“Bologna ladrona” non abita qui

Resistenza antifascista… Terra di mezzo, di confine, di emigranti e immigrati, di contaminazioni e di forte ospitalità. Nessun problema di convivenza con gli emiliani, così come con i confinanti toscani, lombardi, veneti, liguri, marchigiani, anzi è stata sempre occasione di reciproco scambio. Ci sentiamo romagnoli, e dalle nostre parti vuole dire essere anche un po’ marchigiani.
Ci si è liberamente dati degli assetti geografico-istituzionali: sono le regioni, già decisivo momento di decentramento amministrativo. La nostra si chiama Emilia Romagna, ciò affermando, già nella denominazione, un reciproco riconoscimento di proprie identità, ma nell’unità. Qui si condividono gli stessi ideali di democrazia, c’è una forte affinità di appartenenza politica, culturale, enogastronomica… si è sviluppata una robusta economia integrata (manifatturiera, agricola…), o articolata: turismo balneare, collinare, termale, pesca, zootecnia…
Insomma gli emiliano romagnoli hanno, senza frizioni, costruito una regione che per qualità di vita e sviluppo economico, occupa i primi posti fra le regioni d’Europa. Cosa di non poco conto. Merito anche della cosiddetta romagnolità, che ha nel suo Dna la capacità di includere e non di escludere, che apre, che ospita, e non chiude o tira su muri.
C’è un capoluogo di regione, Bologna, dove ovviamente passano le decisioni più ampie, e poi esiste la ricca rete del decentramento istituzionale democratico: province, comuni, comunità montane, distretti economici, enti, consigli di quartiere e quant’altro. Ricordiamo che la Romagna rappresenta appena un quinto del territorio dell’intera regione.
C’è chi sostiene che nel gioco della ripartizione delle risorse, la Romagna sia stata penalizzata rispetto l’area nord. E’ vero! Ma la colpa è stata soprattutto dei politici nostrani, che non hanno avuto la capacità di fare allargare i cordoni della borsa. Cosa che da qualche anno ai più, pare si stia recuperando. La forza economica e politica di Bologna, ci ha aiutato, nei decenni più difficili, a rafforzarci e anche a prendere più coscienza delle esigenze più peculiari del nostro territorio.
A questo punto qualcuno la butta in politica, anzi, alcuni partiti si buttano su questa presunta-reale diversità, impugnando il vessillo dell’autonomia, cavalcando un presunto bisogno di riscatto di un popolo, dal giogo di una oppressione tiranna. Esalta diversità, bisogni e origini storiche che gridano vendetta, perchè compresse dall’invasore. La si butta anche sulle diversità etniche, una china, questa, ahinoi! sempre pericolosa. Ma alla fine, gratta-gratta, l’obiettivo è in gran parte quello di cercare di scardinare un’omogeneità politico-amministrativa consolidata da decenni, per conquistare un pezzo di regione e mettere i propri politici sulle poltrone di un altro carrozzone burocratico. Questo sì, poi, a pagarlo saranno i contribuenti romagnoli! Può darsi che con l’autonomia si possa anche disporre di qualche euro in più… ma la domanda è: il gioco vale la candela? Dobbiamo mettere a rischio una convivenza reciprocamente vantaggiosa con uno scontro sulle diversità?
Magari di queste farne pericolosamente un uso esasperato, quando le reciproche diversità, che nessuno ha mai violato, sono state pilastro di crescita e sviluppo? Allora lasciamo perdere le origini, confini più o meno contestabili, padri nobili di presunti “popoli” che invece appartengono a tutti, e cerchiamo di affermare una classe dirigente valida ed efficiente, politici che non si battano ciecamente solo per un qualcosa in più per il loro fazzoletto di territorio.
Li vogliamo invece con le idee larghe, volare alto con una progettualità ampia che sappia valorizzare le micro esigenze, nel disegno più ampio del macro sviluppo. E’ quello che chiedono gli imprenditori romagnoli: più efficienza, più sinergie, meno burocrazia. Su cui insistono i sindacati: sviluppo di un tessuto economico integrato e la garanzia dei diritti e delle tutele per i lavoratori. E’ quello che pretendono i cittadini: servizi, scuole, viabilità, sanità… efficienti e di qualità. L’Emilia Romagna è piena di queste opportunità, anche se si può fare di più e meglio. Ma insieme. Se è necessario si battono i pugni sul tavolo nelle “stanze dei bottoni” e ci si fa rispettare, ma attenti a non rompere un giocattolo che funziona.
Romagnoli lo siamo dentro, cerchiamo di fare sistema, senza dichiarare guerre a nessuno. “Bologna ladrona” non abita qui.




Le “Sirene” di Stella Dina come metafora della condizione femminile

[img align=left]http://www.hi-net.it/estrella/biografia.jpg[/img]Agli occhi dell’artista di Cattolica Stella Dina, le sirene sono dunque la metafora perfetta della condizione nella quale ancora oggi si trova larga parte della popolazione femminile mondiale.
Proprio con alcuni lavori tratti dalla raccolta ” Il Riposo delle Sirene ” Stella è stata selezionata dal curatore Fernando Dìaz per rappresentare l’Italia alla Rassegna Internazionale d’Arte Contemporanea ospitata dal 24 al 28 marzo prossimi al Museo d’Arte Moderna della Città di Cuenca in Ecuador nell’ambito della IV Conferenza Mondiale della Donna.
” La Donna nel XX° secolo ” è il titolo di questa mostra che vuole in qualche modo ripercorrere le tappe fondamentali dell’ingresso a pieno titolo delle donne nella società civile ma anche ricordare quanto ancora resti da fare per diffondere il riconoscimento dei diritti della donna anche in quei paesi dove per tradizioni religiose, di costume o semplicemente per mancanza di cultura non vengono accolti ed accettati.
L’artista romagnola ha scelto infatti di rappresentare il secolo concluso non tanto per le importanti conquiste che tante donne hanno raggiunto, quanto per tutte quelle donne che ancora attendono.
Ecco quindi la sirena che riposa quasi rassegnata ed accetta il suo ruolo nella società di cui fà parte con consapevolezza ed umiltà, perché sà che nessuno mai potrà comunque toglierle i sogni e la speranza di essere un giorno ciò che desidera.
La mostra avviene sotto gli auspici del Ministro della Cultura ecuadoregno dott. Jorge Villavicencio che riceverà in omaggio un’opera dell’artista e grazie alla stretta collaborazione fra l’amministrazione di Cuenca e quella di Città del Messico.
Il lavoro di Stella Dina è attualmente proposto da importanti gallerie d’arte in Italia, Spagna, Inghilterra, Irlanda e Stati Uniti e di recente è stato inserito nell’ Women Artists
Archive presso Jean and Charles Schulz Information Center della Sonoma State University in California che raccoglie la documentazione delle artiste contemporanee
più significative.

[url=www.hi-net.it/estrella]www.hi-net.it/estrella[/url] [email] estrella@hi-net.it [/email]




inaugurazione scultura Savoretti Graziano

Opera finanziata dalla sociètà costruttrice del nuovo centro.
L’artista Savoretti con questa opera vuole rendere omaggio a tutte le donne del mondo, l’opera infatti racchiude dentro di sé, nelle fessure del bronzo l’esplosione della natività, la spirale come contenitore della vita che sta nascendo “come un grembo materno, con una forma sferica che racchiude dentro di sé il grande mistero della vita” ( rappresentata dalla luce interna “radiografia del feto”).
L’opera direi che potrebbe essere un monito in contrapposizione con i veleni che stanno invadendo il mondo, infatti nell’ opera vi è incastonato un volto di donna con le labbra serrate in olimpica serenità, che pare fissare con uno sguardo senza tempo, la difesa del proprio figlio, un senso di rivincita che parte da San Giovanni in Marignano con questa opera di materiale durevole quale è il bronzo.
In contrapposizione con un clima internazionale intriso di tensioni e d’odio, un mondo cieco, egoista, dove ogni problema si pensa debba essere risolto dai venti di guerra.
Un mondo malato, gestito in nome del dio denaro, paesi sottosviluppati comprati per esautorare l’odio, attraverso la guerra, la guerra gestita dai soliti noti potenti, a scapito di milioni di persone indifese, nati e vissuti in una terra arida e intrisa d’odio. L’odio genera odio, dobbiamo quindi tutti curare questo malato, questa nostra terra da difendere, come una madre protegge il proprio figlio, per lasciare un mondo migliore a chi verrà dopo di noi, rispettandone le leggi naturali, in tutte le sue forme.
“Ogni artista, per grande e originale che possa essere, è figlio del suo tempo ed esprime i valori collettivi , oltre che suoi personali, della società e della civiltà che lo circonda.
Graziano Savoretti scultore nato a Rimini, frequenta l’Istituto d’arte internazionale di scultura in ceramica “Gaetano Ballardini ” di Faenza con i maestri A. Rontini e A. Biancini.
E’ l’amore per la materia (il marmo e in seguito il bronzo) che lo fa appassionare alla scultura.
Nel 1982 inizia nello studio di A. Pomodoro con il quale collabora all’allestimento di varie opere, a Palermo, New York e Firenze.
Dall’ inizio dell’ 86 si stabilisce a Treviglio rendendosi del tutto autonomo.
La sua Prima Personale è del 1987.
Altre ne seguono a Milano e Treviglio.
Prossimamente sarà inaugurata a Riccione in Piazzetta Parri la nuova opera donata dall’artista al Comune di Riccione commissionata da un azienda milanese: anticipando un altro messaggio.

G.S




Cartellone spettacoli

DOMENICA 9 MARZO
Ore 9.00 – Maratonina di San Gregorio
Ore 10.00 – Palazzo comunale – Concerto della banda di Morciano
Ore 10.30 – Palestra comunale – Okinawa karate club: stage tecnico con il maestro
Balzarro
Ore 10.30 – Padiglione fieristico – Inaugurazione della Fiera con Teresio Delfino,
sottosegretario del ministero delle Risorse agricole, Alimentari e Forestali
Ore 11.00 – 17.00 – Padiglione fieristico – Annullo postale speciale
Ore 11.30 – Sala del Lavatoio – Inaugurazione mostra fotografica, con premiazione
Ore 12.30 – Banca Popolare Valconca – Inaugurazione della mostra di Franco Azzinari
Ore 14.00 – Zona palestra comunale – Esibizione di spinning, thay Boxing, fit boxe, tai chi,
aerobica, difesa personale
Ore 15.00 – Palestra comunale – Okinawa karate club presenta gara interregionale
di combattimento
Ore 21.00 – Teatro Tenda – La compagnia Carovana presente: “La carriera ad don cioch”

LUNEDÌ 10 MARZO
Ore 21.00 – Teatro Tenda – Sfilata di moda primavera-estate 2003

MARTEDÌ 11 MARZO
Ore 21.00 – Teatro Tenda – Orchestra Genio & i Pierrots in concerto
(Repertorio misto di musica italiana o incisioni proprie)

MERCOLEDÌ 12 MARZO
Ore 9.30 – Centro sportivo – 11^ Mostra mercato del cavallo

2^ Mostra provinciale dei bovini di razza romagnola
Ore 10.00-18.00 – Padiglione fieristico – Annullo postale speciale
Ore 18.00 – Chiesa di San Michele – Messa di San Gregorio con il vescovo
Mariano De Nicolò, con i parroci del vicariato
Ore 21.00 – Teatro Tenda – Concerto di Adriano Pappalardo

GIOVEDÌ’ 13 MARZO
Ore 21.00 – Teatro Tenda – Spettacolo di cabaret con Paolo Cevoli
(Da Zelig, risate e buonumore con Palmiro Cangini, assessore di
Roncofritto)

VENERDÌ’ 14 MARZO
Ore 21.00 – Teatro Tenda – Spettacolo di danza classica con l’associazione
sportiva la Plume

SABATO 15 MARZO
Ore 10.00 – Centro Sportivo – 11^ Mostra mercato del cavallo
Ore 20.30 – Teatro Tenda – Riunione pugilistica dell’Accademia Valconca:
“La notte del ring”. Incontri di pugilato dilettantistico a livello
internazionale, incontri internazionali di kick boxing e un incon
tro internazionale tra professionisti.

DOMENICA 16 MARZO
Ore 10.00 – Centro sportivo – 8° Trofeo Costante Colombari
Ore 14.30 – Centro sportivo – Quintana, Palio dei Comuni
Ore 21.00 – Teatro Tenda – Noi ci proviamo presentano la commedia
dialettale: “Una chesa tranquella”




Cimitero: “Una chesa tranquella”

– Il cimitero è una casa molto tranquilla. La bella immagine è di Egidio Belisardi, un bel morcianesi andato ad abitare a San Marino. Inoltre, ci si può anche ridere. Con piacevolezza, l’associazione culturale “Noi ci proviamo” l’ha presentata, “La chesa tranquella”, lo scorso 22 febbraio al Centro parrocchiale di Morciano. E la replica al Teatro Tenda il 15 marzo, con inizio alle 9 di sera.
La storia naturalmente è esilarante. Tutto capita nel ’45, dopo la Seconda guerra mondiale. Una famiglia molto povera, babbo, due figli (maschio e femmina) e la sorella di lui, non sanno come sbarcare il lunario.
Il salvagente glielo lancia il sindaco di un piccolo paese della Romagna: custode del cimitero. Tra i benefici: la casa a guardia e gli introiti per le onoranze funebri. Ma, si potrebbe dire, che il paesello è talmente povero che nessuno muore da 25 anni. Altri dettagli per sorridere: la figlia è brutta, ma fa la bellona. Il figlio ha le donne sempre in testa.
Dato che nessuno muore, si pensa di sfruttare l’effetto-cimitero creando un motivo d’attrazione: il fantasma. Così i curiosi vi si recano e la famiglia può praticare piccoli commerci.
La trovata non funziona. Però alla famigliola arriva improvvisa un’eredità ed il destino cambia. Da qui in avanti, la storia è top secret ma, assicura Giordano Leardini, il regista, divertente e piena di cambi di situazione.

Dodici magnifici interpreti

Una chesa tranquella” del morcianese Egidio Belisardi, ha 12 interpreti magnifici: Silvano soprani (Bastien), Giordana Amadei (Cesira), Marco Pratelli (Liscet), Laura Leurini (Bertina), Katia Renzi (Zelfa), Giuseppe (Pedro) Cavalli (Suspir), Sauro Dadi (don Ciro), Barbara Pecci (Lucrezia), Pier Paolo Scaramucci (Bazar), Massimo Renzi (Ardor), Rosanna Brunoni (Peppa di Talisman), Rita Innocenti (Nanda di Cidurnel).
Rammentatrici: Maria Pia Chiarabini, Nives Palazzi, Marinella Leardini.
Scene: Luca Balducci.
Direttore di scena: Umberto Piccioni.
Regia: Giordano Leardini




Fotografia, 250 immagini in mostra al Lavatoio

– Giancarlo Pari, il presidente del Circolo Fotografico di Morciano, è molto fiero: “Negli anni abbiamo creato uno dei premi più importanti in Italia. Molte delle immiagini passate a Morciano sono state pubblicate sulle maggiori riviste italiane. Altre considerazioni: il numero delle foto arrivate, la qualità della giuria ed i premi ai vincitori”.
Gli appassionati possono ammirare le immagini dell’8° Concorso fotografico nazionale andandolo a visitare al Lavatoio. In esposizione quasi 250 immagini, delle oltre 1.600 arrivate.
All’organizzazione hanno anche partecipato il Comune di Morciano e la Pro Loco. La manifestazione 2003, è ancora più ammiccante accanto al tema libero (due sezioni: bianco-nero e colore) c’è anche “La fauna della nostra terra”.
La giuria morcianese scelta da Pari è di prim’ordine. Presieduta da Veniero Rubboli, è composta da: Conrad Mularoni, Lino Ghidoni, Diana Moreno, Gianni Bracci, Romano Aranci, Omero Rossi, Vasco Nicolini, Giampiero Tintori.
Pari è riuscito ad avere premi di pregioper un valore di quasi 5.000 euro.
Al padiglione fieristico gli appassionati possono chiedere l’annullo postale edizione 2003.




Fico, il frutto simbolo della fiera

è ampiamente coltivato ma cresce anche spontaneamente sulle rupi e sui muri nelle zone calde. E’ un arbusto con la corteccia liscia di colore cenerino e contiene un latice bianco acre, amaro, bruciante e irritante che imbeve tronco, rami, foglie e persino il peduncolo dei frutti. Il lattice ha azione vermifuga e purgativa molto violenta e pericolosa. Esternamente invece è adoperato per far sparire le verruche e i porri. Le foglie di forma ovale cuoriforme hanno un lungo picciolo e sono divise in lobi con il margine dentato. E’ un ottimo lassativo e digestivo.

Il fico secco è (soprattutto era) una delle caratteristiche della tradizione della Fiera di SanGregorio, detta anche Fiera dei Fichi.
Un tempo tutti i visitatori li acquistavano; oggi la stragrande maggioranza degli avventori ne mangia almeno uno ed una confezione la porta a casa.
Durante gli 8 giorni della fiera se ne vendono circa 300 quintali. Una cifra che potrebbe sembrare alta, in realtà negli anni addietro se ne consumavano oltre 500 quintali.




Otto giorni di sport

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Secondo da sinistra: Montebelli, responsabile
della società morcianese

Tanto sport a San Gregorio. La Fiera in pratica si apre alle 9 del mattino del 9 marzo con la maratonina di 5 chilometri (ufficialmente invece la Fiera si apre alle 10.30).
Karate
Altro atto è con le arti marziali. L’Okinawa Karate Club Morciano, dai pulcini ai veterani, fondata nel ’73 (dopo il Morciano Calcio è la più vecchia società sportiva della città) ha organizzato, 9 marzo alle 10.30 nella palestra comunale, uno stage tecnico con il maestro Balzarro (cintura nera 7° dan, responsabile nazionale. Mentre alle 3 del pomeriggio il karate presenta gare interregionali di combattimento.
Spinning
Sempre il 9, con inizio alle 14, nella zona della palestra comunale esibizioni di: spinning, tay boxing, fit boxe, tai chi, aerobica, difesa personale.
Danza
Poi si salta il 14 marzo, ore 21, Teatro Tenda, con l’esibizione di danza classica e sportiva dei ragazzi della “Plume”.
La boxe
Sabato 15 marzo, Teatro Tenda, inizio alle 20.30, c’è l’appuntamento con la tradizione. L’Accademia pugilistica Valconca, con il patrocinio del Comune di Morciano, organizza la “Notte del ring”, un classico all’interno della Fiera di San Gregorio. In tutto 12 incontri e 2 esibizioni.
La Quintana
Lo sport si chiude domenica 16 marzo con la Quintana, il Palio dei Comuni. Al Centro Sportivo per vedere di che cosa si tratta.




Orazione del Gallo

Quando il gallo cantò, Gesu Cristo si levò.
Si vestì, si calzò per andare in gelosia per trovar Madre Maria.
Madre Maria la era spessa una cisa
cla aspitteva al su car sureglie.
Al su car sureglie agli andeva via, cosa fate voi sarà la mia.
Chinemce giù, cavemce le scarpette bianche
per andè a truvè e Figliol mii.
S’lè viv all’ammirarem, s’lè mort al sippilerem.
Per disgrezia num ca ne farem.
Quant la Madona la ha camnè un pez,
la incuntrò Giovanni per la via.
E gli disse: voi Giovanni che siete benedetto,
datemi la nuova del mio Figliol carissimo Maestro.
Oh sè Madona che io vi possa dir.
Vostro Figliolo l’ho veduto e son stato es,
sul legn di croce è stato mes.
Perchè voi Giovanni non gli aiutaste
al mio caro Figliol e voi non l’amaste?
Oh Madona an l’ho pudù aiutè!
Della gente ce n’era fuor di misura.
E quando fu mezzogiorno si fece notte scura
e cademmo tutti in terra di paura.
Quant che la Madona la vid isè, la cascò in tera e la tramurtè.
La fu bagnata con l’acqua rosa inviolata, Madre Maria fu resuscitata.
Si alzò su e si mise in capo di quella via, i capelli del capo si tirava via.
Si mise ai piedi al collin di croce,
chiamando per tre volte il suo Figliol ad alta voce,
dicendo: perchè Figliol mio non mi rispondete?
Son pur la vostra madre sconsolata?
Se siete la mia madre sconsolata
andatevene a casa perchè i Giudei in vi facia de mel.
A chesa an voi andè, sno ichè a voi ristè.
A chesa an voi gì, sno ichè a voi murì.
Posto che a casa non volete andare,
una goccia d’acqua mi potreste dare!
Non ho nè rio nè fontana, nè amici da poter mandare.
Se il vostro capo si abbassasse, una zena in bocca vi metteria
e il cuor si rinfrescheria, le labbra della bocca si bagneria.
Quand i Giudei i vid issè ci dan da bere aceto e fiele con la sponga.
Quando da bere gli fu dato, la corona d’or gli fu levato
e quella di spine presentato.
Quant che la Madona la vid issè, las vultò vers e fabre.
Voi fabbro che fate le chioda, fatele ben corte e ben sottil
ca glià da passè stal carnen gentil.
Oh sè Madona, ades vò cam l’avì dett
tre lir di fer più al crissarem
e la vita del vostro Figliolo all’anciudarem.
Misricordia che sia mio figlio che ha da patir tanto martirio,
misericordia che sia il mio figliol che abbia a patir tanto dolor.
Piange il verde, piange il sec, piange la luna, piange il sol.
Piange la passion di Gesù Cristo benedet.
Non piange già sto’ crudo, falso traditor.
Chi dirà st’urazion, l’andarà in bon log d’usservazion,
chi la dirà, e chi u la farà dì per 46 matten, un avrà mai fallì.
Di mala morte non potrà morir,
le porte dell’inferno non le vederà
e quelle del Paradiso aperte le sarà.




Morciano: colori della natura e tetti

[img align=left]http://www.lapiazza.rn.it/marzo/sangregorio4.jpg[/img]

E’ tradizione che ogni anno ci sia il cosiddetto quadro di San Gregorio. L’amministrazione comunale incarica un pittore per un’opera, che poi diventa il manifesto della manifestazione. Quest’anno è stato scelto Franco Azzinari, un’artista molto conosciuto ed affermato, che abita a Morciano. Ed a differenza degli altri anni (se non con Giordano Leardini), Azzinari ha messo sulla tela Morciano con i colori della sua natura, i suoi tetti, i suoi campanili, le sue atmosfere. L’idea è stata bella; andrebbe riproposta anche negli anni a venire. In questo modo si avrebbero dei documenti artistici su Morciano e la sua fiera. E con gli anni, il Comune va ad arricchire la sua speciale pinacoteca di San Gregorio.

– Non si è mai soli con la pittura di Franco Azzinari. I suoi campi di grano, avena, erba, fiori “selvaggi”, gli ulivi, i cieli, i mari, alla viva arsura del vento e del sole estivo, ti accolgono con lo stesso slancio con il quale una madre abbraccia il figlio. Tutto avviene in modo disinteressato, dolce, misterioso. Ti conducono per mano, grano ed avena, erbe e fiori, cieli e mari, con complicità ed amicizia.
La natura, con i suoi orizzonti, con la sua bellezza unica, assoluta ed irripetibile, è il tutto ma viene violata dall’uomo con una rabbia incomprensibile: una vendetta, la sua, contro la silenziosa perfezione? Franco Azzinari è il giardiniere esperto che sa tutto della natura ed ha la capacità di trasmetterlo tutto questo, con una semplicità ed un’energia apparentemente di pochi movimenti: quelli inutili li ha scalpellati via con il lavoro, la passione, la pazienza, non meno che il talento.
Combatte la sua speciale battaglia e dice con quella profondità che solo i poeti sanno svelare: “La natura è grande ma che cosa si cela dietro questa grandezza? Le leggi della fisica, della biologia, riescono a raccontare ma non a spiegare. C’è qualcosa di arcano che ci porta, attraverso i percorsi misteriosi della vita, a Lui, al Creatore di tutte le cose. Dio”.
Calabrese di origine, Azzinari si sente discendente diretto della cultura della Grecia classica e del suo Mediterraneo. E nelle sue tele è inciso sia la Grecia dei miti, dei filosofi, sia il Mediterraneo. Se la sua musa principe è la Calabria, il filo arriva lontano fino alla classicità, dove nell’arte c’era vita, movimento, l’essenza dell’esistenza. Di lui, Azzinari, hanno scritto prestigiosi intellettuali: Miguel Barnet e Giorgio Celli, Sergio Zavoli e Susanna Tamaro, Raffaele De Grada e Gianni Minà. Tutti affascinati da quello che c’è dentro il quadro e quello che c’è fuori: nell’io di chi guarda. E dalla capacità di trasmettere la mobilità dell’aria, dell’erba, del cielo, degli alberi, delle cascine (con l’uomo dentro ma invisibile) in armonia con le pieghe della terra.
Gli ultimi lavori di questo raffinato giardiniere della tela, che dà del tu alle piante, che le conosce per nome, che le sa osservare e che attraverso di loro alza gli orizzonti per cercare di spingersi fino ai confini dell’universo, sono i paesaggi estivi. Con il sole alto a mezzogiorno, pieno di luce, senza ombre: per scrutare meglio. E nel sole è concentrata la vita, e nelle piante con i frutti maturi ci sono centinaia, migliaia, milioni di vite pronte a nascere.
L’inno di Azzinari alla madre natura ha l’ambizione di sussurrare all’anima dell’uomo moderno sempre più solo, sempre più contorto, sempre più lacerato che il senso della vita, che risponde alla domanda che cosa serve l’uomo? sta nella semplicità e grandezza della terra. E che il punto di riferimento deve essere la natura: senza, l’uomo è sempre ad un passo dalla fine.
I suoi colori, come le emozioni, hanno la forza di essere liberatori, palpitanti, leggeri. Accordi musicali che non ti fanno invecchiare e che nell’anima mettono a dimora alberi che se accuditi giorno dopo giorno, anno dopo anno, cresceranno forti e sereni. Adulti avranno lo spirito giusto per generare altri alberi forti, liberi e sereni sotto un solo estivo, come solo il Mediterraneo e quel filo greco sanno regalare.