Francioni, l’arte della stampa ruggine da due secoli

La storia della stampa ruggine è incisa nel dna e nella cultura della Romagna. E non solo. L’arte di quest’affascinante tradizione ha un antico centro a Carpegna, ed è legato da più di duecento anni ad una famiglia e due cognomi: Monanni-Francioni. La bottega dal 20 maggio ha traslocato in un angolo di paradiso, Pian della Pieve, ad una cinquantina di metri dalla chiesa romanica; in pietra grigia, risalente al primo millennio. Emanuele Francioni, 33 anni, un figlio in arrivo, è discendente dal ramo materno del “casato”: i Monanni. Si parla di più di sei generazioni e la storia parte da lontano. Siamo ai primi dell’Ottocento, e in provincia di Arezzo, San Sepolcro, paese d’origine dei Monanni. In questo angolo di Toscana, essi si distinsero come stampatori, tintori e lavoratori del feltro (panno di lana infeltrito particolarmente impermeabile all’acqua). Proprio per quest’ultima loro attitudine furono chiamati dai principi di Carpegna-Falconieri ai primi dell’800.

 

 

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Emanuele Francioni

Le tre attività, stampatori di ruggine e guado (il blu dei tempi), tintori e feltro, furono portate avanti fino agli anni Trenta del secolo scorso, quando poi venne abbandonata la lavorazione del panno, principalmente per ragioni economiche. Vivido nella mente del Francioni è il ricordo del nonno Gaetano, detto Nino, invitato nel secondo dopoguerra dai Casadei, tra le più conosciute famiglie del settore tuttora operanti a Gambettola (Forlì-Cesena). Doveva essere una breve sosta e invece su richiesta ne prolungò la permanenza, vista l’eccezionale abilità. Insomma, la stampa ruggine è ancora fortemente radicata in Romagna ma c’è questa propaggine marchignola (termine coniato dal prestigioso scrittore Fabio Tombari per indicare le genti nate sul confine della Romagna e delle Marche). Contagiato dall’atmosfera che respirava sin da bambino, Emanuele ha rilevato l’attività dieci anni fa. Gli rimase impresso il momento in cui una vecchia cliente del nonno ora deceduta gli regalò un copriletto di cotone. Questa inaspettata restituzione, avvenuta in modo del tutto casuale, colpì in modo particolare il giovane, tale da rafforzare in lui la soddisfazione di rendere l’esperienza gradita alle scolaresche. Il giovane Emanuele ha difatti molte ragioni per andar fiero della sua non comune e nobile professione. Immancabilmente gli piace mostrare con orgoglio gli stampi in suo possesso, quelli dei suoi avi e quelli realizzati appositamente da lui. Tra quelli appartenuti alla sua famiglia ve ne sono alcuni di pregiati risalenti ai primi dell’Ottocento. Per ragioni funzionali, vengono fatti con i legni di pero e noce che non si muovono nel cambio di umidità e stagioni. Recano disegni classici: come spighe, galletti ed uva. In uno di questo è possibile addirittura scorgere una foglia rimasta impressa al momento dell’intagliatura e parte oramai dello stesso strumento da lavoro. Una volta posizionati sul tessuto scelto, questi antichi stampi vengono percossi da un mazzuolo, provvisto di manico intagliato anch’esso in melo, la cui lavorazione è soggetta alla fase lunare più propizia, ossia luna crescente. Per quanto riguarda i colori adottati, bisogna dire che oggi è possibile riprodurli tutti, a differenza del passato. Il color ruggine, ottenuto miscelando farina, aceto di vino e ruggine di ferro, costituisce il fiore all’occhiello dell’attività, e prende il nome di ferro ruggine.

 

Proprio per fissare quest’ultimo colore, e renderlo duraturo nel tempo, è importante un certo tipo di lavaggio, in cui si mischiano cenere e acqua bollente. Questo prende il nome di “ranno”. Di fatto, procedendo in questo modo, la tecnica chiamata stampa ruggine si presenta agli occhi di chi la osserva in tutta la sua magnificenza. Emanuele vive sia l’aspetto pratico che creativo di questa affascinante attività ricercando sempre
nuovi stimoli che lo portano a ideare nuove creazioni. Fa, a suo modo, innovazione. Un esempio su tutti è l’originalissima scarpa modello
Clark, fatta con la canapa, e su cui l’inconfondibile stampa ruggine. Oppure l’altrettanto originale (da circa un anno in produzione ) telo, la cui stampa impressa profuma di caffè. In questo caso il colpo di genio si è avuto nell’utilizzare il classico macinato in polvere tra gli ingredienti con cui effettuare la stampa. Non solo stampare è passione. Nel tempo libero, Emanuele costruisce strumenti musicali; già fatti il basso elettrico e la chitarra. Nei geni una sensibilità per le note; il babbo Enrico suona il contrabbasso e si è esibito in spazi di fama: Arena di Verona, lo sferisterio di Macerata. Emanuele Francioni vende le sue preziose stampe in due modi: nei negozi e attraverso Internet. Le due forme, in percentuale, si equivalgono. I tessuti che vanno per la maggiore sono il cotone e il misto lino. La ruggine ed il blu, prevalgono tra i colori.

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