Caffè Pascucci, 350 locali nel mondo, 190 in Corea

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L’IMPRENDITORE

– Dieci anni fa, in gennaio, per puro caso (la fortuna e molto di più) un gruppo di coreani a Rimini per il Sigep (Salone internazionale per la gelateria e la pasticceria) si ferma per caso al Caffè Pascucci di Rimini Centro (zona Grand Hotel). Vengono colpiti dal locale. Avevano appena sottoscritto un contratto di intenti con un altro torrefattore che annullano. Nasce il connubio con l’azienda di Rimini che ha sede a Montecerignone, Montefeltro Pesarese. Si apre il primo locale per servire, secondo solo al gelato, il classico del made in Italy: l’espresso. La prima volta esclama un coreano: “E’ uno scherzo!”. “No, è il caffè all’italiana”. E come non essere orgogliosi quando la riminese Francesca incontra in una scuola di Londra una studentessa di Seoul e si ritrovano a parlare con familiarità delle atmosfere Pascucci.
Oggi, i Caffè Pascucci in Corea sono 190 (fino a due anni fa erano 40); entro il 2015 dovrebbero salire a 300. Invece, l’obiettivo della multinazionale che siglato l’accordo di franchising è di giungere a 700 nella sola Corea. Nei 190 locali caratterizzati dai colori neri, rossi e bianchi lavorano quasi 2.000 persone. E’ davvero un grande colpo del made in Italy. Dice Mario Pascucci, figlio di Alberto, nonché l’artefice di quest’ascesa imprenditoriale che si va a coniugare con la qualità, le idee (tante idee) e la passione: “Oramai l’arredo, eccetto poche cose, viene fatto in Corea. Invece, si è là con i nostri prodotti, il nostro caffè, le nostre specialità, le nostre macchine per il caffè, i nostri macinini. E dopo 10 anni i coreani sono diventati bravissimi a fare l’espresso e tutte le sue varianti. Tanto bravi che ci potrebbero fare da maestri”.
Il partner Pascucci è una multinazionale. Si chiama Spc ed è guidata da Mister Hu; ha circa 6.000 punti vendita di pane, pasticceria e ristorazione. Sono disseminati tra Corea, Cina e Giappone.
Invece, nel mondo i locali sono circa 350. L’ultimo ad essere stato inaugurato è quello di Abu Dhabi ed è cosa dello scorso novembre. Impiega 25 addetti ed appartiene alla figlia dello sceicco. Il contatto con il principato è nato grazie all’ufficio Pascucci di Beirut gestito da un signore libanese. E il Medio Oriente con i 15 caffè è al secondo posto tra le aree geografiche. Seguono la Grecia e l’India con sette; in Albania ne sono stati inaugurati cinque in un anno e mezzo. Dietro c’è un albanese che per anni ha lavorato in Italia. Insomma, come dire che gli immigrati sono in grado di creare ricchezza e favorire l’espansione delle aziende tricolori.
Mario Pascucci ha un progetto ambizioso: sbarcare in grande stile in Cina. Ha già un ufficio diretto a Hong Kong nel quale lavora con il giusto piglio un toscano. Nella metropoli cinese c’è un solo Caffè. Si trova a Lanham. Racconta Mario: “Alla periferia di un mega centro commerciale, il successo ha rivitalizzato anche i negozi attorno. Siamo molto soddisfatti; i ragazzi vanno nel nostro locale a farsi le foto per poi immetterle nella rete. Nel giro di un anno, solo ad Hong Kong vorremmo fare poker”.
C’è una speciale soddisfazione che una piccola cittadina del Montefeltro, Montecerignone, forse importante per due ragioni, la fortezza disegnata da quel genio dell’architettura militare di Francesco di Giorgio Martini (che vale ben una visita dall’altro capo del mondo) e come buon ritiro di Umberto Eco, uno tra i massimi intellettuali mondiali, possa stare nella storia economica del mondo. A buon titolo, insomma, si può inserire anche la cultura dell’espresso che porta Pascucci.
La facciata del nuovo stabilimento è un immenso bassorilievo che reca le piante del caffè ed i famosi chicchi. Incorniciano luminose finestre che a loro volta inquadrano la sobria bellezza di Montecerignone e questo angolo di paradiso, dove la natura è rimasta intatta.
I ricavi Pascucci vengono realizzati all’estero per il 50 per cento. Mario appartiene a quella speciale categoria di talentati naturali. Ha un innato senso dell’eleganza che sa farsi notare dall’intelligenza. Possiede, sempre in naturali e generosi dosi, il senso del cambiamento. Se prima si è affermato per aver abbinato al caffè le creme, oggi propone la mitica tazzina nella sua purezza. Mario Pascucci: “In questo momento di crisi economica la forza dell’innovazione è la richiesta della semplicità e di arredare i locali in materiali naturali”.

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