Pil, Forlì-Cesena “stacca” Rimini

immagine euro per PIL forlì cesena e rimini

Secondo i dati diffusi da Unioncamere nell’ultimo bollettino “Scenari di sviluppo delle economie locali italiane” nel 2012 la provincia di Rimini correrà meno rispetto alle vicine Forlì, Cesena e Ravenna per la produzione di ricchezza pro capite. Nella speciale classifica elaborata a prezzi correnti, su 103 province, Rimini occupa il 33° posto con 25.675 euro di valore aggiunto per cittadino, preceduta da Forlì-Cesena, diciottesima in classifica, con 27.078 euro e Ravenna che si colloca appena sopra al 32° posto con 25.764 euro. Nelle prime tre posizioni troviamo Milano (34.797), Bologna (31.464) e Bolzano (31.173). Nelle ultime Agrigento (13.193), Crotone (13.078) e Caserta (13.002). Rimini va bene rispetto al dato medio nazionale (23.280). Pesante invece la situazione tendenziale di medio termine. Nel 2007, ai valori pre-crisi, il Pil pro capite locale era di 27.498 euro. Produciamo 1.823 euro in meno. Se si considera la stima la stima di 2.000 euro a famiglia per l’aumento dei prezzi nell’anno corrente è facile intuire la drammaticità di questa fase per molte famiglie.




Il Palazzetto intitolato a SIC

Foto di Marco Simoncelli - su concessione Team Gresini

Marco Simoncelli a Sepang pochi minuti prima del fatale incidente che il 23 ottobre gli costò la vita. Una delle foto che papà Paolo ama di più. Foto Team Gresini

La cerimonia per l’intitolazione del Palazzetto dello Sport di Coriano al giovane pilota Marco Simoncelli si è svolta venerdì 20 gennaio alle 10,30 in via Piane (al centro sportivo vicino a Valleverde). Al taglio del nastro e a scoprire l’insegna “Palazzetto dello Sport Marco Simoncelli” erano presenti il commissario straordinario del Comune di Coriano, Maria Virginia Rizzo e il padre Paolo Simoncelli. Il 20 gennaio Marco avrebbe compiuto 25 anni. Tantissime le iniziative in suo ricordo. Tra le più recenti a livello locale quella dell’Agenzia Mobilità di Rimini che della linea dell’autobus “42” che porta da Riccione a Coriano diventerà la linea numero “58”. Partiti anche i lavori nell’area dove a Coriano sarà posta la statua di Marco Simoncelli. Per questo progetto c’è anche una raccolta fondi in corso.




Finanziamenti pubblici per rete idrica e villaggi rurali

Logo della provincia di RiminiLa Provincia di Rimini nell’ambito del Patto per le misure  a programmazione negoziata riguardanti i servizi per la diversificazione dell’economia e lo sviluppo rurale (Asse 3 Programma di Sviluppo Rurale dell’Emilia-Romagna – PSR) ha reso disponibili contributi (70% della spesa) che ammontano complessivamente a 553.894 euro; risorse che comprendono la quote comunitaria, statale e regionale. 504.775 euro saranno destinati all’ottimizzazione rete acquedottistica rurale e 49.119 euro allo sviluppo e rinnovamento dei villaggi. Per la rete rurale i progetti di bonifica e potenziamento delle condotte idriche saranno realizzati nei comuni di  Novafeltria, Saludecio, San Leo, Pennabilli, Sant’Agata Feltria, Talamello e Maiolo con otto progetti ritenuti finanziabili. Quanto agli interventi di sviluppo e rinnovamento dei villaggi riguarderanno il solo comune di Verucchio, attraverso un intervento di recupero  del Torrione della mura di San Giorgio, che diventerà un luogo destinato alla promozione e valorizzazione di vini di qualità.




La maternità in una prima inedita

Mostra sulla maternità | Sara Bovincini

Sara Bonvicini accanto alcuni scatti della sua prima mostra

SANTARCANGELO – “L’obiettivo sulla nascita” è il nome della prima mostra della fotografa riminese Sara Bonvicini. Nata da un’idea e da un incontro fortunato, con questa mostra Sara Bonvicini ha presentato ventuno scatti molti dei quali convincenti. Immagini armoniche in bianco-nero e a colori che trasmettono serenità e desiderio di creare con gioia. Il tema narrante è l’attesa della donna che sta per diventare mamma. Ci sono i sorrisi del neonato nei primi giorni di vita, le carezze affettuose e i gesti affettuosi di chi le sta vicino. Inaugurata il 6 gennaio scorso in una piccola e accogliente sala nel centro storico di Santarcangelo è rimasta allestita fino al 15 dello stesso mese. Sara che cosa ti è rimasto più impresso da questa prima esperienza? “Quello che non dimenticherò mai – racconta Sara a La Piazza – è l’emozione unica nel vedere quanta gente è intervenuta. Ho trattato il tema dell’amore famigliare, forse spesso dato per scontato ma che  a livello fotografico ha tante emozioni da regalare! Ed è anche per questo che ho scelto di esporre in un ambiente  intimo dalle luci soffuse e dai suoni ovattati”. Sara quale sarà il prossimo passo fotograficamente parlando? “A livello personale non ho ancora nuovi progetti ma il 29 gennaio due miei scatti insieme con un’altra ventina di fotografie di colleghi saranno esposte al Museo della città di Rimini nell’ambito di una mostra aperta in occasione della presentazione del nuovo Circolo di Cultura Fotografica di Rimini nato da qualche mese in seno all’Acli di Rimini e di cui sono socia fondatrice. Sarà l’occasione per presentare questa nuova realtà culturale e gruppo di lavoro e di ricerca alla cittadinanza intera”. Tornando alla mostra, come è nata l’dea? “L’avventura di questa mostra nasce dalla disponibilità di un’ostetrica Paola Carlini. Paola  dopo aver visto alcuni miei scatti mi ha proposto una collaborazione e l’occasione di esporre le mie fotografie nello spazio in cui lavora. Incontrate diverse mamme e diversi piccoli ho realizzato gli scatti”. Il sogno nel cassetto? “Fare della fotografia il mio futuro, la mia vita e il mio lavoro”. Noi glielo auguriamo.




Murales felliniani in pericolo

Sulla sponda settentrionale del Marecchia, dove l’acqua dolce si mescola al sapore salmastro e rugginoso del mare, un piccolo museo a cielo aperto sta perdendo, nell’indifferenza generale, le sue opere più preziose. Chiunque abbia nostalgia della Rimini d’altri tempi sa bene che, per rivivere quelle atmosfere, basta attraversare il Ponte di Tiberio e tuffarsi nel gomitolo di vicoli e piazzette di Borgo San Giuliano. Qui però, diversamente da quanto succede in un museo tradizionale, non ci si mette in fila per entrare, non si paga alcun biglietto e l’orario di chiusura è così flessibile che il visitatore può placidamente attardarsi in una delle tante osterie senza che arrivi il sorvegliante per cacciarlo. La domanda sorge ora più che spontanea: ma cosa diavolo ci sarà mai da vedere nel Borgo? Come ogni gioiellino artistico, il Borgo offre scorci interessanti e opere di valore. Piccoli tesori che, da qualche anno, esigono un occhio di riguardo in più. Innanzi tutto, l’architettura! Anche dopo graziose ristrutturazioni, le case a schiera di San Giuliano conservano i segni di un’edilizia popolare, vagamente medievale, scomparsa sotto le bombe angloamericane nel resto della città.  Beh, tutto qui? Certo che no. I curatori del “museo” hanno pensato bene di offrire agli occhi del visitatore qualcosa in più rispetto ai semplici mattoni: il colore. Già, perché non esisterebbe il Borgo senza i suoi murales. Paesaggi marini, monumenti e creature felliniane fanno la loro comparsa sulle facciate delle abitazioni, accanto a una finestra, dietro una buchetta delle lettere. Le opere, che dalla prima edizione della “Festa de’ Bòrg” (1979) hanno cominciato a tappezzare le pareti di San Giuliano, sono opere di artisti fra cui, Luciano Maroncelli, Giacomo Foglietta, Maurizio Minarini. Il filo conduttore è il fortissimo legame con il folklore romagnolo, la tradizione marinara e i personaggi carnevaleschi che hanno ispirato i film di Federico Fellini, il “Riminese più famoso del mondo”. Quanto alla street-art, invece, il camminamento lungo l’invaso il Borgo offre sgargianti graffiti a bomboletta spray, anch’essi opera di talentuosi writers fra cui Davide Salvadei, in arte “Eron”. Insomma, colori in ogni stile e declinazione. Ma veniamo ora alla nota dolente. Complici il passare degli anni e la morsa degli agenti atmosferici, i murales sbiadiscono, si scrostano. Dei più vecchi s’intuiscono solo i contorni, qualche tinta che non si decide a scolorire e i borghigiani, insofferenti a tanta decadenza, rimbiancano, cancellando per sempre quelle rustiche pennellate dismesse. Anche i graffiti non se la passano bene. Ancora non esiste un progetto del Comune che regolamenti e stabilisca, in maniera definitiva, un piano di riqualificazione. Incentivare la produzione di graffiti (magari istituendo una gara con “Rimini” come tema) potrebbe rivelarsi un’ottima soluzione per attirare giovani artisti e aggiungere, al quartiere storico per antonomasia, un tocco di fantasia e modernità. San Giuliano, antica residenza di operai, lavandaie, vetturini e lupi di mare, è forse l’unico quartiere della città che vanti un retroterra culturale e bozzettistico così spettacolare. Sarebbe un peccato non valorizzarlo al meglio e preservarne lo spirito. Da anni la “Società de Borg” si occupa dell’organizzazione della celebre Festa che, a cadenza biennale, coinvolge l’intera cittadinanza (e non solo). Quest’anno il tema scelto dai giovani della Società è “Artorne me futur” (Ritorno al Futuro), una sorta di “spauracchio” alla famigerata profezia Maya: due notti in cui, per incanto, passato, presente e futuro coincideranno. Sarebbe bello che da questa unione scaturisca anche un progetto per salvaguardare le opere di tanti artisti per fare in modo che, una volta riportate a nuova gloria, possano colorare le vie del Borgo anche nei prossimi anni.

Alberto Biondi




Il “vigneto riminese” in estinzione

Vigne Rimini viticoltura

C’è anche una previsione che si è rivelata completamente errata e Claudio Bertuccioli, del Servizio tecnico della locale Cia – la Confederazione italiana agricoltori –  l’ha giustamente fatto notare nel corso della sua relazione sul “vigneto riminese”  alla platea del V Forum della Cia nazionale  svoltosi  recentemente al Palacongressi di Rimini. Vediamo quale. “La coltivazione della vite in provincia di Rimini ha origini molto antiche” ha detto in apertura Bertuccioli. “La maggior parte dei nostri vigneti si colloca tra i 100 e i 300 metri sul livello del mare. Una tipica viticoltura di collina con alterne vicende. Da coltivazione arborea prevalente negli anni ’70 e ’80 ha visto una progressiva contrazione prima lieve negli anni ’90 incrementata poi velocemente nell’ultimo decennio” ha specificato l’agronomo riminese. La questione più evidente è sicuramente quella legata all’estensione delle aree coltivate. La superficie a vigneto in provincia di Rimini (dati Istat) è passata da 4450 ettari nel 1980 ai 2453 del 2010. Ma c’è stato anche un altro importante cambiamento. “Contemporaneamente alla riduzione delle superfici coltivate il vigneto locale – ha ricordato Bertuccioli – ha subito una modificazione anche nelle sue caratteristiche strutturali.  Ai nuovi impianti sono stati introdotti i vitigni internazionali come Cabernet Sauvignon, Merlot, Chardonnay. Tutti a scapito del Trebbiano e poi sono state modificate sia le forme d’allevamento sia le rese per ceppo. Così con un infittimento dei sesti d’impianto e del numero di ceppi per unità di superficie si è passati dalle 2mila viti per ettaro ai 3.300 4.000 ceppi-ettaro e contestualmente si è ridotta drasticamente la superficie dei vitigni bianchi a vantaggio del Sangiovese e degli altri vitigni a bacca rossa in seguito a una moda che a metà anni ’90 avevano decretato la fine dei bianchi e un futuro radioso dei soli rossi, previsione storicamente rivelatasi errata”. Attualmente, infatti, il Sangiovese in provincia di Rimini rappresenta il 63% della superficie vitata provinciale. Tornando alla questione delle superfici, “la diminuzione della superficie  – ha affermato il tecnico – è andata di pari passo con altri due fenomeni. Il primo di tipo socio-demografico il secondo economico. “Il progressivo calo delle aziende, soprattutto di quelle condotte da ultra sessantacinquenni, è stato accompagnato dall’abbandono della coltivazione, tradizionalmente legata agli imprenditori più anziani. Dalla metà degli anni ’90, inoltre, i principali gruppi cooperativi del territorio che intercettavano oltre il 50% della produzione vitivinicola locale, sono entrati in un vortice di criticità finanziaria che ha visto dapprima un progressivo indebolimento della struttura patrimoniale e poi un’inevitabile ripercussione sui prezzi di liquidazione delle uve. Queste crescenti difficoltà hanno interessato una a una tutte le cantine cooperative della provincia di Rimini e poi hanno contagiato anche alcune grandi strutture private che acquistavano ingenti quantitativi di uve sul mercato locale.” A complicare ulteriormente la situazione si è messa di mezzo anche la globalizzazione del commercio che ha portato sui mercati mondiali nuovi e agguerriti competitors. “L’andamento dei prezzi degli ultimi dieci anni rilevati dalla Camera di Commercio di Rimini (definiti da Bertuccioli lacunosi e poco attendibili) e  quelli derivanti dai listini di liquidazione di una delle strutture cooperative più rappresentative del territorio collinare riminese mostrano come la pressione sui prezzi (vedi approfondimento)  si è fatta man mano insopportabile. Insomma quanto basta per comprendere la ragione per cui ci sia stata una vera e propria corsa all’estirpazione dei vigneti e alla progressiva riduzione della produzione vitivinicola.” Tutto negativo? No. “Accanto a vecchi vigneti nuove imprese hanno visto la luce. Sono nate così interessanti aziende vinicole che si caratterizzano per aver adottato criteri innovativi di coltivazione, più rispettosi dell’ambiente e più attenti alla qualità del prodotto finito, il vino. Negli ultimi anni molte di queste realtà hanno ricevuto riconoscimenti a livello nazionale e internazionale per la qualità delle loro produzioni”.

Approfondimento prezzi.
Un’uva Sangiovese di 11,50 gradi idonea alla produzione di un vino a Denominazione di origine è passata da una quotazione di 47,30 Euro dell’anno 2002 a 25,11 Euro del 2009 ultimo anno completamente liquidato ai soci conferitori. La diminuzione è del 47% ma nel 2008 ha abbondantemente superato il meno 50%.  Se si considera  una produzione media per ettaro attorno ai 120 q.li (stima ottimistica, nel 2011 nella collina le rese non superano gli 80 q.li/ettaro) si avrebbe una produzione lorda vendibile di circa 3 mila Euro/Ha rispetto ai 5.676 del 2002. La Cia ha  limitato la propria indagine all’ultimo periodo ben sapendo che la diminuzione nelle quotazioni è stata anche maggiore se il confronto fosse fatto prendendo a riferimento periodi precedenti. A maggior ragione se a essere presi in considerazione siano i prezzi medi complessivi liquidati facendo la media di tutte le uve conferite (a Denominazione d’Origine e non DO, bianche e rosse). In tal caso i dati sono ancora più deprimenti e la PLV (Produzione lorda vendibile)  per ettaro si collocherebbe ampiamente al di sotto dei tremila euro (2522). Fonte: Cia Rimini.

I premi nel 2011.
Alla XVII edizione del concorso “L’olio novello in tavola” sono state cinque aziende riminesi premiate. Azienda agricola “Podere Borgo Palazzo” di Valente Maurizio (Torriana), 2° Cini Gino e Xhelili Jolanda (Montegridolfo), 3° Azienda agricola “Dal Fatourin” di Marchesi Daniela (Santarcangelo di Romagna). I premi sono stati consegnati da Nadia Fraternali sindaco di Montegridolfo e da Juri Magrini, assessore alle Attività produttive della Provincia di Rimini.




Banca Carim: fine al commissariamento

Massimo Pasquinelli Carim

Massimo Pasquinelli, presidente della Fondazione Carim (Foto Riccardo Gallini)

RIMINI – Ricorre il numero 29 in tutta la vicenda che ha drammaticamente coinvolto la Cassa di Risparmio di Rimini e sconvolto la comunità locale. Fu proprio il 29 dicembre del 2010 il giorno in cui il Ministero dell’Economia e delle Finanze, allora presieduto dal ministro Giulio Tremonti, su proposta della Banca d’Italia a porre Banca Carim in amministrazione straordinaria. Sarà proprio il prossimo 29 gennaio che si potrà finalmente mettere la parola “fine”a questo “incubo” durato due lunghissimi anni. Su richiesta dei Commissari Straordinari, Banca d’Italia ha autorizzato la convocazione dell’assemblea straordinaria degli azionisti di Cassa di Risparmio di Rimini Spa per deliberare sulle proposte di aumento del capitale sociale a pagamento e di conseguente modifica dello Statuto sociale. L’assemblea è convocata per il giorno 29 gennaio 2012 alle ore 9,30 e si terrà al Palacongressi di Rimini. L’aumento di capitale sfiora i 120 milioni di euro (118.339.902). Il prezzo delle azioni ordinarie di nuova emissione è fissato in euro 5,35 di cui euro 0,35 a titolo di sovrapprezzo. Il rapporto è di 7 azioni per ogni 10 azioni già possedute per i già azionisti. Anche il pubblico indistinto, cioè i soggetti non ancora titolari dei valori mobiliari, potranno presentare richiesta di sottoscrizione rivolgendosi alle Filiali della Banca. Lotto minimo 500 azioni. L’obiettivo dell’aumento di capitale sarà quello di rafforzare la struttura patrimoniale gravemente compromessa. Al 30 di settembre 2011 il patrimonio netto della Banca, dopo la contabilizzazione di perdite pari a 229,56 milioni ammonta a 168,12 milioni di euro contro i 429,20 riferito al 30 settembre 2009. Le perdite – si legge nella relazione dei Commissari Piernicola Carollo e Riccardo Sora – sono ascrivibili alle rettifiche per deterioramento crediti (162, 6 milioni) e alla svalutazione della partecipazione del Cis – Credito Industriale Sammarinese per 89,4 milioni. La Fondazione Carim per mantenere “il controllo diretto” dell’Istituto dovrà sborsare 23 milioni di euro contro i 22 inizialmente ipotizzati. La situazione dei coefficienti patrimoniali post aumento della Banca risulteranno, sulla base dei dati al 30 settembre 2011, i seguenti: Tier 1 passerà da 4,38 a 8,10 e il Total Capital Ratio da 5,62 a 9,32. (D.C.)

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Marchetti, cento storie di Rimini in un click

CULTURA

– Flavio Marchetti è nato in una delle case coloniche più belle del Riminese ed ha messo nella sua speciale cascina dell’intelligenza un centinaio di nazioni e popoli. Racconta: “Non ho la nazione del cuore. Ognuna è un pezzo della mia vita che mi ha datto un frammento del mio speciale puzle e alla quale ho lasciato qualcosa.
Per il mare mi porto con me: i Caraibi. Per il clima: l’Egitto. Per le spiagge: l’Indonesia. Mi piacciono i popoli dell’estremo oriente sono ospitali, intelligenti, allegri. Hanno connaturato il senso dell’ospitalità”.
A Misano Adriatico, la casa colonica dei genitori, poi diventati albergatori, si affacciava su una carraia (oggi via Bandeira) che dalla campagna portava nella nascente via Repubblica, la strada principale del paese.
Nato il 9 febbraio del 1951, sposato, due figli (Simona e Massimo), due nipotine (Guendalina e Costanza), Marchetti ha pubblicato 13 libri di fotografie; ed una serie infinita di cataloghi per aziende del settore alberghiero. Cartoline dal mondo.
Del suo lavoro afferma Marchetti: “Con la mia macchina raccolgo storie. Prima di fotografare mi piace conoscere le persone che fotografo ed i paesaggi che li attorniano. Sono un semplice testimone del tempo. Ho un grosso difetto: non mi piace lavorare per gli altri; lavoro per conto mio. Fortunatamente la gente ha fiducia in me ed mi sono sbizzarrito”.
“Alcuni di noi”, la mostra fotografica al Far (Fabbrica arte Rimini), Rimini, piazza Cavour, che chiude i battenti il 15 gennaio, nasce attorno ad una pizza a Riccione, “da Betty” nel 2007. Al tavolo con Marchetti alcuni amici riminesi si parla di fotografia. Uno dice: “Facciamo qualcosa per Rimini?”. Marchetti: “Chiedono a me. Argomento che Rimini è stata raccontata in ogni angolo, propongo i riminesi che hanno dato un contributo alla crescita della città. Se i ritratti a volte dicono poco, per far dire di più propongo che la persona fotografata possa esprimere un pensiero su di sé. Il primo scatto è a Giorgio Conti, il 18 agosto del 2007. Il 18 agosto del 2011 chiudo il percorso dei cento con Davide Eron Salvadei”.
Il dentro i cento, il fuori dai cento, ha acceso un vivo dibattito a Rimini. E forse anche questo è stato uno dei motivi del successo di pubblico dell’esposizione. La zizzania suscita curiosità.
Marchetti ha lavorato con molti fotografi di prestigio. Col marchigiano Mario Giacomelli, tra i più grandi, ha pubblicato un libro che narrava il dolore dei manicomi. Marchetti: “Ricordo di aver passato molte ore con loro; quando ritornavano per le foto saltavano felici come matti”.
Marchetti ha già nel cassetto un altro libro su Rimini e questa volta sono istantanee in bianco e nero del 1984. Lo sfondo è il Grand Hotel di Rimini, con gli artisti ospiti di Europa Cinema: Mastroianni, Antonioni, Scola. Insomma, un’altra mostra è già pronta.




Padre Tosi da san Vito, bel missionario

PERSONE

– L’auditorium della Banca Malatestiana, nel prestigioso Palazzo Ghetti, era gremito all’inverosimile il 3 dicembre scorso per la presentazione del libro sulla vita di Padre Tosi, dato alle stampe dopo circa tre anni di poderoso e accurato lavoro. Anna Falcioni e Stefania Bolognesi, che hanno curato e realizzato il testo con molta meticolosità, hanno ricercato e ritrovato in diversi archivi, lettere e documenti importanti di Padre Tosi che hanno loro consentito di ricostruire la sua vita e la sua opera missionaria.
Il libro era stato fortemente voluto dal compianto presidente e fondatore della Banca Umberto Mazzotti, anch’egli di san Vito. La presentazione è stata introdotto dal presidente Enrica Cavalli, unica presidente donna di una banca della provincia di Rimini.
Fra gli interventi, molto toccante quello del vescovo monsignor Francesco Lambiasi, del prof. Grassi, che ha moderato gli interventi e di altri illustri relatori. L’editore è Bruno Ghigi di Rimini.
Pasquale Tosi nacque a San Vito (Sant’Arcangelo di Romagna, Rimini) da una famiglia contadina. Nel 1854 entra nel seminario di Bertinoro dovev insegnano i gesuiti, infondedo una cultura vasta ed internazionale. Dopo l’ordinazione a sacerdote va a Montecarlo dove continua gli studi e le lingue che impara con estrema facilità. Poi, la grande vocazione per la missione e l’evangelizzazione. Fu uno dei primi due missionari (l’altro fu Louis Robaut) a mettere piede in Alaska. Fu anche il primo superiore dei Gesuiti in Alaska (dal 1886 al 1897) ed il primo ad avere giurisdizione ecclesiastica in Alaska (Prefetto Apostolico dal 1894 al 1897). E’ considerato come uno dei fondatori e il principale organizzatore della Chiesa nell’Alaska del nord.
Ordinato sacerdote diocesano nel 1861, Tosi entrò nella Compagnia di Gesù l’anno seguente per esser inviato presso la Missione americana. Giunse negli Stati Uniti nel 1865 e si stabilì presso la Rocky Mountain Mission. Per venti anni egli si rivelò un missionario competente per la popolazione indigena del nord America.Quando nel 1886 l’Arcivescovo Charles Louis Seghers si mise in viaggio per il Nord Alaska per quella che fu intesa essere una spedizione esplorativa, aveva come compagni di viaggio Tosi e un gesuita francese, Louis Robaut. I due furono tenuti a stare con l’arcivescovo solo temporaneamente. A quel tempo i Gesuiti non avevano intenzione di allestire una nuova rete di attività missionarie in Alaska. Tuttavia, l’assassinio dell’arcivescovo Seghers (novembre 1886 ), cambiò la situazione e, per conseguenza. il loro atteggiamento circa cosa fosse importante.
Tosi e Robaut trascorsero l’inverno 1886-1887 in Canada alla confluenza dei fiumi Yukon e Stewart. Quando nella primavera del 1887, rientrati in Alaska, appresero della morte di Seghers Tosi si ritenne responsabile, almeno per il tempo a disposizione, degli affari ecclesiastici in Alaska. L’estate successiva egli fece un viaggio nella zona nord-ovest del Pacifico con il padre Joseph M. Cataldo, superiore della missione dei Rocky Mountains, chi gli affidò ufficialmente il compito dello sviluppo della missione dell’Alaska.
Nel 1892 egli si recò a Roma. Lì, papa Leone XIII, mosso dalla descrizione della condizione della missione in Alaska, gli disse: “Va e fa tu da papa in quelle regioni!”. Dal 1897 Tosi era fisicamente logorato dalla dura vita che conduceva quotidianamente e dai pesanti lavori in condizioni climatiche estreme. Ad egli, nello stesso anno, successe sia come superiore per la missione in Alaska, sia come prefetto apostolico a gesuita francese Jean-Baptiste René (1841-1916). A malincuore, Tosi lasciò St. Michael, il 13 settembre 1897, poiché sperava di poter restare nel nord Alaska, invece questo si rivelò essere un breve ritiro a Juneau.
Appena la nave lasciò il porto, furono sparati quattro colpi di cannone, come segno della considerazione universale nella quale egli era tenuto.Pasquale Tosi morì a Juneau il 14 gennaio del 1898 e lì fu sepolto.




Arti marziali, a Rimini la Coppa Italia

E’ l’ennesima vittoria dell’Accademia Arti Marziali (imbattuta dal 2010), che ha dominato la Coppa Italia di Submission. Allenati da Roberto Macrelli, i tre atleti, Michael Giorgi, Filippo Balducci e Federico Mini, hanno conquistato un oro e due argenti. Federco Mini, già campione Italiano di MMA Combatt League e fresco vincitore della Livorno Grappling Challenger FIGMMA, ha perso la finale ai punti con il bolognese Damiano Tasi.
Argento anche per Filippo Balducci, battuto solo in finale dal compagno di colori Michael Giorgi, che ha portato a casa un oro prestigiosissimo. I due amici hanno dominato la categoria 70 kg con una vittoria dopo l’altra. Un anno veramente speciale il 2011 dell’Accademia arti marziali, con la vittoria in Coppa Italia di Submission, Titolo italiano di MMA e Titolo italiano di Submission
La Submission
Sport emergente dove ogni forma di lotta, presa, proiezione,leva articolare, strangolamento è permessa. Quindi un combattimento dove approdano tutte le discipline marziali e sportive, dove non sono ammessi i colpi: Judo, JuJitsu, Sambo, ma anche Lotta libera e Greco Romana. Ci si affronta su materassine quadrate o circolari come la lotta olimpionica.I due contendenti iniziano in piedi e lottano sia in piedi che a terra.
Sport sicuro e completo ha avuto uno sviluppo eccezionale negli ultimi anni con tornei di oltre 1000 atleti.