Teatro Galli e buona cultura

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ALLEGRO MA NON TROPPO

di Carla Chiara

– Carteggio Pancaldi -Martelli, Resto del Carlino 13 febbraio 2011.

Scrive G. Pancaldi a proposito del Teatro Galli –
Il giornalista Martelli risponde sottolineando l’interessante polemica “di classe” suscitata dal lettore.
Infatti il Pancaldi rivendica un Teatro “per tutti” e non solo per classi agiate, molto agiate che, gomito a gomito, con i potenti locali e i politici, senza passare da casa, andrebbero ad ascoltare Mozart!
Ma signor Pancaldi, lei crede? Cronache recentissime ci hanno informati che potenti e politici con gli agiati, molto agiati corrono a casa, proprio a casa, per divertirsi e fare quello che vogliono. (Con buona pace dei devoti che, all’uscita della Messa rispondono all’intervistatore di turno che: -…un uomo è un uomo, e tutte sarebbero disposte e disponibili all’idea di quel metallo e per vantaggi di carriera. Oh, squisita eleganza del gratuito tradimento amoroso delle nobildonne napoletane nel “Così fan tutte” di Mozart, perché non sei divulgata?)
Tornando al lettore Pancaldi.
Il Teatro nella struttura architettonica tradizionale è sempre stato per “tutti”. Come la Chiesa.
Ovviamente nelle programmazioni illuminate. Vale a dire:a tema, per fasce di età, per epoca storica.
Eccoci a Vienna con la Kinder Opera, a Torino con il Cartellone’900 (nel glorioso periodo con Claudio Desderi direttore artistico). I Conservatori che, ospiti dei Teatri, offrono concerti cioccolata, a richiesta, a sorpresa, a lezione. L’offerta insomma ha i classici 360°, comprendendo Prosa, Danza, Letture poetiche, Animazioni, varie ed eventuali – Il San Carlo di Napoli offrirà Matrimoni e Cerimonie.
Storia: a Parigi – dove pure Maria Antonietta recitava, damnatio memoriae, era permesso l’ingresso al passante –che restava in piedi.
Alla Corte viennese di Giuseppe II servitù e popolino ascoltavano nei settori preposti e, il giorno dopo, nei corridoi e nelle strade si cantava e fischiettava Mozart.
A Venezia, nel ‘700-‘800, tra i tanti, il San Moisè, per tutte le tasche, con recite decentrate nelle isole!
I nostri politici – che vogliono essere chiamati onorevoli, che si fanno aprire porte e portiere, portar ombrelli e borse, accomodare soprabiti sulle spalle – forse per paralisi acquisita nell’esercizio delle proprie funzioni, stia certo il lettore Pancaldi, Mozart non lo conoscono, non lo vogliono conoscere, né tanto meno far conoscere.
Non sanno, e dovrebbero temere, quanto è loro pertinente il testo del “Don Giovanni” “…sua passion predominante è la giovin principiante…” – e aggiungasi: “…delle vecchie fa conquista pel piacer di porle in lista..” elettorale?
Sospiro: Don Giovanni Tenorio è giovane, bellissimo, ardente di vita e di morte; esige gratuiti favori e non ne concede alcuno. Si lascia trascinare all’inferno pur di sfidare con furore ogni limite!
Già, già… lugubre nobiltà del classico… Resta l’attualità nelle sue assenze .
Il perfido Guido Ceronetti -che amiamo sempre e comunque – ha titolato sulla Stampa: “Se la Scala chiude che male c’è?” – ed è partito, lancia in resta , contro l’inutile, assurda, impagliata Opera Lirica..
No, Maestro, è impossibile rinunciare a quella fiaba colossale ed interdisciplinare, al suo indotto di cultura,attualità,e mano… d’Opera..
A Teatro, nella splendida apoteosi degli armonici naturali del Teatro all’italiana, si celebra l’educazione al bello, nella sua gloriosa e misteriosa inutilità.
Su il sipario: “…castigat ridendo mores” …ma anche piangendo…
Tutti hanno studiato a memoria la loro parte.
Nulla è lasciato al caso:l’improvvisazione non esiste.
Anche quando si recita a soggetto!!!
Il Pubblico ha dovere di plauso o dissenso non pilotato. Chiaro?!
Odore, colore e sapore delle idee vive e dal vivo.
Fischi e fiori freschi.
Dal Principio alla Fine. Cala il sipario.
Senza Teatro, nel gelo delle coscienze, la fine di ogni principio.
Tuttavia all’uscita del teatro Rossini di Pesaro ieri sera un bambino ha detto: “Credevo che fosse un concerto, invece era musica bellissima.
Oh, cara mia speranza.

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