Ciclismo, memorial per ricordare Elio Clementi

E’ scomparso prima del tempo, dopo una breve malattia.
Il suo ricordo si è tenuto a Case Badioli di Gabicce Mare l’11 agosto, una ricchissima giornata dedicata al ciclismo giovanile. Dieci le gare disputate in successione e record di adesioni (oltre 460 atleti iscritti) provenienti da ogni parte d’Italia hanno onorato il notevole sforzo organizzativo fatto dal G.C.Gabicce Mare (che si avvalso della collaborazione tecnica del Velo Club Cattolica). Il meeting è stato reso ancora più frizzante grazie al profumo delle cozze cucinate nello stand a bordo strada nella mega pentola da guinness realizzata dalla ditta Sea di Gabicce.
“Siamo pienamente soddisfatti – dice Carlo Messersì, attivissimo presidente del club organizzatore, nonché caro amico di Elio. Oltre alle gare abbiamo curato e puntato molto sull’ospitalità, offrendo a tutti gli intervenuti un maxi rinfresco a base di cozze, pesche nettarine e dolciumi. La risposta degli sportivi presenti è stata eccezionale; possiamo affermare che gli atleti in gara hanno corso con duemila persone presenti a bordo strada: un colpo d’occhio veramente unico e straordinario! Di questo io e il mio staff ne siamo molto orgogliosi. Concludo ringraziando, dal primo all’ultimo, tutti quelli che hanno collaborato per la perfetta riuscita della manifestazione”.
Kermesse chiusa con i fuochi d’artificio, alla fine le ricchissime premiazioni, come sempre, con il sindaco di Gabicce Mare Corrado Curti, l’Assessore allo Sport Vittorio Annibalini e le varie autorità sportive con il Presidente del C.R. Marche Vincenzino Alesiani, Barbara Gamberini vice presidente del CRER, Mario Tittarelli, Alessandro Santoni e Ferruccio Silipigni, rispettivamente presidenti dei C.P. di Pesaro-Urbino, Ancona e Rimini.
Emozionante il momento della consegna del prestigioso Memorial Elio Clementi. Il figlio Luca consegna ai dirigenti della S. C. Sergio dal Fiume il prestigioso riconoscimento che ricorda la figura carismatica del padre.

Le classifiche. G5 F. 1. Anastasia Carbonari
G5 M. 1. Pirro Francesco
G6 F. 1.Verdenelli Veronica
G6 M. 1. Burocchi Giordano
ES.1. 1. Lupini Michele
Donne Es.Allieve. 1. Nanni Giorgia
ES.2. 1. Rocchetti Filippo
Allievi nr. pari. 1. Buono Matteo
Allievi nr. dispari. 1. Marini Cristian Pol.Fiumicinese FAIT
Juniores. 1. Pacioni Luca
Elite Under 23. 1.Castelli Mirko




Bcc, la festa del socio: verso il centenario

BCC G – SOCIO

In questo clima don Raffaele era convinto che a Gradara avrebbe avuto successo una cassa rurale. Caldari: “Quelli attuali, sono tempi caratterizzati da grande progresso, da significative conquiste, ma anche da una pericolosa tensione fra la popolazione, da una progressiva disparità economica, da una costante ingiustizia sociale che accentua le differenze, che tende a ridurre i grandi valori della vita, come la mutualità, la solidarietà, principi essenziali della cooperazione”

– “La festa del socio, assume quest’anno un valore importante e particolarmente significativo per la Bcc di Gradara.
Nata l’otto dicembre del 1910 nella canonica di S. Sofia, è stata legalmente costituita con atto del notaio Tito Livio Zaccarelli il 25 marzo 1911; diventando operativa il 31 maggio dello stesso anno.
Il 2010 ed il 2011, coincidono quindi con la celebrazione del centenario della nascita.
Erano tempi molto difficili, disoccupazione, miseria, ingiustizia sociale, difficoltà per molti a conquistare il diritto di sopravvivere”.
Sono le parole di apertura con le quali il presidente della Banca di Credito Cooperativo di Gradara saluterà i soci che si ritroveranno per la loro festa il 12 settembre, con inizio alle 17. Come sempre saranno in tantissimi i soci-partecipanti; questo va letto non solo come un segno di attaccamento, ma anche come senso di affetto, di appartenenza, di condivisione di valori.
“Quell’otto dicembre – continua il presidente Caldari – era una giornata di freddo e di neve, con la gente chiusa in casa, ed alcuni coraggiosi del paese, riuniti in gran segreto nella canonica di Don Raffaele, per dare la propria adesione e per definire le modalità di costituzione di una Cassa Rurale di prestiti nel Comune di Gradara.
Si stava finalmente maturando un’idea; si stava concretizzando un’azione di profonda rottura con un sistema che non reggeva più, che stentava a garantire le condizioni di una seppur minima sopravvivenza.
Era un atto di ribellione di poche persone, il prete, alcuni notabili, qualche contadino, agricoltori, operai, artigiani, analfabeti, tutti uniti da profondi valori morali e sociali e dall’esigenza di combattere l’usura.
Era il tentativo di rivendicare il proprio diritto, a crescere, a svilupparsi, ad ottenere credito per le proprie attività imprenditoriali”.
“Era soprattutto – rimarca il presidente – una iniziativa nuova, significativa e coraggiosa, per promuovere il benessere morale, intellettuale, e materiale dei soci. Era il tentativo di vivere e di migliorare le condizioni di vita proprie, e della propria famiglia. In quei tempi, il giovane regno d’Italia, era molto povero, ma ricco di fremiti e sussulti.
La cooperazione, nel rifiuto della violenza, era diventata per i cattolici lo strumento ideale di lotta, ed era sorta per aiutare il proletariato originato dalla trasformazione della società agricola in quella industriale.
…Il paese di Gradara, rispettava in piccolo la situazione nazionale, aggravata da una più alta percentuale di Tbc, causata da case umide, miseria, consanguineità. Vi erano solo le tre prime classi elementari, e frequentavano la metà circa, di quelli che ne avevano obbligo.
In quel decennio 1902/1912 “epoca di Giolitti”, vi fu una forte ondata migratoria transoceanica. Il 28/12/1908, il terremoto, distruggendo Messina, aveva causato 70 mila morti allontanando dall’Italia ogni prospettiva di miglioramento.
Proprio nel 1911 il giovane stato italiano tenterà la carta della conquista coloniale, sbarcando in Libia, per dare sfogo alle sue braccia. Miseria, povertà, disoccupazione, analfabetismo, questa era la situazione dell’Italia di quei tempi.
La principale occupazione era l’agricoltura condotta a mezzadria; erano pochi i coltivatori diretti. Il bracciantato e l’artigianato, ruotavano attorno alla terra; erano muratori, falegnami, fabbri, bottai, calzolai, sarti…”.
Ma come affrontare questo momento di crisi economica? “Con il ritorno ai valori veri, ad un nuovo umanesimo – osserva Caldari -. Da una parte, i tempi attuali si caratterizzano per il grande progresso, per le conquiste tecnologiche, ma dall’altra si evidenziano elementi di tensione fra gli individui; si acuisce una progressiva disuguaglianza, una costante ingiustizia sociale che accentua le differenze. Le risposte sono: i grandi valori della vita, come la mutualità e la solidarietà. Tutti principi essenziali della cooperazione.
Al centro di questa crisi, con conseguente perdita di valori sociali e morali, che in un passato non lontano ci hanno distinti da diverse parti, anche molto autorevoli, si torna a parlare dei principi fondamentali della cooperazione, valori essenziali del credito cooperativo”.

Programma

– L’appuntamento con la Festa del Socio della Bcc di Gradara è all’Hostaria del Castello, a Gradara, il pomeriggio del 12 settembre.
17 – Apertura con la Banda musicale di Gradara
17.15- Saluto del presidente Fausto Caldari e presentazione del Bilancio sociale
18.30 – Presentazione cooperative scolastiche
19 – Consegna medaglie di fedeltà ad alcuni soci
19.30 – Rustida di pesce
21 – Musica e ballo

BCC GRADARA – SOCI

Aida, indimenticabile tour de force

– Indimenticabile ed emozionante tour de force per una cinquantina di soci della Bcc di Gradara: un’uscita con lo spirito degli adolescenti. Il nuovo ufficio comunicazione e relazioniesterne dell’istituto di credito, all’interno del progetto “Conosci il territorio”, ha organizzato una toccata e fuga a Verona per l’Aida nel fascino dell’Arena. Eccola la bella giornata del 26 agosto: partenza alle 8 del mattino, passeggiata per Verona e alle 21 concerto lirico in uno dei luoghi più suggestivi del mondo e terza arena romana per dimensione, dopo il Colosseo e Capua. Ritorno alle 4 del mattino del giorno successivo. Uscita organizzata in ogni minimo dettaglio, ad ogni partecipante è stata data una “guida” sintetica di Verona ed una sintesi che accompagnava per mano nella trama dell’opera verdiana.

BCC GRADARA – EVENTI

Baglioni junior, un concerto ‘differente’

– La banca differente è uno dei motti delle Banche di credito cooperativo. Così non poteva che organizzare un concerto differente: la qualità in un luogo unico. Quel luogo unico è la piazza d’armi della Rocca demaniale di Gradara.
La qualità è il protagonista della serata, Giovanni Baglioni. Figlio d’arte (il padre è Claudio Baglioni), il giovane compositore in pochi anni ha conquistato un preciso spazio all’interno del panorama della musica italiana, grazie ad un modo originale di suonare la chitarra acustica, ricorrendo a tecniche come il “tapping”, l’utilizzo di accordature alternative o l’impiego della mano sinistra “over the neck”.
Nei suoi concerti racconta se stesso e la propria storia musicale, fatta di grande passione, impegno, studio e valori positivi, che possono, devono fare la differenza, soprattutto nei confronti dei giovani. La tappa gradarese è stata possibile grazie alla sensibilità e all’impegno della Banca di Credito Cooperativo di Gradara, in collaborazione con il Comune di Gradara. Per una banca al servizio del territorio.

BCCG – CULTURA

Arte: uscite a Faenza, Rimini e San Severino

– Dopo la pausa estiva, altre tre perle di “Conosci il territorio”, percorso d’arte ideato dal nuovo ufficio comunicazione e relazioni esterne. Vuole offrire ai soci l’opportunità di visitare luoghi vicini e proprio perché tali se ne rimanda sempre la visita. Il 16 ottobre uscita pomeridiana a Faenza per visitare il Museo delle ceramiche, il più importante del mondo.
La seconda tappa il 23 ottobre, sempre di pomeriggio, questa volta si visitano due mostre a Rimini, nelle sale di Castel Sismondo: “Caravaggio e gli altri pittori del ‘600” e “Parigi. Gli anni meravigliosi”. Orgogliosi, perché si visita il primo giorno di apertura delle esposizioni (chiude il 27 marzo).
Il piccolo grande giro si chiude il 20 novembre. In programma San Severino Marche e la mostra “Le meraviglie del barocco”, curata da Vittorio Sgarbi.




www.volontarimini.it

– Il sito del Centro di Servizio per il Volontariato cambia “abito”. E si presenta con una prima pagina essenziale, sobria e funzionale accompagnata da tante altre linkabili e alla portata di tutti i livelli di alfabetizzazione web. Almeno questo nella speranza di un po’ tutti noi che operiamo nell’informazione del Csv. Il nuovo sito del Centro di Servizio per il Volontariato della Provincia di Rimini è pronto e mancano solo alcuni, ultimi ritocchi. Azioni inevitabili per completare a pieno il “trasloco” di informazioni, notizie, dati, documenti e altro dal vecchio e obsoleto portale. Il grosso del passaggio è stato già realizzato e lo si può vedere in “www.volontarimini.it” Infatti la modalità di ricerca è la stessa e quindi per tutti i visitatori delle associazioni o del mondo solidale ma in definitiva per tutti i fruitori non cambia nulla per collegarsi.
Il nuovo prodotto informativo del Csv riminese è un sito dinamico sul modello di quelli che affollano sempre più il World Wide Web (le tre w che caratterizzano le parti iniziali degli indirizzi delle pagine di apertura). Nel confronto con i classici siti statici, quelli dinamici semplificano l’aggiornamento e l’organizzazione delle informazioni, consentono di utilizzare istruzioni complesse per arricchire le pagine di contenuti diversi e svincolano il proprietario del sito, per ciò che riguarda la pubblicazione, dalla conoscenza dei linguaggi normalmente utilizzati per la creazione. Il sito si presenta da sinistra e in alto con la scritta del Centro di Servizio mentre al di sopra si trova l’area riservata. Quindi, ci sono cinque tasti fondamentali: home (che riporta dopo o durante ogni visita alla pagina di apertura); chi siamo; servizi (cliccando il tasto si apre a mo’ di tendina presentando progettazione, formazione, supporto logistico, sportello informazioni, comunicazione, consulenze). Quindi la scritta volontariato con le sotto pagine guida associazioni, sportello volontari e promozione; infine il tasto archivi (per foto, testi e altro). Subito sotto questa serie di tasti compare una serie di fotografie dinamiche con tanto di didascalia e, a fianco, un’area video (che, volendo, si può aprire su tutto l’intero schermo) dedicata ai filmati solidali. Nella parte centrale della pagina di apertura ci sono le notizie principali e nel lato destro della home page appare il calendario eventi (cosultabile giorno per giorno con le segnalazioni degli appuntamenti solidali) e la striscia verticale delle notizie: nazionali, locali, infosolidale (appare l’ultimo numero uscito del magazine del Centro), bandi, newsletter e link.
Ritornando a Joomla, si tratta di un Content Management System (Cms) realizzato in Php (tecnicamente, il preprocessore di ipertesti) molto completo e facile da installare e utilizzare. Inserire Joomla è molto semplice e offre una procedura guidata per la configurazione del sito Web. Un punto di forza di questo Cms è il potente pannello di amministrazione, semplice ma ricco di funzioni. Joomla separa in modo netto l’aspetto grafico del Cms dai contenuti e dagli strumenti di amministrazione. I template (termine che indica un documento o un programma dove, come in un foglio semicompilato cartaceo, su una struttura generica o standard, esistono spazi temporaneamente “bianchi” da riempire successivamente) utilizzati per la definizione dell’aspetto grafico del sito. Si possono apportare modifiche anche sostanziali alla posizione dei componenti e ad ogni aspetto estetico senza toccare i contenuti. On-line si trovano moltissimi template gratuiti per personalizzare il Cms anche senza sapere nulla di web design. Per l’aggiunta di funzioni e componenti Joomla non richiede alcun intervento sul codice del programma: si possono caricare elementi di tre tipi diversi direttamente dal pannello di amministrazione. I componenti di Joomla sono piccole applicazioni in grado di arricchire il sito con elementi come forum, sistemi di commercio elettronico e gallerie di immagini. I moduli sono invece script Php che gestiscono la visualizzazione di blocchi di contenuti da posizionare nell’interfaccia, come riquadri di ricerca, calendari, sondaggi e così via. Le indicazioni riportate, per quanto molto tecniche, sono traducibili, rivolgendosi al Csv riminese, in un linguaggio più semplice che permetta di comprendere i vantaggi e le soluzioni offerte da un sito dinamico.

Per informazioni: Volontarimini
tel. 0541 709888 – upandgo@volontarimini.it




Scavi, affiora una lunga storia

STORIA DI CATTOLICA


Area Pritelli: al centro dell’area archeologica, i muri delineano il perimetro di due grandi ambienti, intorno ai quali si collocavano
vasche e piccoli impianti

– A partire dal 2004 Cattolica è stata protagonista di alcuni rilevanti interventi archeologici che ne hanno permesso una lettura molto allungata e allargata sia sul piano diacronico e cronologico, sia dal punto di vista areale: non più solo un piccolissimo nucleo abitato dell’età augustea lungo la via Flaminia, ma una lingua di terra che rappresentò una tappa sostanziale della conquista romana verso quella che diverrà poi l’VIII Regio Aemilia.
Ecco allora venire alla luce, in occasione dei lavori per la Nuova Darsena lungo il portocanale, l’approdo commerciale alla foce del Tavollo, funzionale ad un territorio fertile e precocemente organizzato sul piano agricolo e produttivo, che già in III sec. a.C. richiedeva e fabbricava le anfore che trasportavano il suo vino in esubero.
E ancora: il rinvenimento fortuito di una stele funeraria daunia del VII-VI sec. a.C. in via Indipendenza ha dato avvio nel 2007 ad una serie di controlli archeologici, che hanno portato all’individuazione e alla successiva messa in luce di una piccola necropoli (27 sepolture) della media/tarda età imperiale romana e soprattutto al riconoscimento di un villaggio del bronzo antico appartenente ad una piccola comunità di uomini che, tra il 2000 e il 1700 a.C., per un tempo di cui non conosciamo la durata, ma certamente a lungo e stabilmente, si era insediata in un luogo molto umido e quasi palustre e in prossimità di acque dolci.
Perché fu scelta tale area, come vivevano gli uomini di questa primitiva comunità, cosa mangiavano, cosa allevavano, in che relazioni erano le loro attività con le piste percorse nella preistoria? Per rispondere ad alcune di queste domande si sono appena avviate ricerche sui pollini e sui depositi paleobotanici che, associate alle analisi paleozoologiche e a quelle sugli scarti di litica già in corso, consentiranno una interessante e innovativa ricostruzione degli aspetti climatici, ambientali e paesaggistici, oltre che antropologici e insediativi.
Infine, ma non da ultimo, successivi sondaggi e due distinte campagne di scavo archeologico (la prima nel 2004; l’altra appena conclusa nell’estate 2010) aggiungeranno interessanti informazioni alle conoscenze sull’insediamento che si affacciava lungo l’antica via Flaminia (attuali vie Cattaneo/Pascoli): il futuro è d’obbligo, perché solo lo studio e la puntuale analisi di tutti i dati di scavo consentiranno di fornire delle risposte o almeno di costruire qualche ipotesi attendibile.
Ma anche ora, con i dati tutti da elaborare, i materiali ancora da lavare, restaurare e schedare, planimetrie e sezioni da comporre e analizzare, alcune indicazioni possono essere, con buona approssimazione, fornite. Innanzitutto, gli scavi del 2004 come quelli del 2010 non contraddicono l’antica lettura dei lavori degli anni ’60: la presenza di una mansio, vale a dire di un luogo di sosta in cui gli antichi viaggiatori potevano bere, mangiare, eventualmente dormire e rifocillare gli animali, è probabile e ben si concilia con le caratteristiche delle strutture e soprattutto con il tipo di materiali rinvenuti: prevalenza di vasi per il bere (boccali, bottiglie, bicchieri, anfore, tappi di ogni genere); assenza di tegami alti e di pentole di contro a una percentuale prossima al 100% di padelle e di testi per focacce; elevato numero di pitali, catini, bracieri adatti agli avventori che sostavano durante la notte; mancanza quasi assoluta di vetri, di ceramica da mensa, di vassoi e di piatti con alto valore ornamentale e decorativo.
Roba da osteria, insomma, non certo da domus di prestigio, come invece si era registrato nell’altro “antico” scavo di Cattolica, quello di Casa Filippini, riconducibile con buona probabilità ad una domus di discreto pregio, estetico ed economico.
Ma già le strutture in vista nell’area archeologica della ex Piazza del Mercato Ortofrutticolo, sebbene di difficile lettura, avevano posto alcuni interrogativi: innanzitutto, il sospetto che un piccolo vicolo o un disimpegno esterno dividesse due distinte strutture costruttive, dilatando così l’area occupata; la presenza diffusa di canalette per l’acqua, inoltre, e il consistente numero di vasche erano certamente compatibili con una struttura ricettiva per gli uomini e per gli animali, ma appariva tuttavia comunque rilevante.
A ciò si aggiunga che, nel caso si confermi l’ipotesi di un passaggio che divideva due proprietà, canaline e vasche sarebbero state in entrambi gli edifici: e davvero risultava improbabile ed anzi inverosimile l’ipotesi di due mansiones. Lo svuotamento nel 1996 del pozzo ubicato all’interno dell’area archeologica, poi, aveva evidenziato che l’area non era mai stata del tutto abbandonata e che probabili forme stanziali, seppure precarie, erano ipotizzabili anche per la tarda antichità e forse per l’alto medioevo: ma le indagini archeologiche degli anni ’60 non avevano potuto chiarire questi interrogativi.
La costruzione del palazzo tra via XXIV maggio e via Carlo Marx, per convenzione da noi definito “area Pritelli”, ha permesso di precisare le domande da porsi e, una volta completato lo studio, consentirà di rispondere almeno in parte ad alcuni di questi quesiti.
Allo stato attuale dei lavori si può dire:
– l’area occupata in antico era molto più vasta di quanto si sospettasse e interessava tutto l’isolato tra la Piazza del Mercato Coperto e gli edifici oltre via XXIV Maggio, che era certamente attraversata dalle strutture;
– le tre fasi costruttive di età romana, di cui la più antica protoaugustea (fine I sec. a.C.) sono a loro volta ben riconoscibili anche negli scavi 2010: le murature, in parte a secco, in parte con la malta fra i laterizi, in parte forse addirittura in pisè, vale a dire con alzato in argilla cruda, si tagliano, si accostano o si obliterano a modificare di volta in volta planimetrie o forme d’uso dei singoli vani;
– caratterizzazione prevalente di tutto il settore lungo il lato a mare della Flaminia era la sua valenza utilitaristica e produttiva, senza per questo escludere anche parziali occupazioni di tipo residenziale. Nell’area, cioè, era quasi certamente una serie di piccole officine la cui attività si concentrava forse sulla lavorazione di metalli (abbondanti le scorie di ferro), ceramica (rinvenuta una importantissima matrice per la fabbricazione di vasi decorati a rilievo), ed era forse presente anche una tintoria;
– l’antico sito lungo la Flaminia era presumibilmente ben distinto in due parti dal punto di vista architettonico e funzionale: a monte della strada, le domus (Casa Filippini, resti rilevati in via Mazzini); a mare, attività artigianali differenziate, al servizio di una comunità sparsa sul territorio e con esigenze già sufficientemente articolate e complesse;
– lo scavo 2010 ha inoltre confermato la fitta presenza di canalette e di vasche, perfettamente giustificabili con tante e differenti attività artigianali, e tuttavia il frequente utilizzo di colli di anfore e di tubuli in terracotta nella tessitura delle fondazioni murarie sembra indicare la necessità di drenaggi la cui ragione potrebbe essere da ricercare anche nella geologia del suolo e nelle caratteristiche altimetriche e sedimentologiche del terreno;
– il sito non fu mai abbandonato; strutture precarie in legno di cui si colgono esili tracce dovettero costituire gli edifici per la residenza come quelli per le attività domestiche e produttive in età tardoantica. Ma l’area occupata di certo si ridusse, come confermano le sporadiche sepolture “alla cappuccina”, che in un caso avevano sfondato un muro e occupato i margini di una antica vasca.
Molti ancora restano gli interrogativi da porsi; lo studio e la analisi dei reperti e dei dati di scavo potranno dissiparne una parte; solo tuttavia l’approfondimento dello scavo delle strutture di via XXIV Maggio, che in questa fase non è stato completato, consentiranno forse di rispondere adeguatamente.
Tutti gli scavi sono stati diretti dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia Romagna in collaborazione con il Museo della Regina di Cattolica e sono stati eseguiti dalla Società Tecne di Riccione.

di Maria Luisa Stoppioni
Direttrice del Museo
della Regina di Cattolica


Scavo Nuova Darsena interna: Dolio per la conservazione di derrate alimentari. Prodotto in una fornace presumibilmente ubicata nei pressi

MUSEO DELLA REGINA

Per chi volesse saperne di più

– Scavo Nuova Darsena: i reperti restaurati e parte dei pannelli della mostra sono oggi esposti permanentemente in Museo.
– Scavo VGS: si sta progettando una mostra per l’inverno 2012/2013; intanto, qualche informazione la si potrà avere in occasione della Settimana Italiana della Preistoria: il 4 novembre, presso il Museo della Regina, Monica Miari terrà una conferenza alle ore 16,30, dal titolo: Il villaggio del Bronzo antico dagli scavi VGS di Cattolica.
– Domenica 7 novembre, alle ore 17,00 nell’ambito dell’iniziativa Musei Aperti… a cani e porci, Elena Maini racconterà L’economia “bestiale” dell’Età del Bronzo. Indagini sull’allevamento del villaggio di Cattolica.
– Scavo Area Pritelli 2010: sabato 25 e domenica 26 settembre 2010, in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio, presso il Museo della Regina verranno esposti i materiali più significativi emersi durante quest’ultima campagna di scavo, insieme con planimetrie e foto dello scavo; dalle 15,30 alle 19,00 un archeologo sarà a disposizione del pubblico per rispondere alle curiosità e alle domande che i visitatori vorranno rivolgere.


Anfora per vino di tipo greco-italico prodotta a Cattolica in III sec. a. C.: dagli scavi presso la Nuova Darsena interna




Berlusconi-Fini, che tipo di scontro è?

– La stampa berlusconiana, mentre bombarda il presidente della Camera su una questione di soldi privati della scombinata gestione dei beni di An (nulla a che vedere con lo scandalo Scajola!), sta anche cercando di derubricare il significato del conflitto tra Fini e Berlusconi: si sarebbe trattato semplicemente di uno scontro caratteriale, dovuto all’invidia di Fini per il successo del Cavaliere.
La verità è ben diversa. Già nell’ottobre scorso, sulla “Piazza”, avevo previsto l’inevitabilità della rottura tra i due. Scrivevo: «Fini ogni volta, d’intesa con il presidente della Repubblica Napolitano, ha preso le distanze dal nessun rispetto di Berlusconi per le prerogative e i diritti del Parlamento»; e prevedevo per l’autunno 2009 il divorzio. Non ho sbagliato di molto.
La riflessione storica sulle leggi razziali di Mussolini, sulla Shoah attuata dall’alleato del duce e sul fascismo, aveva spinto il neofascista Fini a capovolgere il suo giudizio sul regime fascista e a riconoscere all’antifascismo il merito di avere contribuito a riportare la libertà in Italia.
Conclusione inevitabile di una tale revisione della storia italiana fu, da parte di Fini, l’ adozione del modello liberale europeo e nordamericano, sia pure in chiave conservatrice di centrodestra: proprio la concezione alla quale aveva promesso di ispirarsi il Berlusconi del 1994. Ma poi il Cavaliere ha mandato a farsi benedire il liberalismo, ed ha rivelato il suo vero volto padronale.
Fini ha sopportato a lungo, ma a un certo punto non ne ha potuto più. Si sono così trovate l’una dinanzi all’altra due concezioni opposte del Pdl: da una parte quella democratica di Fini (iscrizioni, congressi, libero dibattito, formazione di maggioranze e minoranze); dall’altra quella padronale-aziendale di Berlusconi (niente congressi e potere assoluto del capo). Nell’Ottocento si sarebbe detto: monarchia costituzionale contro monarchia assoluta. L’ultima proposta di Fini è stata quella, affidata al “Foglio” di Ferrara, di dimenticare il passato per ottenere la trasformazione del Pdl in un vero e proprio partito. E’ stata rifiutata sdegnosamente da Berlusconi, per cui oggi Fini e la sua formazione “Futuro e Libertà”, pur restando nel centrodestra, appoggeranno soltanto le parti del programma sottoscritte nell’aprile 2008 dinanzi agli elettori, riservandosi di respingere qualsiasi novità incompatibile con i loro principi di legalità e democrazia.
Il 30 luglio 2010 il settimanale economico londinese “The Economist” ha sferrato un duro attacco contro la politica estera di Berlusconi. Il premier italiano vi viene accusato di predilezione per i dittatori extra-europei Putin e Gheddafi, di avere votato contro l’unanime condanna dell’Europa dell’aggressione russa alla Georgia, di ricordarsi dell’Europa solo per giustificare la “manovra” e i tagli di Tremonti. Anche nella politica estera ben diversa è la posizione di Fini. Il divorzio era inevitabile, anche sotto questo profilo.
Come se tutto ciò non bastasse, il settimanale “Famiglia cristiana”, distribuito all’uscita dalle messe domenicali, ha pubblicato un editoriale del direttore don Antonio Sciortino tutto contro Berlusconi. Vi si legge che «è stato superato il limite della decenza»; «la Chiesa non può ignorare l’emergenza morale di fronte allo scandalo escort»: la donna come «merce» di cui «si potrebbe averne quantitativi gratis. […] Che esempio si dà alle giovani generazioni?». «La concezione padronale dello Stato ha ridotto i politici e i ministri a servitori», ha scritto “Famiglia cristiana”. Ed ha aggiunto che sbaglia chi pensa «di barattare la morale con promesse di leggi favorevoli alla Chiesa: il classico piatto di lenticchie da respingere al mittente».
Berlusconi avrebbe voluto elezioni anticipate, poi si è reso conto che quelle le può decidere non lui, ma solo il capo dello Stato, e quindi ha deciso di preparare per settembre un trabocchetto per Fini: quattro nuovi punti programmatici su fisco, federalismo, giustizia e Mezzogiorno, ai quali La Russa ha aggiunto la sicurezza contro gli immigrati clandestini. Se Fini li accetterà, il governo andrà avanti. Se invece vi saranno resistenze da parte di “Futuro e libertà”, la strada delle elezioni diventerà più facilmente percorribile.
Ma oggi come oggi (agosto 2010) è impossibile prevedere ciò che accadrà. Una cosa è però certa: coinvolto nei continui scandali affaristici della “cricca” dei suoi uomini di governo, e per di più contrastato dalla destra liberale di Gianfranco Fini, oggi il Sultano è più debole di quanto sia mai stato. Al centrosinistra il compito di superare le sue eterne divisioni interne e di organizzare le primarie per scegliere il suo candidato. Berlusconi può cadere da un momento all’altro. Meno male che Gianfranco c’è.

*Libero docente
dell’Università di Roma




Amarcord di Dorigo Vanzolini




Montevici, una bella serata

E’ stato il caso della serata di vigilia del Ferragosto. Nell’ambiente inventato per la bisogna gastronomica e con tanta fantasia adattato per un concerto lirico, abbiamo apprezzato l’esibizione di quattro carissimi rappresentanti della musica e del canto.
Il nostro baritono cattolichino Daniele Girometti cui fa riferimento l’orgoglio paesano degli appassionati del “bel canto” con il maestro Paolo Gobbi di Bellaria, il tenore Ermanno Giovannini di Cesena ed il soprano Silvia Tiraferri di Misano, hanno allietato il dopocena con romanze d’opera lirica e canzoni di alto livello musicale.
La voce possente del tenore nelle sue esibizioni, l’altissimo timbro del soprano nella verdiana Traviata ed un valido accompagnamento del Maestro, anche se, su di una modesta tastiera, hanno fatto da splendido complemento e cornice alla figura del Rigoletto (che è il più bel regalo che Verdi abbia fatto al baritono), mirabilmente interpretato con tanta passione da Daniele che è riuscito a zittire, in un religioso silenzio, anche quelli che, tra noi soci, meno inclini a questo genere musicale, durante i brani precedenti, si attardavano a chiacchierare. Tutti bravi, veramente, un meritato plauso ed encomio.

Silvio Di Giovanni




Monica Cecchini e la voglia di vivere

PERCORSI ARTISTICI

di Patrizia Mascarucci

– Il 19 giugno scorso è stata inaugurata la mostra “Dipinti”, presso il Palazzo del Turismo a Cattolica, è la terza per Monica Cecchini, artista dalla cifra stilistica tutta al femminile: linee sinuose, interni luminosi, tendaggi e mobili avvolgenti, paesaggi e sfondi fantastici – quelli delle fiabe o di quei sogni mattutini che ci accompagnano ad un risveglio delizioso, che ci accarezzano e rassicurano annunciandoci una buona giornata.
Colori e gesti che descrivono più che una felicità contenuta, la ricerca di una serenità coltivata: quella dimensione reale e realistica che tutti possiamo vivere se solo volessimo impegnarvi una briciolina del nostro tempo.
Mari che brillano, paesaggi che incantano, amici e parenti che si mostrano nella contezza del loro intimo divertissement ad essere ritratti da Monica, felici di essere stati scelti come soggetto del quadro. Intrecci di sentore giapponese, intrecci di foglie, di rami e fiori che si stagliano sul cielo azzurro, vassoi di frutta colorata che invitano a dissetarsene, poltrone e chaises longues che promettono comode pose e sicuro benessere.
Una pittura al femminile: frase scontata? Non per Monica.
Monica ci descrive giornate e momenti della vita quotidiana, che si svolgano al mare, in un giardino settecentesco, o nella casa dei suoi genitori, rappresentano fotogrammi contemporanei: Monica ci descrive il nostro tempo, come solo la pittura del passato faceva.
Una citazione del passato dunque, che diventa un’innovazione artistica, nei suoi quadri troviamo Sofia che manda sms col telefonino, abiti casual, mise alla moda, cappelli, stivali, pantaloni a vita bassa, band che suonano alle inaugurazioni di mostre o nelle feste ma che potrebbero farlo anche in strada, chiome disordinate, tutto com’è nel nostro tempo e come solo una donna sa vedere e quindi descrivere.
Quello che piace dei dipinti del passato sono i volti, le acconciature, gli abiti, le ambientazioni, la descrizione di giardini, degli interni delle case, dei momenti trascorsi in compagnia di amici nei pomeriggi primaverili o nelle soleggiate giornate estive, in campagna o al mare, sui boulevard o nei mercati e queste atmosfere Monica ci descrive.
Testimonianze di vita quotidiana, “click ferma tempo”, scatti fotografici sul “come eravamo”, sul come siamo.
Il tutto ammannito da una sensualità languida ma anche passionale, felina, dalla calcolata e accarezzata pigrizia della nostra, che ci mostra il suo sentire intimo senza remore, anzi, felice di mostrarsi com’è: a volte sgrammaticata, certamente sicura di sé, innamorata della vita, della serenità.
Non che non voglia essere felice, ma sa che la felicità è un’intuizione, non si può fermare la felicità, corre subito verso altre mete, è una conquista momentanea, invece la serenità, se coltivata, rimane a lungo nel cuore e si riversa facilmente attorno a sé. La facilità al riso, al canto, al mimo e alle gag fanno di Monica una femmina tutta da scoprire…
Le sgrammaticature dei dipinti di Monica descrivono la sua envie de vivre, voglia di vivere, quell’urgenza di mostrare tutto, nella certezza che tanto il suo pubblico comprerà i quadri migliori… le insicurezze, gli errori, fanno parte della vita, perché nasconderli? ed hanno il pregio di mostrare come evolve il segno morbido e spontaneo, direttamente calato sulle tele, senza prove o ripensamenti.
Tutto questo prima o poi sfocerà nell´indagine ermeneutica, propria della filosofia, del resto l´indagine conoscitiva è già annunciata negli ultimi soggetti in cui si gode visibilmente una evoluzione compositiva.
Sarebbe una interessante sintesi, tra filosofia ed arte, di solito la filosofia si coniuga con la matematica e la musica… la sua formazione filosofica le è già servita per controllare la navigazione a vista della studentessa che negli anni bolognesi viaggiava armata di libri riposti nelle tasche, anziché di una pistola virtuale riposta nella fondina di cui si avrebbe bisogno per farsi strada negli anni in cui si valica la soglia del mondo degli adulti, sempre pronti a soffocare gli adolescenti con legacci o mortificazioni varie anziché accompagnarli e confortarli o – come nel caso di Monica – per non farsi soverchiare da un padre “ingombrante” (il pittore e poeta Vincenzo Cecchini, n.d.r.), carico di personalità esorbitante e famelico di esercitare il proprio libero pensiero.
Monica Cecchini (Cattolica 1958), laureata in Filosofia presso l’Università degli studi di Bologna, è insegnante di sostegno presso l’Istituto Professionale De Gasperi, Morciano.
Mostre: “Ritratti”, Sala “Ex acquedotto”, Gabicce Mare, 10-25 novembre 2007. “Olio su tela”, Biblioteca Comunale G. Mariotti, Morciano, 14 dicembre 2008 – 8 gennaio 2009. “Dipinti”, Palazzo del Turismo, Cattolica, 19-27 giugno 2010.




Le tre “P” di Gesù: parola, protesta, progetto

LA RIFLESSIONE

– Il potere è una droga. Non è vero che logora solo chi non ce l’ha. Chi lo esercita, ne vuole sempre di più, e lo chiede, lo esige in nome di un più proficuo servizio al popolo. In nome, per conto, e nell’interesse altrui. Ma, alla fine, l’interesse tutelato è, spesso, solo il proprio. Facciamo fatica a tenere a bada la sete di potere, quel virus indiavolato che ci abita e che crea guai alla società. E anche alla chiesa. Forte è stata l’eco suscitata dalle parole di Benedetto XVI in occasione dell’ordinazione sacerdotale di 14 diaconi il 20 giugno: «Chi aspira al sacerdozio per un accrescimento del proprio prestigio personale e del proprio potere ha frainteso alla radice il senso di questo ministero».
Parole scontate, vista l’occasione in cui sono state pronunciate. Ma è stato difficile non collegarle ad alcune critiche mosse alla chiesa e al Vaticano in quei giorni, funestati da accuse ad alti prelati di appartenere a cricche predone.
La parola “potere” era stata tirata in ballo anche da Timothy Radcliffe, già maestro generale dei domenicani, parlando al clero della dicesi di Dublino lo scorso dicembre. L’aveva addirittura messa al centro dell’odierna «tremenda crisi della chiesa»: «È molto più che la crisi delle violenze sessuali perpetrate su dei minori da parte di alcuni sacerdoti e religiosi.
È la crisi di tutta la concezione del sacerdozio e della vita religiosa (…) È profondamente legata al potere e al modo in cui il potere funziona nella chiesa a tutti i livelli: dal Vaticano al sacrestano della parrocchia».
Anche Gesù Cristo ha affrontato la tentazione del potere. Davanti al compito di annunziare e instaurare il Regno di Dio sulla terra, ha dovuto scegliere tra due logiche: quella del Padre, che lo voleva servo debole e povero, e quella di Satana, che gli suggeriva tre pietre efficaci per portare a termine la sua missione: pane, prodigio e potere.
Grande teologo, Satana! Le tre “P” da lui avanzate hanno un fondamento nelle Scritture: si credeva che il Messia atteso le avrebbe usate tutte e tre, e in grande stile. Del resto, se il mondo soffre la fame, perché non lo sfami, se questo è in tuo potere? Se vuoi che la gente ti ascolti e ti segua, opera prodigi: avrai tutti ai tuoi piedi. E se puoi avere tutto il potere del mondo nelle tue mani, perché non accoglierlo con gratitudine, visto che, in quanto Figlio di Dio, dovresti essere del tutto esente dal rischio di abusarne? Diciamocelo chiaro: molti missionari impegnati nel sud del mondo fanno spesso ricorso a queste pietre. E sembrerebbe che anche Propaganda Fide non le disdegni. Funzionano, convincono, danno risultati… e anche un briciolo di gloria.
Ma a quelle di Satana, Cristo oppone altre “P”: parola, protesta, progetto. Queste le pietre che egli userà per edificare il Regno. E per un solo motivo: anche se sembrano poco efficaci, sono quelle che il Padre vuole che usi. Invece di moltiplicare pani e pesci, annuncerà la Parola: «Giustizia e pace si baceranno»; nel mondo non c’è bisogno di donare il pane agli affamati se c’è più giustizia, perché, in quel caso, i poveri saprebbero procurarselo da soli e condividerlo: «Date loro da mangiare voi stessi». Alla pietra del prodigio Cristo oppone quella della protesta: «Vattene, Satana!… Guai a voi, scribi e farisei ipocriti! ». E invece del prodigio, opterà per un progetto: piccolo, umile, quasi insignificante, condiviso da 12 amici, che non dovranno contare sul denaro, convinti che «l’avidità del denaro è la radice di tutti i mali» (1 Tm 6,10). Pietre difficili quelle scelte da Cristo. Anche rischiose: lo porteranno al fallimento della croce. Ma sono le uniche che ha scelto e proposto ai suoi. Benedetto XVI ai novelli preti: «Chi vuole soprattutto realizzare una propria ambizione, raggiungere un proprio successo, sarà sempre schiavo di sé stesso e dell’opinione pubblica. Per essere considerato, dovrà adulare; dovrà dire quello che piace alla gente; dovrà adattarsi al mutare delle mode e delle opinioni. Così, si priverà del rapporto vitale con la verità, riducendosi a condannare domani quel che avrà lodato oggi». Serve una chiesa umile e orgogliosa della sua umiltà. Un’umiltà che sa sfidare apertamente strutture, tradizioni e stili di vita che rischiano d’innalzare e insuperbire, dai titoli magniloquenti alle vesti sontuose. Con le tre “P” di Cristo, tutto cambia. Perfino il bisogno di cibo, di denaro, di gloria e di potere. Il cristiano deve essere assetato solo di reciprocità.

Nigrizia (luglio-agosto)

Fatima, doverosa e opportuna precisazione

– Lino Selvagno intervenendo nel dialogo a distanza fra il sottoscritto e Silvio Di Giovanni definisce il fenomeno (miracolo) noto come “il sole che trema e che balla” avvenuto a Fatima il 13 ottobre 1917, da me citato come fatto realmente accaduto e documentato: “…delle immagini non molto diverse da quelle che si trovano in certe pagine bibliche (e sicuramente in altri libri religiosi dell’antichità). E aggiunge:‘Per quanto riguarda le testimonianze anche gli ufo godono di buona reputazione’.
Mi sembrano due paralleli che non reggono e che sono totalmente fuori tema.
Infatti, quando parliamo di ciò che è successo a Fatima non parliamo né di “immagini”, non meglio precisate, né di avvistamenti, più o meno individuali, di oggetti strani (ufo).
Parliamo di un fatto avvenuto solo circa 90 anni fa, quando già da molto tempo esistevano stampa e giornali.
Le testimonianze pubbliche (giornali) e private (lettere), di cui si conservano le copie, sono state riportate a caratteri cubitali dalla stampa del tempo, e nessuno ne ha mai contestato la veridicità.
I testimoni oculari hanno avuto tutto il tempo necessario per smentire eventuali descrizioni fantasiose del fenomeno, ma non lo hanno fatto perché il fenomeno era realmente avvenuto ed era stato visto da decine di migliaia di persone.
Persone accorse in quel luogo, non per caso, ma appositamente convocate per assistere a qualcosa di eccezionale. E quel qualcosa di eccezionale è realmente accaduto.
Caro Selvagno, queste non sono né “immagini” né ufo, sono fatti realmente accaduti che la Chiesa chiama miracolo e la scienza non sa come spiegare.

Gianfranco Vanzini




Testamento biologico, anch’io da cattolico

– Ho letto l’intervento sul vostro giornale fatto dall’assessore Mancini a proposito dell’istituzione a Cattolica del registro del testamento biologico e di quella che il titolo descrive come la “posizione dei cattolici” (non ho avuto modo di leggere l’intervento di Piergiorgio Morosini).
Da “credente” emergono delle domande e delle considerazioni sull’articolo in oggetto che vorrei proporre.
Secondo Mancini “la questione si complica nella diversa valutazione assegnata alle pratiche di idratazione e di alimentazione forzata “(chissà perché poi forzata!). Per la Chiesa la questione non è affatto “complicata” infatti su questo aspetto “inefficacia di dichiarazioni nel testamento biologico che si riferiscano a trattamenti di sostegno vitale (idratazione e alimentazione)” si è pronunciata già molto chiaramente (vedi Cardinal Bagnasco Presidente della CEI – Prolusione Consiglio CEI del settembre 2008). Se per Mancini è complicata la questione è un problema suo, non certo della Chiesa che si è chiaramente espressa affermando che idratazione ed alimentazione non rientrano tra i diritti che il testamento biologico può negare. Ma un cattolico con chi (o con cosa) deve confrontarsi se non con i pronunciamenti della Chiesa? La coscienza del credente vive di un paragone con i documenti ufficiali della Chiesa. Uno poi fa quello che gli pare, ma non può esserci un criterio diverso. L’orientamento la Chiesa lo ha già dato; a Mancini questo interessa o no?
Ancora Mancini: “all’interno della Chiesa le posizioni dei credenti sono variegate”…”a tal punto da rendere interessante leggere dentro la coscienza dei credenti per coglierne le sensibilità spesso diverse”. Io posso dire che, nella mia esperienza, solo verificando una ipotesi che mi viene proposta capisco se essa è vera o meno. E un credente da quale ipotesi deve partire per verificare che “per lui” è vera se non dai giudizi espressi dal Magistero della Chiesa?
Le due opzioni davanti alle quali si troverebbe il credente vengono presentate o come autodeterminazione limitata o passiva (la prima) o come autodeterminazione attiva e che usa la ragione (la seconda). E’ chiaro che messa così chiunque ritiene vera la seconda, mentre la prima è chiaramente oscurantista nel senso che la si vede solo come obbedienza cieca senza uso della ragione. Da S.Agostino in poi la Chiesa ha sempre diviso la libertà in Libertas minor (c’è il libero arbitrio, il credente sceglie) e Libertas maior (cioè la libertà che corrisponde all’essere se stessi per il raggiungimento della piena realizzazione di sé). Se io voglio avvelenarmi posso farlo (libero arbitrio), ma questo certamente non corrisponde a ciò che è il mio bene (realizzazione di me). Con la Rivoluzione francese è scomparso il significato vero della parola libertà ed è rimasto solo il significato di libero arbitrio (e questo vale ancora oggi, anzi..).
L’esito di questo processo è il relativismo cioè lo svuotamento della verità. Se la libertà è puro libero arbitrio la mia opinione ha lo stesso valore della tua, di quell’altro e via andando; ma se tutte le verità hanno pari dignità qual’è la verità? Se tutti abbiamo ragione la verità non c’è e quindi anche il Magistero della Chiesa è visto solo come il residuo anacronistico e illiberale della pretesa di definire la verità sull’uomo. La cosa ridicola è che questa libertà così accomodante con tutti diventa intollerante nel momento in cui la si mette in discussione. Il credente ha la possibilità di aderire o meno alla verità proposta dalla Chiesa, ma non può dire quale è la verità di Dio (per Mancini mi sembra che il concetto di laicità sia definire cosa Dio – cioè il Magistero – debba dire).
Anche i 10 Comandamenti possono essere sentiti o come divieti a cui adeguarsi senza che io sia messo in gioco oppure come l’ipotesi che mi viene data affinchè, seguendoli e verificandoli, io sento che corrispondono a quello che io desidero, cioè io sono più me stesso. Senza questa esperienza, che per essere vera per me deve essere libera cioè ragionevole, i Comandamenti non hanno significato perché sono solo degli obblighi che, neanche il credente, ha desiderio di seguire e quindi diventano solo moralismo(mi viene detto di non fare certe cose, ma nessuno mi dice “perché” non devo fare certe cose).
Nelle ultime righe,inoltre, Mancini dice “resto fiduciosamente in attesa dal Magistero di nuove analisi e nuove sintesi che affrontino e risolvano la congerie di problemi(e qui scomoda la Gaudium et Spes)”. Lui può rimanere anche in attesa, ma forse sarebbe il caso che si accorgesse che il Magistero della Chiesa ha già parlato, e anche molto chiaramente.

di Ivano Tenti