Rimini. Economia, estero più 14,8% il secondo semestre 2017

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Fatturato totale: +10,4%. Estero: +14,8%. Fatturato interno: +8,5%. Sono gli indicatori economici del secondo semestre del 2017 rispetto all’anno precedente in uno studio di Confindustria Romagna-provincia di Rimini.

Altri indicatori che raccontano la realtà meglio delle parole. Produzione: +11,9%. Crescono più le imprese medie +15,5%, le piccole e le grandi hanno registrato un aumento rispettivamente del 14,6% e del 10,7%.
Occupazione: + 7,9%. Cresce soprattutto per le grandi (+8,6%), per le medie e per le piccole l’aumento si è attestato rispettivamente a +5,4% e +5,3%.
Ordini totali: il 60,3% delle imprese campione dichiara un aumento, mentre per il 12,1% sono in diminuzione. Ordini esteri: il 46% delle imprese li ha avuti in aumento, mentre il 12% li ha visti diminuire.
Giacenze: stazionarie per il 62,5% del campione, in aumento per il 25% e in diminuzione per il 12,5% dei casi.
Costo delle materie prime: in aumento per il 67,3% delle imprese e stazionario per il 32,7%. Nessuna grande impresa ha visto il dato in diminuzione.
Difficoltà nel reperimento del personale: il 3,5% delle aziende campione la considera molto elevata e il 17,5% elevata, mentre il 38,6% riscontra una difficoltà media e il 21,1% riscontra una difficoltà bassa. Il 19,3% non riscontra alcuna difficoltà.
Ricorso alla cassa integrazione: per il 75,9% delle aziende è da escludersi, il 10,3% lo considera poco probabile, il 13,8% lo considera probabile ma limitato e nessuna azienda lo ritiene probabile e consistente.
Analizzando i principali settori merceologici, il metalmeccanico, settore molto importante per l’economia riminese, che nello scorso semestre aveva registrato una performance non troppo positiva per via di alcune realtà del territorio che lavorano su commessa, in questo semestre ha portato importanti segnali di crescita. Il settore che continua a soffrire maggiormente è quello del legno e mobile.

PREVISIONI PRIMO SEMESTRE 2018
Le previsioni, relative al primo semestre 2018 sono nel complesso positive.
Produzione: in aumento per il 60% delle imprese campione, stazionaria per il 30,9% e in diminuzione per il 9,1%. Nessuna grande impresa prevede un calo.
Ordini: il 63,8% degli imprenditori prevede un aumento, il 27,6% prevede una stazionarietà e solo l’8,6% una diminuzione. Ordini esteri: 54,3% stazionarietà, 39,2% aumento e 6,5% diminuzione. Anche in questo caso nessuna grande impresa prevede una diminuzione degli ordini.
Giacenze: il 69,6% le prevede stazionarie, il 17,9% in aumento e il 12,5% in diminuzione.
Occupazione: prevista stazionaria per il 63,8% del campione, in crescita per il 27,6% e in calo per l’8,6%.

INVESTIMENTI 2017-2018
Consuntivo anno 2017
L’indagine sugli investimenti effettuati nel 2017 rileva un dato in crescita in valore assoluto, infatti sono cresciuti del 2,5%. Viceversa la percentuale degli investimenti rispetto al fatturato, essendo cresciuto nel 2017 in maniera significativa, risulta lievemente in calo attestandosi al +4,7% rispetto al +5% del 2016.
L’andamento in crescita, come nel 2016, ha pertanto interrotto il calo degli anni precedenti (-4,9% nel 2015, – 6,3% nel 2013, -10,3% nel 2012 e -8,4% nel 2009 sempre con riferimento all’anno precedente).
Investimenti considerata le classi dimensionali: medie imprese +5,4%, piccole +5,2% e grandi +4,5%.
Relativamente ai settori, quelli che nel 2017 hanno investito maggiormente in percentuale sul fatturato sono stati il chimico e farmaceutico (7,4%), i materiali (5%), l’abbigliamento (4,8%), il metalmeccanico (4,4%) ed infine il settore alimentari (4,2%).
Gli investimenti più ricorrenti sono quelli in ICT, ricerca e sviluppo, formazione e linee di produzione.
Soltanto il 3,2% degli imprenditori coinvolti ha dichiarato di non aver effettuato alcun investimento nel 2017.

Previsioni anno 2018
La percentuale di imprenditori del campione che nel corso del 2018 prevede di non realizzare investimenti è pari all’8,1%, rispetto al 4,4% rilevato nel 2017. Dato comprensibile se si considera che nel 2017 molte aziende hanno beneficiato di tutta una serie di misure facenti parte del “Piano nazionale Industria 4.0” del MISE (Iper e Super Ammortamento, Nuova Sabatini, Fondo di Garanzia, Credito d’Imposta per la Ricerca e Sviluppo, Start Up e PMI Innovative, Patent Box, Centri di competenza ad alta specializzazione).
Le aree aziendali maggiormente coinvolte in investimenti nel 2018 saranno: ICT, ricerca e sviluppo, formazione e linee di produzione.
Se si aggiunge che ben il 33,9% del campione (rispetto al 32,4% nel 2017) prevede di effettuare investimenti commerciali all’estero, emerge che le tipologie di investimento previste per il 2018 si concentrano verso quelle attività che portano più valore aggiunto alle imprese e che costituiscono i driver per la competitività delle stesse.

In generale, tra i fattori critici e/o ostacoli alla realizzazione degli investimenti, si segnalano ancora una volta come cause predominanti le difficoltà amministrative e burocratiche (33,9%) e le difficoltà nel reperire risorse umane (16,1%). Rimane comunque rilevante come fattore critico la difficoltà a reperire risorse finanziarie (17,7%), in linea con la precedente indagine che la attestava al 17,6%.

CREDITO
La situazione generale di prudenza da parte delle banche dovuta, ad esempio, ai vincoli di patrimonio imposti dal Regolatore e, calandoci nel nostro contesto locale, l’acquisizione di Banca Carim da parte di Crédit Agricole, che si è perfezionata solo alla fine del 2017, non hanno mancato di far sentire la propria influenza anche sui dati degli impieghi e delle sofferenze della Provincia di Rimini. Questi ultimi sono rispettivamente diminuiti ed aumentate rispetto allo scorso ottobre anche se i dati purtroppo sono riferiti a marzo 2017 su marzo 2016 e quindi potrebbero essere già superati.
Sul piano degli impieghi la notizia di un credito già predeliberato da parte dei Crédit Agricole a beneficio di oltre 950 aziende del territorio, porta ad auspicare un cambio di rotta.

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