Meno partiti, più società civile

- Stanno arrivando come un rullo compressore le elezioni politiche. Ci sono i partiti, ci sono i loro leader, sempre quelli. Tengono in pugno la scena e le sceneggiate televisive. Mancano i cittadini, relegati su spalti oscurati. Devono solo tifare, poi il 9 aprile scendere giù uno ad uno, accodarsi e mettere una crocetta su una scheda. Finito! Tutti a casa. Ma per tanti non sarà una scelta ideale, sarà solo sul “meno peggio”.
Non c’è spazio per i movimenti dei cittadini, quelli ricchi di tante sensibilità, quelli che si propongono come nuovi soggetti politici. Movimenti aperti, non ideologici, con al centro le persone e non i partiti, soggetti includenti, quelli che hanno ricreato le condizioni per nuovi entusiasmi di partecipazione politica. Quelli che non pensano di fare militanza politica, ma parlano più umilmente di impegno civile e sociale. Non c’è spazio: la politica, dicono, è per i partiti che ne selezionano la classe politica drigente. Insomma, i più fedeli. Spesso i peggiori. Così si forma, trasversalmente, una classe politica malata. Lo si vede a livello nazionale, ma molto anche nell’articolazione su base locale.
Oggi, invece, è necessario che i movimenti e la società civile riprendano in mano l’iniziativa. C’è bisogno di più società civile e meno partiti. O meglio, di partiti più aperti, non autoreferenziali e risucchiati all’interno degli interessi di propri apparati inamovibili, solo finalizzati alla gestione del potere per il potere. Che spesso significa intreccio perverso tra politica e affari. Chi più, chi meno.
Rimettere al centro la questione morale. Politica e affari vanno sempre più a braccetto insinuando comportamenti inquinati. Tangentopoli, Bancopoli… scoppiano. Autorità preposte, partiti, classe dirigente… nessuno aveva visto nulla. Chissà perché!
Chi ruba (destra o sinistra) è un ladro! La questione morale permette di uscire dagli steccati ideologici (gabbie al servizio degli apparati partitici), per mettere al centro valori essenziali: onestà, correttezza, pace, rispetto della diversità, regole condivise. Una politica dal basso per superare le logiche soffocanti dell’appartenenza partitica, per liberare energie critiche e vitali per rinnovare la classe politica.
Oggi i partiti pensano di avere ripreso in mano la partita, grazie anche ad una legge elettorale infame. Ma c’è una novità: niente più delega in bianco. Questo per evitare che sconfitto Berlusconi, ci si ritrovi, ancora, nel bel mezzo del berlusconismo, magari travestito con altre casacche.

Enzo Cecchini




Commercio, quel ciclone Befane

- I 9000 negozi della provincia di Rimini hanno retto la forza d’urto del ciclone Befane, forte di un supermercato davvero super e delle bocche di fuoco di 132 negozi, un cinema con 9 schermi, 3.000 posti auto.
Ed ha retto la novità anche la catena dei supermercati. Uno a 5 chilometri, in dicembre, ha segnato un meno cinque per cento rispetto agli anni precedenti; era l’aspettativa più rosea messa in conto dai gestori. Mentre un supermercato simile ma a 20 chilometri dalle Befane, sempre a dicembre, rispetto al mese dell’anno precedente, ha segnato un più 15 per cento, ma con la media annuale sul più 30 per cento. Dati difficili da analizzare.
Altro riferimento statistico. La catena provinciale Conad dei supermercati ha avuto una lieve flessione lo scorso dicembre, meno rispetto a quanto messo in conto.
Le bruciatore maggiori se le sono beccate gli ambulanti del centro storico di Rimini ed i supermercati sulla superstrada per San Marino. E forse è stata una sorpresa. Il futuro: gli analisti affermano che ogni anno dovrebbero passeggiare sotto le volte delle Befane 3 milioni di appassionati dello shopping. Negli stessi giorni apertura anche per l’iper Malatesta, dove sono attesi altri 700-800.000 acquirenti.
“Non è una rivoluzione – argomenta perentorio Marco Mussoni, segretario della Confcommercio della provincia di Rimini; è semplicemente il mercato che va avanti. Era previsto da tempo, il problema è che hanno aperto sotto Natale in due ed hanno avuto dalla loro cinque domeniche piovose. Altrimenti centri avrebbero avuto più acquirenti”.
“Gridare al lupo, al lupo – continua Mussoni – credo che sia troppo. Alcuni dei nostri associati hanno chiesto la nostra consulenza se aprire o no. Valutato costi e benefici, abbiamo loro consigliato di desistere”.
Continua la riflessione di Mussoni: “Mi preoccupano più le carenze strutturali del nostro territorio. Da Milano a Rimini, 290 km, ci vogliono 9 ore la domenica per rientrare”.
Mirco Pari, segretario della Confesercenti provinciale. “L’apertura è una programmazione – argomenta – che ha completato lo sviluppo commerciale della nostra provincia. E’ un concorrente che può creare problemi al commercio cittadino di vicinato. In ogni caso penso che si possa convivere a patto che il piccolo commercio possa essere messo nelle stesse condizioni. Il blocco del traffico lo premia. L’altro dato è che la città deve essere facilmente raggiungibile, come il Centro. Loro hanno 3000 parcheggi, il centro una deficienza cronica”.
“Alla fine – affonda Pari – il Centro commerciale ed il centro delle città hanno due segmenti di mercato. Il tradizionale significa servizio, qualità, eccellenza dei prodotti. Là c’è la globalizzazione, la standardizzazione. Della serie: visto uno visti tutti”.
Mussoni e Pari alzano gli sguardi anche sul futuro, sia commerciale, sia politico-culturale.
Mussoni: “Se non diamo valore ed opportunità ai centri commerciali naturali come i centri delle città, avremo grossi squilibri. La Regione ed i Comuni dovrebbero intervenire con qualche motorino economico: incentivi a chi riqualifica, parcheggi, eventi culturali e di intrattenimento che facciano da richiamo. Ci vorrebbe un progetto a 360 gradi, con un forte coinvolgimento tra pubblico e privato; invece con i politici si parla solo di tagli, quando questa provincia ha potenzialità uniche, che altri non possiedono”.
Pari: “E’ evidente che chi decide di restare sul mercato, i giovani, coloro che ci credono, devono riqualificare. Chi affronterà questo percorso avrà risultati positivi. Al momento siamo in mezzo alla confusione. Le due grandi strutture commerciali sono una novità che lasciano disorientati; per ben valutare bisogna aspettare ancora un po’ di tempo, che le acque si ritirino. Dopo ci sarà il ritorno alla normalità ed alla giusta riflessione”.

di Francesco Toti

Mussoni, Confcommercio: “Non è una rivoluzione; è semplicemente il mercato che va avanti. Era previsto da tempo, il problema è che hanno aperto sotto Natale in due ed hanno avuto dalla loro cinque domeniche piovose”

Pari: “E’ un concorrente che può creare problemi al commercio cittadino di vicinato. In ogni caso penso che si possa convivere a patto che il piccolo commercio possa essere messo nelle stesse condizioni”

NUMERI

Commercio, terzi in regione

– Il reticolo commerciale della provincia di Rimini occupa il terzo posto; è preceduto solo da Bologna e Modena. Il dato non si spiega con la popolazione, ma con la stagione estiva. Conta 8.875 aziende commerciali, il 59 per cento è commercio al dettaglio, il 31 ingrosso ed il 10 riparazione e manutenzione di autoveicoli e motocicli.

Quasi 9.000 commercianti

Imprese commerciali 2000*

Bellaria 473
Cattolica 706
Coriano 135
Gemmano 8
Misano 279
Mondaino 25
Monte Colombo 26
Montefiore 10
Montegridolfo 17
Montescudo 26
Marciano 150
Poggio Berni 20
Riccione 1.226
Rimini 3.329
Saludecio 18
San Clemente 29
San Giovanni 102
Santarcangelo 303
Torriana 14
Verucchio 120
Provincia totale 7.016

*Fonte: Iscom Rimini. La vecchia tabella vuole dare un senso al commercio legato alle varie cittadine provinciali. In 4 anni gli esercizi sono aumentati di 2.000 unità. Oggi sono circa 9.000.

I NUMERI

Soffrono gli ambulanti Tengono i centri storici

Sondaggio su 200 aziende della Confcommercio

– Soffrono gli ambulanti e la superstrada di San Marino. Tenuta del centro storico di Rimini, Cattolica e Morciano. Calo del mitico viale Ceccarini. Lo dicono i numeri di un sondaggio effettuato dalla Confcommercio, intervistando un campione di 200 esercenti nella provincia di Rimini (80 dei quali del centro di Rimini). Gli ambulanti del centro storico di Rimini hanno fatto segnare un meno 30 per cento. I negozi del centro di Rimini hanno retto, con i pubblici esercizi che hanno segnato un più quasi 5 per cento. Mannaia anche su viale Ceccarini, meno 10 per cento. In compenso c’è stata la conferma per Cattolica e Morciano. L’8 gennaio, col sole e gli sconti, i centri di Rimini, Riccione e Cattolica, si sono riempiti come non mai.




“Dalle botteghe all’iper galattico”

- Alberto Rossini, laurea di filosofia in cascina, fino a pochi mesi fa è stato direttore della Confcommercio della provincia di Rimini (prima era stato segretario); ruolo lasciato per andare a fare l’assessore alla Viabilità nella provincia di Rimini. Conoscitore di dinamiche commerciali, ha pubblicato “La metamorfosi di Rimini”. Sottotitolo: “Dalle botteghe all’iper galattico. Identità, tradizione e non luoghi del nuovo consumo” (Edizioni Guaraldi, 148 pagine, euro 10).
Perché ha scritto il libro?
“Per molti anni mi sono occupato del commercio e non solo. Lo stimolo mi è stato dato dall’apertura dei due nuovi centri commerciali a Rimini, che cambieranno la geografia del commercio in provincia e dal sostegno di Guaraldi”.
Qual è la chiave di lettura del suo libro?
“Riflettere sul fenomeno del commercio come spunto per un approfondimento più generale, per Rimini e non solo, come cambiamento della società italiana, dei suoi consumi, economia e territorio. Ed il commercio è un elemento che più di ogni altro è legato alle specificità territoriale. Basta cambiare un senso unico e si fanno fortune e sfortune di un’attività. Il commercio è capace di influenzare, stili di vita, abitudini, comportamenti, passeggiate. Ed il Centro le Befane rappresenta al meglio tutto questo. Se l’economia dell’Italia contadina era il podere, oggi è il commercio. Il libro è un’analisi asciutta di quello che è avvenuto ed avviene”.
Come i due nuovi centri commerciali, come cambierà la geografia dei consumi provinciali?
“Con il centro commerciale Rimini è più vicina al resto d’Italia. Con i suoi 300.000 residenti, più i turisti, fa sì che ci sia spazio e strutture di questo tipo. Dopo 100-200 anni parte del cuore commerciale del centro città viene spostato fuori. Dinamiche già avvenuti con altre strutture: la Fiera, la darsena, il palazzo dei congressi. Insomma, le grandi opere cambiano i rapporti con i luoghi. L’importante è che i centri abbiano un tessuto connettivo capace di tenerli insieme, con un canone estetico e funzionale”.
Con le due nuove strutture, chi ci guadagna e chi ci perde?
“Sicuramente sono una macchina per far soldi. Il problema è ragionare di costi e benefici non sul prezzo della singola merce ma a quelli complessivi del territorio. Un anziano è favorito o sfavorito dall’iper? Credo che su alcuni prodotti l’impatto sia positivo. Il compito è governare il fenomeno attraverso processi integrati tra pubblico e privato; le conseguenze maggiori sono nel centro storico e nella zona a mare, dove le attività sono piccole e spesso impreparate. La prossima estate ci dirà come si modificheranno i flussi dei turisti rispetto ai negozi. Nel libro insisto sul valore della legge Bersani; la riforma del commercio che dà potere ai comuni nell’intreccio tra le imprese commerciali e l’urbanistica; poco sapientemente sfruttato a Rimini. Agli enti locali vengono dati molti strumenti e grazie alle norme applicative regionali si poteva spingere a favore del piccolo e medio commercio. Una linea già utilizzata da Germania ed Inghilterra per riqualificare i centri storici”.

L’INTERVENTO

Legacoop: “E’ ammodernamento commerciale”

– Per la Legacoop della provincia di Rimini “la costruzione a Rimini dei Centri Commerciali rientra nell’ammodernamento della struttura distributiva (che avviene tra altro con un forte ritardo e che ha avvantaggiato i centri commerciali nati ai confini del territorio)”.
Continua: “Una struttura commerciale moderna ed efficiente è condizione fondamentale affinchè la concorrenza favorisca la qualificazione delle strutture e una competizione sui prezzi a vantaggio dei consumatori”
Chiude: “Il territorio ache attrae capitali ed investimenti esterni rappresenta un fatto positivo, nello specifico la presenza o compresenza di strutture della cooperazione leader nel settore della distribuzione e del consumo rappresentano elementi che hanno una rilevanza specifica”.




Ds, Gambini col cerino in mano

- Fregato dalla sicurezza, dall’intelligenza e dai troppi nemici dentro i Ds. Alla fine lo ha mollato, sempre che lo avesse mai appoggiato, anche Nando Fabbri, l’accorto per non dire furbissimo presidente della Provincia di Rimini, un uomo che sa capire un attimo prima della fine il vento del vincitore e ritrovarsi sul carro giusto. E Fabbri come ha capito che Gambini era rimasto col vento in faccia in un improbabile sprint, tra l’altro lunghissimo, lo ha mollato, con una amichevole: “Caro Sergio, sbagli”.
Gambini è stato uno degli uomini forti ed intelligenti del Pci prima e dei Ds poi. Al partito, naturalmente deve tutto: onori, glorie ed una disinvolta ed invidiata mondanità.
E’ quasi regola che i parlamentari di periferia non possano ambire a più di due legislature, nelle migliori delle lune. Così, l’ascesa di Gambini era finita. Per lui, si diceva, se il centrosinistra dovesse vincere ci sarebbe una seggiola da vice-ministro a Roma, dove ha imparato ed ha allacciato amicizie importanti. E dicono che abbia anche ben lavorato. Con tutte queste frecce nella sua faretra, Gambini pensava di giocare una partita alla Cacciari (sindaco a Venezia contro il centrosinistra ufficiale), oppure far pesare il ruolo per un bel posto al sole del potere. Ma Gambini non è Cacciari e non aveva con sé parte della struttura del partito: i portatori d’acqua in grado di far muovere le pale del mulino.
Dunque Gambini ha iniziato a tessere ma scegliendo le sedi sbagliate: conferenze, tavole, rotonde, stampa. L’accusa: il suo partito ha governato male Rimini, riducendo al città ad una colata di cemento e di affari connessi. Una riflessione attenta, ma che andava fatta dentro il partito, con discussioni, dibattiti.
Il suo dissenso è iniziato un anno e mezzo fa alle elezioni per il Parlamento europeo: Gambini appoggia la Margherita. Poi nel 2005 fonda un’associazione ardita. Dove dentro ci mette di tutto. In molti accettano per curiosità e non per il fascino gambiniano.
E l’elettorato, il cittadino, della sinistra, che cosa deve pensare di questo partito che non ha più la forza per tenere la discussione nei binari deputati, ma che ogni feudatario si sente autorizzato ad alzarsi ed a dire la propria?
Nelle democrazie mature la discussione e la selezione della classe dirigente deve avvenire dentro il partito. Dovrebbe esserlo in modo franco, aperto, dove dovrebbero prevalere i migliori. Spesso, purtroppo, non è così, ma è il male minore. Non ci sono alternative. Oppure Gambini doveva avere il coraggio di creare una vera alternativa, a costo di rompere col suo partito, coinvolgendo gli scontenti di Rimini. Ma partendo dal basso, dai cittadini. Per il momento è rimasto in mezzo al guado, sparando sui vertici del partito, ma tenendosi sempre ancorato alla sua struttura.
Le domande sulla campagna autunnale di Sergio Gambini erano molte. Si presenterà con una lista propria a sindaco del Comune di Rimini? Il suo intento è far fuori Maurizio Melucci, il vice-sindaco diessino di Rimini? Che pur 10 anni fa si battè per portarlo in Parlamento al posto di Ennio Grassi.
Ma Nando Fabbri nelle fredde giornate di gennaio lo ha freddato. In Lombardia si dice: “Non prendere troppa dimestichezza col mestiere”.




Francobolli, iniziare dall’anno di nascita dei figli

Credo che fondamentalmente vada ricercato l’aspetto ludico del collezionare.
Un’idea può essere, per un genitore, iniziare a raccogliere i francobolli nazionali partendo dall’anno di nascita dei figli in modo da consegnare, dopo diversi anni, quando saranno in grado di procedere autonomamente, un piccolo capitale di immaginette, raccolte con un ordine logico, che ripercorrono tutti gli anni del giovane.
Sconsiglio in maniera assoluta di impostare il lavoro con un’ottica speculativa, regalando pezzi di valore, che so il “Gronchi rosa”, o altri pezzi pregiati che possono certamente dare risalto alla collezione ma possono essere negativi per il giovane poiché lo inducono a cercare sempre il pezzo, perdendo in tal modo il senso della collezione.
Con l’esperienza poi si potrà impostare la collezione anche con altri criteri, verso una tematica o una collezione di storia postale, con l’aiuto di persone esperte quali possono essere i soci del circolo filatelico locale. Un consiglio che mi sento di dare, per un adolescente, non importa il sesso – il collezionismo non ha di questi problemi -, che volesse cominciare dal nulla è di farsi regalare quelle buste che si trovano frequentemente in cartoleria, e anche nei negozi di filatelia, che contengono un numero abbastanza alto di francobolli mondiali – o anche di un determinato paese – di vari soggetti. E ancora di cominciare a tagliare dalle buste che giungono a casa con la posta, chiedendo chiaramente il permesso quando la corrispondenza non è la propria, il francobollo. Ciò darà l’occasione anche di imparare a staccare i francobolli dalla busta, mettendoli a bagno e lasciandoli asciugare fra fogli di carta assorbente.
Nei negozi specializzati poi si potranno acquistare i classificatori (quaderni con le pagine di cartoncino rigido che contengono listelli di plastica e carta velina trasparente) nei quali raccogliere i francobolli. Col tempo poi si potranno acquistare anche gli album secondo l’orientamento dato alla propria collezione rivolgendosi nei negozi specializzati che possono anche dare consigli sui prodotti in commercio. E poi si scopre un modo interessante di guardare i propri francobolli: gli animali, i ritratti di personaggi illustri. Immagini che ci portano dall’altra parte del mondo e scatenano la curiosità che è insita in ognuno di noi.

Valerio Benelli




Curare le malattie dell’anima con la filosofia

Questi alcuni degli interrogativi dell’ottava edizione delle “Meditazioni riminesi”. Il programma, Teatro degli Atti, dalle 17.

12 febbraio – Maria Bettetini, “Cura dell’anima: prima di Agostino e dopo Freud”

19 febbraio – Neri Pollastri, “La ricerca come stile di vita. La consulenza e le pratiche filosofiche”

26 febbraio – Pier Aldo Rovatti, “L’esercizio del silenzio”

5 marzo – Pier Luigi Celli, “L’ombra dell’impresa”

12 marzo – Franco Volpi, “Conoscenza di sé e cura di sé. Filosofia pratica, arte del vivere ed estetica dell’esistenza”

19 marzo – Vincenzo Vitiello, “Il senso della pratica filosofica, oggi”

26 marzo – Carlo Augusto Viano, “Cura della testa, cura del cuore”




Rimini: arte, musica e letteratura

- Arte, musica e letteratura nel centro di Rimini per rendere accogliente l’inverno e come immagine un ombrellone che reca come colori la carta toponomastica del cuore della città; rovesciato, l’ombrellone, sembra una tavola che fila sul mare spinta dal vento giusto.
La Cna ha presentato un cartellone vario con l’intento di far riscoprire Rimini ai residenti provinciali e non solo. Ha messo in cartellone: musica (Teatro degli Atti, dalle 21 ed in Piazza Tre Martiri e Piazza Cavour dalle 18); letteratura (Piazza Cavour, Caffè Teatro e Sala degli Archi, dalle 18); teatro (Teatro degli Atti dalle 21 e Faro di Rimini dalle 17 alle 20); arte (Piazza Cavour, centro storico e borghi, Marina Centro); spettacoli per bambini (Piazza Ferrari, dalle 17).
Al termine di alcuni eventi, Piazza Tre Martiri, un piccolo viaggio di degustazione tra i buoni sapori del territorio: cibo e vino, a cura di Leonardo Campana.
L’intensa attività è partita in gennaio e va avanti fino alla fine di marzo. Perché il progetto? Marcello Serpieri, il curatore degli appuntamenti: “Il comparto del commercio, si sa, sta attraversando un momento non facile. Come sostenere allora il commercio al dettaglio di Rimini? Noi non abbiamo avuto dubbi: bisogna valorizzare e animare il nostro suggestivo centro storico. Primo, perché non si vive di sola estate. Almeno, da un po’ di tempo in qua, non più. E poi perché Rimini ha tutte le carte in regola per attrarre in ogni stagione dell’anno”.
Gli eventi tendono ad abbracciare più interessi. Un’insalata mista impreziosita dalla presentazione dei libri. Cinque letture con gli autori: Alessandro Perissinotto (Premio Cavour), Pino Roveredo (Premio Campiello), Gianrico Carofoglio (Premio Bancarella), Edoardo Nasi (Premio Strega), Antonio Scurati (Premio Campiello).




Piccola azienda. Grande esportazione

- Tutto lo spirito del Made in Italy in una piccola azienda: la Lampo di San Clemente. Esporta più del 50 per cento della produzione. Mercati: Europa, Sud’America, Usa, Egitto, Algeria, Marocco. Negli ultimi anni è cresciuta tra il 5 ed il 10 per cento: una costanza da metronomo. Produce lampade (soprattutto per mobili) e componenti per illuminazione.
La sua storia inizia nell’87 a Montecolombo. Dietro ci sono cinque giovani; tre sono rimasti: Sauro Vitali, Tiziano Zama e Roberto Guerra. Fanno mestieri diversi. Il primo lavora per un’impresa che collabora con l’Enel, il secondo è in banca ed il terzo opera nel metalmeccanico. Le esperienze maturate nei vari settori sono messe a frutto alla Lampo. Così Vitali si occupa della commercializzazione e sviluppo, Zama dell’amministrazione e Guerra della produzione. L’azienda dà lavoro ad una decina di persone: 4 direttamente, gli altri in un laboratorio esterno.
I primi anni furono difficili; si appoggiarono alla struttura del Lago di Montecolombo, dove rimasero per tre anni, prima di approdare nella zona industriale di Casarola. Alla signora Maria Di Gregorio, scomparsa tre anni fa, devono il nome: Lampo.
L’anno fondamentale dell’impresa è il ’99. Su suggerimento di un amico partecipano ad una fiera in Germania, Hannover. Lì acquisiscono i primi clienti importanti che hanno ancora oggi. Ogni anno, alla ricerca di nuovi opportunità, prendono parte ad almeno tre fiere. “In ogni manifestazione – racconta Sauro Vitali – incontriamo 2-300 addetti ai lavori; con alcuni stringiamo poi rapporti commerciali”.
Lo scorso ottobre hanno partecipato ad una fiera a Pordenone organizzata dai tedeschi, dove hanno presentato due nuovi prodotti: una lampada impermeabile da inserire sotto lo scolapiatti, nei bagni ed un appendi abiti con illuminazione incorporata. Presenza importante nel settore del mobile, il pezzo forte è una mensola di cristallo temperato con cornice di alluminio, illuminata, naturalmente.
Vitali: “Nel mobile, per differenziarsi, l’illuminazione diventa un accessorio fondamentale; cosa che crea, per noi, e per i mobilieri, valore aggiunto”.




Riccione – Cinema d’autore

- 13: “La seconda notte di nozze” di Pupi Avati (Italia, 2005).

– 20: “La rosa bianca” di March Rotemund (Germania, 2005).

– 27: “Ogni cosa è illuminata” di Liev Schreiber (Usa, 2005).

CINEMA AFRICA

Spettacolo unico, ore 21,15

Per informazioni: tel. 0541-608285 / 83.




Storia dell’arte, grandi lezioni all’Istituto

- Il direttore dell’Ashmolean Museum di Oxford, primo museo pubblico aperto al mondo, venne a Pesaro per studiare le ceramiche. Chiese di pranzare con Riccardo Gresta, uno tra i maggiori studiosi italiani di ceramiche istoriate rinascimentali. Professore all’Istituto d’arte Fellini di Riccione, collaboratore della rivista “Ceramica Antica”, soprattutto allievo di Pietro Zampetti, dopo il successo dell’anno scorso, Gresta ripresenta le proprie lezioni di storia dell’arte; otto appuntamenti da febbraio ad aprile. Studioso attento, le presenta con semplicità, meticoloso rigore scientifico e brillanti associazioni di idee mutuate dalla conoscenza di saperi di diverse discipline.

“Aspetti del Seicento, il tema di quest’anno, inizio alle 9 di sera, presso la sede della scuola, ecco il cartellone.

14 febbraio, “Caravaggio, dalla formazione al periodo romano”;

21 febbraio, “Caravaggio, dal periodo napoletano agli ultimi anni”;

28 febbraio, “La natura morta al tempo di Caravaggio”;

7 marzo, “Da Caravaggio a Ceruti: la scena di genere e l’immagine dei pitocchi nella pittura italiana”;

14 marzo, “Il paesaggio, antefatti della pittura di paesaggio, dai Carracci agli olandesi”;

21 marzo, “Seicento fiammingo e Seicento olandese: Rubens, Van Dyck, Rembrandt, Vermeer”;

28 marzo, “Il vedutismo”;

4 aprile, si chiude con “La donna nella pittura italiana del Seicento e Settecento: il genio e la grazia”.