Eden Rock, mito di eleganza e Champagne

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I LOCALI DI IERI

Costruito da un industriale comasco, Aldo Coli, progettato dal riccionese Carlo Piccioni, inaugurato nel 1948, l’Eden Rock era il locale dei locali del territorio e molto altro ancora. Faceva da contraltare alla “Bussola” (Viareggio sul Tirreno) sull’Adriatico. Fino alla fine degli anni ’50 era un night e si entrava solo in abito da sera e incravattati; dai primi degli anni ’60 diventa dancing. Dalla fine degli anni ’60 inizia un lento ed inarrestabile declino, fino alla chiusura. Collocato sul punto più alto di Gabicce Monte, la terrazza toccava il cielo; i giovani che vi si rifugiavano in spensierata compagnia diranno anche il paradiso.
Serafino Del Prete, 81 anni ben portati, fu il capocameriere dal ’62 al ’72; poi gestirà una serie di locali d’estate: in spiaggia (l’odierno Cico’s) e in viale Dante. D’inverno, come tanti, aveva una piccola impresa edile. Alberto Prioli, l’altro testimone, era uno degli scanzonati e tenebrosi baristi.
Il fascino Eden Rock ha sempre significato soprattutto belle donne e Champagne e una certa dolce vita in salsa marchignola (quel misto di Romagna e Marche). La prima domanda non può essere che questa: com’erano le donne e come vestiva la clientela? Ci si aspetta qualcosa sull’eleganza assoluta, e così è. Ricorda Del Prete: “Le donne erano bellissime, eleganti, sofisticate, lontanissime dalla nostra realtà. Lo Champagne lo servivamo non a fiumi ma quasi; avevano un bel ruolo anche i gelati, la birra, le bibite. Lo Champagne andava soprattutto in luglio e agosto. Gli uomini vestivano con molta libertà: una parte era in abito da sera ed in giacca e cravatta, ma la maggior parte calzava pantaloni lunghi, maglietta o camicia”. Altra sorpresa gli orari? “Eravamo aperti anche il pomeriggio, come bar; se c’era il sole non si lavorava, col brutto tempo sì. Proponevamo dei tè danzanti”.
L’Eden Rock si trova in uno dei punti più belli di Gabicce Monte: vista mare emozionante non meno che irracontabile; l’altezza esaltava il paradiso. In quegli anni era gestito da due cattolichini Giorgio Pritelli (scomparso prima del tempo in un incidente nel giugno del ’64 a Rimini) e Renato Antonelli (morto nel ’90). Impiegava una quindicina di persone e ne poteva ospitare circa 300. I mesi forti erano luglio e agosto. C’erano sempre due orchestre (allora la musica era solo dal vivo): Pier Giorgio Farina, Paolo Zavallone, Marino Marini. E si assoldavano i grandi della canzone italiana. La mitica pista ha visto artisti del calibro di Mina (due serate), Johnny Dorelli, Raffaella Carrà, Iva Zanicchi, Ric e Gian, i Giganti, Peter’s Sisters, Fred Buscaglione. Era stato contattato anche Frank Sinatra, ma non si strinse. L’uomo del mazzo di rose alle ugole femminili era Fumelli, uno dei camerieri. Durante la serata di Mina, un tavolo di super-elegantoni in abiti da sera si sfila senza pagare una cifra importante.
Grandi cantanti, tuttavia i clienti non erano meno da copertina. Qualche nome: il re egiziano Faruk, Marzotto, Borsalino, Lacroix (aveva un’auto Pagoda con ali di gabbiano e già col telefono intercontinentale), Martini (liquori), Bosca (sempre vini e liquori), Scapin (importatore di seta con casa a Riccione Abissinia), Bertolli (olio e vini), Vittorio Gassman, Wanda Osiris, Gianni Marzoccchi (Quattroruote e Domus). Industriale tedesco con stazza da guerriero nibelungo, Lacroix era il signore delle mance da 10.000 lire a testa e Champagne Don Perignon. Il tassista “Plano” di Cattolica lo porta a Ravenna per un affare; al ritorno gli regalò una somma importante. I grandi personaggi giungevano a Gabicce Monte anche grazie a Pino Ubalducci, produttore cinematografico e imprenditore del turismo.
Belle donne, champagne e mance, naturalmente. A chi gli chiede della madre di tutte le mance, rammenta il cattolichino: “Una volta un industriale americano seduto ad un tavolo con tre ragazze mozzafiato spese 200.000 lire di Champagne e diede 10.000 lire a testa al personale. Una cifra altissima per i tempi. Credo con un valore ben oltre i 100 euro di oggi”.
I camerieri andavano a percentuale; intascavano il 15 per cento dell’incasso, l’uno però se ne andava per i cosiddetti “vetri rotti”. E il dopo lavoro, che significava tra le tre e le quattro del mattino? Serafino: “Si usciva in gruppo per una pizza. I nostri posti erano l’‘Anacapri’, da “Marino” a Cattolica tra le vie Bovio e Matteotti. Mi piace sottolineare che Giorgio ci portava a Gradara, alla ‘Formica’ e pagava sempre lui”.
Il parcheggiatore Dario, solo con le mance, si portava a casa una stagione sontuosa. Bagni rivestiti da marmi verdi e rosa, la custode, la signora Maria, sempre solo con le mance, si faceva una stagione ricca.
Mondanità e divertimento vanno benissimo, ma nel ’64, per l’esattezza il 20 giugno, attorno alle 19,30, Gabicce come il resto della costa fu colpita da una tempesta d’acqua che distrusse mezzo locale. Con le sedie ed i tavoli raccattati alla Vallugola. Dopo due sere, maniche rimboccate, le danze ripresero a pieno ritmo.

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