Gottifredi: “Nella crisi, alle fiere più 20 per cento”

– Massimo Gottifredi è una persona intelligente che sa di turismo. Sa dove intervenire e come farlo. Già assessore provinciale al ramo, cattolichino, sposato, due figli, un cognome di origine tedesca che significa pace con Dio, è il presidente dell’Apt (Azienda promozione turismo dell’Emilia Romagna). Da giovane ha partecipato ai lavori per l’organizzazione delle Olimpiadi di Barcellona.
Come sarà il 2009 visto dal vostro osservatorio?
“L’obiettivo sono i numeri dello scorso anno. La crisi si sente; i tedeschi stanno abbottonati. Negli ultimi 4 anni la presenza russa è cresciuta del 20 per cento l’anno, quest’anno sarebbe positiva anche una lieve flessione. Ad oggi, le prenotazioni che arrivano ai club di prodotto, bici, parchi, sono superiori a quelle dello scorso anno. Ma non credo che siano rappresentative. Sono del parere che ci giocheremo tutto a luglio ed agosto. Una nota positiva è che nella crisi sia gli operatori pubblici, sia quelli privati sanno rimboccarsi le maniche e lavorare. Ad esempio, alle fiere, ai workshop la presenza è aumentata del 20%. Ci sono stati alcuni operatori che sono andati fuori per la prima volta. E il nostro futuro turistico ce lo andiamo a giocare sui mercati; i tedeschi non scenderanno più da soli. Riusciremo a riportarli da noi con la qualità e il dinamismo commerciale. L’altra partita turistica è legata alla redditività, cioè quanto un turista spende quando è in vacanza. A Pasqua ci sono state molte presenze, ma molto abbottonate sulla spesa. Insomma, a parità di persone si incassa meno”.
Quali sono le attività vincenti?
“Le condizioni sono tre: una struttura rinnovata nei servizi, la gestione deve essere della proprietà e bisogna far parte di un club di prodotto. Per facilitare l’acquisto degli alberghi da parte di chi ha voglia di fare turismo la legge Chicchi prevedeva la detassazione. A Rimini, la città più in crisi, il 40/45 per cento degli alberghi sono in affitto. Sullo stare insieme il segnale forte è quello dei bike hotel di Riccione, che lavorano bene in primavera e da settembre in poi. Normalmente, gli alberghi con queste caratteristiche sono cresciuti anche nei periodi di crisi”.
Quanto mette sul piatto la Regione per fare promozione?
“Consolida le risorse dell’anno passato. Faremo una forte campagna di comunicazione in Italia, sottolineando che il rapporto qualità/prezzo in Romagna è unico. E la bontà della nostra estate ce la giocheremo con gli italiani, che rappresentano l’80 per cento delle presenze. In giugno e luglio spenderemo 3-400.000 mila euro in pubblicità”.
E l’internazionalizzazione?
“Chiaro che per noi è un problema, ma è più facile giocare in casa che fuori. In Germania abbiamo preso Luca Toni come testimonial e puntato sulle famiglie con i bambini. E nel 2009 spenderemo un milione di euro come Emilia Romagna. Vedremo quali ritorno avremo per la Pentecoste.
Nella nostra promozione, fatta in prevalenza sul sud della Germania, Baviera e Baden Wuettenberg, più che andare a far vedere la nostra bella terra, proponiamo delle offerte commerciali. L’Assia, la regione di Francoforte, è gemellata con l’Emilia Romagna. L’Apt ogni anno partecipa ad una ventina di fiere, 15 delle quali all’estero.
Abbiamo un bilancio di 24 milioni di euro; quando l’Enit (l’Ente nazionale per il turismo) ne ha 25 di milioni. La Francia e la Spagna invece hanno un bilancio di 150 milioni di euro; i francesi spendono di comunicazione in Italia 25 milioni di euro. Questi numeri da soli raccontano molto”.
Le strade da battere?
“Pensiamo di potenziare la rete; sul nostro portale oltre a guardare, si prenota ed acquista in sicurezza. E’ comodo ed è rivolto ai giovani. Si sta lavorando sul mercato russo con un approccio diverso.
Lì non esiste il turismo privato, ma tutto passa attraverso le agenzie. Stiamo facendo co-marketing ne verificheremo l’efficacia. L’Emilia Romagna e il Lazio sono le loro mète preferite”.

Bilancio Enit (Italia)

25 milioni di euro

Bilancio Apt Emilia Romagna

24 milioni di euro

Bilanci di Francia e Spagna

150 milioni di euro

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Oscar: “Con questa stagione ci potremmo rilanciare”

L’INTERVISTA

“La mia è una sensazione ed una ragionata con amici che da anni sceglievano Liguria e Toscana. Tutto il territorio deve essere unito. Solo insieme si vince la difficile sfida dei mercati. La nostra provincia è un naturale mega villaggio turistico”

– Sarà una stagione col vento in poppa. Sono le sensazioni e le conversazioni con gli amici che portano Oscar Del Bianco in tale direzione. La sua fucina di idee, qualità ed eleganza, il Block 60 di Riccione, nei cinque giorni di Pasqua ha fatto segnare un più 10 per cento di ricavi rispetto all’anno precedente che fu record.
Oscar Del Bianco è una delle icone delle capacità imprenditoriali che viaggia ben oltre i confini riccionesi. Ha sempre segnate tendenze e mode. E’ amico di una marea di bei nomi del mondo dello spettacolo, dell’economia. Qualche nome alla rinfusa: Albertino, Fiorello, Elio Fiorucci. E’ capace di fare lo sposalizio con i fichi secchi. Una ventina di anni fa ad esempio per tre giorni trasmise il logo Riccione per ore mentre si svolgeva una partita di Coppa Davis in Brasile. Era là in vacanza e pagò un ragazzo che agitava un cartello tutte le volte che veniva inquadrato dalle telecamere.
A chi gli chiede come sarà la stagione che verrà, argomenta: ‘Credo che questa crisi economica mondiale sarà un fatto positivo per noi. Mi spiego. Potrebbe sembrare una bestemmia ma non lo è. In tanti rinunceranno ai viaggi per mète più vicine e a buon mercato. Affermo queste cose per due ragioni. La prima è soltanto una sensazione. Un sentire, che passa per la sensibilità e per il nostro negozio.
Invece, la seconda ragione è il frutto di discussioni avute con gli amici che sono venuti a Riccione la scorsa Pasqua e mancavano da 5-10 anni. In coro hanno affermato che qui si sta bene, che siamo gentili, che c’è un ottimo rapporto tra la nostra qualità ed i prezzi. E che siamo più appetibili di Liguria e Toscana. Soprattutto, hanno detto che sarebbero tornati durante l’estate. E questa oltre che per noi, è anche una fortuna per i nostri politici che senza meriti si ritrovano col vento in poppa. Per sfruttare al meglio l’occasione gli amministratori sono chiamati a gestire al meglio e non ricadere negli errori di sempre”.
Quali sono gli errori di sempre?
“Innanzitutto l’individualismo dei comuni: Rimini contro Riccione, Riccione contro Cattolica, la costa contro l’entroterra. Insomma, dobbiamo fare sistema, una parola abusata che non mi piace. In un sistema globale, le singole cittadine non possono che non andare da nessuna parte. Uniti, insieme a costa-entroterra, possiamo offrire un prodotto turistico di primo livello. La nostra provincia è un immenso e naturale villaggio-vacanza”.
Che cosa intende con immenso villaggio-vacanze?
“Un luogo dove si ha tutto, dove si può fare sport, vela, golf, dove ci sono i ristoranti giusti, gli agriturismi tipici. In più abbiamo l’autodromo, un aeroporto a portata di mano, che se usato in maniera intelligente, come navetta, ti permette di raggiungere le città d’arte più belle del mondo in pochi minuti. E’ così impossibile pensare i 20 comuni della provincia di Rimini come un solo insieme? Ma poi abbiamo che due città, Rimini e Riccione, si costruiscono due palazzi dei congressi. Un non senso. Noi siamo come un’orchestra: tanti orchestrali ma un solo direttore, altrimenti si rischia il caos”.
Che ruolo per Riccione?
“Deve stare dentro l’insieme. Non possiamo difendere il nostro orticello, come è nella natura dei nostri commercianti. Ai colleghi di viale Ceccarini dico che dobbiamo rimettere in piedi il vecchio consorzio e tutti devono pensare ad investire, per proporre mostre, spettacoli, cose anche banali. Ma tutte richiedono energie e danaro. In contemporanea dobbiamo fare anche promozione per far sapere che cosa facciamo, altrimenti non servono gli eventi. E’ nei momenti di crisi che bisogna avere la forza e la lungimiranza di muoversi; così spiazziamo gli altri per raccogliere quando l’economia riprende”.
Lei fa moda, che cosa è per lei?
“Anche questa è un’altra parola che non mi piace, come la denominazione boutique. Sono del parere che ognuno si deve vestire con le cose che gli piacciano e che gli stiano bene. Poi se uno viene nel tuo contenitore allora vuol dire che ci hai preso. Con Block 60 siamo stati bravi ad inventarci questa cosa fino a farla diventare un punto di riferimento per i giovani e per le famiglie”.

Chi volesse dialogare con Oscar: dboscarino@libero.it

9,6% del Pil
(Prodotto interno lordo)

Turismo, il 10% del Pil

– L’industria delle vacanze italiane vale il 9,6 per centod el Pil (il 30 nella provincia di Rimini) nelle previsioni 2009. Impiega direttamente circa 2,5 milioni di addetti. Le entrate nel 2008 sono diminuite del 5 per cento, pari a 5,2 miliardi di euro.

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Turismo, sempre meno internazionali

L’INCHIESTA

di Francesco Toti

– Protagonisti in Italia ma impossibilitati a giocare la Champions League sul competitivo mercato europeo della vacanza. I numeri affermano forte che il 2008 è stato un anno di tenuta grazie agli italiani (meno 0,5 per cento le presenze); gli stranieri (meno 2,5 per cento) oramai sono elementi da zoo più che da paesaggio quotidiano. La gradita presenza tedesca in 10 anni si è dimezzata, passando da quasi 1,2 milioni a poco più di 600mila.

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Vignetta di Michele Ghironzi

Sono numeri all’apparenza negativi ma raccontano di uno dei centri balneari più importanti d’Europa: circa 2.400 alberghi contro i 200 di Venezia. Se, come affermano molti analisti, è già un successo mantenere le posizioni, come non essere soddisfatti? Forse, con la consapevolezza che si può fare meglio. Gli albergatori invocano la mano della Stato, cioè il disegno del futuro con il valore dell’organizzazione.
Eppure sia la mano pubblica, sia quella privata non è mai stata così attiva nel panorama internazionale. Ma in ordine sparso. Scontiamo l’individualismo figlio della storia. Il turismo è gestito dalle singole regioni, mentre Francia e Spagna marciano unite e compatte. Insomma, 20 barchini che vanno contro le portaerei.
Il turismo rappresenta il 30 per cento della ricchezza prodotta in provincia di Rimini (contro circa il 10 per cento dell’Italia), Negli ultimi cinque anni il territorio sta mantenendo le posizioni.
In questa crisi che non riesce a dipanarsi, le associazioni di categoria sono fiduciose: cauto ottimismo, dicono in coro.
Iliana Baldelli, presidente degli albergatori di Misano Adriatico: “Nonostante tutto non siamo né drastici, né pessimisti. Alle fiere italiane abbiamo riscontrato molto interesse per le nostre zone, anche se non sono state confermate dalle prenotazioni, ma oramai è diventato un’abitudine si effettuano all’ultimo minuto. Più difficile il fronte estero. Grazie all’aeroporto riusciamo a fare un lavorino con la Germania, anche se siamo in calando”.
“Lo Stato – continua la signora Baldelli – potrebbe fare tanto per il nostro settore. Intanto, creare il ministero. Poi, rendere efficiente l’Enit. Alle fiere dovremmo andare come nazione e non come singole regioni per farci concorrenza. Infine, l’Iva sul turismo dovrebbe essere abbassata. La nostra è al 10, quando quella francese è al 7 e quella spagnola al 4”.
Patrizia Rinaldis, presidente dell’associazione di Rimini, che per numero di alberghi vale la metà del turismo provinciale. Rinaldis argomenta: “Le prenotazioni ad oggi, confrontate con quelle del 2008, evidenziano una nostra tenuta. L’altra dimostrazione l’abbiamo avuta a Pasqua e nei fine settimana fino ad oggi. Non voglio dire che la crisi ci aiuta, ma dei vantaggi grazie al nostro rapporto qualità/prezzo li offriamo. In noi c’è un cauto ottimismo. Abbiamo dei pacchetti unici: balneare e parchi, entroterra e parchi”.
“Mi dicono – continua la signora Rinaldis – che le prenotazioni dei voli stanno andando bene. Solo che sul piano internazionale ci dobbiamo adeguare ai nostri maggiori competitori, come Francia e Spagna. Mi hanno appena comunicato che in Francia si sta parlando di abbassare dal 7 al 5 per cento. La nostra, al 10, ha valori doppi ed è tra le più alte d’Europa”.
“Altro problema – chiude la riflessione il presidente degli albergatori di Rimini – è il fatto che lo Stato non tratta il turismo come un settore industriale fondamentale per la nostra economia. Non ci aiuta da un punto di vista normativo, con le infrastrutture, con le linee fiscali, con la sburocratizzazione. Non pretendiamo i soldi, ma così è davvero difficile reggere la concorrenza. Non è possibile che le piccole strutture italiane (da noi mediamente abbiamo 40 camere) debba sottostare alle norme sulla sicurezza come un grande albergo, ad esempio. E che ogni giorno c’è una norma nuova alla quale adempiere. Purtroppo tutti col turismo si riempiono la bocca, si assiste solo ad una gran passerella di proposte. Negli ultimi anni di fatti reali ne abbiamo visti ben pochi. Come riviera di Rimini per conquistare gli stranieri dobbiamo portare un’altra immagine. Siamo fermi agli anni ’60. Chi viene a Rimini per la prima volta viene sorpreso: trova una città balneare diversa. Se continueremo a presentarci di nuovo competitivi e con voli a 100 euro, possiamo farcela”.
Bruno Bianchini, classe ’62, neo-presidente degli albergatori di Riccione, ha come motto uno slogan in tinta con la cultura italica, “siamo attrezzati per i miracoli”. Afferma: “Il 2009 sarà una stagione senza trionfalismi. Scontiamo oltre alla crisi mondiale, anche la mancanza delle istituzioni. Il turismo non può più fare da solo, con i competitori sempre di più e sempre più agguerriti. Abbiamo bisogno delle istituzioni a livello nazionale e a livello locale. Per portare gli stranieri ci vogliono politiche a livello di stato. A livello di competitività stiamo arretrando rispetto a Spagna e Francia. Il differenziale Iva a nostro sfavore è di 5 punti. Non abbiamo un portale turistico, non abbiamo una rete stradale veloce. A livello regionale ci dicono che ci sono poche risorse e vanno fatte delle scelte; troppo esigue per incidere sul mercato internazionale”.
Angelo Serra è il presidente degli albergatori di Cattolica. Lo scorso 27-28 aprile è stato a Duesseldorf per una fiera: “Dal workshop tedesco arrivano buone indicazioni. I tour operator li ho visti di nuovo interessati verso le nostre zone. Ho anche visto nelle agenzie settimane tutto compreso in Egitto a 350-400 euro. Così non possiamo competere. A Gabicce ci prepariamo ad accogliere i turisti senza aver ritoccato il listino; con 50 euro si riesce a fare pensione completa, il prezzo di un pasto fuori. Sono anche del parere che non va bene essere particolarmente ottimisti, ma neppure essere così negativi. Come riviera siamo competitivi e ben attrezzati; credo che a fine maggio si possano fare previsioni con una certa dose di precisione”.
Maurizio Cecchini, Cattolica: “Come categoria non vogliamo privilegi, ma chi ci governa ci deve mettere nelle stesse condizioni di partenza degli spagnoli e dei francesi, che hanno l’Iva la metà della nostra. E’ possibile che il bilancio dell’Austria sia della stessa grandezza dell’Italia? Il differenziale dell’Iva e quello della promozione sui mercati sono i freni che ostacolano il nostro lavoro. Malgrado tale situazione si cerca di vedere il bicchiere mezzo pieno e continuiamo ad investire. Ne sono un esempio forte, di idee e innovazione, i pacchetti integrati, golf, cavalli, parchi, sport, che vendiamo attarverso Internet. La nostra stagione, se ci sarà il bel tempo, sarà di cauto ottimismo. Oggi, è abitudine scegliere la mèta 10 giorni prima. Stiamo constatando il ritorno della vecchia clientela e un buon trend nelle prenotazioni”.

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Ricchezza turismo prodotta nel 2006

2,25 miliardi di euro

– La provincia di Rimini nel 2006 ha prodotto ricchezza per 7,36 miliardi di euro. Il turismo vale il 30,6 per cento, 2,25 miliardi in termini assoluti.

NUMERI

Rimini, 500 alberghi aperti tutto l’anno

– A Rimini circa 500 alberghi sono aperti tutto l’anno. Un numero straordinario. Dovuto all’attività della Fiera di Rimini (1,5 milioni di visitatori, 700mila però legate al Meeting di Cl) e ai congressi (4.000 nel primo semestre del 2008 per 800mila partecipanti).

IL PUNTO

Per l’estero carattere, per l’Italia le veline

[i]Lo afferma Marco Giovannini, già presidente degli albergatori di Riccione[/i]

-“Per l’estero ci vuole sacrificio, per l’Italia bastano due veline”. Con questa immagine efficace Marco Giovannini, già presidente degli albergatori di Riccione, mette sotto i riflettori la difficoltà per riportare in Europa il turismo della provincia di Rimini, che da anni assiste ad un calo lento non meno che inarrestabile. “Per i mercati esteri – continua Giovannini – ci vuole una programmazione, c’è la necessità di capire i mercati. E forse stiamo perdendo attitudine e sensibilità per farlo. Tanto è vero che molti enti non sono più presenti sui mercati e optano per i workshop nei centri commerciali. Invece, fare promozione in Italia è molto più agevole: basta un po’ di gossip e due veline”.

Negli arrivi i russi hanno superato i tedeschi,
ancora primi nelle presenze. L’anno d’oro l’88

Presenze: duello Germania-Russia

– La Germania e la Russia sono vicinissime alla voce presenze tra i clienti della provincia di Rimini nel 2008. Ecco la classifica.
Germania: 634.480 (-8,8)
Russia: 477.699 (+7,4)
Francia: 354.634(-5,8)
Svizzera: 310.235 (-4,5)
Belgio: 158.879 (+10,2)

ARRIVI
Russia: 102.291(+3,1)
Germania: 99.591 (-6,9)
Francia: 50.743 (-5,8)
Svizzera: 50.368 (-3,4)
Polonia: 26.900 (+41,3)
(Fonte:
Camera di commercio)

Arrivi-presenze: 1998 Dimezzati i tedeschi

– In 10 anni la presenza tedesca si è dimezzata. Ecco arrivi e presenze.
Germania: 148.433
Svizzera: 48.786
Russia: 43.784
Francia: 36.734
Austria: 24.293
PRESENZE
Germania: 1.130.693
Svizzera: 344.503
Russia: 249.505
Francia: 273.205
Austria: 152.126
(Fonte: Provincia di Rimini)

C’erano una volta gli stranieri

– Non ricevere più le attenzioni dei primi della classe, i tedeschi, è il grande cruccio del turismo della provincia di Rimini. Gli abitanti del paese più importante d’Europa e primo partner commerciale dell’Italia, vanno altrove. Nel 2008, gli arrivi sono scesi sotto le 100mila, 99.591 (meno 6,9%) per la precisione, per 634.480 presenze (meno 8,8%). Insomma, un mezzo disastro.
Alla voce arrivi, i ricchi russi, seppure con il rublo che ha perso valore di acquisto rispetto all’euro, hanno superato i tedeschi alla voce arrivi: 102.291 unità che in presenze significano 477.699.
In assoluto, la voce arrivi 2008 rispetto all’anno precedente ha fatto segnare meno 1,5 per cento. Mentre, la flessione delle presenze è stata più accentuata meno 2,8 per cento. Se la prestazione 2008 è la peggiore degli ultimi tre anni. Nell’arco temporale di cinque, invece, partendo dal 2004, le presenze straniere sono salite del 5,6%.
Alzando lo storico all’ultimo decennio si ha che le presenze estere sono quasi rimaste invariate. Erano 3.124.031 a fronte però si solo 479.495 arrivi. Questo significa che la permanenza media della vacanza si è accorciata.
Il dato afferma anche che con un mondo sempre più vacanziero le nostre spiagge, benché mature dal punto di vista dello sviluppo, stanno ferme. Ed essere fermi in una comunità che aumenta il giro d’affari significa semplicemente indietreggiare. E per la nazione che custodisce il 50 per cento del patrimonio storico artistico dell’Unesco deve far riflettere. E’ un po’ come le nazioni sottosviluppate che hanno le materie prime. Se non vengono utilizzate è come non averle.
L’anno d’oro dell’industria turistica della provincia di Rimini fu l’88 con quesi 18 milioni di presenze. Nell’89 ci fu la mucillagine. Poi il lento declino.

I LINK CORRELATI ALL INCHIESTA SUL TURISMO




Foro Boario

…Riconfermato Mancini– Silvano Mancini è stato riconfermato presidente della Pro Loco di Morciano lo scorso 31 marzo. Viene affiancato da Paolo Angelini (vice), Giordano Leardini (segretario), Andrea Nardi (economo), Alessandro Amadei (addetto stampa) e dai consiglieri: Lino Casadei, Aldo Marzi, Gianenrico Ghigi, Valeriano Carabelli, Sabrina Carabelli, Orazio Conti, Emanuele Casati e Enzo Mengano. Il direttivo ha in programma una serie attività per il 2009. Tre su tutte: la Vetrina della Valconca in luglio, un raduno di madonnari ed un appuntamento legato al vino. L’associazione è aperta a nuove iscrizioni, soprattutto giovani.

…Palazzetto e sobrietà – L’ultima opera pubblica dell’era Ciotti è il palazzetto cosiddetto multieventi. Il nastro è stato tagliato lo scorso 1 maggio alle 18 del pomeriggio. Per le celebrazioni, dalla ditta costruttrice, è stato invitato il comico Paolo Cevoli. Il ricavato della serata, 5 euro il biglietto, è andato per i terremotati dell’Abruzzo, “Adottiamo Villa Sant’Angelo”. Dato i tempi, era meglio non portare un comico che costa alcune migliaia di euro. Le istituzioni pubbliche devono dare lezioni di sobrietà. Basta con veline e comici; vanno bene per le discoteche. Le belle note della Banda di Morciano erano più che sufficienti.

…MotoGp e Flavio Fratesi – Flavio Fratesi è una bellissima persona: riservato e disponibile, rispettoso e capace di argomentare. Originario di Tavullia, ha sposato una morcianese. Tra le anime del Fans Club Valentino Rossi, Tavullia, lo scorso 3 maggio, durante la diretta del MotoGp, ha abbracciato Valentino Rossi durante il giro della vittoria con gag, ingresso e uscita dal wc (water closet). Il cronista ha detto a milioni di italiani: “Rossi abbracciato da Flavio Fratesi”.

…Portone verde – “In Africa sequestrano i battelli. Qui, no”. Via Ronci, sul “Pasquino” di via Ronci (Morciano centro storico), sul mitico portone verde nobilitato dalla forza del tempo, si legge quanto letto prima.




Mimma Gaspari, quella morcianese signora della musica

Mimma, tra i grandi della musica

CULTURA

– “Come può succedere che una laureanda in Scienze politiche passi brillantemente l’esame di paroliera diventando una fortunata autrice di canzonette? Magari soltanto in seguito a una scommessa, ed è il caso di Mimma Gaspari, ventiduenne, bolognese e ora residente a Milano, biondo-castana, occhi neri, bocca larga, carattere allegrissimo. (Sue predelizioni: le fughe di Bach, il cool-jazz, il teatro di prosa e gli uomini alti, magrissimi, dinoccolati coi piedi lunghi). Con queste parole Camilla Cederna racconta gli esordi di Mimma Gaspari sul mitico “Espresso”. Siamo il 27 novembre del 1963. Titolo del pezzo: “22 anni, 40 canzoni”.
Dunque oggi, Mimma Gaspari ha 68 anni. Essere raccontati da Camilla Cederna è qualcosa di speciale. Di cui essere fieri. E’ stata uno dei massimi giornalisti italiani del secolo scorso. Raffinata, senza fronzoli, proprietà nel linguaggio, la Cederna apparteneva a quella borghesia milanese con gli orizzonti alti e civili. Di cui essere orgogliosi.
Mimma Gaspari invece era una delle tre figlie di Aldo Gaspari e Bertagni. Ovvero, i titolari delle tipografie Gaspari, una delle aziende che hanno fatto la storia di Morciano e della Valconca. Una famiglia benestante e operosa.
Ha appena dato alle stampe l’autobiografia. Titolo: “Penso che un ‘mondo’ così non ritorni mai più” (Baldini Castoldi Dalai editore, 376 pagine, 20 euro).
La “vita in canzone” reca l’introduzione di Renzo Arbore che tratteggia le pagine come emozionanti. Scrive il famoso musicista: “Tutti noi che ci occupiamo di musica dagli anni Cinquanta, noi che abbiamo fatto musica negli indimenticabili, fecondi, creativi e… rivoluzionari anni Sessanta sappiamo che era e chi è la leggendaria e famigerata Mimma Gaspari.
‘Leggendaria’ perché una delle prime donne in carriera della storia… d’Italia, una delle quattro o cinque agitatrici della cosiddetta ‘musica leggera’ del tempo (…).
Famigerata perché ‘la Gaspari’ era una specie di benevola ‘persecutrice’ per tutti noi che eravamo i primi disc-jockey, nonché giornalisti del mondo della canzone. ‘La Gaspari’ con i suoi micidiali 45 giri che non si stancava mai di raccomandarci (…).
Si trattasse di un biondino come Baglioni Claudio, di una… biondazza come Gabriella Ferri, di un canta-autore o autore-cantante già un po’ attempato come Paolo Conte o di uno stravagante cantante milanese che andava allo sbaraglio con una Vengo anch’io, no tu no…”.
La carriera della morcianese Mimma Gaspari inizia nel 1959 come paroliera “a fianco di Teddy Reno, ha 21 anni. Per trent’anni, “con grande e delicata sensibilità”, per le Messaggerie Musicali e Rca, si è occupata della comunicazione dei maggiori cantanti dagli anni ’60 ai ’90. Qualche nome: Patti Pravo, Nada, Renato Zero, Enzo Jannacci, Gabriella Ferri, Lucio Dalla, Gianni Morandi, Paolo Conte.
Con un italiano sobrio, preciso, elegante, attraverso le storie della musica leggera di Mimma Gaspari si tratteggia la fotografia dell’evoluzione del costume degli italiani. Un lungo viaggio fatto di battaglie e delusioni, conquiste e speranze. Una lettura che diverte, come si deve essere divertita l’autrice.




Provincia, l’ago tra Vitali e Lombardi sarà Taormina?

IL PUNTO

di Francesco Pagnini

– Potrebbe essere, e lui ci terrebbe a farlo, un bel terzo incomodo per la corsa alla presidenza della Provincia di Rimini. Maurizio Taormina, d’altra parte, della Provincia è stato vicepresidente per dieci anni. Ne conosce tutti i segreti, le personalità, gli anfratti. Si muove molto a suo agio a Rimini, che è la sua base di partenza, ma perfettamente anche nel resto del territorio provinciale, dove ha ottimi contatti soprattutto nella zona sud (a Cattolica, Morciano, Riccione?).
Strettissime anche le relazioni con le associazioni di volontariato, specialmente cattoliche ma non solo, col mondo della scuola, dell’economia, dell’impresa (soprattutto quella “progressista”).
Da sempre l’uomo di Rutelli a Rimini, doveva essere il predestinato a succedere a Nando Fabbri. Ma si è visto preferire Stefano Vitali dal Pd: candidato di bandiera col quale non si è confrontato alle primarie rispetto alle quali ha lanciato accuse di scorrettezza non accolte dal collegio dei probiviri del partito. Il confronto, tra di loro, non potrà però mancare adesso, alle elezioni vere, anche se Taormina, che conta come alleati sui socialisti dello Sdi, non disdegna certo i voti dei moderati del centro-destra.
“Intendo diventare il punto di riferimento di tutti i moderati – aveva detto a suo tempo – sia quelli che non si riconoscono nella candidatura di Stefano Vitali per il Pd, sia quelli che non si riconoscono in Marco Lombardi nel centro-destra”.
Certo, la composizione della lista di Taormina depone tutta a favore di un apparentamento con il Pd. Ci sono infatti persone di appartenenza abbastanza forte al centro-sinistra, tra cui l’ex assessore della Provincia Cesarino Romani (ex verde), e lo Sdi, che al Comune di Rimini è all’opposizione ma in molte altre realtà governa assieme al Pd.
Va detto però che vi sono due difficoltà grandi. Primo, la candidatura di Vitali lo Sdi la vede come una “diretta emanazione” delle personalità forti che governano, appunto, il Comune di Rimini, e cioè il sindaco Alberto Ravaioli e il vicesindaco Maurizio Melucci, e quindi l’eventuale rotta d’avvicinamento potrebbe essere tutt’altro che facile.
Secondo, e ancor più importante, Vitali ha già detto pubblicamente che con Taormina non si alleerà mai: difficile tornare indietro dopo parole così assertive.
D’altra parte Lombardi non si è buttato via rispetto alla possibilità di allearsi con altre liste moderate, come si definisce appunto “Fare Rimini”. Anche se la convivenza con molti pezzi della lista rischierebbe di essere assai difficoltosa.
Se il sondaggio di cui si parla da qualche tempo (che pare provenga da area Fi) c’azzeccasse, la lista Taormina guadagnerebbe un 4 per cento, Vitali arriverebbe in testa al ballottaggio, senza però il 51 per cento che servirebbe per evitarlo, e Lombardi dietro di lui, di poco staccato. Chiaro che in uno scenario del genere i voti “di” Taormina potrebbero essere determinanti, proprio perché, appunto, non tutti di stretta osservanza di centro-sinistra e anzi qualcuno proveniente proprio dai delusi del Pd e da quella zona sud (Cattolica, Morciano?) nella quale Vitali potrebbe far segnare qualche debolezza in più.
Se i candidati riusciranno a “completare” le proprie coalizioni con tutti i pezzi, in particolare Vitali sull’ala della sinistra estrema (o critica che dir si voglia), è questo, in sintesi, il copione che andrà in scena il prossimo 7 giugno. Salvo, ovviamente, quei colpi di scena che in una campagna elettorale sempre ci si può aspettare dalle urne.




Facebook e faccine politiche

– Un tempo i candidati si litigavano le piattaforme su cui affiggere i propri manifesti elettorali. Ed è rimasta storica la scena di “Don Camillo” in cui il sacerdote-Fernandel scrive “Peppone è un asino” sul manifesto di quest’ultimo. I manifesti certo continuano a contare anche adesso, ma dopo gli spot in radio e tv e i siti Internet, per le elezioni del prossimo giugno vi è un altro ritrovato della tecnologia comunicativa, entrato a tutti gli effetti nell’agone della competizione elettorale. E’ faceboock. Il cosiddetto “libro delle faccine on line”.
Insomma una copia della vita reale. Forse proprio per questo Facebook è pure diventato strumento per la campagna elettorale. Tanto per fermarsi alla competizione per la presidenza della Provincia, tutti e quattro i candidati Stefano Vitali (Pd), Marco Lombardi (Pdl) e Maurizio Taormina (“Fare Rimini”), Sandro Pizzagalli (Sinistra critica) lo stanno utilizzzando.
E ognuno con una propria sfumatura. E’ più istituzionale l’uso che ne fanno Lombardi (assai simile ad un sito) e Sandro Pizzagalli (Sinistra critica), più spumeggiante e colloquiale quello di Vitali (da sempre a suo agio con le nuove tecnologie), più discreto, aulico, programmatico, quello di Taormina. Quanti voti sposterà la nuova tecnologia?




Cemento in Valconca? Colpa nostra

– “E’ evidente che a Sant’Andrea in Casale (frazione del Comune di San Clemente) come altrove è colpa nostra”. Meglio tardi che mai, recitava un vecchio adagio. Nando Fabbri, dal ’99 presidente della Provincia di Rimini, lo ha detto lo scorso 20 aprile durante il convegno che aveva come tema la valorizzazione del Conca sul quale sono previsti investimenti per 5,5 milioni di euro. Si riferiva al famigerato mattone, al caotico sviluppo urbanistico del territorio: più area di speculazione che di intelligente e civile programmazione.
Mente pronta, un’eleganza ed un gesticolare che nascondono un decisionismo di certo superiore, Fabbri ha stupito i presenti. Ha argomentato con maestria: “Sant’Andrea è un esempio debole, con problemi veri. Mancano i servizi, è difficile la viabilità, la qualità urbana è scarsa. Bisogna cercare di accelerare il recupero territoriale, urbano e paesaggistico. Non possiamo permetterci tale disordine, tale incuria del paesaggio e tali ferite nelle nostre colline. L’unica condizione futura è recuperare l’equilibrio”.
Molta parte del caos urbanistico di Sant’Andrea in Casale, un intreccio di case e capannoni artigianali per trovare una soluzione alla Ghigi che poi è miseramente naufragata, sono opera del presidente Fabbri e del suo consiglio provinciale. I presenti hanno apprezzato il mea culpa, commentando: “Glielo avevamo inutilmente detto…”.