Creazione: Dio, come causa intelligente

image_pdfimage_print

L’INTERVENTO

di Lino Selvagno

- Mi sia consentito inserirmi nel dialogo a distanza fra Vanzini e Di Giovanni proposto sulla Piazza su temi non certo da chiacchiere sotto l’ombrellone, per cui c’è da chiedersi se ci sia qualche lettore coraggioso che si voglia prendere la briga di leggerle. Non voglio impegnarmi in una discussione particolareggiata sui vari punti, ma solo fare qualche considerazione qua e là.

Se sia più ragionevole ipotizzare un dio creatore dietro all’universo non fa che spostare il problema a monte alla ricerca di una causa che abbia in sé e non fuori di sé la propria giustificazione. Certo, a me piace più pensare ad una causa intelligente all’origine di tutto (Dio) che non ad una materia/energia priva di consapevolezza di sé e causa di se stessa. La domanda radicale, formulata qualche secolo fa da non ricordo quale filosofo (Leibniz?) è questa: perché c’è qualcosa e non il nulla? E’ una domanda che riguarda anche l’ipotesi dio. Credo che alla fine bisognerà onestamente riconoscere che non ce n’è per nessuno. Nessuna prova logica dell’esistenza di dio, come nessuna prova logica della sua inesistenza.

Quanto alla bellezza e armonia del creato che presupporrebbero l’idea di un dio creatore, che è padre buono e generoso verso i suoi figli, e non di una forza cieca e irrazionale, anche da credente, quale io cerco di essere, non posso certo evitare di chiedermi dove stia questa razionalità e bontà di dio quando uno tsunami o terremoto cancella all’improvviso la vita di bimbi, donne, uomini, come se fossero formiche. Davvero la fede offre risposte a tutte le nostre domande? Come far coesistere l’idea di un dio giusto che governa secondo leggi il cui scopo è favorire la vita, soprattutto quella umana, con l’ingiustizia il dolore la sofferenza che è esperienza di ogni vivente? Questo è un tema antico, che tutte le culture e religioni, inclusa quella ebraica, hanno dovuto affrontare. La Sapienza orientale e biblica ha tentato di dare risposte razionali e logiche al problema addossando all’uomo tutte le responsabilità; il male non poteva certo essere attribuito a dio ma all’uomo che non vive secondo la sua legge. Ma questo semplicistico castello non reggerà alla critica acuta del libro di Giobbe e del Qoelet (anche questi etichettati come parola di dio!). E come non ricordare lo sgomento del credente Pascal di fronte all’improvviso dilatarsi dell’universo in spazi e silenzi infiniti nel momento in cui la rivoluzione copernicana spazza via la centralità di cui fino ad allora aveva goduto il nostro pianeta all’interno di un cosmo che pareva fatto solo per l’uomo? Che ne sarebbe stato dell’uomo che il salmo 8 descrive con tali accenti: “Tu dio l’hai fatto poco meno degli angeli, gli hai dato potere sulle opere delle tue mani, tutto hai posto sotto ai suoi piedi”? All’improvviso veniamo a sapere che la nostra stirpe esiste da pochissimo tempo, che occupa un granello sperduto di un periferico sistema solare all’interno di una galassia sperduta tra miliardi di galassie. Veniamo a sapere che un meteorite può cancellarla per sempre come in passato proprio su questo pianeta è già avvenuto per altre forme di vita.

Le affermazioni di Vanzini circa la chiesa mi lasciano piuttosto perplesso. Davvero il papa è il capo della chiesa? Non è piuttosto Gesù Cristo? Davvero il papa è l’unico portavoce autorizzato della chiesa, l’unico che può parlare per lei? Non credo che la chiesa ortodossa, per non parlare di quella protestante, che sono, piaccia o no, gran parte dell’universo cristiano, sottoscriverebbero questa affermazione. Ma anche in ambito cattolico, una posizione di tal genere, che purtroppo è dominante nella chiesa, riduce le chiese locali e i suoi vescovi a poco più che meri esecutori di quanto viene deciso a Roma. Che ne è del governo collegiale della chiesa attestato sin dagli Atti degli apostoli e riproposto nell’ultimo concilio? La chiesa, dice Vanzini, sa bene dove andare e che cosa fare, perché ha radici profonde e consolidate alle quali deve rimanere ben salda senza correre dietro alle mode o osservazioni di singoli teologi o vescovi in vena di esternazioni e personalismi. Ma che vuol dire? Che tutto è in perfetta continuità dalle origini ad oggi, salvo qualche ritocco di facciata? Che i vari teologi e movimenti religiosi che si sono succeduti nella storia non hanno influenzato anche in maniera decisiva, nel bene e nel male, l’impostazione e i percorsi della cristianità?

Per quanto riguarda il detto di Gesù “Le forze degli inferi non prevarranno” forse è bene leggerlo in parallelo col detto lucano “Quando il figlio dell’uomo tornerà, troverà la fede sulla terra?”. Sono detti che apparentemente si contraddicono: il primo dice della sicura vittoria della chiesa sulle forze avverse, il secondo non sembra sicuro di questo. Ma entrambi i detti vanno letti non in maniera assoluta, ma nel loro contesto: il primo serve a incoraggiare un piccolo gruppo di discepoli chiamato ad annunciare il Vangelo in un modo ostile, il secondo a richiamare un altro gruppo alle proprie responsabilità.

Quanto a Fatima, il richiamo alla scienza non mi sembra davvero il più adeguato. Si dice che ci sono testimoni che attestano che “il sole tremò, compì strani e bruschi movimenti, al di fuori di qualsiasi logica scientifica, il sole danzò, sembrò libero di muoversi e di spingersi, rosso sangue, verso la terra, minacciandola di distruzione…”. Possibile pensare a una rottura delle leggi fisiche senza nessun sconquasso e conseguenza per la terra e per il sistema solare? Le immagini di cui sopra non sembrano molto diverse da quelle che si trovano in certe pagine bibliche (e sicuramente in altri libri religiosi dell’antichità). Si pensi a Giosuè che ottiene da dio di fermare il corso del sole per poter prolungare il giorno e dunque la strage dei nemici (allora si combatteva solo di giorno). Ma si pensi anche alle immagini apocalittiche riportate dai vangeli al momento della morte di Gesù: la terra che si scuote, le rocce che si spezzano, il buio a mezzogiorno su tutta la terra, i sepolcri che si aprono… Per non dimenticare le immagini ben più colorite del libro dell’Apocalisse. Ma appunto di immagini si tratta. E per quanto riguarda le testimonianze, anche gli ufo godono di buona attestazione.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Accadeva nel:

SEGNALA




Privacy*

FACEBOOK

TWITTER

La Piazza della provincia di Rimini. Redazione : Piazza Gramsci, 34 - 47843 Misano Adriatico | p.iva 02540310402 | Direttore Responsabile: Giovanni Cioria
© 2014 Tutti i Diritti Riservati | mappa del sito
Web Marketing Rimini
Condivisioni