San Clemente, c’era una volta lo sport

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[b]di Claudio Casadei[/b]
Vi erano inizialmente due società sportive, prevalentemente votate al calcio, la “Endas” e la “Polisportiva San Clemente”. Queste realtà , attive sul suolo del comune, operavano al di là dello sport e se calcio, ciclismo, pallavolo, calcetto rappresentavano le discipline di confronto sportive, numerosissime erano le iniziative che venivano realizzate dalle società stesse per rimediare denaro ed autofinanziarsi. La Polisportiva San Clemente in particolare organizzò nel tempo tombole, feste a Natale, per la Befana ed a Pasqua.
Poi cineforum la domenica sera, il presepe vivente ed il fiore all’ occhiello delle iniziative: il trenino di Babbo Natale.
Proprio quel trenino che ancora oggi passa la vigilia di Natale ad allietare le feste portando regali ai piccoli del comune, nacque dal lavoro di Maurizio Mainardi, dei fratelli Pino e Corrado Gaia, di Ugo Fermi e dei fratelli Livio e Graziano Giannetti che erano contemporaneamente anche parte attiva della Polisportiva. Sul fronte dello sport praticato la chicca fu rappresentata da una gara del circuito del campionato italiano allievi, mentre aveva a suo tempo raggiunto una discreta notorietà il torneo di calcio per ragazzi intitolato alla memoria di Mirco Casali.
Anche il primo campo sportivo del comune, l’ attuale campo di allenamento, venne realizzato direttamente dalla gente del luogo, che lo volle fortemente, e lo realizzò fisicamente, strappando inizialmente un pezzo di terra affittatogli dall’ Ente morale Del Bianco,alla campagna. Per due volte l’illuminazione dello stesso campetto venne realizzata senza l’ aiuto di nessuno.
Il settore giovanile divenne la “specialità” della Polisportiva San Clemente, mentre da alcuni dirigenti transfughi (compreso l’ ex presidente Ernesto Coletta anima del calcio locale), nasceva il Sant’ Andrea Calcio.
Poi arrivò la stagione delle fusioni e dei personalismi. Gli sport minori spariti , il ciclismo recentemente rinato sotto l’ ala protettrice del comune, il calcio emigrato altrove in una società dal nome impronunciabile.
Se per i ragazzi più portati si è raggiunta (forse) una vetrina più luminosa, con queste operazioni è andato sicuramente perso lo spirito originario che animava la Polisportiva : fare giocare tutti i ragazzini che ne avessero voglia senza guardare con troppa severità alle capacità personali.

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