Ca’ Santino, modello o solo pubblicità?

– Gentili Massimo e Liliana, gentile Milena e gentile anonimo, chi scrive è legato alla Cooperativa di Ca’ Santino da rapporti interpersonali che risalgono ad una ventina di anni fa, quasi dalla fondazione. Così tutto quello che segue è chiaro. Verso di loro c’è un intreccio fatto di ammirazione e affetto. Penso ai coniugi di Cattolica Luciano e Meris che hanno avuto l’idea di una comunità agricola terapeutica prima per il figlio che oggi ha 36 anni e poi per gli altri ragazzi accolti. In tutto 35: 10 come ospiti fissi, i restanti come centro diurno.
Poi fanno anche educazione a bambini fortunati; camminare oltre ad essere un atto molto naturale, diventa magico quando agli altri è tolta tale gioia. Ogni anno circa 3.000 bambini delle materne, elementari e medie delle province di Rimini e Pesaro salgono fino a Montefiore, in un lembo di campagna vera. In tutto 13 ettari, al centro di un ampio anfiteatro naturale e pettinato dagli agricoltori come un giardino. A girare l’orizzonte: Tavoleto, il dirupato ed elegante campanile di Levola, Montefiore e lontano un triangolo di mare.
Le vostre lettere di critica sono state lette più volte da chi scrive; con attenzione perché dietro ci sono gli amici, il destino di 35 ragazzi con le loro famiglie. Vita vera e forse dura. Pensavo all’amico Pierpaolo, che da anni si impegna a Ca’ Santino. Un ragazzo affidabile, con una profonda passione per quello che fa. Di Marisa, una delle coordinatrici; ho sempre sentito parlare bene da amici comuni dotati di quell’educazione intellettuale che diventa rigore morale.
Una delle vostre lettere è intitolata “La splendida pubblicità di una falsa realtà”, l’altra “Ca’ Santino, dove gli animali non sono amati”, la terza “Che dispiacere!”. Il senso è che gli animali non sono curati e che l’ippoterapia “era soltanto un miraggio”.
Chi scrive ha fatto le verifiche, andando a Ca’ Santino il 24 maggio. Due ore, nelle quali sono state visitati gli spazi, i laboratori, le colture (orto, alberi da frutta, uliveto). E gli animali (tre asini, due cavalli, capre e pecore, papere). Non erano sporchi ed in spazi angusti, ma puliti e con bell’agio attorno. Notato la grande pulizia degli interni (acciao inox tirato a lucido) e la giusta cura dei tredici ettari di terra. Con molta onestà, credo che sia difficile camuffare e “spolverare” tali dimensioni nello spazio di un mattino.




Giacomo Morri, professore alla prestigiosa Bocconi

E’ appena uscito un suo libro, “Investimento immobiliare”, edito da Hoepli, una storica casa editrice. Analizza il mercato internazionale e i profili di sviluppo, illustrando metodologie e principi applicati nel campo dell’investimento immobiliare. Quest’anno ha anche pubblicato un altro testo, “Finanziamento immobiliare” ed è autore di numerose pubblicazioni su temi di finanza immobiliare.
L’attestato gli è stato consegnato da un altro giovane di talento, Matteo Bonetti, che è consigliere delegato alla promozione del territorio. “Siamo oltremodo onorati – ha detto Bonetti – di poterci fregiare della presenza in questo comune del professor Giacomo Morri. Come cittadini sanclementesi non possiamo che essere orgogliosi. Auguriamo a Morri sempre maggiori successi in ambito scientifico ed accademico”.
Un altro sanclementese di certo valore, e legato alla Bocconi, è Daniele Migani. Laurea in Fisica, frequenta un master in Economia alla Bocconi, per diventare un consulente di livello assoluto.




Ghigi, ripartirà la produzione?

Ora si apre un altro scenario. Dopo una lunga e intensa trattativa, lo scorso 25 maggio, il Consorzio Agrario di Forlì e Cesena e i commissari liquidatori hanno trovato un accordo sull’area sanclementese destinata al trasferimento del pastificio Ghigi.
Gli obiettivi sono ambiziosi non meno che ardui: la rinascita dello storico marchio. Il sindaco di San Clemente Christian D’Andrea è stato uno degli artefici dell’accordo. “Oggi – afferma D’Andrea – si apre una nuova fase di confronto con un nuovo interlocutore che darà la possibilità di ragionare concretamente sullo sviluppo. Siamo ben consci dello sforzo che il Consorzio Agrario ha fatto per portare questa annosa, e per alcuni versi dolorosa, vicenda alla sua conclusione. Ora possiamo ragionare di investimenti, sviluppo, nuova occupazione e rilancio. L’amministrazione comunale è pronta a iniziare una nuova fase con i proprietari dell’area per ricercare insieme strategie congiunte di rilancio del marchio Ghigi e delle attività connesse del nuovo progetto presentato che rappresenta, per noi, una nuova base di discussione sia per la qualità degli interventi sia per la salvaguardia del nostro territorio.”
Filippo Tramonti, presidente del Consorzio Agrario di Forlì-Cesena e Rimini, nonché presidente della Ghigi: “Siamo soddisfatti anche noi per l’accordo finalmente raggiunto. Questa operazione ci permetterà di coronare il nostro sogno di creare finalmente una filiera cerealicola completa in Romagna partendo dal seme per arrivare alla pasta”.
L’attuale situazione della Ghigi rappresenta una triste pagina per la politica. Il maldestro tentativo di salvataggio è delle amministrazioni di Giorgio Ciotti (ex sindaco di Morciano) e Nando Fabbri (ex persidente della Provincia). A dire no, in tempi non sospetti, Claudio Battazza (oggi sindaco di Morciano). La politica ha servito ai vecchi dirigenti Ghigi aiuti e sensibilità di livello civile; ma è servito a poco se non a indispettire gli altri imprenditori per gli aiuti e alla distruzione urbanistica di Sant’Andrea in Casale.




Addio a Grechi, signore della porchetta

La famiglia è conosciuta nelle province di Rimini e Pesaro come “da Baiata”, la porchetta. Il marchio da decenni è sinonimo di eccellenza sui mercati di paese. La famiglia è originaria di Serbadone di Sotto ed ha portato alto il nome di Montefiore Conca. Emilio Cavalli ha raccontato frammenti della sua vita in due suoi libri, “Lanterne e preghiere della Valconca” e “Esodi contro esodi”“. Riportiamo un capitolo del primo libro.

Lina è il diminutivo di cavallina, la bestiola che per 24 anni è stata cittadina di Serbadone di Sotto. Basta nominare il nome per far illuminare gli occhi al vecchio “Baiata”, capostipite della famiglia Grechi, cronista-testimone di questa quasi incredibile storia.
Inizia a raccontare Grechi, con voce tremula: “A1la mia cavallina mancava solo la parola. Conosceva a memoria tutte le strade che percorrevamo per andare nei paesi di due vallate, quella del Conca e quella del Marecchia”. L’anziano non riesce a non commuoversi, tuttavia prosegue il suo racconto: “Partivamo da Serbadone, io e il mio povero babbo Luigi, per arrivare sui luoghi di vendita alle cinque e trenta del mattino, dove si svolgeva il mercato, o la festa del paese: Macerata Feltria, Carpegna, Mercatale, Mercatino Conca… E le altre località: nessuna esclusa. Le distanze da percorrere erano notevoli. A volte capitava che noi due ci si addormentava appoggiati alla cassa di legno, che conteneva la porchetta ancora tiepida e profumata.
Il buio di quelle notti di viaggio, la nostra Lina, i lampioni sui due lati del calesse, mi ritornano in mente spesso, quando penso a mio padre che mi ha insegnato il mestiere del porchettaio.
Quanta strada ha fatto quella cavallina!”.
Grechi fa una lunga pausa di riflessione, richiama i fatti alla memoria e continua: “Era notte fonda ci trovavamo sulla via centrale di Mercatino Conca, via Roma, che sale leggermente. Ancor prima di attraversare il ponte sul Conca c’era e c’è tuttora un incrocio. Quella notte non sentendoci parlare, la nostra cavallina temeva che ambedue i suoi padroni si fossero addormentati, com’erano soliti. Lina si fermò ed iniziò prima a strisciare per terra lo zoccolo destro e subito dopo quello sinistro. Come se volesse chiedere a noi padroni quale strada dovesse scegliere. Senza toccare le briglie, il mio povero babbo le ordinò: ‘Lina, og, andem a San Maren’ (Lina, oggi andiamo a San Marino).
Lina svoltò a destra, fiera di varcare il confine e sul Monte Titano siamo arrivati”.

(Emilio Cavalli)




Nella patria dei caduti si continua a rubare

– Ci sono due “Italie”. C’è quella dei soldati che vengono uccisi in Afghanistan (presto dimenticati) , e quella dove Letta smentisce il Berlusconi che dice di rispettare le tasche degli italiani: «sarà una serie di sacrifici molto pesanti e molto duri»: altro che.
Ma nella patria dei caduti si continua a rubare: e Berlusconi vuole una legge di bavaglio per la stampa, sulla cui libertà sono nati tutti i regimi costituzionali moderni, e di briglie ai magistrati. Se tale legge fosse stata in vigore, non avremmo saputo nulla del sottobosco governativo degli imprenditori che ridevano dinanzi al terremoto aquilano; né dello “sconosciuto” che dava centinaia di migliaia di euro ad un ignaro ministro per l’acquisto di un appartamento con affaccio sul Colosseo; né della nuova Tangentopoli berlusconiana. Eccetera eccetera, bisogna aggiungere, compresi i reati di mafia scoperti attraverso intercettazioni telefoniche fatte senza sapere che avrebbero condotto alla mafia.
A proposito di questi ultimi: il viceministro americano alla Giustizia Lanny A. Breuer, di passaggio a Roma prima di andare a Palermo a commemorare Falcone, ha dichiarato: «Non vogliamo che succeda qualcosa che impedisca ai magistrati di continuare l’ottimo lavoro svolto perché il rapporto di cooperazione fra Italia e Stati Uniti è stato ottimo». E Roberto Saviano, dal canto suo, ha affermato che non avrebbe potuto scrivere Gomorra, se fosse stata in vigore la legge sulle intercettazioni voluta oggi da Berlusconi. Stiamo rischiando di precipitare in uno Stato di polizia, nel quale i cittadini non sapranno più nulla delle indagini fino all’inizio dei processi (campa cavallo, passano gli anni).
Ma un interrogativo si impone, dinanzi alle bare dei nostri soldati: perché si muore, in Afghanistan? I perché sono molti, come sempre, ma tra essi ce n’è uno, forse il più importante, che risale alla seconda guerra del Golfo. Agli italiani che si informano soltanto attraverso il TG1, oggi abbandonato con sdegno da Maria Luisa Busi in quanto sfacciatamente filoberlusconiano, conviene spiegarlo.
Sull’Afghanistan governato dai taleban, che rifiutò di concedere l’estradizione di Osama bin Laden, responsabile con la sua al Qaeda della atroce distruzione delle torri gemelle (settembre 2001), si abbatté l’immediata, sacrosanta risposta militare americana, che in pochi mesi condusse all’abbattimento del regime talebano e alla sua sostituzione con il governo di Karzai.
Era questo il governo che poteva liberarci dall’incubo di al Qaeda? Una speranza resa purtroppo vana dalla corruzione che dilagò e dilaga sotto Karzai.
Ma per arrivare a quel “perché” bisogna pensare al 2003, al momento cioè in cui il presidente Bush si distrasse dall’Afghanistan e decise di abbattere il governo iracheno di Saddam Hussein: un governo, certamente, totalitario e tirannico, ma che non aveva niente a che fare con Osama bin Laden: in Iraq non esistevano i terroristi di al Qaeda.
Per giustificare la propria aggressione, Bush ricorse ad una menzogna turpe: secondo lui Saddam alimentava il terrorismo con le sue armi di distruzione di massa. Ebbene: quelle armi di distruzione di massa non esistevano: erano un’invenzione della propaganda americana. Quella guerra fu, direbbe Talleyrand, peggio che un crimine: fu un errore.
Quella tesi menzognera fu fatta propria dal premier inglese Blair, oggi sotto processo per questo in Inghilterra, e i militari britannici si associarono a quelli americani nella conquista dell’Iraq. I paesi europei si divisero: da una parte i contrari, come Francia e Germania, il vero motore dell’Unione europea; dall’ altra gli amici di Bush, come lo spagnolo Aznar e l’italiano Berlusconi. Quest’ultimo non partecipò alla conquista, vietatagli dalla Costituzione, ma mise a disposizione una base aerea, e dopo la guerra inviò in Iraq, sotto comando inglese, la missione “Antica Babilonia”, nel sud sciita con base a Nassiriya e con finalità di peacekeeping per la salvaguardia della pace. Ma la pace non c’era ancora (non c’è nemmeno oggi!), e il 12 novembre 2003 diciannove soldati e civili italiani caddero vittime di un attentato suicida a Nassiriya. Dopo il 2003 i terroristi di al Qaeda penetrarono in Iraq dal vicino Afghanistan, dove beneficiarono dell’indebolimento dello sforzo militare americano tutto concentrato sull’Iraq.
Cominciamo ad avvicinarci al “perché” di cui sopra. Negli anni successivi al 2003 i taleban, fondamentalisti islamici nemici delle donne, approfittarono dell’impopolarità del corrotto governo Karzai e degli errori di tiro degli aerei americani, causa di tante vittime civili, e ripresero forza. Il povero nuovo presidente democratico degli Stati Uniti, Obama, ha ereditato da Bush una situazione disastrosa in Afghanistan, ma naturalmente non ha potuto fare a meno di intensificare lo sforzo bellico contro i taleban.
La guerra afghana procede oggi in mezzo alle mille difficoltà create dalla sciagurata scelta di Bush e Blair. Nuovi, gravi pericoli si addensano sulla testa dei soldati italiani. Ecco in che cosa consiste quello che a mio giudizio è il principale motivo delle perdite inflitte alle truppe alleate dalla resistenza di gente che in passato è riuscita a sgominare le truppe inglesi e quelle dell’Unione sovietica. Non ci resta che la speranza di un successo di Obama, malgrado tutto.

di Alessandro Roveri
Libero docente
dell’Università di Roma




Baldelli, la fortuna in Svizzera la sfida affettiva a Saludecio

Alla fine della lezione uscì con una caterva di cianfrusaglie ed un’esperienza preziosa.
Questo signore si chiama Maurizio Baldelli ha fatto fortuna in Svizzera con un intreccio di intelligenza, di lavoro e buona sorte al fianco, come ama rimarcare. A Saludecio, il suo paese, ha acceso un’altra sfida. Ha acquistato il ristorante-pizzeria “Panoramico” con l’intenzione di farne un luogo dove si mangia bene, salutare, con il giusto rapporto tra il prezzo e la qualità. Anzi, dove quest’ultima pende a favore del cliente.
Cinquatasei anni, sposato, due figlie già grandi (Giulia, 23 anni e Noemi, 21), Baldelli ha alle spalle una bella storia. E per certi versi racchiude uno spaccato di storia vera di queste terre: una tra le più ricche d’Europa, ma soltanto 40 anni fa una tra le più povere. Siamo nel ’64, la famiglia va in Svizzera in cerca di opportunità. Per l’esattezza a 30 chilometri da Zurigo, la capitale finanziaria della Confederazione. Maurizio ha dieci anni. Aveva appena finito le elementari a Saludecio. Ricorda: “Sono un mancino, ma mi obbligavano a scrivere con la destra. Ora faccio tutto con la sinistra eccetto l’uso della penna e matita. Ringrazio”.
Si prende il diploma di meccanico ed inizia a lavorare. Fa quattro anni di tirocinio per imparare il mestiere. “Non era da me stare sotto padrone; a 24 anni apro la mia officina. Dopo due anni divento concessionario dei marchi Fiat, Lancia ed Alfa”. Oggi, ha 14 dipendenti nella concessionaria con 12 auto di cortesia e attività in altri tre settori. Nonostante la scrivania, per pura passione, ogni tanto, calza la tuta, apre il cofano e cerca di risolvere i problemi di motore. “Mi fa star bene”, dice Baldelli.
Parlare con lui significa anche addentrarsi nei costumi elvetici, dai quali ci sono davvero alcune cosine da imparare. Nella sua concessionaria c’è un piccolo bar nel quale si stappa una bottiglia al momento della consegna delle chiavi. I compleanni dei clienti vengono scanditi con un mazzo di fiori per lei e una bottiglia di vino per lui. In tutto un paio di migliaia di date da appuntarsi.
Dal ’72 anche cittadini svizzeri, i Baldelli sono quattro fratelli: Paolo (carrozziere), Massimo e Stefano (fabbri-costruttori). La madre da alcuni anni è tornata a vivere a Saludecio, mentre il babbo riposa in Svizzera.
Viaggiare con lo zaino in spalla utilizzando mezzo pubblici è la sua grande passione. Oltre l’italiano, conosce altre tre lingue: il tedesco, lo svizzero, il francese e “sbriciola” l’inglese. Di sé dice: “Mi ritengo un bambino che quando vede una lumaca si ferma a toccare il cornino, che come per magia si ritrae”.
Con una piccola parte emozionale, ha acquistato l’albergo, ristorante-pizzeria “Panoramico” a Saludecio, locale vista mare di fronte a Porta Marina, l’elegante entrata al borgo. “E’ la prima volta che intraprendo un lavoro che non mi appartiene, ma faremo un luogo dove si mangia bene e sano”.
Con un notevole sforzo economico lo ha ristrutturato, rivisitato la cucina (in acciaio inox), la sala, la terrazza (dalla quale si gode uno dei panorama più sontuosi della provincia). Nella sala, di fianco al forno della pizza, troneggia un grill in stile romagnola: alto, ampio, luminoso. Le griglie sono girate da una geniale soluzione meccanica; prima vengono alzate, poi basta spostare una levetta ed il gioco è fatto.
Il menù è quello tipico della tradizione romagnola: carne e pesce. La pasta è fatta rigorosamente in casa con farine biologica. Alla pizzeria-ristorante ”Panoramico” nel segno della terra, della tradizione, della tipicità, si degustano le eccellenze della Romagna: formaggio di fossa, salumi di mora romagnola, vini (come quello della Torre del Poggio ad esempio). Vuole essere un luogo oltre che di sapori anche di saperi. Si sono tenute, e si terranno, serate nelle quali si racconta la civiltà del cibo. Ad esempio, per Saluserbe, Elsa si è addentrata nell’utilizzo dei fiori in cucina.

Al “Panoramico” è biologica anche legna della griglia.




Latinus Ludus, capitale dei giovani

Alla XXII edizione, è promossa dal Comune di Mondaino con la collaborazione del Lions Club Cattolica – Distretto 108/A e dell’Università di Urbino e della Provincia di Rimini.
Altissima la partecipazione: 520 iscritti, di cui oltre 400 alle prove di traduzione tenutesi domenica 2 maggio. In rappresentanza di ogni parte d’Italia, dalla lontana Comiso (Ragusa), Bolzano: a testimonianza della dimensione nazionale. Il concorso intende onorare la figura dell’abate mondainese Sebastiano Sanchini, precettore del poeta Giacomo Leopardi.
Il 6 giugno, gli studenti di cinque istituti si confrontano nel Certamen Comicum, la recitazione in latino di un testo per teatro. E’ oramai tradizione, la mattinata termina con la merenda rustica a base di formaggio, porchetta, piada e primizie primaverili.
Il Latinus Ludus da quest’anno è diventato un poco più digitale e lo ha fatto sostituendo le “chitarre” offerte come primo premio ai vincitori con moderni lettori e-book della linea “Bookeen”.
I restanti premi sono libri. Infatti alla tradizionale “carta” tutti i ragazzi premiati riceveranno una “card” con numerosi titoli “digitali” precaricati. Questo è possibile grazie alla collaborazione di Simplicissimus Book Farm che entra da quest’anno tra i partner della manifestazione.
I premiati della sola provincia di Rimini.
Prova Speciale di Traduzione Poetica: Luca Zuccarini, Liceo Classico “G. Cesare – M. Valgimigli”, Rimini.
Sezione 1 anno
Casabianca Gloria Liceo Classico “G. Cesare – M. Valgimigli”, Rimini; Denicolò Giulia Liceo Classico “G. Cesare – M. Valgimigli”, Rimini; Piolanti Elena Liceo Classico “G. Cesare – M. Valgimigli”, Rimini; Vanni Leonida, Liceo Classico “G. Cesare – M. Valgimigli”, Rimini.
II anno
Saponi Angelica, Liceo Classico “G. Cesare – M. Valgimigli” Rimini.
III anno
Benati Edoardo, Liceo Classico “G. Cesare – M. Valgimigli” Rimini; Scarponi Simone, Liceo Scientifico “Serpieri” Rimini; Zavatta Tommaso, Liceo Classico “G. Cesare – M. Valgimigli”, Rimini.
IV anno
Morelli Federico, Liceo Scientifico “A. Volta”, Riccione.
V anno
Conti Mara, Liceo Classico “G. Cesare – M. Valgimigli” Rimini; Gennari Elena, Liceo Classico Paritario “Dante Alighieri”, Rimini; Mariotti Francesco, Liceo Classico “Dante Alighieri”, Rimini; Olei Simone Liceo Classico “G. Cesare – M. Valgimigli”, Rimini.




Le moto, passione da sempre

C’è stata una notevole partecipazione con esposizione, sia di moto e Vespe d’epoca, sia moderne.
Grazie alla passione e all’impegno di un gruppo di ragazzi del paese, la maifestazione è riuscita in tutti i vari momenti: da quello espositivo, con la benedizione del parroco don Giorgio Budellini; al giro turistico, con sosta aperitivo al Castello di Montegridolfo; al pranzo nei locali del bocciodromo, fino a concludere con il cabaret e due gruppi musicali.
Bravi ragazzi, appuntamento al prossimo anno!

Bruna Staccoli




Istituto Resistenza, Zaghini presidente

– Se Coriano è uno dei centri culturali della provincia di Rimini lo si deve a Paolo Zaghini. Ha creato una biblioteca che è un gioiellino e che coordina anche i centri di lettura di mezza Valconca: Montescudo, Montecolombo, Montefiore, Saludecio e San Clemente. L’espansione prima è culturale e poi economica. Senza di lui probabilmente non ci sarebbe il moderno teatro e forse non sarebbero stati pubblicati tutti i libri di storia locale che raccontano Coriano e dintorni.
Riminese, ma oramai corianese vero, Zaghini è il nuovo presidente dell’Istituto per la Storia della Resistenza e dell’Italia Contemporanea della Provincia di Rimini. E’ stato eletto lo scorso 24 maggio per il triennio 2010 – 2013.
Ecco l’organo direttivo al completo: Agnoletti Alessandro, Bagnaresi Davide, Calanca Daniela, Casadei Maurizio, Giovagnoli Giorgio, Gualtiero Lidia, Guareschi Enrico, Maroni Oriana, Panozzo Francesca, Sabatini Maddalena, Succi Francesco, Susini Daniele, Turchini Angelo, Valenti Mauro, Zanni Valerio. Più i Presidenti uscenti; Accreman Veniero, Mazzoni Antonio, Randi Augusto.




Raibano, serve il polo industriale?

ECONOMIA

– Serve la zona industriale di Raibano agli imprenditori della provincia di Rimini? Pensata una ventina di anni fa, alla luce dell’economia reale molto probabilmente è inutile. Il dato statistico su cui riflettere si può trarre dal rapporto annuale della Camera di commercio. Quando l’economia della provincia di Rimini tirava, l’apparato produttivo era al 75 per cento delle sue potenzialità.
Per gestire al meglio il territorio, dunque, la politica dovrebbe ridisegnare il futuro di quel luogo ed andare a mediare verso una serie di interessi economici, e anche speculativi come spesso accade, che si sono intrecciati su Raibano.
Intanto però si sfoltisce la compagine azionaria dell’Apea, che gestirà l’espansione. Sono rimasti i soli Comuni di Riccione, Coriano e Misano. La Provincia di Rimini e il Consorzio di Bonifica di uscire dalla compagine societaria.
La Provincia lo ha fatto perché di fatto è il controllore e quindi incompatibile. Mentre il Consorzio di Bonifica di Rimini, in fase di aggregazione con altri consorzi romagnoli, ha deciso di uscire sempre sulla base di nuove indicazioni regionali sulla limitazione delle partecipazioni di questi consorzi a società non strettamente pertinenti alla propria “mission”.
I tre soci hanno approvato i bilanci consuntivi 2008 e 2009 e la ricapitalizzazione. Inoltre, è stato approvato il nuovo Statuto che prevede la trasformazione dell’Agenzia in società strumentale dei Soci e il cambio del nome da Agenzia di promozione e sviluppo delle attività produttive srl in Apea Raibano srl.
Nominato anche il nuovo consiglio di amministrazione per il triennio 2010-2013: Mauro Martini (Misano Adriatico) presidente, Virgilio Innocenti (Coriano) e Raul Ruggeri (Riccione) consiglieri.