Rimini Fiera – Salone internazionale dell’accoglienza: uno scrigno di idee

– Idee, idee, idee per i professionisti della ristorazione. Le presenta la 57^ edizione del Salone internazionale dell’accoglienza turistica in programma a Rimini Fiera dal 24 al 27 novembre.
Organizzata da Rimini Fiera, con il patrocinio di Federalberghi, è riservata al pubblico agli appassionati e curiosi del proprio mestiere: a coloro i quali lo fanno col cuore e con la mente: grossisti, buyer di catene alberghiere, architetti e progettisti, buyer di comunità, operatori del settore alberghiero, della ristorazione e di pubblici esercizi.
Nuova la suddivizione in percorsi espositivi: 360° Contract (soluzioni chiavi in mano per hotel, ristoranti, locali pubblici, uffici, show room, navi da crociera), spazi e ambienti (arredamento e componenti d’arredo, accessori , inter deco’ (salone delle pavimentazioni, tessuti, rifiniture d’interni per il contract), forme e dettagli di stile (vetri, cristalli, porcellane, argenteria, tovagliati e biancheria, linea cortesia), wellness & cocooning (benessere per hotel, beauty farm, centri estetici, accessori per il benessere nella stanza da bagno), technology & building automation (tecnologia, sistemi di sicurezza, automazione), spazio bar (attrezzature per il bar e ristorazione veloce), food-service equipment (grandi impianti per la ristorazione).
Elementi di spunti della manifestazione è la mostra. Quest’anno ha per titolo “Guest village. Lungo le nuove strade dell´ospitalità”. Per la prima volta, si caratterizzerà come mostra diffusa all´interno dei diversi padiglioni occupati.
I progettisti sono nomi famosi che, automaticamente, confermano SIA GUEST in quel ruolo di riferimento internazionale a cui l´hanno consacrata le precedenti edizioni.
Per le aree dedicate all´intrattenimento hanno dato la loro adesione Luca Scacchetti, Cristina Corti, Caberlon&Caroppi, Aldo Cingolani/Giugiaro Design.
Per ´design – lusso´: Roberto Semprini e Marcello Ceccaroli.
Per l´area ´arte´: Nicoletta Negro, Alessandro Pierandrei, Studio 63, Elisabetta Motta.
Nell´area ´moda´: Simone Micheli, The Hickson Design Partnership.
Infine, lo spazio ´ristorante´ vedrà protagonista Alessandro Mendini.
Il percorso di Guest Village guiderà il visitatore alla scoperta delle nuove vie percorribili dall´hotellerie tra design, arte, moda, intrattenimento e ristorazione. A indicare la strada all´albergatore contemporaneo saranno le interpretazioni di nuove promesse e nomi eccellenti del design e del mondo progettuale.
I temi riguardano diverse aree di intervento e, quindi, altrettante suggestioni: Entertainment street (dove bar, lounge, risto-lounge e spazi collettivi diventano il fulcro dell´hotel contemporaneo); Design boulevard (vetrine lungo una via dello shopping); Food ´en place´ (un ristorante funzionante dove design, architettura e alta cucina spettacolarizzano la tavola); Passerelle della moda (l´hotel per le griffe della moda); Luxury frontiers (architettura e design italiano reinterpretano il lusso sfrenato per Dubai, nuova frontiera dell´hotellerie sette stelle); Art gallery (l´albergo che si veste´ d´arte).

CURIOSITA’

Dieci settori merceologici

I settori merceologici presenti sono i seguenti: attrezzature per la ristorazione, arredamento contract, hotellerie, tecnologia, impiantistica, arredo bagno, benessere, inter Decò per alberghi, residence, ristoranti e pubblici esercizi.

I NUMERI

Più di 40.000 visitatori – Gli stranieri: circa 2.500

– Quest’anno Sia Guest presenta oltre 700 espositori su 90 mila metri quadrati e ospiterà anche i grandi impianti per la ristorazione. Ogni anno giungono più di 40.000 visitatori (circa 2.500 gli stranieri).

Per maggiori informazioni: www.siarimini.it




Cultura, chi l’ha detto che Rimini è arretrata?

CONTROTENDENZA

La 52ª Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia (la Biennale) ha ospitato all’interno dello spazio Thetis, nell’ambito di una rassegna di 100 giorni dedicata all’artista e pensatore Joseph Beuys, intitolata Difesa della natura, i progetti e gli interventi di molti artisti, cineasti, architetti, critici d’arte e ricercatori della Romagna e di Rimini.
Anch’io vi ho preso parte con un intervento dal titolo “Alberi d’oro, di seta e di carta. La natura pensata e dipinta tra Oriente e Occidente”, l’onore immeritato e la fortuna di trovarmi in una bella e generosa compagnia di menti studiose, pensanti e creative.
Il merito di questa folta presenza va all’associazione culturale «Pharos», che nelle persone dei suoi ideatori e fondatori – Roberto Barbanti, Luciano Boi, Angela Gorini, Simonetta Piscaglia e Sabrina Raggini – hanno invitato un folto gruppo d’intellettuali scelto tra i più originali e colti del panorama locale.
Hanno aperto, sabato 15 settembre, due progetti di architettura del giardino e del paesaggio, fondati sull’idea del recupero e della memoria.
Da una parte l’artista Franco Pozzi e gli architetti Maria Luisa Cipriani, Bernard Neuilichedl, Claudia Morri e Lucia Raffaelli hanno presentato un intervento di musica, grafica e animazione dal titolo “Tra natura e artificio, un volo nell’impermanente”: indubbiamente l’idea più solida e filosoficamente centrata che abbia avuto occasione di vedere e ascoltare quel giorno. Dall’altra, l’artista Claudio Ballestracci e l’architetto Frederic Barogi, con “Aperture a filo d’erba” hanno illustrato una serie di suggestivi e raffinati interventi dedicati al rapporto poetico tra architettura e paesaggio.
Entrambe le proposte, nutrite da una seria preparazione estetica e intellettuale, hanno dato un salutare spazio al linguaggio simbolico. Uno degli interventi più profondi per stile e concetto è stato quello dell’artista e storico dell’arte Massimo Pulini che, disseppellendo materiali dimenticati, ha parlato degli interventi di protezione delle opere d’arte italiane durante la Grande Guerra: strutture fascinose e geniali le quali di per se stesse perseguivano un’idea architettonica di bellezza e ordine e che, perciò, risultano oggi paragonabili a molte realizzazioni d’arte contemporanea.
Molto belli i film presentati tra cui il commovente “Appunti romani”, introdotto dal regista Marco Bertozzi con una relazione sul riciclo poetico dei materiali storici e d’archivio, il filmato “Memoria del latte” dell’artista Lucia Baldini, proiettato domenica 16 settembre, assieme al film ‘Petróleo México” di Roberto Paci Dalò, e a “Berbablù” dell’associazione Vaca. Una decisa smentita, nel complesso, all’idea di una provincia romagnola sonnecchiante e culturalmente arretrata.

Alessandro Giovanardi




‘Combattere per l’onorevole sconfitta’

IL LIBRO

– La sua vita di soldato, di uomo politico e di professionista legale è segnata dall’avventura di azione e di pensiero, sempre. E’ la vita dell’avvocato Cleto Cucci, Riminese, raccontata da lui stesso, nel libro Memorie della guerra civile e del dopoguerra.
Aveva diciassette anni quando si arruolò nella Guardia repubblicana della Repubblica sociale italiana, per opporsi all’idea che il popolo italiano passasse alla storia come “un popolo di rinnegati e di approfittatori dopo il vergognoso armistizio dell’8 settembre”.
L’intento era questo. Non v’è, nel libro, alcun accenno alla speranza di vittoria dell’Asse, alle “nuove armi di Hitler” e ad altre simili leggende. La decisione comportava soltanto un sconfitta onorevole. E il rischio della vita. Era il 19 Ottobre 1943.
Il libro profuma di pulito per via dello spirito innocente, entusiasta del ragazzo che era – ed è tuttora a ottant’anni- il suo autore.
Cleto è ricordato dal suo comandante, oggi senatore Ajmone Finestra (nella Presentazione del volume) per “il suo volto ardito di adolescente in contrasto con lo smodato armamento di guerra”. Finestra definisce il sottotenente Cucci “soldato d’onore”, perché riconobbe anche “l’eroismo di alcuni avversari, quali i partigiani Giorgio Paglia e Guido Galimberti, vittime della guerra fratricida”.
Questo è uno degli aspetti più belli del libro, laddove si rievocano azioni militari, passate alla storia di quegli anni con il nome sinistro di “rastrellamenti”, ma in realtà furono sanguinose battaglie contro brigate partigiane dall’organico numeroso, bene armate e sovente ben comandate, favorite dalla natura dei luoghi, dalla mancanza di uniformi e dalla tecnica della guerriglia.
Gli episodi di guerra sono numerosi e a volte narrati con ironia, quasi per ricondurre la vicenda nell’ambito di una normalità militare scevra dalla retorica dell’eroismo.
E’ quasi incredibile il racconto dell’epilogo della guerra del Battaglione “Venezia Giulia” (al quale apparteneva Cleto), che il 27 aprile 1945 – dopo duri scontri- espugnò Arona, già pavesata da drappi e bandiere dei partigiani, gran numero dei quali si diedero prigionieri. Da Arona, il Battaglione marciò su Novara, ove fu negoziata una tregua. Il 29 aprile il Battaglione entrò in Novara, con le sue armi e le sue bandiere, fra ali di folla dapprima ostile e urlante, poi quasi affascinata, che infine tributò a quegli uomini “un applauso improvviso, incomprensibile? in questa marea di rosso?” .
“Anche i partigiani, annota Ajmone Finestra, capaci di generosità come di vendette, salutarono con corretta lealtà lo Stendardo”. Il 3 maggio, nella Caserma Cavalli, si celebrò la resa agli americani, con l’onore delle armi. Un maggiore americano disse, in italiano: “Voi siete i degni fratelli dei combattenti d’Africa”.
Così si concluse l’avventura militare del sottotenente Cleto Cucci, che finalmente tornò a casa, in quel Montefeltro dove fu accolto come un criminale e chiuso in una prigione, dalla quale sarebbe uscito il 4 dicembre 1945. Una volta libero, Cleto si laureò, esercitò con successo l’avvocatura e si diede alla politica militando nel Movimento sociale italiano, la qual cosa potrebbe definirsi la continuazione della “sua” guerra con altri mezzi.
Lasciamo al piacere dei lettori la narrazione della vita professionale di Cleto, sempre avvincente e spesso divertente.
(Cleto Cucci, Memorie della guerra civile e del dopoguerra, Il Cerchio, 2007, pp. 135, Euro 14)

di Romano Ricciotti




Formaggio di Fossa, fiera del gusto a Mondaino

– “Fossa, tartufo e Cerere” (la dea delle messi). Mondaino presenta la sua fiera autunnale; tre giornate in cui mette in vetrina il tartufo bianco di Mondaino, il formaggio di fossa e i tipici prodotti autunnali: castagne, vino, frutta, polenta, artigianato.
Il 18 novembre, dalle 10 alle 19, si celebra il tartufo bianco di Mondaino, ma si trova già anche il formaggio di fossa locale portato ad alto lignaggio dalla famiglia Chiaretti (Michele), che nella pancia dell’ex convento-abitazione possiede tre fosse: autentici monumenti.
La celebrazione della sfossatura, un rito, invece è il 25 novembre, dopo tre mesi di dimora nei pozzi (infossatura durante il Palio del Daino). Partito con 60 quintali ed una fossa, quest’anno i quintali sono 120 e maturati in due fosse. Ce n’è una terza, che i Chiaretti intendono utilizzare immergendo le caciotte nel grano, come avveniva nei tempi andati.
Le giornate sono luoghi d’incontri; si vanno a riscoprire sapori e gusti.
Nonostante la gioventù delle giornate, Mondaino si propone come punto di riferimento per gli amanti dei prodotti di pregio di questa stagione: castagne.
Piazza Maggiore e il borgo come luoghi di emozioni; nella scorsa edizione furono migliaia i visitatori che salirono a Mondaino alla ricerca di prodotti di qualità e sensazioni lontane.
Il programma comprende anche spazi per i bambini alla riscoperta dei giochi di una volta, musica della tradizione popolare, oltre a stand gastronomici.




Riccione, capitale delle pietre dure

AZIENDE

L’anno prossimo, in giugno, ci sarà, a Rimini, una fiera, “Gem World”. Esempio concreto di territorio che fa sistema. Nella nostra provincia la sede nazionale dell’associazione

– In pochi lo sanno; il Riminese è leader in Italia nel settore delle pietre dure, fino ad oggi il fratello povero della gioielleria. Bulgari, forse il più blasonato orafo al mondo, compra le sue pietre a casa nostra. Sul territorio orbitano 23 aziende, circa 200 addetti e un fatturato di molti milioni di euro. Le 5-6 maggiori hanno anche 15-20 addetti.
Finalmente il territorio è riuscito ad concretizzare lo slogan “fare sistema”. Sollecitata dai produttori, investendo denari ed energie, la Fiera di Rimini, dopo aver commissionato un attento studio, ha messo in cartellone una fiera che aprirà i battenti l’anno prossimo.
Il Consorzio di imprese è associato all’Api (Associazione della piccola e media industria della provincia di Rimini). Afferma Alessandro Rapone, il direttore: “Rimini è un punto di riferimento a livello nazionale. C’è una specializzazione legata sia alla commercializzazione, sia al know how produttivo. Insieme le imprese hanno cominciato a lavorare su alcuni progetti. C’è stato uno stand collettivo alla fiera di Vicenza, la maggiore del mondo, dove le liste di attesa per i singoli imprenditori durano 5-10 anni. L’altro obiettivo è stato costruire un avvenimento espositivo a Rimini. Oggi, voglio rimarcare che la sede dell’associazione nazionale delle pietre dure è nella nostra provincia”.
Il momento fieristico si chiama “Gem World” ed è in cartellone dal 7 al 9 giugno 2008. La speranza è che si possa affermare.

Consorzio, presiede Cesari

– Il Consorzio adriatico pietre preziose e orafe è composto da 23 imprese. Ecco il consiglio direttivo.
Paolo Cesari (presidente), Franco Vagnini (vice presidente), Stefano Basili, Arrigo Filippucci, Renzo Morri , Silvio Muratori, Maurizio Ticchi (consiglieri)

Athena, bellezza e artigianato

Muratori è un giovane rappresentante di preziosi. Si fa fare qualche oggetto dagli artigiani col proprio marchio. Siamo nell’82, nasce l’azienda. Tanti film

– Che storia quella di Athena, gioielli in argento: ammiccante e simile a quella di migliaia di imprese italiane. Spirito, creatività, saggezza artigianale, con la forza di credere nel proprio prodotto. E tutto avviene per puro caso.
La fonda il riminese Silvio Muratori insieme all’amico Antonio Spadarella (successivamente uscito dall’impresa, purtroppo morto prima del tempo) nell’82.
Giovane rappresentante di preziosi, Muratori, per gioco, e per offrire qualcosa in più alla clientela, affianca agli oggetti che rappresenta una propria collezione. La fa produrre da abili artigiani. Il commercio inizia a prendere piede fino alla creazione dell’azienda. Sede a Rimini, poi a Riccione, conta una decina di dipendenti e una rete commerciale fatta di una quindicina di addetti. Con contatti che vanno dal Giappone all’America.
L’azienda lavora l’argento al naturale, privo di galvaniche, impreziosendolo con pietre, oro, perfino nastri di velluto. Gli oggetti oro e argento in questo momento vanno molto di moda, ma Athena portò sui mercati l’abbinamento nel 2000.
Catalogo di 500 oggetti, agli amanti strizzano bellezza e una lavorazione manuale raffinata. Ad esempio, si è attenti alle parti meccaniche, alla lavorazione, per estrarre dalla materia prima effetti capaci di catturare. E’ puro Made in Italy. La progettazione viene effettuata dallo stesso Silvio Muratori, dal figlio Federico (alle spalle l’Istituto d’arte di Pesaro) e da esterni (bel contributo da Paola Gemma).
Innovativi in bottega e dinamici da un punto di vista commerciale. “Athena” tenta di entrare in nuovi mercati; seppur piccola ha partecipato a fiere in Giappone e Usa. Collane, bracciali e orecchini “protagonisti” in una lunga serie di film: “Il bello delle donne”, “Carabinieri”, “Don Matteo”, “Incantesimo”, “Io no”. Quest’inverno “uscirà” nel film “Sms-Sotto mentite spoglie” del regista Vincenzo Salemme.
Dei propri gioielli racconta Muratori: “Non devono essere schiavi della moda, ma oggetti da lasciare in eredità, come un bell’orologio. Le cose belle sono sempre di moda. I nostri sono messaggi d’arte e di bellezza”.




Riccione, capitale delle pietre dure

AZIENDE

L’anno prossimo, in giugno, ci sarà, a Rimini, una fiera, “Gem World”. Esempio concreto di territorio che fa sistema. Nella nostra provincia la sede nazionale dell’associazione

– In pochi lo sanno; il Riminese è leader in Italia nel settore delle pietre dure, fino ad oggi il fratello povero della gioielleria. Bulgari, forse il più blasonato orafo al mondo, compra le sue pietre a casa nostra. Sul territorio orbitano 23 aziende, circa 200 addetti e un fatturato di molti milioni di euro. Le 5-6 maggiori hanno anche 15-20 addetti.
Finalmente il territorio è riuscito ad concretizzare lo slogan “fare sistema”. Sollecitata dai produttori, investendo denari ed energie, la Fiera di Rimini, dopo aver commissionato un attento studio, ha messo in cartellone una fiera che aprirà i battenti l’anno prossimo.
Il Consorzio di imprese è associato all’Api (Associazione della piccola e media industria della provincia di Rimini). Afferma Alessandro Rapone, il direttore: “Rimini è un punto di riferimento a livello nazionale. C’è una specializzazione legata sia alla commercializzazione, sia al know how produttivo. Insieme le imprese hanno cominciato a lavorare su alcuni progetti. C’è stato uno stand collettivo alla fiera di Vicenza, la maggiore del mondo, dove le liste di attesa per i singoli imprenditori durano 5-10 anni. L’altro obiettivo è stato costruire un avvenimento espositivo a Rimini. Oggi, voglio rimarcare che la sede dell’associazione nazionale delle pietre dure è nella nostra provincia”.
Il momento fieristico si chiama “Gem World” ed è in cartellone dal 7 al 9 giugno 2008. La speranza è che si possa affermare.

Consorzio, presiede Cesari

– Il Consorzio adriatico pietre preziose e orafe è composto da 23 imprese. Ecco il consiglio direttivo.
Paolo Cesari (presidente), Franco Vagnini (vice presidente), Stefano Basili, Arrigo Filippucci, Renzo Morri , Silvio Muratori, Maurizio Ticchi (consiglieri)

Athena, bellezza e artigianato

Muratori è un giovane rappresentante di preziosi. Si fa fare qualche oggetto dagli artigiani col proprio marchio. Siamo nell’82, nasce l’azienda. Tanti film

– Che storia quella di Athena, gioielli in argento: ammiccante e simile a quella di migliaia di imprese italiane. Spirito, creatività, saggezza artigianale, con la forza di credere nel proprio prodotto. E tutto avviene per puro caso.
La fonda il riminese Silvio Muratori insieme all’amico Antonio Spadarella (successivamente uscito dall’impresa, purtroppo morto prima del tempo) nell’82.
Giovane rappresentante di preziosi, Muratori, per gioco, e per offrire qualcosa in più alla clientela, affianca agli oggetti che rappresenta una propria collezione. La fa produrre da abili artigiani. Il commercio inizia a prendere piede fino alla creazione dell’azienda. Sede a Rimini, poi a Riccione, conta una decina di dipendenti e una rete commerciale fatta di una quindicina di addetti. Con contatti che vanno dal Giappone all’America.
L’azienda lavora l’argento al naturale, privo di galvaniche, impreziosendolo con pietre, oro, perfino nastri di velluto. Gli oggetti oro e argento in questo momento vanno molto di moda, ma Athena portò sui mercati l’abbinamento nel 2000.
Catalogo di 500 oggetti, agli amanti strizzano bellezza e una lavorazione manuale raffinata. Ad esempio, si è attenti alle parti meccaniche, alla lavorazione, per estrarre dalla materia prima effetti capaci di catturare. E’ puro Made in Italy. La progettazione viene effettuata dallo stesso Silvio Muratori, dal figlio Federico (alle spalle l’Istituto d’arte di Pesaro) e da esterni (bel contributo da Paola Gemma).
Innovativi in bottega e dinamici da un punto di vista commerciale. “Athena” tenta di entrare in nuovi mercati; seppur piccola ha partecipato a fiere in Giappone e Usa. Collane, bracciali e orecchini “protagonisti” in una lunga serie di film: “Il bello delle donne”, “Carabinieri”, “Don Matteo”, “Incantesimo”, “Io no”. Quest’inverno “uscirà” nel film “Sms-Sotto mentite spoglie” del regista Vincenzo Salemme.
Dei propri gioielli racconta Muratori: “Non devono essere schiavi della moda, ma oggetti da lasciare in eredità, come un bell’orologio. Le cose belle sono sempre di moda. I nostri sono messaggi d’arte e di bellezza”.




Sci Club Misano, sempre più in alto

– Lo Sci Club Misano ha presentato il proprio calendario delle uscite. Fittissimo: 10 appuntamenti. Forte di oltre 400 soci, si parte per il cosiddetto fine settimana di sant’Ambrogio dal 7 al 9 dicembre: Val di Fassa.
Denominata “Giornata delle Donne”, l’appuntamento successivo è il 15 dicembre ad Andalo.
La settimana bianca, tra le feste di Natale e San Silvestro, dal 26 al 2 gennaio è a Mezzana-Marilleva.
Un “Domenicale” di forte richiamo invece il 13 gennaio: Cortina, la perla delle Dolomiti.
Il 19 gennaio, giornata del “Motion Lab” a Zoldo.
Poi il fine settimana sempre a Mezzana-Marilleva dal 25 al 27 gennaio.
A febbraio, il 10, domenica a Pampeago.
Selva di Cadore, dal 22 al 24 febbraio.
A marzo, il 9, domenica a Madonna di Campiglio.
I ragazzi misanesi chiudono la loro speciale stagione a Pasqua, dal 22 al 24 marzo, con il lungo fine settimana a Plan de Corones.
Rinato 8 anni fa, lo Sci Club Misano Adriatico negli ultimi due anni ha raddoppiato gli iscritti. Arrivano da ogni dove: Riccione, Pesaro, Rimini.
A maggioranza formato da giovani, perché erano giovani coloro che iniziarono; tra l’altro sono giovani ancora oggi. Il nucleo iniziale era composto da ragazzotti di Misano Cella molto motivati e dinamici.
Non è un caso che la sede sociale è alla Cella.
Intanto, il 3 novembre hanno tenuto la cena sociale di presentazione al ristorante “Due archi” (alla Cella). Mentre il 17 e 18 novembre, illustrazione del cartellone invernale presso i Magazzini Oliviero.




Ciaroni, gocce da colibrì

SOLIDARIETA’

Tutto nacque con un documentario sull’Africa ed alla piccola figlia Sofia: “Babbo possiamo fare qualcosa?”. La prima volta pensava a 1.000 euro; finora oltre 40.000 euro

– Gocce d’acqua nel becco del colibrì su un grande incendio sono molto utili. Lo racconta un’antica fiaba africana. Anche se all’apparenza sembrano perfettamente insignificanti; un po’ vedere come un vecchio mettere a dimora nella terra un ulivo o una quercia: non ne assaggerà mai il sapore e non sosterà mai all’ombra.
Mauro Ciaroni ha lo spirito un colibrì. Persona di una magia travolgente; quello che fa è genuino: parte dal cuore e lo si legge negli occhi. Il 23 novembre, a Pesaro, ristorante “Oasi di San Nicola” ha chiamato a raccolta gli amici per l’ennesima cena di beneficenza. La somma sarà destinata a tre centri africani: due orfanotrofi (Mali e Uganda) e un ospedale per partorienti (Zambia, dove da anni si dedica Marzio, il parroco di Misano Adriatico).
Misanese doc, l’appuntamento è a Pesaro, dove Mauro da anni lavora con molto successo. E’ considerato tra i maggiori parrucchieri della città. Grazie alla naturale capacità di farsi voler bene, vanta belle e sincere amicizie. Nella cena ha coinvolto una serie di fornitori che agevoleranno il compito: Banca dell’Adriatico, Silvano Martinotti, Cantina la Morciola, Galleria Cappellini, Ottica Sacher, Agenzia Viaggi Enterprise, Macelleria Umberto Crescentini, Scuola di Tango Pasquale e Fabaina, Casicci Frutta e Verdura, Tomato Abbigliamento (tutti di Pesaro) e la Legacoop della provincia di Rimini.
Il volo di Mauro inizia alcuni anni fa. Guardano un documentario sull’Africa. La figlia, Sofia, dice: “Babbo che cosa possiamo fare?”. Parte la prima raccolta: “Il progetto Sofia”. Era sua intenzione di giungere a 1.000 euro; furono oltre 7.000 (ad oggi, in totale, oltre 40.000 euro). Da allora ha dato il “la” a molte iniziative simili: tutte con generoso successo. Mauro Ciaroni ha fatto proprio una piccola preghiera di madre Teresa di Calcutta: “Possiamo fare tutti qualcosa di piccolo con grande amore”.




Parole da e ‘Fnil’

…Parco, va mantenuto – Angelo Raul Ciaroni è stato vice-sindaco per 10 anni, fino al 2004. Già nella Margherita (oggi nel Pd), casa a pochi passi dal giardino di via Platani, dice: “Sono d’accordo con tutti coloro i quali si lamentano dell’abbandono dello spazio verde nel pieno cuore turistico di Misano. Io abito lì vicino, ma lo stato è sotto gli occhi di chiunque”.

…Municipio, finalmente – Fino a poco tempo fa si poteva essere tratti in inganno sul palazzo comunale di Misano; qualcosa di banale ma non proprio. Nell’esattezza, qualche volta, c’è anche la sostanza. Infatti, sulla porta dell’edificio che ospita l’anagrafe (l’ex e mitica scuola elementare Bianchini), campeggiava nel nobile carattere romano, la dicitura “Municipio”. Le lettere sono state asportate, lasciando l’impronta. Una piccola cosa, ma ben fatta. Complimenti.




Misanesi, con la parrocchia in Zambia

– Solo ora, passato un po’ di tempo, cominciamo a renderci conto della bella esperienza fatta lo scorso agosto in missione di Sichili, dove don Marzio aveva operato anni fa. Don Marzio lo chiese quasi per scherzo “Verreste con me in Zambia per ristrutturare un orfanotrofio che ora non usano più e trasformarlo in un pronto soccorso?”.
“La cosa potrebbe essere anche possibile – si rispose -. Così cominciò a concretizzarsi questa bella idea che entusiasmava. L’idea piaceva in particolare al gruppo missionario parrocchiale, che diede la disponibilità ad aiutare nel finanziamento.
Il nostro gruppo missionario non è nuovo a questi interventi. Lo scorso anno infatti, facendo appello a tutta la parrocchia e ai turisti, abbiamo potuto raccogliere 23mila euro e donare alla stessa missione un’ambulanza per il servizio ammalati.
La costruzione di un reparto maternità (seppur piccolo) non era la stessa cosa. C’era un progetto da elaborare, occorreva andare sul posto, e finanziare lo stesso progetto. La cosa cominciava a preoccuparci un po’. La superiora dell’ospedale missionario parlava di una spesa di circa 40mila euro. “Troveremo questa cifra – ci chiedevamo l’un l’altro – pensando però che i misanesi e i turisti hanno sempre risposto con tanta generosità siamo andati avanti fiduciosi. Fiducia largamente premiata perché la cifra raccolta ha superato il 64mila euro. Partimmo in quattro io, mia moglie Ivana, Daniele Gusella e don Marzio, che per la prima volta portava con sé in missione tre suoi parrocchiani di Misano. L’emozione vissuta nei giorni dei preparativi è stata grande. Il viaggio, i disagi (che non sono mancati) e soprattutto l’adattarsi ad una realtà di vita così diversa dalla nostra. Ma il pensiero al progetto che si andava a realizzare ci ha aiutati a superare tutte le preoccupazioni. “Ma siamo davvero in Africa” ci chiedevamo l’un l’altro. Quando però, arrivati a Livingstone, superate le difficoltà alle frontiere, lo spettacolo delle cascate Vittoria, formate dal fiume Zambesi, ma soprattutto la povertà della popolazione delle periferie della città, e l’interminabile viaggio in fuoristrada, sei ore di strada asfaltata e pista, sempre in foresta per raggiungere la missione, ci siamo resi conto che in Africa ci eravamo davvero. Il viaggio interminabile ci ha calati veramente nella realtà africana, quella realtà che sognavamo da mesi e che oramai amavamo come nostra. “A me sembra di essere tornato a casa” sentivamo ogni tanto dire a don Marzio. Noi invece eravamo un po’ disorientati. Un’esperienza che ci fece toccare con mano cos’è l’Africa fu il confronto con il loro mondo e modo di lavorare. Eravamo laggiù per costruire il reparto di maternità di Sichili, già progettato a Misano ( quattro stanze per 18 posti letto, sala parto, servizi). La superiora dell’ospedale, una simpatica suora francescana, ci aveva assicurato che aveva predisposto tutto . Ma alla prova dei fatti nulla era sufficiente, solo gli operai erano troppi: ne venivano da tutte le parti, tutti volevano partecipare alla costruzione del “Sipatela” (ospedalino) dove sarebbero nati i loro bambini.
“Cosa ci facciamo con tutti questi bambini” ci lamentavamo “in Italia con quattro o cinque operai ci si fa un condominio. Abbiamo bisogno di cemento, ghiaia, ferro per le fondazioni e non ne vedo”. “Falli lavorare tutti – diceva la superiora – erano i chierichetti di don Marzio di vent’anni fa, altro ferro e cemento arriveranno; la ghiaia torneremo a prenderla, è qui ad appena trenta chilometri, poi vedrai che il camion sarà qui dalla città”. “Da quale città deve arrivare il camion con cemento e ferro?” chiedevamo a don Marzio. “Da Livingsotne che è qui a 260 chilometri. La stessa strada che abbiamo fatto noi per venire qui. Non c’è un’altra città”. Queste risposte ci disorientavano un po’. Intanto cercavamo di gustare la gioia nel vedere gli inizi del lavoro: gli scavi per la fondazione, le prime carriole di cemento e ghiaia che venivano rovesciate negli scavi, la soddisfazione nel vedere gli inizi di una bella opera: il reparto maternità dell’ospedale missionario di Schili!”. Quegli scavi, quel cemento, quel lavoro esprimevano nell’insieme il gesto generoso che e solidale di tanti benefattori, noti e anonimi, che con noi hanno ritenuto realizzabile quest’opera. Pensavamo, durante lo svolgersi dei lavori, alle tante persone che con gioia avevano portato le offerte in parrocchia. Chi ha staccato generosamente un assegno di 5mila euro, o un bimbo accompagnato dalla madre, che ha consegnato una busta con 50 euro, pregandoci di darli al bambino più povero. Questa gara di solidarietà ha portato a raccogliere la somma di 64mila euro. Che dovrebbero essere sufficienti. Questo gesto ci lega a quella popolazione così lontana, ci ha fatto sentire fratelli con persone mai viste, e che pure sentiamo così vicine. La mattina che iniziammo i lavori e benedicemmo il terreno sul quale sarebbe sorto l’edificio, il loro “Induna” (il capo villaggio) ci ha chiamati “buoni samaritani”. Don Marzio ci ha spiegato il contenuto del discorso, fatto davanti a tanta gente accorsa per assistere alla benedizione, solo più tardi. Fortunatamente per noi, altrimenti ci saremmo sentiti molto imbarazzati. Occorrerebbe fare ben altro e tanti di più per sentirsi tali.

Giuseppe, Ivana e Daniele