Caritas Riccione, 10 mila pasti l’anno. Ne parliamo con Giorgio Galavotti a guidare dalla nascita la Caritas interparrocchiale

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giorgio-galavottiDiecimila pasti l’anno e circa un paio di mille di docce; un incremento esponenziale dal 2006, quando inizia la crisi morale prima ancora che economica di questo benedetto Paese che sembra avere in sé il germe dell’autolesionismo per la troppa furbizia tipica di millenni di cultura italica costruita per “fregare” lo straniero. Adesso che gli stranieri non ci sono più, rubiamo il futuro ai nostri figli. Le mani allungate che guardano le persone negli occhi grazie ad una quarantina di volontari e ad altri dieci in media la settimana lì come lavoratori utili per aver infranto il codice della strada. E dunque scontano la pena come volontari. A dare un forte contributo anche tanti riccionesi, la Coop con i suoi prodotti e il mercato ortofrutticolo di Rimini. A guidare dalla nascita la Caritas interparrocchiale è l’avvocato Giorgio Galavotti (foto), un cattolico dalle radici nobili: il nonno era un anarchico illuminato. Come si finisce alla mensa e alle docce della Caritas? “Il percorso ricorrente – racconta Galavotti, una casa foderata di libri e giocattoli d’epoca, due delle sue molteplici passioni – è questo. C’è il licenziamento oppure la sopraggiunta avversità economica che creano dissapori e guai in famiglia (il benessere crea meno tensioni). Questo provoca la separazione. Da qui un tentativo di sopravvivenza. Questa risalita si cerca per 5-6 mesi. Alcuni non ce la fanno e arrivano nella sede, sia per la mensa, sia per lo docce”.

 

La mensa interparrocchiale ha sede a Spontricciolo, via Flaminia 153, in quella che un tempo era la chiesolina del quartiere rimasta aperta fino alla fine degli anni Ottanta. Fondata nel 2006, nella Caritas interparrocchiale si fanno cose diverse dalle sei parrocchie dove si distribuiscono pacchi-viveri settimanali, dove si fanno interventi economici (pagamento dell’affitto, delle bollette, visite mediche, occhiali, biglietti del treno). La mensa è aperta tutti i giorni, compreso il sabato e la domenica. La cuoca (libro paga part-time) è aiutata da una quarantina di volontari e, a giro, da una decina di volontari costretti per aver infranto il codice della strada (soprattutto positivi all’etilometro). Il servizio mensa è usufruito a maggioranza dagli italiani, riccionesi compresi.

 

“L’aumento – continua il presidente Galavotti per 14 anni presidente di Riccione Teatro – è costante dal 2007. Molti devono vincere il pudore della ritrosia. Invito i miei volontari a mettersi dall’altra parte quando qualcuno, a torto o a ragione, si lamenta magari per il cibo che scade il giorno dopo”. Oltre ai quaranta volontari, ed alla decina forzati, a dare una mano al centro ci sono tantissimi riccionesi. Una mano robusta è la convenzione siglata con la Coop di Riccione. Denominata “Brutti ma buoni”, il supermercato regala tutti i giorni prodotti vicino alla scadenza, carne compresa. Ogni sabato mattina il mercato ortofrutticolo di Rimini dona frutta e verdura. Non manca tutti i giorni anche il dessert. Le docce sono l’altro servizio essenziale. Aperte tre volte la settimana (lunedì, mercoledì e venerdì); una dozzina per tornata. Ad
ognuno è assicurato un cambio d’intimo nuovo. “Noi romagnoli, noi uomini in generale – riflette Galavotti – siamo ospitali e solidali. Ci viene d’istinto aiutare chi è in difficoltà quando non abbiamo la sinistra attitudine di ragionare per categorie: extracomunitari, zingari, o altro. Che già
di per sé contiene una forma di razzismo. Una volta abbassato il velo della categoria e ti rapporti con una persona immediatamente abbatti
il pregiudizio. Vai al bar e parli male degli extracomunitari ma poi aiuti il tuo vicino che viene da fuori e che conosci. Una volta ho difeso un amico senegalese per un infortunio sul lavoro. Viene da me e mi mostra le foto di famiglia conservate nel portafoglio; esattamente la stessa cosa che faremmo noi se fossimo lontani da casa. Mi dice che i suoi famigliari stanno bene perché mangiano tre volte al giorno. E questo per lui è la ricchezza vera; quando per noi il mangiare è dato per assodato. Ultimamente un po’ meno, va detto. Ecco la Caritas funziona perché l’approccio
è questo: di fronte c’è semplicemente una persona. Punto”.

 

Sposato con la signora Simona (cuoca raffinatissima), due figli (Giulia e Jacopo), Galavotti ha una saga familiare legata alla storia di Riccione. L’antenato Domenico, originario di Faenza, è un anarchico. Cala a Riccione e nel deserto, nel 1910 costruisce l’Hotel Lido (l’odierno Mediterraneo). La leggenda vuole che chiama i figli Grido, Ribelle, Giordano Bruno e Teresa (sempre chiamata però Vendetta). Dunque: Grido ribelle di vendetta di Giordano Bruno. Suo babbo si chiama Rinaldo, un nome quasi qualunque e manda il figlio dalle Maestre Pie. Qui Giorgio Galavotti è allievo di suor Jolanda Gabrielli. Dice: che Dio l’abbia in gloria. Ci ha massacrato con analisi grammaticale e logica che ci ha permesso di vivere di rendita fino alla maturità. Soprattutto ci inculcò il germe della solidarietà, della vicinanza a tutti. Il senso dell’educazione umanistica, di assoluto rispetto verso l’altro ma non in maniera cristologica ma di attenzione alla persona. Azione cattolica, giessino, ciellino, Galavotti ritrova la chiesa solo con la comunione della figlia Giulia. Nel 1998, è tra i fondatori e primo presidente della Caritas interparrocchiale. “Sono cattolica – racconta – per motivi estetici perché tra tutte è l’idea più bella: perché si resta fedeli alla bellezza e non all’ideologia. La fede ti risolve l’unico problema irrisolvibile: quello del dolore e della morte. Sono cattolico per la mia pace mentale; perché Gesù
porta l’astratto nel concreto. E ognuno di noi deve essere fedele alla propria coscienza”.

 

Galavotti ha una marea di passioni: la lettura, la musica. Se il folk di tutt’Europa è la preferita, Borges è l’autore del cuore. Ha letto “Aleph” più di 40 volte. Chiude: “Per struttura morale voglio bene a tutti. Adotto il lato positivo e migliore della vita. Mi piacciono i bambini; rinascessi farei il maestro d’asilo. Mi mettono gioia e mi riconciliano con il mondo.

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