Ottocento Festival, i colori del secolo dei lumi. Omaggio a Parigi

- Sei notti per sognare e vivere la Parigi dell’800: entra all’Opéra, passeggia per Champs Elysées, incontra gli artisti di Montmartre e Montparnasse, godi dello sfrenato can can del Moulin Rouge, confonditi negli oscuri vicoli di Pigalle. Tutto questo e molto altro ancora è 800 Festival: da tempo entrato nel novero degli eventi più qualificati della Provincia di Rimini.
Dal 5 al 10 agosto si torna di nuovo indietro nel tempo. Come sempre il Festival trasformerà il borgo di Saludecio in un grande e unico palcoscenico a cielo aperto su cui andrà in scena il XIX secolo. Anche quest’anno il file rouge della manifestazione sarà legato alla capitale francese, che grande splendore visse durante quegli anni: infatti il titolo dell’edizione 2010 è “Bienvenue à Paris!”. Questo per confermare e ampliare il progetto pluriennale che prevede di dedicare l’evento ogni anno ad una diversa capitale europea.
La manifestazione presenta nuovi spunti culturali e di intrattenimento. Tante dunque le novità.
Nuovo l’allestimento del borgo, che si trasformerà letteralmente nella Parigi del XIX secolo riproponendo, nei diversi scorci suggestivi del centro storico, i quartieri simbolo della capitale europea. Fino a tarda notte, con la Tour Eiffel sullo sfondo, si potrà entrare, tra uno sfavillio di luci, all’Opéra, passeggiare per i Champs Elysées, incontrare gli artisti di Montmartre e Montparnasse, godere dello sfrenato can can del Moulin Rouge e confondersi negli oscuri vicoli di Pigalle…
L’Ottocento parigino sarà dunque riproposto sia nelle forme della tradizione colta e borghese, sia nelle espressioni più popolari e spontanee. Il “Cartellone 800” offrirà musica, prosa, danza, teatro di figura e artisti di strada. Saranno allestite mostre ed esposizioni, si potranno degustare – fra ristoranti, caffè e bistrot – le delizie “dell’Ottocento” e aggirarsi tra i banchi del tradizionale mercatino delle pulci.
Ma non finisce qui. Saludecio propone ai suoi visitatori anche due momenti espositivi “permanenti”, sempre legati all’800. Da una parte infatti si potrà visitare la mostra “Garibaldi, un mito da riscoprire – La collezione Ottaviani”, una esposizione iconografica e documentaria che raccoglie cimeli originali di ogni genere legati all’Eroe dei due mondi; dall’altra si potranno ammirare i Murales del borgo, le invenzioni dell’800, 50 opere dipinte sui muri del paese: un policromo e particolare percorso artistico en plain air fra vicoli e piazzette alla scoperta delle invenzioni del XIX secolo. Il tutto realizzato grazie agli artisti di “Genius Loci – Ar.Per.C.” diretti da Marisa Russo.
Da segnalare una novità anche per quel che riguarda l’ingresso. Il biglietto intero, come lo scorso anno, ha un costo di 7 euro, ma i ragazzi fino a 12 anni d’età entrano gratis. Inoltre si avrà diritto a uno sconto di 2 euro se si entrerà al Festival nei giorni di giovedì 5 e venerdì 6, si riceverà un buono sconto di 2 euro spendibile dal 7 al 10 agosto (escluso omaggi e residenti). Il parcheggio è gratuito.
800 Festival è organizzato dal Comune di Saludecio con il patrocinio e il contributo della Provincia di Rimini.

Per informazioni:
Tel. 0541/869731
Fax. 0541/869732

Arte, i gioielli da visitare

Il borgo è il magico palcoscenico di spettacoli di strada. Rappresentazioni teatrali. Mercatino. Attrazioni. Musica. Esposizioni.
Mostre. Curiosità. Organizza il Comune di Saludecio

- Un borgo a forma di fuso sul crinale della collina racchiuso tra due porte: Marina e Montanara. L’impianto urbanistico, sviluppatosi attorno alla centrale via Roma, è rinascimentale con vive tracce medievali. Da via Roma partono una serie di vicoli e strade che arrivano fino alla cinta muraria. Dal mare verso monte, su via Roma, si trovano i gioielli d’arte della cittadina. Oltre Porta Marina, la chiesa di San Biagio (santuario del Beato Amato Ronconi). L’interno, stuccato da Antonio Trentanove, conserva dipinti di valore assoluto: “Processione del Santissimo Sacramento, San Sisto in estasi” del Cagnacci, “Madonna della Misericordia, Martirio di San Giovanni Battista” di Claudio Ridolfi, “Il martirio di San Biagio” di Atanasio Favini.
Proseguendo per via Roma: edifici in cotto con bei portali. Al numero civico 41, Palazzo Albini con un raffinato cortile interno. Davanti la Torre Comunale. Poco oltre la chiesa di San Girolamo del 1600.




Creazione: Dio, come causa intelligente

L’INTERVENTO

di Lino Selvagno

- Mi sia consentito inserirmi nel dialogo a distanza fra Vanzini e Di Giovanni proposto sulla Piazza su temi non certo da chiacchiere sotto l’ombrellone, per cui c’è da chiedersi se ci sia qualche lettore coraggioso che si voglia prendere la briga di leggerle. Non voglio impegnarmi in una discussione particolareggiata sui vari punti, ma solo fare qualche considerazione qua e là.

Se sia più ragionevole ipotizzare un dio creatore dietro all’universo non fa che spostare il problema a monte alla ricerca di una causa che abbia in sé e non fuori di sé la propria giustificazione. Certo, a me piace più pensare ad una causa intelligente all’origine di tutto (Dio) che non ad una materia/energia priva di consapevolezza di sé e causa di se stessa. La domanda radicale, formulata qualche secolo fa da non ricordo quale filosofo (Leibniz?) è questa: perché c’è qualcosa e non il nulla? E’ una domanda che riguarda anche l’ipotesi dio. Credo che alla fine bisognerà onestamente riconoscere che non ce n’è per nessuno. Nessuna prova logica dell’esistenza di dio, come nessuna prova logica della sua inesistenza.

Quanto alla bellezza e armonia del creato che presupporrebbero l’idea di un dio creatore, che è padre buono e generoso verso i suoi figli, e non di una forza cieca e irrazionale, anche da credente, quale io cerco di essere, non posso certo evitare di chiedermi dove stia questa razionalità e bontà di dio quando uno tsunami o terremoto cancella all’improvviso la vita di bimbi, donne, uomini, come se fossero formiche. Davvero la fede offre risposte a tutte le nostre domande? Come far coesistere l’idea di un dio giusto che governa secondo leggi il cui scopo è favorire la vita, soprattutto quella umana, con l’ingiustizia il dolore la sofferenza che è esperienza di ogni vivente? Questo è un tema antico, che tutte le culture e religioni, inclusa quella ebraica, hanno dovuto affrontare. La Sapienza orientale e biblica ha tentato di dare risposte razionali e logiche al problema addossando all’uomo tutte le responsabilità; il male non poteva certo essere attribuito a dio ma all’uomo che non vive secondo la sua legge. Ma questo semplicistico castello non reggerà alla critica acuta del libro di Giobbe e del Qoelet (anche questi etichettati come parola di dio!). E come non ricordare lo sgomento del credente Pascal di fronte all’improvviso dilatarsi dell’universo in spazi e silenzi infiniti nel momento in cui la rivoluzione copernicana spazza via la centralità di cui fino ad allora aveva goduto il nostro pianeta all’interno di un cosmo che pareva fatto solo per l’uomo? Che ne sarebbe stato dell’uomo che il salmo 8 descrive con tali accenti: “Tu dio l’hai fatto poco meno degli angeli, gli hai dato potere sulle opere delle tue mani, tutto hai posto sotto ai suoi piedi”? All’improvviso veniamo a sapere che la nostra stirpe esiste da pochissimo tempo, che occupa un granello sperduto di un periferico sistema solare all’interno di una galassia sperduta tra miliardi di galassie. Veniamo a sapere che un meteorite può cancellarla per sempre come in passato proprio su questo pianeta è già avvenuto per altre forme di vita.

Le affermazioni di Vanzini circa la chiesa mi lasciano piuttosto perplesso. Davvero il papa è il capo della chiesa? Non è piuttosto Gesù Cristo? Davvero il papa è l’unico portavoce autorizzato della chiesa, l’unico che può parlare per lei? Non credo che la chiesa ortodossa, per non parlare di quella protestante, che sono, piaccia o no, gran parte dell’universo cristiano, sottoscriverebbero questa affermazione. Ma anche in ambito cattolico, una posizione di tal genere, che purtroppo è dominante nella chiesa, riduce le chiese locali e i suoi vescovi a poco più che meri esecutori di quanto viene deciso a Roma. Che ne è del governo collegiale della chiesa attestato sin dagli Atti degli apostoli e riproposto nell’ultimo concilio? La chiesa, dice Vanzini, sa bene dove andare e che cosa fare, perché ha radici profonde e consolidate alle quali deve rimanere ben salda senza correre dietro alle mode o osservazioni di singoli teologi o vescovi in vena di esternazioni e personalismi. Ma che vuol dire? Che tutto è in perfetta continuità dalle origini ad oggi, salvo qualche ritocco di facciata? Che i vari teologi e movimenti religiosi che si sono succeduti nella storia non hanno influenzato anche in maniera decisiva, nel bene e nel male, l’impostazione e i percorsi della cristianità?

Per quanto riguarda il detto di Gesù “Le forze degli inferi non prevarranno” forse è bene leggerlo in parallelo col detto lucano “Quando il figlio dell’uomo tornerà, troverà la fede sulla terra?”. Sono detti che apparentemente si contraddicono: il primo dice della sicura vittoria della chiesa sulle forze avverse, il secondo non sembra sicuro di questo. Ma entrambi i detti vanno letti non in maniera assoluta, ma nel loro contesto: il primo serve a incoraggiare un piccolo gruppo di discepoli chiamato ad annunciare il Vangelo in un modo ostile, il secondo a richiamare un altro gruppo alle proprie responsabilità.

Quanto a Fatima, il richiamo alla scienza non mi sembra davvero il più adeguato. Si dice che ci sono testimoni che attestano che “il sole tremò, compì strani e bruschi movimenti, al di fuori di qualsiasi logica scientifica, il sole danzò, sembrò libero di muoversi e di spingersi, rosso sangue, verso la terra, minacciandola di distruzione…”. Possibile pensare a una rottura delle leggi fisiche senza nessun sconquasso e conseguenza per la terra e per il sistema solare? Le immagini di cui sopra non sembrano molto diverse da quelle che si trovano in certe pagine bibliche (e sicuramente in altri libri religiosi dell’antichità). Si pensi a Giosuè che ottiene da dio di fermare il corso del sole per poter prolungare il giorno e dunque la strage dei nemici (allora si combatteva solo di giorno). Ma si pensi anche alle immagini apocalittiche riportate dai vangeli al momento della morte di Gesù: la terra che si scuote, le rocce che si spezzano, il buio a mezzogiorno su tutta la terra, i sepolcri che si aprono… Per non dimenticare le immagini ben più colorite del libro dell’Apocalisse. Ma appunto di immagini si tratta. E per quanto riguarda le testimonianze, anche gli ufo godono di buona attestazione.




Testamento biologico, la posizione dei credenti: la paura è l’eutanasia e il dir

IDEE

di Astorre Mancini

- Nel numero di luglio de “la Piazza” Piergiorgio Morosini ha esposto con grande chiarezza i termini della questione, evidenziando giustamente il valore giuridico ed etico della delibera comunale istitutiva del Registro dei testamenti biologici.
Vorrei completare la riflessione con riferimento alle implicazioni che la vicenda di Eluana Englaro e del testamento biologico ha avuto nella coscienza dei credenti, alimentando un dibattito all’interno della comunità ecclesiale rimasto ai più sconosciuto.
Piergiorgio ha osservato che “il testamento biologico non è in contrasto con la sacralità della vita, ma non la pensano così gli interpreti ufficiali della dottrina morale cattolica”.
Al riguardo va chiarito che la Chiesa non è contraria al testamento biologico in sé, avendo addirittura caldeggiato una soluzione legislativa sulle dichiarazioni di fine vita; il timore della Chiesa è quello che con l’istituzione del testamento biologico passi il principio dell’eutanasia e del diritto del singolo di darsi deliberatamente la morte.
In tal senso, la Chiesa ha precisato che «il diritto che si vuol riconoscere al paziente di orientare i trattamenti a cui potrebbe essere sottoposto, ove divenuto incapace di intendere e di volere, non è un diritto all’eutanasia, né un diritto soggettivo a morire che il paziente possa far valere nel rapporto col medico ( […] ) ma esclusivamente il diritto di richiedere ai medici la sospensione o la non attivazione di pratiche terapeutiche anche nei casi più estremi e tragici di sostegno vitale, pratiche che il paziente avrebbe il pieno diritto morale e giuridico di rifiutare, ove capace».
Come è noto la questione si complica nella diversa valutazione assegnata alle pratiche di idratazione ed alimentazione forzata, ritenute da alcuni di carattere terapeutico – sanitario (e dunque rifiutabili dal paziente in base al dettato costituzionale), e da altri invece pratiche di sostegno vitale, quindi indisponibili e obbligatorie da parte del medico.
Le posizioni dei credenti all’interno della Chiesa sono comunque variegate e tutt’altro che univoche – malgrado la fermezza di posizione espressa ufficialmente dal Magistero – a tal punto da rendere interessante leggere dentro la coscienza dei credenti per coglierne le sensibilità spesso diverse.
Direi che il tema si polarizza attorno a due diverse concezioni entrambe proprie della coscienza credente: chi ritiene che la libertà di coscienza non consenta comunque una piena autodeterminazione del soggetto, incontrando il limite della assoluta indisponibilità della propria vita, donata da Dio e governata dall’alto; e chi ritiene che la libertà di coscienza, se non vuole tradire sé stessa, comporti il pieno e consapevole esercizio della libertà donata da Dio all’uomo, fino alle estreme possibilità di autodeterminarsi per il proprio fine vita. Ovviamente stiamo parlando della propria vita, non di quella degli altri, sempre e comunque indisponibile.
La prima opzione prende le mosse dal comune sentire cattolico, per il quale siamo custodi e non padroni della nostra vita, che governiamo entro i limiti di un disegno divino che ci è stato riservato, e nella consapevolezza della piena appartenenza ad un Altro della nostra esistenza, atto d’amore oblativo, incondizionato e gratuito; in tal senso la libertà incontra il limite della sacralità della vita donata, e non ci è data fino a consentirci ogni possibile autodeterminazione, bensì entro i limiti di questa alterità, di cui dobbiamo umilmente prendere coscienza.
La seconda opzione parte invece dalla consapevolezza che la libertà donataci da Dio è piena ed incondizionata, essendoci chiesto solo un esercizio consapevole della stessa, mediante il discernimento attento nelle varie situazioni della vita. In tal senso, la deliberazione della libertà sulla propria vita biologica è conforme al volere di Dio, anzi è esattamente ciò che Dio vuole, in quanto il senso di tutta l’esistenza è una continua ripetizione dell’esercizio della libertà consapevole, per cui non c’è nulla di più sacro della libertà umana posta da Dio.
Sottese a tali opzioni ci sono diverse concezioni teologiche della natura e del problema del male, legate ad una visione statica e normativa della realtà ovvero ad una concezione dinamica ed evolutiva della vicenda umana, sulle quali non indugio anche per evitare eccessive semplificazioni.
Certo è che rispetto alla seconda opzione descritta “il testamento biologico esprime allora la libertà dell’uomo sulla sua natura biologica, esprime il fatto che noi siamo bios ma anche qualcosa di più, e che anzi propriamente la nostra essenza spirituale consiste nella vita libera e consapevole” .
Da cattolico ho formulato la mia adesione alla istituzione del testamento biologico, aderendo intimamente al principio per cui non può esserci libertà di coscienza che non sia anche piena ed integrale libertà di autodeterminazione; al contempo credo che nel mio testamento biologico ribadirò un rendimento di grazie per la vita donata, e proprio per questo – in caso di necessità del sondino nasogastrico – chiederò di lasciarmi attaccato alla macchina perché, come è stato osservato, “anche il filo di erba – con la sua vita puramente vegetativa – rende lode al Signore”.
Sono anche dell’idea che lo stesso Papa Giovanni Paolo II abbia in qualche modo disposto di sé nel suo fine vita (con il famoso “lasciatemi andare” pronunciato prima di entrare in coma il giorno prima di morire, in un contesto in cui ogni tecnica terapeutica non avrebbe migliorato il suo stato di salute ma solo conservato quel poco di vita).
Come appartenente alla Chiesa, credo infine che quella stessa libertà della coscienza che la Chiesa ha accettato in ordine al rapporto del singolo con la verità di Dio e con la società, deve essere accolta nel pensare il rapporto del singolo con la propria biologia, ed estesa anche alla deliberazione degli uomini sulla propria vita naturale mediante il principio di autodeterminazione; si tratta solo di estendere alla natura lo stesso principio di laicità applicato alla storia; resto dunque fiduciosamente in attesa dal Magistero di “nuove analisi e nuove sintesi” (Gaudium et Spes, 5) che affrontino e risolvano la “congerie di problemi” (Gaudium et Spes, cit.) che già il Concilio vedeva all’orizzonte.

L’ITER BUROCRATICO

L’iter burocratico del testamento biologico. Nel marzo scorso il Consiglio comunale ha votato a maggioranza la mozione d’indirizzo presentata dal Gruppo Arcobaleno. Il 28 luglio il Consiglio, sempre a maggioranza, ha votato il regolamento dell’istituzione del registro comunale. Adesso la giunta deve solo indicare l’ufficio preposto alla tenuta del registro.




Spigolature degli Scrondi

Caro Lungomare - Leggiamo: “Lungomare deserto e sosta troppo cara. Si lamentano i gestori dei locali”. Il secondo tratto di lungomare non decolla. Parcheggi a 2,5 euro l’ora. Saranno parcheggi firmati?…

Pdl – Leggiamo: “Andrea Usai (Pdl): ‘Il Pdl a Riccione non c’è, va fondato’”. Se lo dice lui…

Pontile – Leggiamo: “Pontile, via libera da Regione e Provincia – Il Comune incassa il placet alla concessione demaniale marittima. Ma nella relazione non c’è traccia di studi sull’erosione”. L’erosione è prodotta solo dai moli altrui…

Barricate – Leggiamo: “Piano del porto. Bagnini sulle barricate per la zona 90”. Già pronti alcune decine di lettini e ombrelloni… usurati e rotti, naturalmente…

Srisce pedonali – Leggiamo: “La città delle strisce pedonali fantasma. Sale la protesta”. L’attraversamento delle strade, ultimo sport estremo praticabile a Riccione…

Decibel - Leggiamo: “La battaglia dei decibel. Pugno duro del sindaco contro gli street bar”. Le grida di Pironi hanno sforato i limiti acustici…

Parcheggi - Leggiamo: “Abissinia senza parcheggi, cresce la protesta dei residenti”. Le solite discriminazioni contro gli extracomunitari…

Stranieri – Leggiamo: “Turisti stranieri, stillicidio senza fine. I tedeschi sono sempre meno, in calo anche francesi, svizzeri e inglesi. Solo gli italiani sono fedeli”. Il fascino della Perla verde sbatte il muso sulle Alpi…

Escort – Leggiamo: “Prostituzione, difficile debellare il fenomeno”. E chiamiamole escort!…

Cemento nel parco – Leggiamo: “Trecento in festa: no al cemento. Tutti i comitati uniti contro la palazzina che il Comune vorrebbe nel parco in viale Ticino”. Il parco con la palazzina che parco è?…

Ridere – Leggiamo: “Alberto Dionigi spiega la Psicologia dell’umorismo”. L’iniziativa si è svolta il 20 luglio. Ridere fa bene alla salute! Ecco la funzione più utile di molti politici…




Nuovo Fiore: “Grazie Ugo”

- Dal 1966 al 2009. Ha cominciato come cameriere e si è dimostrato molto bravo sia come uomo, sia nel suo lavoro. Grazie ad una memoria ed un’attenzione di ferro, ricordava sempre quello che i clienti ordinavano. Non proprio semplice al Nuovo Fiore. Molto gentile, disponibile, i nostri ospiti lo cercavano sempre, anche quando serviva in tavoli non suoi. E se a loro la posizione dei tavoli non era gradita, era tale il loro attaccamento ad Ugo Pasini che lo seguivano nella cosiddetta sua piazza.
Nel tempo la fiducia verso di lui è diventata totale; ha cambiato ruolo. Ha cambiato ruolo ed è diventato persona dai mille compiti; e ciò è stato per il Nuovo Fiore di grande aiuto. Il lavoro aumentava, il locale si ampliava e si aveva il bisogno di una persona affidabile, di fiducia e di grande amore per tutto ciò che concerneva il locale.
Dopo tanti anni di collaborazione, 44 anni, è andato in pensione e a noi ha lasciato un grande vuoto. Ma tutte le volte che ci viene a trovare, per noi è motivo di grande piacere, perché per noi prima ancora che una colonna del Nuovo fiore, faceva parte della famiglia.

Adriano, Maria, Filippo e Lorenzo Laghi




Arcioun, la storia di Riccione in bella sintesi

LA CULTURA

- La storia di Riccione ha il suo Bignami. Fatto di fotografie, date, personaggi, curiosità. Il tutto in grande formato e condito con bella grafica. Tutto questo lavoro lo si deve alla Famija Arciunesa in collaborazione con il Comune di Riccione e al dinamismo, quasi sempre travolgente del suo presidente Giuseppe Lo Magro. Presentato ai primi dello scorso luglio, il volume dovrebbe trovarsi nella case di ogni famiglia. In 100 pagine, sono racchiusi 150 anni di una comunità, che da borghetto di mezzi pescatori e mezzi contadini sotto il Comune di Rimini, hanno costruito un mito europeo nel campo del turismo.

Sette i capitoli: il toponimo, tappe fondamentali, benefattori, ieri Riccione oggi, vacanze al mare a villa Mussolini, pionieri e riccionesi. I testi sono tratti da cinque libri sulla storia locale firmati da Dante Tosi (“I pionieri” e “Una rotta nel vento”), Gilberto “Jimmy” Monaco ( “Viale Ceccariniì), Rodolfo Francesconi (L’intelligenza del luogo”), Albo Casadei (La Perla Verde” e Giuseppe Borghi (Riccione. origini e sviluppi”).

Pagine agili e ben strutturate. Ad esempio nelle 8 e 9 c’è una carrellata delle tappe fondamentali con un ordine cronologico che è un bel crescendo. In cinque minuti si ha la cornice storica di una comunità.

Oltre alla bellezza dei testi, non sono meno coinvolgenti le immagini. Lo Magro, o chi per lui, ha avuto la bella idea di narrare attraverso le istantanee gli stessi luoghi della città in annate diverse. Una delle più accattivanti la si può ammirare a pagina 13. Reca viale Ceccarini visto dal mare: 1902 ( la strada è bianca e dove c’è il Nuovo Fiore si trova poco più di una capanna), 1920 (con il Ritz a destra e l’hotel Lido a sinistra, l’attuale Mediterraneo) e infine il 2010. Stessa filosofia per la stazione, la Mater Admirabilis e Gesù Redentore, angoli di viale Ceccarini, la villa (meglio casa colonica) di Mussolini, la fonte del Beato Alessio.

Insomma, un Bignami costruito con la forza dell’intelligenza. Brava la Famija Arciunesa.




Palio de lo Daino – Mondaino

Atmosfere rinascimentali

La rievocazione storica prende spunto da un fatto storico veramente accaduto. L’assassinio di Muzzarelli, signore del borgo. Nei quattro giorni spettacoli, cortei e disfide. Il clou la domenica con il Palio tra le quattro contrade

- “Dal 1514 al 1516 è capitano del castello il giovane poeta mantovano Giovanni Muzzarelli, amico dell’Ariosto e del Bembo, che chiede ed ottiene da papa Leone X il governo del castello. Tra le sue opere principali si ricordano le Rime e l’Amorosa Opra, dedicata ad Elisabetta Gonzaga duchessa d’Urbino. Durò poco il suo governo, poiché vittima di un misterioso assassinio, durante un agguato, e poi buttato in un fosso insieme con la musa e il garzone.
Il Palio
Trovato il contesto e inventata una contesa tra quattro contrade (Borgo, Contado, Montebello e Castello) la Festa esplode realmente negli anni ‘90 grazie ad una serie di fattori concomitanti che è difficile valutare: dall’entusiasmo della gente del posto che ha visto progressivamente riconosciuti i propri sforzi, fino alla qualità di un mercato e di un’animazione che hanno contribuito a creare un’atmosfera unica che coinvolge ii pubblico e suscita emozioni difficilmente dimenticabili; per terminare con la serie di punti di ristoro dove sorprendentemente si mangia davvero a livello alto.
Ma anche parlare di mercato e di animazione è poco meno che eufemistico: stiamo parlando della raccolta dei più importanti gruppi di rievocazione, di antichi mestieri e di artigiani che incantano con lavorazioni eseguite in loco di vetro, pergamene miniate, corde, ferro battuto, formaggi, cuoio, tela, lana, monete, fusioni in peltro, sculture in legno e pietra, carta, affreschi e dipinti su tela e legno; e ancora il lupanare, il lebbrosario, la taverna ambulante, gli alchimisti, i giullari, il fachiro, i saltimbanchi, l’incantatore di animali, l’imbonitore, i gruppi di musica itinerante con liuti, ghironde, cornamuse, flauti; gli accampamenti militari, gli armigeri e le loro dame, il corteo storico; e ancora gli spettacoli in piazza con trampolieri, fuochi artificiali, nani, ballerine; e ancora, dopo quattro giorni di festa, il fuoco alla rocca in memoria dei sette assedi subiti dalla Rocca che fanno da contorno alle grida del contradaioli che stringono il Palio tra le mani e alle risate del pubblico memore della Corsa delle Oche.
Poi, come tutto ciò riesca ad essere coerente senza cadere nel kitsch è un miracolo che si perpetua grazie a chi il progetto lo concepisce, lo sviluppa e lo mette in opera da anni”.

(Testo tratto dal libro “Il Palio del Daino e gli antichi mestieri”)

L’ALBO D’ORO

All’assalto di Montebello

1988 – Montebello
1989 – Borgo
1990 – Castello
1991 – Montebello
1992 – Borgo
1993 – Contado
1994 – Borgo
1995 – Montebello
1996 – Contado
1997 – Castello
1998 – Castello
1999 – Castello
2000 – Castello
2001 – Montebello
2002 – Castello
2003 – Castello
2004 – Castello
2005 – Castello
2006 – Borgo
2007 – Castello
2008 – Montebello
2009 – Montebello

Mondaino, caro alla dea Diana

- La leggenda vuole che Mondaino sia legato a Diana, dea della caccia, della luce lunare e della castità, che sembra fosse qui venerata. Della presenza di un tempio pagano se ne parla già nel Settecento, sulle basi di un antico manoscritto pertinente al ritrovamento di una lapide nella vecchia chiesa parrocchiale.
Non ci sono prove materiali dell’effettiva presenza di un’area sacra, ma la figura di Diana ritorna spesso nelle vicende storiche di Mondaino. Ad esempio nell’etimologia del nome del paese, che nasce dal daino, animale sacro alla Dea, o nelle antiche notizie che parlano della presenza di sontuosi bagni, simbologia fortemente legata all’iconografia con cui spesso la divinità viene rappresentata.
Attorno al 1330 viene costruita la rocca, il castello passa in mano a Ferrantino, che lo tiene fino al 1348. E in questi anni che iniziano le guerre e gli assedi al castello. Mondaino ne subirà ben sette, dal 1331 al 1517, da parte della Chiesa, dei Malatesta stessi e delle truppe feltresche, riuscendo quasi sempre a resistere e a respingere gli assalitori.
Con la signoria di Sigismondo Pandolfo il castello venne ingrandito e fortificato tramite la costruzione di torrioni poligonali, per contrastare il “nemico” Federico da Montefeltro.
Ma anche questo non bastò a salvare il lungo dominio malatestiano che di lì a poco sarebbe terminato con la dura sconfitta patita da Sigismondo nel 1462, contro l’esercito pontificio e feltresco.
Da quel momento Mondaino passa sotto l’autorità ecclesiastica, che durerà per diversi secoli, interrotta solo per brevi periodi da quella di Cesare Borgia, del principe di Macedonia e dei Medici di Firenze.




Parole da e ‘Fnil’

…Doriano e le tamerici - Pianta nobile la tamerice. Con la sua autenticità, i suoi colori di primavera dal rosa al salmone prima di giungere alle foglie, la sua capacità di resistere alle ire della salsedine, caratterizza le nostre spiagge, altro che le striminzite e tristi palme di Costantinopoli del nuovo/vecchio lungomare di Misano Adriatico. Doriano, professione barbiere, nonché bel brontolone, ne è uno dei più fieri estimatori. Si è lamentato perché i tamerici verso Portoverde sono stati estirpati per i lavori del nuovo tratto del lungomare; potevano essere trapiantati da un’altra parte del territorio misanese. Poi ha gioito perché sono stati rimpiantati: un atto figlio dell’intelligenza.

…Lampadine fulminate – In via Garibaldi si è fulminata una lampadina, cosa che succedono. Un residente telefona ad Hera, gli assicurano che presto gliela sostituiscono. Dopo un paio di giorni richiama, gli dicono che al massimo in 5 giorni si fa. Dice: “Se la cambio da solo?”. “No, lei è passibile di denuncia per danneggiamento della cosa pubblica”. Passano, i fatidici 5 giorni da contratto. Altra telefonata. Accende la propria luce, nel frattempo.




Gresta, il misanese studioso di ceramica istoriata di livello mondiale

LA CULTURA

di Francesco Toti

- Il misanese Riccardo Gresta è uno tra i massimi studiosi mondiali della ceramica istoriata di Pesaro, Urbino e Casteldurante (l’odierna Urbania). I pezzi di questa scuola si trovano nei maggiori musei del mondo: Louvre (Parigi), Ermitage (San Pietroburgo), Metropolitan (New York), British Museum (Londra). Una sua scoperta nel ’99 fece cambiare i cartigli di un set di 30 pezzzi sparso nelle raccolte sopra citate.
L’ultimo riconoscimento al suo valore è di questi giorni. E’ stato chiamato a far parte del comitato scientifico esecutivo di una mostra che si tiene al Palazzo Ducale di Gubbio. Inaugurata lo scorso 26 giugno, chiuderà i battenti il 30 gennaio del 2011. Si intitola: “La via della ceramica tra Umbria e Marche: maioliche rinascimentali da collezioni private”.
Oltre a far parte del comitato scientifico, il misanese è anche uno dei cinque esperti curatori dei testi e delle schede del catalogo, che reca la prefazione di Timothy Wilson, responsabile dell’Arte dell’Occidente dell’Ashmolean Museum di Oxford, il primo museo pubblico della storia occidentale. Lo studioso inglese è buon amico di Gresta, per il quale ha anche scritto la prefazione ad un suo libro, “Frammenti pesaresi istoriati dalle collezioni Bonali e Ugolini”. Del catalogo umbro il misanese ha firmato oltre 100 pagine, un terzo del totale.
Grande studioso, ma poco conosciuto non solo a Misano. Gresta ha una riservatezza mutuata dal suo professore universitario Pietro Zampetti. Una raffinata mente, il cui valore venne “scoperto” da Carlo Bo, il rettore, soltanto dopo alcuni decenni di frequentazioni.
Gresta è invitato quasi tutti gli inverni a tenere a Riccione delle conferenze. Quest’anno ha raccontato il Caravaggio (1571 – 1610), nei quattrocento anni dalla morte. Lo ha fatto con profondità, rigore e piacevolezza. Un centinaio di persone, ammirate, lo hanno seguito durante il ciclo.




Fiore dell’agave, 30 anni per un monumento della natura che poi muore

Si sta parlando del fiore dell’agave, una delle piante che caratterizzano la vegetazione mediterrenaea. Tutto questo a Misano Monte, zona Ca’ Perazzino, nei dintorni del “Biblo’s”; una trentina di anni fa, Iolanda Bianchi mette a dimora una piantina che si teneva in un palmo. Era diventata un monumento con delle foglie di oltre due metri. Lo scorso aprile inizia a fiorire. Ha raggiunto 7/8 metri; circa 7 centimetri al giorno. E’ una vera e propria scultura.
Fino ad una decina di anni fa, la signora Iolanda gestiva un negozio di scarpe sotto la Galleria Gardenia di Misano Mare. L’orto, forse prima ancora del giardino, la sua passione. Produce un po’ di tutto e al meglio. Lontana dal lavoro, le sue giornate estive aveva un bel ritmo. Mattino presto a zappare ed innaffiare. Poi passeggiate al mare. Ritorno a casa per preparare per i familiari piatti da leccarsi i baffi. I gratè del suo orto hanno profumi e sapori d’altri tempi.