Elezioni: premiare, l’onestà e il saper fare delle cose

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Perché al centro della mia riflessione trovo, alla vigilia delle elezioni, e proprio nella chiave storica dell’ultimo secolo, l’ennesima conferma della miopia della Chiesa cattolica italiana, ossia di una forza che dovrebbe e potrebbe essere di grande aiuto nel valorizzare l’educazione e l’onestà.
Il Concilio ecumenico II, espressione della Chiesa mondiale, voluta da papa Giovanni, nella pastorale Gaudium et spes ha finalmente ammesso che la Chiesa ha imparato non poco dai suoi avversari. Tra quegli avversari molti osservatori, persino cattolici, hanno sempre visto anche coloro che le hanno rimproverato come un errore madornale il “matrimonio” con la dittatura fascista, ovvero la scelta politica estremamente infelice del Concordato con l’ Uomo della provvidenza di pontificia (Pio XI) memoria e delle benedizioni ai gagliardetti fascisti. Il povero don Mazzolari si era reso conto dell’incompatibilità tra fascismo e Vangelo, e si rifiutò di lodare quella decisione, incorrendo nell’ostilità e nelle minacce dei gerarchi della sua diocesi. Fu salvato dal suo vescovo. Ma la grande Chiesa italiana no, non si rese conto di quell’incompatibilità. Qualcosa di analogo sta accadendo anche oggi.
Sappiamo tutti che per la Chiesa è valido soltanto il matrimonio religioso, e che la vita umana è sacra dal concepimento alla morte naturale. C’era bisogno di ricordarlo oggi, in relazione alle imminenti elezioni politiche? Leggo ahimé che la Chiesa italiana, nella persona del presidente della Conferenza episcopale del nostro paese, cardinale Ruini, scende in campo e invita ad eleggere futuri parlamentari che diano tutte le garanzie in materia, per esempio, di opposizione ai patti di civile solidarietà, i Pacs, che minaccerebbero l’istituzione matrimoniale. Che cosa ci sia di anticristiano nel dare al convivente il diritto di decidere sui trattamenti terapeutici, o di beneficiare dei servizi sociali, è un mistero, ben poco gaudioso. A me pare che in tutto ciò vi sia invece qualcosa di cristiano.
Ha un bel dire, il presidente della CEI, che la Chiesa non si schiera: sta di fatto che mentre nel centro-sinistra soltanto un pezzetto della Margherita si riconosce nel pronunciamento ruiniano sui Pacs, tutte, dico tutte le componenti del centro-destra, la Lega di Caldiroli, l’ Udc di Casini, Forza Italia e Alleanza nazionale (forse memore dei Patti Lateranensi cari al suo cuore) esultano e fanno a gara a chi è più ruiniano, a chi può ricavare più voti dalla propria professione di fedeltà al Vaticano. A casa mia, l’annuncio che la Chiesa non si schiera si chiama gesuitismo. E questo uso della religione a fini elettorali è di uno squallore deprimente.
Di questo passo, saranno sempre più numerosi gli italiani incuranti delle direttive politiche della Chiesa del loro paese, come dimostrarono di essere il 12-13 maggio 1974 i partecipanti al referendum sull’abrogazione della legge istitutiva del divorzio, che votarono a favore del divorzio nella misura del 59 %. Ma educazione e onestà avrebbero invece tutto da guadagnare da una Chiesa capace di imparare dai suoi avversari, come ha detto il Concilio Vaticano II, ossia da una Chiesa capace di ammettere finalmente che non tutte quelle, che essa giudica colpe, siano per lo Stato dei reati: una Chiesa che rispetti le parole di Gesù: “A Dio quel che è di Dio, a Cesare quel che è di Cesare”. Potremmo in tal modo sperare di vedere invertita la tendenza italiana alla doppiezza tartufesca dell’ultimo secolo.

di Alessandro Roveri Professore di Storia contemporanea all’Università di Ferrara

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