Per una passione ed una arrabbiatura

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[b]Giulio Lisotti con uno dei pezzi a lui più cari[/b]

Una grande passione ed una piccola arrabbiatura. Con questi ingredienti è nata una delle aziende italiane leader nel ferro battuto e nella costruzione delle casseforti. Si trova a Gradara e dietro c’è Giulio Lisotti. Gradarese purosangue, sessant’anni, sposato, una figlia, passioni per le moto (ne ha un centinaio, il suo gioiello una Mas del ’27) da tutti è conosciuto per la ferramenta “Lisotti” di Gradara, ereditata dal babbo.
Giulio Lisotti da bambino, affascinato come sanno esserlo solo i piccoli, frequentava le botteghe da fabbri di Tamburini e Fabbri. Gli facevano girare la manovella della forgia a carbone. Ricorda: “Ero rapito dal fatto che da pezzi di ferro arrugginiti tirassero fuori cose bellissime, facendo tutto quello che la fantasia suggeriva loro. Io rubavo con gli occhi. Così nel tempo libero ho sempre realizzato degli oggetti in ferro battuto”.
Gli oggetti li faceva per sé. Gli amici li vedono e glieli chiedono (ancora oggi ha una serie di arnesi da fabbro realizzati in proprio appesi nella ferramenta: sono il suo totem). Così nei primi anni settanta, alla ferramenta viene affiancata la nuova attività: Lisotti, divisione ferro battuto.
I suoi primi clienti sono le botteghe per turisti di Gradara (allora erano 4-5 a proporre il ferro battuto, oggi sono due, una aperta quest’anno). I suoi primi clienti sono in Valconca: Venturini a Cattolica e Ricci a Morciano. All’inizio è Giulio Lisotti a girare l’Italia per vendere. Su un camioncino aveva i pezzi; il catalogo era roba da venire. Oggi, i suoi oggetti, la maggior parte legati al camino (alari, trespoli, brucialegna, portalegna, parascintille), senza disdegnare le lampade, si trovano in tutt’Italia. Racconta: “I modelli li ho nella mia testa. Diciamo che le linee essenziali vanno forte in Emilia Romagna, mentre quelle coi riccioli si vendono molto più in Toscana, Umbria, Lazio”.
Invece, le casseforti sono figlie di una piccola arrabbiatura. Lisotti ne ordina 4 per la sua ferramenta. Gliene arrivano solo 2, con il cliente che si arrabbia. Dice ad direttore commerciale dell’azienda: “Dato che voi non mi servite bene, me le farò da solo”. Si è nell’82: nacque ‘Sicura’. Allora farle era piuttosto difficile; ci voleva una grande maestria. Oggi, grazie alla tecnica, tutto è più semplice”.
Artigiano vero, nel senso che progetta e realizza, Lisotti qualche anno fa acquista un robot ed il suo supporto dai tedeschi per lavorare le casseforti. “Ma ognuna doveva essere presa nelle mani 5 volte. Insieme ad un amico studia un sistema che abbatte i tempi di lavorazione: può passare per le mani una sola volta. Ricorda: “Quell’attrezzo da 100 milioni giace in un angolo, ma grazie ad esso ho trovato la soluzione”.
Ancora oggi, nel tempo libero, Lisotti lavora il ferro. Viaggia il mondo per andare alle fiere delle macchine utensili; a chi parla di ferro battuto trasmette passioni”.

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