Il colloquio di lavoro? Come diceva Tom Hanks in Forest Gump la vita è come una scatola di cioccolatini

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Trovare lavoro è difficilissimo, ma non impossibile. Se è vero, ed è vero, che le possibilità sono sempre meno, allora serve, per prima cosa, affinare tutti gli strumenti per affrontare correttamene il colloquio di lavoro. Ricette pronte non ce ne sono, ma utili accorgimenti sì. Come e cosa fare? Quale atteggiamento tenere? Lapiazzarimini.it ne ha parlato con Roberta Mariotti (foto) che a Rimini nella vita professionale è coach, psicologa e psicoterapeuta. Ecco che cosa ne è emerso.

Dottoressa Mariotti, da dove partiamo?

Direi da Tom Hanks che nel film Forest Gump diceva: “la vita è come una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita”. Così capita che nella ricerca del lavoro spesso non sai chi incontrerai prima di averlo davanti. Sta dunque al candidato riconoscere che tipo di persona si ha di fronte. Due aforismi possono essere utili: “Sii te stesso, gli altri sono già occupati” – di Oscar Wilde – e “Sappiamo ciò che siamo, ma ignoriamo ciò che possiamo diventare” di William Shakespeare.

Da cosa non è possibile prescindere in un colloquio di lavoro?

Non esistono ricette universali. Tuttavia ho osservato che ogni colloquio efficace ha alcuni aspetti irrinunciabili, su cui riflettere: presenza, voce, preparazione, sintonia, osservazione e ascolto, vivacità intellettiva, onestà, affidabilità e credibilità. Determinazione.

Proviamo a entare nel merito.

E’ impossibile superare un colloquio in assenza di presenza. Spesso si tratta di una presenza reale e visibile, in quanto solo nei colloqui telefonici l’aspetto fisico è immaginato attraverso la voce, o in quelli virtuali è costruito attraverso descrizioni verbali e foto. Se per promuoversi si utilizza Facebook o altri social network, si sia consapevole dell’immagine che si trasmette, veicolata da foto e commenti. Poiché la presenza è ineliminabile, per fare una buona impressione utilizzala in modo consapevole e intelligente. In pratica ciò significa che, prima del colloquio, si dovrà avere cura dell’igiene personale anche perchè il senso dell’olfatto è coinvolto nella formazione della prima impressione.

Quanto all’abbigliamento?

Abbigliamento e accessori vanno scelti senza esagerare, perché la troppa perfezione, denota spesso tratti ossessivi e, in genere, crea distacco. Rilevato che la nostra visione è a colori, meglio colori non troppo grigi e spenti, ma forse neppure fosforescenti, vestiti in cui ci si sente a proprio agio, ma in modo consapevole, non casuale. Una piccola attenzione merita la scelta delle scarpe, un dettaglio che gli esperti selezionatori notano, perché trasmette, spesso inconsapevolmente, alcune interessanti informazioni.

Andiamo pure alla questione della voce, davvero è così importante?

La voce nella comunicazione umana è un imprescindibile strumento. Come insegna Ciro Imparato, ricercatore specializzato negli aspetti psicologici della voce e autore di “La tua voce può cambiarti la vita” e che consiglio di leggere, la voce può essere allenata. Non tutti ne sono consapevoli, ma è provato che tutti possono produrre una voce piacevole in grado di affascinare, esattamente come gli speaker radiofonici.

E sulla preparazione, che cosa possiamo dire?

Molti aspetti contraddistinguono la preparazione. Citiamone solo alcuni: la competenza tecnica dipende dagli studi, dall’esperienza e dal ruolo che s’intende ricoprire. Per il colloquio è necessario prepararsi a commentare il curriculum, le conoscenze, gli hobbies, le esperienze fatte e a illustrare, se necessario, il filo conduttore di elementi apparentemente scollegati, evidenziare ciò che si è fatto attivamente, anche in ruoli poco prestigiosi o non attinenti al ruolo per ci si candida, piuttosto che la lista di convegni a cui si è partecipato come spettatore. La preparazione culturale dipende dal singolo impegno nel conoscere ciò che ci circonda e saperlo esprimere nella lingua madre: comunicare in un italiano corretto, possibilmente coniugando bene i verbi (evitando inutili intercalari come cioè, suvvia, eh, praticamente, assolutamente) fa sempre una buona impressione, qualunque sia il ruolo che si andrà a ricoprire. Per alcuni ruoli ciò è indispensabile, quindi è bene prestare attenzione al linguaggio. Non si deve tenere una conferenza, ma non si è neppure allo stadio o al bar. Molti stranieri parlano fluidamente la nostra lingua. Quindi, oltre a parlare correttamente la tua lingua, sicuramente aiuterà approfondire la conoscenza almeno di un’altra. La competenza sociale riguarda il modo di relazionarti agli altri, di comunicare e di interagire in diverse situazioni. Alcune regole di etichetta sono sempre valide, anche se il mondo cambia e con esso le consuetudini. Forse  apparirà banale, ma alcuni selezionatori, ancor oggi prestano molta attenzione all’uso del “tu” quando non ci si conosce, al parlare masticando, al parlare mentre l’altro sta ancora parlando.

Poi c’è la preparazione sull’azienda, l’attività, i referenti è indispensabile per fare una buona impressione. Se non si sa a chi ci si presenta o non si conosce azienda, è facile dare l’impressione di un candidato che non ha idea del perché si trova lì e ciò non costituisce mai una buona premessa. La buona impressione fatta in un colloquio potrà essere utile anche in futuro, perché chi ha conosciuto un candidato può sempre richiamarlo quando si trasferirà in un’altra azienda. Ecco perchè occorre mettere impegno in ogni colloquio. Comunque vada è sempre un investimento. Oggi con internet è facile reperire informazioni sull’azienda. Sapere come opera l’azienda, quali sono i suoi clienti ti aiuterà a chiarirti e a chiarire come e per cosa potresti essere utilizzato.

Ci incuriosisce la questione della vivacità intellettiva, in che senso serve in un colloquio?

La vitalità intellettiva si esprime mostrando curiosità, interesse, facendo domande pertinenti, dando risposte articolate, mostrando rapidità e flessibilità nel recepire gli stimoli, nel rielaborarli, nell’associarli. L’interlocutore coglie l’acutezza dalla qualità e dal ritmo nelle risposte, dallo sguardo attento e vivace (per intenderci non spento o assente), dall’abilità nel risolvere problemi.

Ha parlato anche di onestà, affidabilità, credibilità…

Sì, certo sono aspetti che vengono percepiti da un insieme di fattori, non solo dalla congruenza delle risposte e la modalità espressiva (sguardo, voce, postura, etc.), ma anche dalla capacità di riconoscere francamente errori o punti di debolezza. I selezionatori più preparati sono abituati a leggere sia il verbale, che il non verbale e capiscono subito le incongruenze, quindi meglio essere credibile, senza cercare di apparire ciò che non sei, perché è una fatica inutile, oltre che controproducente. Anche i meno esperti, colgono i segnali di incongruenza e, anche se non ne sono consapevoli o non riescono a decodificarli e a darvi senso, li ricevono e restano comunque perplessi.

E la determinazione che ruolo svolge in tutto questo ragionamento che stiamo facendo?

Talvolta il peggior nemico è proprio dentro di noi, prima che negli altri o nelle situazioni critiche che ci troviamo ad affrontare. Tutte le volte che ci arrendiamo, che evitiamo, che pensiamo di non riuscire in un’impresa, poniamo le basi dei nostri insuccessi. Ciò non significa che se siamo determinati riusciremo sempre ad ottenere sùbito quello che desideriamo. E’ vero, esistono condizioni avverse che non sono state determinate (almeno in parte) da noi, ma in tutti i casi possiamo sempre decidere di subirle o di imparare a gestirle. Chi è determinato non si arrende e così facendo, mentre raccoglie insuccessi e fallimenti, si prepara a scoprire nuove possibilità che potrebbero portarlo al successo.

Ma è un periodo nero, una crisi senza precedenti.

E’ vero, siamo proprio in un brutto periodo, nel quale è difficile vedere una luce o una via di uscita. Se però in un tunnel buio teniamo spente le nostre torce, o le nostre menti, è certo che non troveremo la via di uscita. Quindi perché non scegliere il comportamento più conveniente, adattivo per la sopravvivenza, anziché la resa o la lamentazione, che sta generando nel nostro paese, oltre alla crisi reale, anche una pericolosa crisi, percepita come senza via di uscita? Tutti lo possiamo fare. Sappiamo che si diventa abili marinai, quando si affrontano le tempeste, non quando si naviga in acque tranquille e neppure quando ci lascia andare alla deriva, senza neppure tentare di riprendere la rotta. Sviluppiamo dunque la nostra capacità di resistere alle avversità e di unire le nostre forze per generare idee e progetti che ci allontanino dal baratro.

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