il progetto che abbiamo si sta espandendo, stiamo ottenendo risultati positivi. In questo il ruolo che ha il pubblico è importante perché comunque le associazioni hanno bisogno di essere aiutate nelle iniziative che si portano avanti. Inoltre, è importante il contributo che ci viene anche da altre associazioni o singoli cittadini”.
Bartolomeo Barberis (Papa Giovanni XXIII): “Fare volontariato è una questione di vita. Ogni persona deve chiedersi cosa fare per il prossimo. Siamo tutti una grande comunità in cui abbiamo bisogno gli uni degli altri. Chi fa volontariato non lo fa per il proprio tornaconto. Però aiuta a crescere. Sono convinto ad esempio che fare volontariato per i giovani sia un modo per migliorarsi e rimanere con i piedi per terra, senza essere trascinati in modelli di comportamento esasperati che la televisione ci propone e che fanno le persone più portati al raggiungimento del facile e dell’illusorio. La nostra associazione è piena di ragazzi e ragazze che si impegnano in modo serio e concreto, suscitando a volte le ironie di altri. Ma chi fa volontariato mette in conto queste cose”.
Massimo Spaggiari (presidente Arci Nuova Associazione): “Le associazioni di volontariato svolgono un ruolo che va oltre quello del pubblico. Gli enti pubblici spesso non sono sempre tempestivi nell’offrire risposte ai bisogni, anche per costi che sicuramente sono insostenibili a piccoli livelli. Impegnarsi per la propria comunità, offrendo spazi per la musica, il cinema, per immigrati, significa prima di tutto organizzarsi la propria vita mettendo a disposizione il proprio tempo e la propria crescita personale perchè questa possa essere poi trasmessa ad altre persone, in un circolo virtuoso che ha nell’individuo, in senso generale, il proprio fine ed il proprio mezzo”.

NUMERI
Guida Rimini

Bellaria – Igea Marina 14
Cattolica 12
Coriano 8
Gemmano 2
Misano Adriatico 8
Mondaino 3
Montecolombo 2
Montegridolfo 2
Morciano 7
Riccione 35
Rimini 145
Saludecio 3
San Giovanni 15
Santarcangelo 15
Verucchio 7
Montescudo 3
Torriana 2
Verucchio 4
Poggio Berni 2
San Clemente1




King Sport, nuovo negozio sportivo

[img align=left]http://www.lapiazza.rn.it/settembre/cattolica_king.jpg[/img]Elegante, arredato con linee moderne ed essenziali, si sviluppa su due piani. L’intervento è stato realizzato dalla ditta “FPK – Arredo di interni” di Fano, su progettazione dello “Studio associato degli architetti Gianluca Bottinelli e Paolo Ghinelli” di Cattolica.
Vasto l’assortimento di abbigliamento sportivo, soprattutto di scarpe, comprendente le migliori marche della moda. Il “King Sport” inizia l’attività nel 1987 (l’altro punto vendita è sotto la Galleria di Viale Bovio), e nasce come negozio specializzato, per trasformarsi poi in negozio sportswear e calzature sportive.
Fin dall’inizio è gestito dai fratelli Angelotti: Maurizio, 43 anni e Massimo, 40. Hanno basato il loro lavoro sulla professionalità, serietà e cortesia con i clienti. Al piano terra sono in esposizione le calzature sportive, mentre il secondo piano è riservato all’abbigliamento; questo per offrire un servizio migliore e più efficiente. I titolari si avvalgono di tre collaboratrici che hanno immediatamente assimilato la filosofia di vendita dei fratelli Angelotti.




“Cultura locale come crescita universale”

L’impegno culturale della Banca di Credito Cooperativo Gradara, con l’idea di fondo volta a valorizzare le tradizioni e la tipicità dei luoghi dove opera, prosegue il prossimo autunno con le lezioni della Civica università di Cattolica ed il libro strenna, “La città giardino, per una storia della balneazione”, di Maria Lucia De Nicolò, professoressa universitaria e tra i massimi studiosi di storia locale.
“La storia locale è una grande ricchezza – argomenta Fausto Caldari, presidente dell’istituto di credito gradarese – ma se non si scrive va dimenticata. La conseguenza è un impoverimento culturale che trascina con sé anche un impoverimento economico e sociale”.
“Non è un caso – continua Caldari – che nei paesi più ricchi, c’è anche più vivacità intellettuale. Per questa ragione ci siamo impegnati a pubblicare testi di fatti locali: sia piccoli, sia grandi avvenimenti”.
E’ molto probabile che il maggior contributo della Banca di Credito Cooperativo di Gradara, su suggerimento di Delio Bischi, scomparso qualche anno fa, sia stato l’organizzazione di un convegno e la pubblicazione degli atti. Titolo: “La pieve di San Cristoforo ad Aquilam”. Si è nell’80 e si sta parlando di Colombarone, dove la strada che porta a Vallugola si innesta alla via Flaminia. Grazie al convegno, l’Università di Bologna, da anni, sta portando avanti gli scavi archeologici che hanno portato alla scoperta di una villa di epoca romana, tra le più importanti del Nord’Italia. Sulla villa è stata costruita una basilica e nel tempo altre tre chiese. Una volta restaurati, i mosaici e costruito un museo coi reperti, si spera che il sito possa attirare appassionati e turisti.
Ma il libro che più amano i dirigenti della Banca è la biografia di don Raffaele Ceccarelli, il prelato che ebbe l’umiltà e la forza di creare dal nulla il Credito di Gradara nel lontano 1911. Autore: sempre Delio Bischi.
L’impegno culturale della Banca non è fatto solo di libri, conferenze, convegni, ma si rivolge anche alle tradizioni. In questo solco si inserisce la sensibilità verso la Banda Musicale di Gradara, il recupero di una piccola celletta di campagna, o l’orologio del campanile di Fanano, la frazione che produceva i cesti di canne e vimini per i pescatori di Cattolica.
Caldari: “E’ soprattutto attraverso l’orgoglio per la propria memoria che una comunità cresce”. E per sottolinearne il valore, l’anno prossimo la Banca darà alle stampe altri due libri, “commissionati” a due prestigiosi uomini del Riminese e non solo: Guido Paolucci, oncologo pediatrico all’Università di Bologna di valore mondiale e Vincenzo Cecchini, pittore di raffinato talento non meno che mente brillante a 360 gradi. Paolucci ha messo nero su bianco la Cattolica del dopoguerra; Cecchini le poesie.
Ha scritto Paolucci: “Alla fine del 2004 lascerò per raggiunti limiti di età la cattedra di Pediatria ed a Bologna rimarranno dopo di me la Scuola di oncologi pediatri, un migliaio di pazienti guariti dal cancro e il più moderno servizio europeo per la cura e la ricerca nei tumori infantili che sarà inaugurato alla fine dell’anno. A Cattolica non ho lasciato nulla di tangibile, ecco perché vorrei rimediare”.

I libri

– Maria Lucia De Nicolò: “Terra di Gradara. Temi per una storia della comunità”, “Al mare”, “Homo Viator”, “La strada e il mare”; Delio Bischi: “Gradara album di Famiglia nel centenario della Banda musicale”, “Tra sogno e realtà”, “Statuta Terre Gradarie”; “La pieve di San Cristoforo ad Aquilam”; Delio Bischi e Angelo Chiaretti: “Instrumenti, notizie, rapporti e schizzi topografici riguardanti il rifacimento di cinque ponti nel territorio di Pesaro, Gradara, Gabicce, Fiorenzuola, San Cristoforo”; “Peter Tonti: “Da la Ventena in giù”; “Delio Bischi e Ennio Cucchiarini: “Le mura di Gradara”; “Memorie di Gradara, terra del contado di Pesaro”: Domenico Cervesi: “Bagni di mare”

Soci Bcc, niente ticket sanitario
– Sempre molto vicina ai soci la Banca di Gradara. Grazie al fatto che continua e si amplia la convenzione con l’Azienda d’unità sanitaria locale, i soci dell’istituto di credito non pagheranno il ticket per le visite specialistiche che si effettuano all’ospedale di Cattolica nelle seguenti unità: cardiologia, ortopedia, otorino, oculistica, dermatologia, endocrinologia, neurologia, fisiatria, urologia, mammografia, endoscopia e ginecologia. Inoltre non si pagano gli esami di laboratorio e di radiologia (compreso Tac, risonanza magnetica ed ecografia).

Clienti-banca: patti chiari

La Banca di Gradara tra le prime in Italia ad adottare quest’iniziativa dell’Associazione banche italiane
– “Banca di Credito Cooperativo, differente per forza”, “La mia banca è differente”. Questa filosofia di agire della Banca di Credito Cooperativo di Gradara è ancora più incisiva con “Patti chiari, un vero salto di qualità nei servizi bancari”. Tradotto in pratica significa che il rapporto tra il cliente e l’istituto di credito deve essere semplice quanto trasparente, ricco di informazioni quanto di facile lettura. Che possa soddisfare i “bisogni” delle due parti. L’iniziativa è stata promossa dall’Abi (Associazione banche italiane) e subito fatta propria dall’istituto di credito di Gradara. Per famiglie ed imprese significa che i servizi offerti, dal più semplice, fino a quello più complesso, vengono “certificati” da “Patti chiari”.
Ad esempio, il cliente, attraverso una scheda standard, riuscirà a verificare il proprio conto corrente, con un elenco dettagliato dei costi, con un linguaggio “comune di facile comprensibilità”.
Lo stesso principio di partnership vale anche per l’accesso al credito. Dove la banca diventa il partner confidenziale del cliente.

Elettricità, risparmio energetico e tassi vantaggiosi
La Bcc offre l’opportunità ai Comuni
Impianto di pubblica illuminazione efficiente e con la possibilità di risparmiare ogni anno tra il 20 ed il 40 per cento rispetto ai costi attuali. E’ l’offerta che l’accoppiata Umpi Elettronica di Cattolica e Banca di Credito Cooperativo di Gradara offrono ai comuni dove opera la banca.
Quest’ultima mette sul piatto finanziamenti a tassi particolarmente vantaggiosi. Mentre dall’Umpi Elettronica arriva la tecnologia. Tecnologia premiata con il “Premio Speciale Energia e Ambiente” dell’Enea nel ’98. Si tratta di questo. Su ogni palo della luce viene innestato un apparecchietto che, sfruttando l’esistente rete elettrica, è collegato ad un computer. Da cui un operatore riesce a gestire tutta la città e stabilire con una semplice programmazione quando accendere e spegnere, l’intensità dei vari lampioni. Inoltre, il computer, individua le rotture, senza più la necessità di spedire la squadra di operai per la verifica.

Gradara, la prima filiale
Da 7 anni si trova nella zona Mercato. Prima era nella sede generale. La dirige Maurizio Fabbri, un cattolichino; vice Raffaella Arduini, gradarese. Alle pareti bellissime gigantografie in bianco e nero che raccontano il borgo
– “Fare banca nel Credito Cooperativo di Gradara significa stare molto vicini al cliente, che ha la possibilità di ricevere i servizi a misura delle proprie necessità. Oggi, offrire prodotti standardizzati ha poco senso, perché ogni essere ha una propria storia e come tale va trattato”. Parla così Maurizio Fabbri, il direttore dello sportello di Gradara della Banca di Credito Cooperativo.
Questa filiale è la prima in una storia lunga 90 anni. Fino a 7 anni fa si trovava nella palazzina che ospita la direzione generale. Poi il trasloco a poca distanza, nella zona Mercato, nel paese, per offrire al cliente più servizi. Oltre a Fabbri vi lavorano altre 4 persone.
Sposato, tre figli, 44 anni, cattolichino, Fabbri lavora in Bccg da 23 anni; è direttore da 13. Il suo vice è una gradarese doc, Raffaella Arduini. Alle pareti della prima filiale ci sono delle gigantografie in bianco e nero che recano immagini suggestive del borgo di Gradara e della sua campagna.
A chi gli chiede qual è stato il complimento che più ricorda, risponde Fabbri: “Senza dubbio quello di una signora. Dopo un passato difficile mi ha ringraziato per esserle stato vicino. Tutt’ora è riconoscente. E tale approccio è valido per ogni cliente. Con un contatto umano forte si va a rafforzare la normale prassi bancaria”.




Scarpigno, crespigno (Scarpegn), la Romagna in un’erba

[img align=left]http://www.lapiazza.rn.it/settembre/buona_tavola_pianta.jpg[/img]Lo scarpigno, o crespigno (scarpègn in dialetto) è il principe delle erbe di campagna romagnole. Era, ed è, una parte fondamentale del “companatico” della piadina.
La pianta è tipica del Mediterraneo. Oltre ad essere legata alla piadina viene utilizzato per insaporire le insalate rustiche. Non in Romagna, altrove, le foglie tenere, lessate, vengono utilizzate come ingredienti per zuppe e minestroni. Mentre i boccioli, sotto sale, rappresentano un ottimo surrogato dei più pregati capperi.
Quando l’Italia era povera ed il caffè un autentico lusso, le donne tostavano le radici, le macinavano e preparavano la bevanda.
Crescita spontanea nei terreni incolti, nelle scarpate, nelle vigne, prati, infestante dei campi coltivati, in campagna i contadini lo impiegavano come foraggio per gli animali, soprattutto bovini e pollame perché ritenuto ottimo per la produzione del latte.
Pianta raccontata anche dal naturalista Plinio, il crespigno ha un suo ruolo anche in medicina. Proprietà: digestive, depurative, diuretiche, ipoglicemizzanti e lassative.




SAPORI E COLORI DEL NOSTRO DIALETTO di A.F.

– L’è ad chi gnurgnòn chi piegn sno miseria (1)
– Lassle perd, l’è un pori bagiòl (2)
– Am so magné un’ela ad fegata (3)
– Am so but a la sbaràja, cum la va la va… (4)
– An t’ved, l’ha ciap gambòn (5)
– Cla burdèla la se fata ‘na bela spirlimpèna (6)
– L’è un papulòn che sa lu un s’fa mai nota (7)
– A giughèn sl’arjut o senza arjut? (8)
– Ades cal sta sal suv, vai arenta… (9)
– Sa sta bulùra a pipén cume i zevle (10)
– Sa stal garben un si strasina li gamb (11)
– Se al luta dl’elt stal cheld, addio bell’alma (12)
– An fièda l’eria, u je un sol rabid e a n’ho pèsa invell (13)
– U j’è ‘na suta in gir cla fa paura (14)
– U j’è un sol cal spiomba, l’è bunaza biancura (15)

– (1) Lamentoso
– (2) Sempliciotto
– (3) Arrabbiatura
– (4) Buttarsi allo sbaraglio
– (5) Darsi importanza
– (6) Bambina vivace, sveglia
– (7) Racconta frottole
– (8) Con la rivincita o senza?
– (9) Altezzoso, superbo
– (10) Boccheggiare come i cefali
– (11) Un garbino da strascinare le gambe
– (12) Se dura questo caldo…
– (13) Situazione di pesante calura e afa
– (14) Siccità
– (15) Calma piatta e calura




Amarcord di Dorigo Vanzolini

[img align=left]http://www.lapiazza.rn.it/settembre/gabicce_cannoni.jpg[/img]

Cattolica, 1946. Motopeschereccio “Eppur si muove” – Sardelliera. Tipica “Paranza” di costruzione marchigiana col pizzo di prua, sormontato dal vello ovino “pgnoca”, unica nel suo genere nella flotta sardelliera di Cattolica, di Alfredo e Ferdinando Arlotti “Al Fre”.
Sulla prua si riconosce Ferdinando Arlotti con la figlia Giovanna. Da notare gli occhi della barca, segni apotropaici (per scongiurare i malefici), e non occhi di cubia come spesso erroneamente vengono definiti. Gli occhi di cubia sono invece i fori attraverso cui passavano le cime d’ormeggio e la catena dell’ancora. Di solito questi fori si trovavano proprio sotto i simboli apotropaici (occhi, ecc.). Sulla barca si intravvedono le reti da sarda con la corona di sugheri (“scorz”) appese agli alberi ad asciugare. La vela era dipinta con i seguenti segni:gallone rosso su campo giallo.
(A cura di: Sebastiano Mascilongo e Dorigo Vanzolini)




Troppo caro quel caffè

E si va al bar, dove un caffè costa, al banco, 1,15 euro. Ben 30 centesimi in più rispetto agli altri locali. Preciso che il posto, ubicato sulla spiaggia tra le Navi ed il Carducci 76, è normalissimo, niente lusso. L’unica anomalia lussuosa è il prezzo: quasi 600 lire in più. Grazie. Lettera firmata




Girometti, nato il nuovo Figaro?

[img align=left]http://www.lapiazza.rn.it/settembre/cattolica_figaro.jpg[/img]

Daniele Girometti, baritono

Sono nate associazioni di melomani, musicisti, il Coro città di Cattolica e poi della Regina, il teatro. Questo clima ha favorito la nascita di cantanti di qualità. Due nomi su tutti: il soprano Simona Baldolini e il tenore Cristiano Olivieri.
Oggi parliamo di una nuova promessa della lirica, Daniele Girometti, baritono, 28 anni cattolichino, di professione impiegato (ma forse ancora per poco…). Alcuni esperti e colleghi della lirica dicono di lui: “ha una bella linea di canto” – “una bella voce pastosa e musicale, convincente anche sulla tenuta scenica” – “risente ancora di un impianto tenoristico, ma questo può essere utile soprattutto per il repertorio verdiano”…
Insomma i giudizi sono buoni e tutti rilevano le grandi potenzialità della sua voce e le buone prospettive di carriera in un mondo, quello della lirica, non facile per chi è agli inizi.
Daniele Girometti ha iniziato l’attività musicale nel 1995 come corista nel Coro Lirico della Regina e qui scopre la propria passione e attitudine musicale. Nel 1999 si iscrive al Conservatorio “G. Rossini” di Pesaro e da due anni studia con il docente di canto Evghenia Dudenkova (è entusiasta del suo allievo!), bulgara, mezzosoprano di fama internazionale e tutt’ora in carriera. Ha interpretato i ruoli principali in teatri di prestigio, diretta da molte celebri “bacchette”, cantando a fianco di personaggi come Mirella Freni, Renato Bruson, Josè Carreras, Luciano Pavarotti.
Daniele Girometti collabora con il Coro lirico “Bellini” di Ancona, col quale ha cantato in diversi teatri, come l’Arena Sferisterio di Macerata, Teatro dell’Aquila di Fermo e Teatro delle Muse di Ancona.
Nell’ultimo anno sono sempre più frequenti le sue attività concertistiche come solista in diverse località della zona, Pesaro, Bagnacavallo, Riccione… e Cattolica, la propria città, nella quale “con grande orgoglio – dice” ha avuto la possibilità e l’onore di farsi ascoltare e apprezzare.
E’ particolarmente ispirato nella cavatina di Figaro, aria tratta dal Barbiere di Siviglia di Rossini, opera con la quale ha debuttato con successo, nel ruolo di Figaro, lo scorso 25 luglio nel teatro di Carrara.
La propria duttilità vocale, oltre a permettergli di interpretare con sicurezza ruoli rossiniani quali Figaro, gli consente di affrontare anche altri ruoli di diversa difficoltà interpretativa e vocale in alcune opere di Verdi, Bellini, Donizetti e Mozart. Proprio di quest’ultimo, con l’opera “Così fan tutte” sarà il prossimo impegno concertistico.
Se consideriamo che Daniele Girometti è solo al terzo anno di studio, ci permette di comprendere quanto studio e sacrifici ancora attenda il nostro giovane baritono. Lui con umiltà dice “sto con i piedi per terra”. Ma le potenzialità ci sono tutte. In bocca al lupo! (E.C.)