Ego Scriptor, tra i vigneti di Covignano si coltiva letteratura

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di ALBERTO BIONDI

Il motore della Vespa singhiozza mentre sfido la pendenza di via Covignano, sulla strada che alle spalle di Rimini s’inerpica tra pareti di alberi e scorci di mare. Ancora cento metri, supero i mattoni silenziosi di San Fortunato e inizia la discesa, a sinistra la gobba di San Marino e a destra qualche villa dal cancello in ferro battuto. Sono salito quassù perché oggi c’è il primo appuntamento di Ego Scriptor, il neonato laboratorio di scrittura creativa voluto dall’editore Mario Guaraldi che, a turno, convoca nella sua casa importanti scrittori e aspiranti tali. La mia incursione vuole sorprendere questo piccolo circolo letterario nel bel mezzo dei lavori pomeridiani. Perché la formula è questa: al mattino lezione frontale per conoscere i giusti ingredienti della ricetta e dopo, fino al tramonto, ognuno sforna la propria specialità (che viene “degustata” e commentata assieme al resto del gruppo).

Sono curioso d’incontrare Roberto Barbolini, il “maestro” della giornata da poco in libreria con “L’uovo di colombo” (Mondadori), e gli scrittori “in erba” che più in erba di così non si può; infatti, appena trovo l’indirizzo e concedo al motorino una sosta all’ombra, mi incammino lungo il sentiero di ghiaia che conduce alla villa tra il prato del giardino e il vigneto, in un’esplosione di verde. L’erba non manca di certo, mi dico.

scrivereriminilaboratoriMentre circumnavigo la casa alla ricerca degli scrittori, penso a come il posto non sia niente male per chi necessita pace e ispirazione artistica. Poi leggo l’insegna “Books and Breakfast” e capisco tutto. Giro un angolo e d’un tratto mi imbatto nella coppia Guaraldi-Barbolini, che interrompo nel bel mezzo di un’accesa conversazione. Vengo presentato amabilmente e, prima che gli adepti di Ego Scriptor facciano ritorno dalla pausa pranzo, scambio quattro chiacchiere preliminari con il mentore della giornata.

Barbolini, su cosa ha deciso di incentrare la sua lezione?

“Partendo da una selezione di testi, abbiamo affrontato il tema spinoso della costruzione della trama, come funzionino i meccanismi narrativi che stanno alla base di una buona storia e cercare, nel possibile, di trarne spunto, imitarli”.

Perché insistere tanto sull’intreccio quando ottimi libri ne fanno a meno?

“Perché tra i romanzi e i racconti portati dai ragazzi del gruppo la trama è l’elemento che più latita, scricchiola. D’altronde è il peccato originale del Modernismo e la colpa e tutta di Joyce…”

Prego?

“Mi spiego meglio: da cent’anni a questa parte la letteratura ha subito una trasformazione enorme. Fino all’Ottocento i romanzi raccontavano storie in cui succedevano un mucchio di cose, mentre con Freud e l’introduzione del flusso di coscienza l’attenzione si è spostata sulla dimensione interiore dei personaggi. L’approccio è diventato iper-intimista e il risultato è che i personaggi della letteratura contemporanea non sono altro che manichini, pure riproduzioni e specchio della stessa figura: l’autore”.

Quindi cosa dovrebbero fare gli aspiranti scrittori per sconfiggere il proprio ego?

Interviene in sua difesa Mario Guaraldi, che rievoca il passato: “Al mio esordio come editore pubblicammo un libricino sulla Resistenza, una raccolta di racconti. Ebbene, di mezzo c’era anche il mio ed era il più brutto. E sai perché?”

No, perché?

“Perché non accadeva niente. Un buono scritto non può mai prescindere dalla trama, che è la sua essenza”.

Nel frattempo fanno ritorno gli aspiranti scrittori, un manipolo di ragazzi più o meno coetanei miei. Si siedono al tavolo, estraggono i portatili e le cartelline e si preparano a ricevere i consigli di Barbolini. L’autore legge loro dei passi di “Cosciotto d’agnello”, un racconto di Roald Dahl (la cui lettura consigliamo, si trova anche su internet) in cui vengono stravolti i canoni della detective story con un approccio denso di black-humor. I ragazzi ascoltano, prendono nota, dopodiché si mettono al lavoro su un racconto ed io capisco che è arrivata l’ora di andare, lasciando che le penne corrano sui fogli.

Prima di fare ritorno alla Vespa, però, Barbolini mi saluta con un largo sorriso e una stretta di mano: “Mi raccomando, nel pezzo scriva anche che sono molto bello, affascinante” dice scoppiando a ridere. Consapevole che saprà cogliere l’ironia: caro Barbolini, hai voglia a denunciare l’ego degli scrittori…

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