Rifiuti, ci vorrebbe il contatore come per l’acqua

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L’assessore all’Ambiente del Comune di Coriano Michele Morri, classe 1971, maturità scientifica e consulente senior presso Serintgroup Rimini. Alle sue spalle il sito di Raibano (foto lapiazzarimini.it)

di DOMENICO CHIERICOZZI

CORIANO – A Raibano in poche decine di metri quadrati ci sono un impianto di incenerimento, uno di selezione di rifiuti differenziati, uno di pulizia delle sabbie, uno di depositi e stoccaggio inerti, uno di produzione di energia elettrica da biomasse. Qualche anno fa il Ministero dell’Ambiente aveva individuato Raibano come possibile sede di un rigassificatore.

Assessore, come si dice in questi casi. Non vi fate mancare nulla …

Una concentrazione di impianti francamente assurda.

In questi mesi vi siete dati un gran da fare in Regione e non solo. Perchè?

Il Piano di Gestione dei Rifiuti della Regione Emilia Romagna è un ottimo piano se si guarda agli obiettivi che si è prefissato. Differenziazione al 70%, riduzione della produzione procapite dei rifiuti (tra il 20 e il 25%  al 2020 in Provincia, ndr) sono traguardi ambiziosi.

Quindi cosa c’è che non va?

Quello che secondo noi e altri Comuni va decisamente migliorato sono le azioni per gestire, recuperare e smaltire il rifiuto.

In che senso?

Dal piano è previsto al 2020 che un quantitativo di rifiuti urbani indifferenziati prodotti in Regione pari a 631 mila tonnellate siano smaltite con sette inceneritori con una potenzialità complessiva autorizzata di 1.079.500 tonnellate. Vuol dire che questi inceneritori verranno utilizzati per smaltire più di 400 mila tonnellate di rifiuto speciale non soggetti ai vincoli di prossimità e autosufficienza.

Tradotto cosa significa?

Poiché la titolarità delle autorizzazioni passerà dalla Provincie alla Regione, il timore è che in conformità alla legge questi rifiuti speciali possano arrivare a Coriano da tutta Italia (in quanto a “libero mercato, vedi a fondo pagina “La magia dei rifiuti”, ndr). Questo sarebbe punitivo per il nostro territorio perché verrebbe meno il principio di “chi inquina paga”.

Quale potrebbe essere l’alternativa?

Per smaltire lo stesso quantitativo di rifiuti urbani sono necessari quattro inceneritori e prudenzialmente addirittura tre se prima dello smaltimento fossero trattati e quindi recuperati da almeno otto impianti di trattamento meccanico e biologico. Tutto ciò garantendo la sostenibilità dei costi oltre a quella ambientale.

Invece?

Purtroppo si è scelto per i prossimi sei anni di puntare ancora a smaltire i rifiuti attraverso l’incenerimento con conseguente recupero energetico mentre sarebbe molto più conveniente, economicamente e ambientalmente, recuperare quei rifiuti e considerarli come risorsa poiché la nostra società ha bisogno di materia e non di energia. Se pensiamo che solo il 5% del rifiuto indifferenziato non è differenziabile, ecco abbiamo un sacco di materia disponibile. In ogni caso il dovere etico di una pubblica amministrazione è quello di utilizzare un numero di impianti sostenibili a costi e impatti il più possibile ridotti.

A proposito di costi, perchè il cittadino, alla fine, paga sempre di più?

Per effetto di due nuove Delibere Regionali a Coriano il costo dello smaltimento dei rifiuti indifferenziati è aumentato da 105 euro a 128 euro nonostante una presunta riduzione della produzione dei rifiuti. Mentre il costo della raccolta del rifiuto differenziato non è calato. I componenti dei costi sono due: lo smaltimento e la raccolta. Per ridurre i costi serve che il combinato delle due componenti sia progettato per rendere più conveniente differenziare e quindi recuperare piuttosto che incenerire e nello stesso tempo si inneschi un meccanismo di raccolta che premi chi differenzia. Quindi, visto che sono aumentati i costi dello smaltimento di indifferenziato, occorrerebbe un calo del costo del differenziato e nel contempo introdurre la tariffazione puntuale. Il tema dei costi è importante ma credo che sia più importante l’equità dei costi .

In che senso?

Per luce, acqua, gas il costo è calcolato sui consumi indicati da un contatore. Occorre introdurre il “contatore” anche per i rifiuti. Se produco più indifferenziato pagherò più di colui che produce rifiuti differenziati. Così come è adesso due famiglie di quattro persone in due appartamenti con la stessa metratura pagano la stessa tassa qualsiasi attività di differenziazione dei rifiuti una delle due famiglie mette in atto.

Se lei potesse con una “bacchetta magica” cambiare tutto il sistema, come lo vorrebbe?

Io sono nato a Rimini nei pressi del Parco Marecchia. Mi ricordo che da piccolo andavo in bici con mia mamma a portare la carta in Amia per ottenere in cambio una piantina. Vorrei tornare a quella dimensione umana della gestione anche a costo di essere meno professionale. Accanto a ciò riduzione graduale dell’incenerimento per puntare sul recupero dei rifiuti. Punterei tutto sulla raccolta porta a porta con una tariffazione puntuale. E visto che ho la bacchetta magica, la raccolta dei rifiuti è un servizio pubblico strategico quindi non dovrebbe produrre utile per chi lo gestisce.

Con gli altri Comuni limitrofi, come va? A proposito, negli incontri pubblici lei afferma spesso di non avercela con Hera. E con chi allora?

Cominciamo col dire che Hera agisce in conformità alle norme e alle leggi, per cui prendersela con Hera è fuorviante e non risolve alcun problema . Il fatto è che la politica deve incominciare stabilire una serie di azioni e attività che siano più favorevoli alle esigenze dei cittadini e dell’ambiente. Limiti più bassi, strumenti di controllo e monitoraggio più stringenti, modalità di raccolta, benefit economici spostati verso il recupero e non sullo smaltimento, sono decisioni che deve prendere la politica senza ingerenze. E poi è la politica che costruisce leggi e decreti che portano la possibilità che l’inceneritore non si spenga mai. Questa è la “battaglia”: la politica si deve riappropriare delle scelte strategiche su questi temi e non farsi guidare dai tecnici e dalle formule. Per quanto riguarda i Comuni limitrofi, la sensibilità su questi temi è proporzionale alla vicinanza all’inceneritore.

E i cittadini come reagiscono?

E’ difficile parlare di piani regionale dei rifiuti, di affidamento della raccolta, di impianto di recupero energetico, di rete nazionale integrata di smaltimento quando gli stessi si concentrano su fumo rosa, cassonetti pieni, pulizia e costi alti della bolletta dei rifiuti. Sono temi importantissimi ma sono la conseguenza di una progettazione e pianificazione dei servizi non perfetta. Quindi per ottenere ottimi risultati a valle, migliore raccolta e migliore smaltimento, occorre agire a monte proprio progettando e pianificando secondo le esigenze dei cittadini.

Studi epidemiologici, ci sono novità?

Nei mesi scorsi Coriano e altri comuni hanno approvato un ordine del giorno che impegna le amministrazioni a destinare dei fondi per predisporre un registro dei tumori pubblico e una georeferenziazione delle patologie. In questo momento a causa delle elezioni, che hanno interessato molti comuni della provincia, l’iter si è fermato. Sono fiducioso che riprenda al più presto. L’obiettivo non è assegnare la pistola fumante di queste patologie a impianto o infrastruttura specifica. L’obiettivo è informare con più studi possibili. Secondo il mio punto di vista paghiamo il fatto che negli anni passati non sono state svolte azioni di corretta informazione ai cittadini. L’avvento di Internet e quindi di informazione libera ha permesso la diffusione di teorie non basate sui fatti.

Per cui oggi ci troviamo da una parte a sentire che l’inceneritore emette praticamente effluvi balsamici, che le sue emissioni sono ampiamente sotto i limiti di legge creati sulla base di strumentazione ormai superata, e dall’altra parte che l’inceneritore è il peggiore dei mali e la sola causa di inquinamento, quando invece i rifiuti vengono bruciati anche nei cementifici, altiforni e altri impianti. Mentre veicoli, impianti di riscaldamento e impianti industriali sono più significativi in termini assoluti come contributo all’insalubrità dell’aria.

Hera ora opera in regime di proroga del contratto. Che cosa sarebbe più opportuno fare a questo punto?

Semplificando ci sono tre strade per affidare la gestione del servizio di raccolta. Attraverso una società completamente pubblica con mezzi e personale propri (“in house”, ndr), oppure con gara a doppio oggetto ovvero una società pubblica affida delle quote non superiori al 40% a un partner tecnico così come succede a Pesaro con Marche Multiservizi. Infine c’è la gara europea in cui partecipano fornitori qualificati cui è affidato il servizio di raccolta e smaltimento rifiuti a un gestore unico.

Noi pensiamo che sia necessario accelerare i tempi della decisione e pensiamo che le amministrazioni comunali debbano avere la responsabilità di progettare e pianificare il servizio. Personalmente ritengo che l’affidamento “in house” sia la soluzione ottimale e in seconda ipotesi la gara a doppio oggetto.

La “magia” dei rifiuti. Il “gioco dei codici”

Uno degli aspetti deboli del Piano dei Rifiuti Regionale è l’utilizzo massiccio di rifiuti speciali come carburante per riempire la necessità tecnica di incenerimento degli impianti.

I rifiuti speciali per direttiva europea sono a libero mercato e quindi non vincolati territorialmente. Nei territori dove gli impianti di smaltimento, inceneritori sono insufficienti a coprire il fabbisogno, i rifiuti urbani che invece sono vincolati territorialmente sono destinati allo smaltimento in altre Regioni o all’estero. La “magia” è la seguente. Attraverso impianti di tritovagliatura i rifiuti cambiano il loro status da urbano (CER 200301) a speciale (CER 191212). Grazie a questo passaggio diventano “liberi” di essere smaltiti altrove. Il TAR del Lazio, tuttavia, considera quel rifiuto ancora urbano e quindi vincolato al territorio in cui è stato prodotto. Il Consiglio di Stato ha sospeso il giudizio ed è in attesa che il Ministero dell’Ambiente si pronunci. La decisione non arriva e rischia di avere ripercussioni molto significative sui territori già in emergenza rifiuti se sarà considerato ancora urbano. Intanto però nel collegato ambientale alla Legge di Stabilità è indicata l’esistenza di una rete nazionale di impianti per coprire il fabbisogno. Di fatto quei rifiuti, che siano speciali o che siano urbani, gireranno per l’Italia alla ricerca di un inceneritore.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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