Declino: auto sindaco, dall’Alfa all’Audi A6

– Nell’auto di rappresentanza del sindaco di Riccione Daniele Imola (da un’Alfa Romeo ad una fiammante Audi A6 da 46.500 mila euro) forse si nasconde la metafora del nostro Paese: un declino economico lento ed inesorabile, accelarato da chi governa senza troppa fantasia. In un momento in cui la Microsoft ha il parco macchine della nazione che la ospita, Riccione per darsi tono scivola su un’auto tedesca (curiosità, i socialisti tedeschi scelgono Audi, i democristiani Mercedes).
Forse è populismo, ma se ci si fosse dotati di una macchina di rappresentanza italiana, un operaio avrebbe lavorato una settimana. Soprattutto Riccione fa anche made in Italy. Il sindaco va in ogni dove, (Italia ed estero) ed arrivare con i Quattro Cerchi è uno schiaffo al Made in Italy. Comunque, Riccione ha un altro simbolo straniero: il presente di rappresentanza è un manufatto artigianale austriaco: un pezzo di vetro. Da Daniele Imola ci saremmo aspettati un Made in Italy solido e frugale, capace di coniugare stile e decoro. Il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi usa una Lancia Thesis




Io, i 62 anni ed il mio giardino

– La mia lunga passeggiata si è illuminata di un’altra candelina; è imbarazzante parlare di me, ma sento la necessità di raccontare che da qualche anno vivo ogni giorno come se fosse l’ultimo. E nonostante la malinconia cerco di godermelo, riuscendovi qualche volta sì e qualche volta no: mi basta poco…
Guardo spesso il mio giardino e ogni volta scopro qualcosa di interessante. Vedo il mio cane, un cucciolotto rincorrere e poi scappare perché inseguito da una merla aggressiva.
La sera vede dei passerotti in bella posa sulle cime dei pini. Invecchiando l’anima si indebolisce, non si sopportano più le violenze in Tv. Ho presente ogni bambino dagli occhi grandi che stanchi filmati televisivi del Terzo Mondo ci offrono all’ora di cena.
Quando cominciano cambio canale, idem per altri documentari scientifici: la crudeltà della natura non fa per me.
Il lavoro mi mette euforia e tante volte mette un poco di depressione; raggiunto un risultato ti sembra di volare, dopo poco ti senti un grave vuoto.
Da ragazzo vivevo costantemente di grandi attese, di grandi avvenimenti e l’attesa mi dava inquietudine, eccitazione e speranza, come quando si aspetta qualcuno cui si vuol bene e si sa che arriverà.
Oggi, non aspetto nessuno, osservo.
E’ inverno ma in giardino ho ancora qualche fiore, i miei limoni, i miei profumati, colori che resistono al freddo, alle nostre nebbie: perché non dovrei resistere io! Passa l’inverno, passa la vita; arriva l’estate ed un altro anno sarà passato.
Non mi lamento della salute; ho una meravigliosa famiglia, una strepitosa nipotina. E’ tutto frutto e l’insieme di mille volte mille insegnamenti. La sera bevo un bicchiere di vino, pensando che non è andata male. Non faccio programmi, prendo ciò che arrivo e ringrazio. L’idea che la morte è nel mio futuro quanto in quello di ogni uomo non mi spaventa. Spero solo che quando arriva non mi faccia male.
A 62 anni capisco il senso della nostra passeggiata ma non è facile affrontarlo.
Insomma, un augurio me lo faccio senza sopravvalutare la propria intelligenza.

Lettera firmata di un sessantaduenne




“Noi giovani viviamo in una favola e negli agi”

– Non studiamo, non lavoriamo abbastanza, siamo distratti, non siamo mai sufficientemente maturi e all’altezza; le solite cose che dicono di noi, ragazzi nella critica età tardo-adolescenziale che così presi da mille interessi a nostro parere importanti, ci dimentichiamo, o meglio trascuriamo ciò che c’è fuori dalla nostra visione alquanto fiabesca del mondo.
Ma allora, quand’è che ci renderemo conto che al di fuori della nostra favola in cui viviamo per sopravvivere alle avversità di ogni giorno, ci è richiesta maturità e impegno in tutte le cose?
La risposta più banale e ovvia a cui tutti credo risponderemmo sarebbe: “Non so, ancora non ho questi pensieri, d’altronde mi piace stare qui, al resto ci penserò quando sarò più grande.”
Veniamo spesso accusati, soprattutto in ambiente scolastico di non essere mai responsabili del nostro lavoro, per esempio, ogni volta che si prende un brutto voto oppure si viene ripresi dall’insegnante per il nostro atteggiamento, assumiamo un comportamento non responsabile e maleducato il più delle volte al cospetto degli insegnanti e anche verso noi stessi.
Penso che questo nostro modo di fare danneggi prima di tutto chi svolge appunto il ruolo di nostro tutore a scuola ma anche al lavoro poiché proprio da loro riceviamo l’educazione e il giusto modo “di stare al mondo”, attraverso regole e principi che ci vengono dettati.
Purtroppo noi ragazzi tendiamo ad avere un approccio non adeguato a queste regole imposte dalla società, trasgrediamo e disobbediamo a ciò che ci viene imposto e a questi valori che sarebbero il giusto pretesto per entrare nel mondo degli adulti e arrivare ad un buon livello di maturità.
Naturalmente non mi riferisco a tutti i ragazzi ma a grandi linee penso che ciò accada a chi è abituato a vivere agiato, comodo, senza limitazioni e regole da parte dei genitori che servirebbero ad educare il proprio figlio in maniera corretta.
Dopo tutto, si dice che ognuno è il frutto dell’educazione ricevuta e se è veramente così, allora chi ha ruolo di tutela nei nostri confronti (genitori, educatori e insegnati compresi!) dovrebbe prenderci per mano ed accompagnarci sulla strada più opportuna al fine di farci capire che la favola in cui viviamo prima o poi finirà e arriverà il momento di diventare responsabili per affrontare ciò che ancora non abbiamo mai visto.

di Valentina Albani




Famija Arciunesa: “E mi non Panzanèla”

– “E mi non Panzanèla”. E’ il titolo del libro scritto da Antonio Conti e pubblicato da quella benemerita associazione “Famija Arciunesa” che con la leggerezza delle gocce d’acqua cerca di dare ai riccionesi un senso di comunità. Sono 62 pagine molto godibili che fanno vedere la trama di una Riccione scomparsa e forse dovrebbe come dire portare qualche considerazione.
Settantuno anni, albergatore, cuoco, insegnante di cucina, Conti apre il suo libro con un racconto dal titolo bellissimo: “La vanga del nonno”.
Ne riportiamo l’inizio (il famoso incipit): “Mio nonno Salvatore signor Conti nacque a Misano Adriatico, quattro km a sud di Riccione, il 27 febbraio del 1866. So che si trasferì a Riccione a piedi, con mia nonna Nanni Rosa nata a Misano il 8-4-1870. Ripeto; si trasferì a piedi, spingendo un carretto con sopra tre figli (o no?), la vanga e qualche altro attrezzo da giardiniere. Quando… non lo so, o non ricordo se mi fu detto, ma non ha importanza. L’è l’istess (è lo stesso). Alcuni credono sia nato a Covignano (Rimini). Ultimamente ho saputo il perché di questo ‘collocamento’; il nonno da giovane andava a piedi da Riccione a Covignano, o meglio alle ‘Grazie’, attraversando i campi, per abbreviare il percorso. Vi restava dal lunedì al sabato per vangare le vigne nel podere del signor Bartoli…”.




Parole da e ‘Fnil’

[b]Presepe, rubati i cigni[/b] – Ladri a Belvedere. Uno o più ignoti, forse idioti, hanno rubato prima di Natale due graziosi cigni che il Comitato con tanta passione prepara tradizionalmente sulla “Greppa” di Belvedere. E Gesù Bambino? Lui, no. Per fortuna non era ancora nato!
[b]Presepe, rubati i soldi[/b] – Qualche creativo ha visitato il presepe di Scacciano, uno dei maggiori della provincia. Meno male che hanno rubato i soldi; il valore vero è nella simbologia delle statue. Lui può capire tale grigia creatività.
[b]Pasqualina cronista di battute[/b] – Pasqualina Pala, consigliere comunale nelle file di Rifondazione comunista, in Consiglio comunale scrive in un apposito quadernino le battute più divertenti che vengono raccontate in Consiglio comunale. Sarà il suo libro di fine legislatura? In altri comuni è stato già fatto.
[b]Due amici al bar[/b] – Che cosa fanno due amici dalle 8.45 alle 9.15 del mattino? Ermes Villa e Stefano Fabbri si ritrovano con la metronomica precisione di Immanuel Kant (il filosofo tedesco che faceva rimettere gli orologi ai suoi passaggi giornalieri) per un caffè al Marconi. Caffè che si beve rigorosamente all’esterno: roba da tedeschi




Solidarietà, continua il progetto “Sofia”

– Dovevano essere due tappe di beneficenza, invece sono diventate tre. Insomma, il progetto “Sofia” continua. La sua bandiera, il suo motto, il suo spirito, è una delle preghiere di Madre Teresa: “Possiamo fare tutti qualcosa di piccolo con grande amore. Ma insieme possiamo fare qualcosa di meraviglioso”. E qualcosa di meraviglioso è successo; Mauro Ciaroni, su idea della figlia Sofia, ha raccolto denaro oltre ogni previsione: oltre 10.000 euro. Prima è andato in Mali, poi in Yemen: ha acquistato sul luogo materiale per gli orfanotrofi. La terza tappa è spedire gli ultimi aiuti all’umanità colpita da uno strano destino in Asia.




Funghi, corso con tesserino marchigiano

– Corso di funghi con l’ambito patentino marchigiano. Così si presenta agli appassionati l’attivissimo Gruppo micologico Del Bianco di Misano. Le iscrizioni sono aperte fino ad un massimo di 20 persone e si dovrebbe tenere tra febbraio e marzo; vi possono partecipare anche quelli di Gabicce, Tavullia e Gradara. Il tesserino verrà consegnata l’ultima sera di “scuola”. Le lezioni si tengono negli uffici della forestale e Scacciano; relatori: esperti di Pesaro. Grazie agli accordi, i frequentati del corso per andare a funghi nelle Marche pagheranno la stessa tariffa dei marchigiani: 15,49 euro per un anno.




“La lettera” La Parco Conca, solo cartelli

– Ho avuto la prima esperienza in una tornata elettorale e mi sto rendendo conto che, anche se non eletto ma in qualità di rappresentante di una forza politica della maggioranza che a Misano Adriatico ha espresso sindaco giunta e buona parte del consiglio, questa partenza non è certo delle migliori.
Abbiamo problemi sempre nuovi che impediscono di affrontare quelli più vecchi e quelli più vecchi che tendono a diventare cronici.
Con il nuovo anno avremo un nuovo anniversario relativo all’ambiente: sarà un anno in più per il Parco Fluviale del Conca, istituito il 24 gennaio 1994 e ricordato oggi solo da alcuni cartelli rimasti in piedi lungo il perimetro del parco.
Un’istituzione dimenticata, troppo grande per essere affrontata da una sola amministrazione, troppo complessa per essere affrontata da un gruppo di amministrazioni. Cause che qui da noi si traducono sempre e solo in un termine: costa troppo.
Non si bonificano le aree usate a discarica abusiva perché costa troppo. Non si istituisce un controllo più approfondito perché costa troppo. Non si affronta la gestione perché costa troppo.
Il limite economico è sempre il solo grande ostacolo ed impedisce qualsiasi approccio.
E’ come per la raccolta differenziata: sostanzialmente non si fa perché costa troppo. Un prezzo che evidentemente non vale il tentativo di risolvere i problemi dell’incenerimento semplicemente riducendo la quantità di materiale indifferenziato e che a Misano Adriatico si traduce in un calo di raccolta differenziata del 2%, da una base già poco invidiabile che è meglio non dire.
Molti, dalle nostre parti, vanno in vacanza o sono stati almeno una volta in Trentino-Alto Adige. E sempre si sentono apprezzamenti per questa o quella iniziativa: ma non si arriva a un risultato senza nemmeno provare! Ci sono decine se non centinaia di comuni che darebbero l’impossibile per avere risorse che permettano di valorizzarne i rispettivi territori e noi siamo nell’incredibile condizione di avere un tesoro e fregarcene bellamente.
L’Ambiente, quello con la A maiuscola, è qualcosa di inestimabile e nonostante questo si continua a fare confusione fra la gestione dell’Ambiente e quella di aiole e giardinetti.
La differenza con altre zone d’Italia è che da noi aiole e giardinetti sono una percentuale risibile del territorio e dal valore economico scarso (se rapportato al turismo di spiaggia): il risultato è che si valuta inutile o al limite “accessorio” occuparsene. Altrove si trova qualsiasi possibile appiglio per valorizzare e rendere parte del sistema ambiente anche una singola zolla di terra, mentre da noi se non è sabbia non ha valore.
Probabilmente non avremo un cambio di direzione in questo senso finché nei bilanci delle amministrazioni non sarà inserito un parametro fondamentale che indichi il valore economico della risorsa ambientale curata o recuperata o creata ex-novo.
I nuovi fronti di crisi che si stanno aprendo, dalla questione inceneritore all’allargamento della darsena di Cattolica, non permetteranno, con buona probabilità, di affrontare il tema “parco” nemmeno nel 2005, e la stagione turistica è ormai nuovamente alle porte e ancora sarà bene continuare a fare finta di niente quando il turista chiederà se non c’è altro che spiaggia.

di Giancarlo Tonti, Verdi Misano Adriatico
www.verdimisano.it




Turismo: contributi regionali manca solo Misano

– Manca solo Misano Adriatico nella provincia di Rimini tra i Club di prodotto finanziati sulla base della legge regionale 7 dalla Regione Emilia Romagna. Un vero e proprio record negativo, che dovrebbe aiutare a riflettere i singoli operatori economici e le varie associazioni di categoria. Di primo acchito uno si chiede: ma a Misano non ci sono idee? Eppure negli ultimi anni, ed anche oggi, tante attività si stanno rinnovando; si stanno effettuando investimenti anche importanti. Avere idee e realizzarle insieme è sempre meglio che restarsene da soli. Il tavolo circolare proposto da Villa è cosa ottima. I commercianti, gli albergatori non hanno molte scelte: o si rinnovano o vanno, seppur lentamente, fuori dal mercato sia del turismo, sia del commercio locale.




Ai tempi dei veglioni dei nonni

– Siamo negli anni ’50: giovani leoni di Misano. In un veglione, allora andava molto di moda, al teatro Astra di Misano. Andare a ballare era il divertimento maggiore; si incontravano le ragazze che venivano a ballare da Misano e paesi vicini. Ricordo, in questi “grossi eventi”, chi aveva la ragazza o fidanzata si portava da casa i dolci: ciambella o biscotti, preparate dalle mamme in casa o al forno. A mezzanotte l’orchestra si fermava così tutti insieme si mangiavano queste delizie. Il bere era costituito da spumante, oppore vermouth, Strega, Millefiori Cucchi, vino bianco, eccetera. Si iniziava a ballare alle 21 fino al massimo alle 2-3 di notte. Le ragazze erano tutte accompagnate dalle rispettive mamme o conoscenti di fiducia. Mentre si ballava le mamme guardavano dagli spalti, con gli occhi aperti fino alle orecchie. Così era il nostro divertimetno. Il giorno dopo si raccontavano le eventuali avventure della serata: se magari qualcuno era riuscito a rubare un bacio sulla guancia. Con la memoria a quei tempi: come ci si divertiva. Anche perché, come stato sociale, eravamo tutti o quasi con pochi soldi nelle tasche, senza mezzi di trasporto; con qualche motorino, i più fortunati. Oggi, i giovani leoni sono delle mansuete pecorelle che godono dei ricordi.
In questo gruppo la maggioranza è composta da misanesi. Chi ha buona fisionomia li può individuare con nomi e cognomi da individuare; purtroppo qualcuno di loro ci ha lasciato in giovane età.
Dall’alto in basso: Dino Pennacchini, Otello Villa, Severino Tentoni, Mario Bilancioni, Vasco fabbri (deceduto), Elio (Nano) Migani (deceduto), Stelio Barogi, Sergio Facondini (deceduto), Luciano Giorgetti, Walter Cecchini (deceduto), Giorgio Ciaroni (deceduto), Beppe (detto il Moro) Tonti, Giorgio Lorenzi, Alberto Guidi (deceduto), Martino Piretti, Bruno Berardi, Agostino Nanni, Agostino Bertozzi, Dario Pesaresi (deceduto), Biagio Casali, Sandrino Fuzzi, Fausto Villa, Mario Bertozzi, Ivo Pennacchini.
(Ancora una volta Severino Tentoni racconta ai figli ed ai misanesi la storia dei giovani leoni di allora)